Rain

No Gravatar

RainLove

 

Succede quando mi volto all’improvviso, e ti sorprendo a guardarmi. Succede quando mi sveglio presto, al mattino, e sento il tuo odore tra le lenzuola e il rumore del caffè che sale, dalla cucina, e poi ti vedo arrivare con i capelli arruffati e le tazze fumanti nelle mani e quel sorriso che solo tu e quegli occhi che dentro solo io.

Succede quando sento la tua mano tra i miei capelli diventare carezza e allora le lacrime rallentano, si placano ed il dolore che porto nell’anima pian piano si dissolve e va via, almeno per un po’, almeno per un giorno.

Succede quando esco dal lavoro per tornare a casa e ti vedo corrermi incontro, sotto la pioggia, l’ombrello storto, la gioia nei passi finché non mi raggiungi, e mi stringi alla vita e butti via l’ombrello e corriamo verso casa e ridiamo e facciamo i versi strani e ci sfidiamo a chi arriva prima ma non mi lasci andare avanti e mi trattieni con le mani ed i baci.

Succede quando la sera mi addormento sul divano e tu mi tiri su la coperta e mi sfiori le spalle, il collo, e poi spengi la tv e mi prendi in braccio e mi porti a letto e con un bacio mi dici “a domani”.

Succede quando esausta mi fermo sulla nostra panchina e metto la testa sulle tue gambe e mi addormento e all’improvviso comincia a piovere e tu mi ripari con il tuo impermeabile ma resti lì, a prenderti la pioggia per non svegliarmi, per non dire “andiamo via”.

Succede quando sei qui, accanto a me, come adesso, come sempre, come ogni giorno, anche se sono mille anni, che sei andato via.

Posted in private tittyna vita di coppia by Titty Cerquetti. No Comments

Little Venice

No Gravatar

Regents Canal

Anche oggi ti ho pensato, come ieri, e ieri l’altro, solo un po’ di più. Ero a Regents Canal, su una panchina, cercavo pensieri, prendevo appunti, guardavo intorno a me la meraviglia di colori e profumi. Ho visto un ragazzo, una bellezza e una luce senza tempo, sono rimasta incantata, la bocca aperta, gli occhi spalancati. Aspettava, o forse cercava, qualcuno finché mi ha vista con tutto il mio stupore di bambina.

Mi è venuto incontro, mi ha sorriso e forse io ho fatto altrettanto, non lo so, non ricordo. Mi ha preso il viso tra le mani calde, mi ha sfiorato la fronte con le labbra e ha sussurrato: love is all around, but first inside you.

Ho pensato che fossi tu, mentre lo guardavo allontanarsi, arrivato qui chissà come, trasportato dal vento o da un raggio di sole, solo per avere un attimo tutto per noi.

(dedicated to Simona)

Posted in private strane storie tittyna by Titty Cerquetti. 3 Comments

Meravigliosa creatura

No Gravatar

mamma-e-bimbo-klimt

Lui mi guardava, dall’alto, e mi diceva “l’amore non si dimostra con le carezze o i baci, ma con i fatti, le azioni” ed io lo guardavo per un attimo negli occhi poi scivolavo giù, le guance rosse, e dritto davanti a me c’erano le sue mani sui fianchi e una strana foschia, sempre più densa.

Read the rest of Meravigliosa creatura »

Posted in cronaca donne by Titty Cerquetti. 1 Comment

Love is…

No Gravatar
Love is...

by Titty Cerquetti e La Mari

 

 

Posted in donne tittyna vita di coppia by Titty Cerquetti. 1 Comment

Ciao Facebook

No Gravatar

facebook

 

Alle volte si fanno cose per le quali è difficile dare una spiegazione esaustiva. Alle volte si fanno cose per una somma interminabile di motivi di cui l’ultimo emerge davanti agli occhi, e sembra quello determinante, mentre non è altro che l’ennesimo “più uno” della lista.

Sono andata via da lì perché, alla fine, le delusioni superavano di gran lunga le soddisfazioni. Perchè dopo tanti anni ho dovuto leggere di persone che mi chiedevano “ma poi dove possiamo leggerti?” come se io non avessi un sito mio da dieci anni, come se io non fossi altro che un album di fotografie in cui cercare qualche lembo di pelle nuda. E per chi, come me, ha sempre evitato la sovraesposizione d’immagine per non avere poi dubbi sulle opportunità di lavoro, beh, è una gran bella delusione.

E adesso? Adesso torno qui, lontana dal chiacchiericcio vacuo, lontana dal botta e risposta senza costrutto alcuno, lontana dai tentativi mascherati di approccio sul genere “ah davvero, scrivi? Ah si, sei brava, ma… una foto tua dove la posso vedere? Ma quando capiti dalle mie parti? Ma posso venirti a trovare? Ma il tuo vero nome? Ma il tuo indirizzo? Ma se ti invito a cena?”. Oh grazie davvero, era proprio quello che desideravo. Perché poi accade che pubblico un libro, lo metto in bacheca e cosa succede? Di 4789 “amici” lo leggono in venti. Bella soddisfazione. La sai una cosa Titty, non ci interessa il tuo libro, facci vedere le gambe, dicci come sei a letto, ti piace farti legare? Sai, adesso intorno a te c’è un esercito di mister Grey. No, non mi serve, non ho voglia di questo quotidiano sondaggio sull’imbecillità umana, ne penso già abbastanza male per conto mio.

Però qualcosa perdo. Belle persone si, c’erano anche quelle. Amici veri. Amiche vere. Ma il rapporto, miei cari, è 100/1, e no, non basta per continuare.

Io sto qui, questa è casa mia e il 26 febbraio prossimo saranno dieci lunghi meravigliosi anni da quando, una fredda sera d’inverno, sdraiata sul divano, ho aperto il pc ed ho cominciato a scrivere. I social network non erano ancora nati, e su queste pagine ci si trovava per affinità di interessi e di cuore. E si parlava di più anche se non c’era l’illusione che a leggerci fosse il mondo intero. Ci bastavamo e imparavamo a conoscerci, capirci, a volte anche volerci bene.

Di una cosa sono certa, chi mi seguiva lì saprà arrivare anche qua. Per gli altri, state tranquilli, non sarò una gran perdita. Ho già dato disposizioni al mio avvocato, il giorno che cercherò partner su un social network sarà il momento in cui potrà farmi interdire da tutto.

E bentornata me lo dico da sola…

Posted in internet private tittyna by Titty Cerquetti. 8 Comments

Il dottor Anoressia

No Gravatar

noanorex

Il dottor Anoressia trovava francamente intollerabile che a qualche sua paziente, occasionalmente, capitasse di morire. Intollerabile e fastidioso c’è da aggiungere, per via non solo del danno economico derivante la perdita fisica di una cliente, ma per quella mania tutta italiana di avviare indagini su ogni minima, stupida cosa. Indagini che era costretto a bloccare sul nascere utilizzando, ancora una volta e per ironia della sorte, del denaro. Il danno, evidentemente, era doppio. Mancate entrate da una parte, considerevoli uscite dall’altra. E sì che la sua, bisogna ammetterlo, era un’attività molto redditizia, di facile svolgimento e senza palesi controindicazioni. Era una passeggiata di piacere, se non fosse stato per quegli occasionali e inopportuni decessi.

Le pazienti si presentavano da lui in condizioni di sovrappeso intollerabili, desiderose solo di affidarsi completamente a qualcuno che fosse in grado di guidarle mano nella mano verso una condizione fisica umanamente accettabile. Spesso, quand’anche sempre, queste pazienti venivano a loro volta presentate al dottore da altre pazienti che, grazie alle cure del dottor Anoressia, apparivano al massimo del loro splendore, dimostrando vent’anni di meno e sottolineando in ogni discorso i pochi mesi che si erano resi necessari alla perdita di 20, 30, 200 chili.

Le novizie, moralmente a pezzi e guardate con disprezzo da mariti, figli e conoscenti vari, alcune preda della depressione più acuta, queste donne dicevo, trovavano nell’amica rediviva il seme della speranza. Forti di questa ritrovata consapevolezza pagavano senza fiatare l’esosa parcella per la prima visita, fingevano inconsapevolmente che quella visita avesse una qualche reale valenza scientifica e poi, con le preziose ricette in mano si lanciavano dentro la prima farmacia disposta allo spaccio di stupefacenti per acquistare, a suon di euro, le famigerate pasticche annienta-fame.

Le pasticche. Le famose pasticche del dottor Anoressia, quelle da sciogliere direttamente nel Sacro Graal per acquisire l’eterna giovinezza, ed il fisico da inflazionata top model.

Il guaio vero, per le pazienti, era che una volta smesse le pasticche tornavano spesso e volentieri quelle di prima, quand’anche qualcosa di più e di peggio, disilluse e vinte fin nel profondo, con la forza di volontà di un topo davanti al formaggio.

Altre, occasionalmente e a tradimento, addirittura morivano, creando al dottor Anoressia i penosi problemi di cui sopra. Dura la vita del missionario, pensava tra sé, maledicendo l’ennesima poveretta passata a miglior vita, e il denaro finito nelle tasche di chi poteva insabbiare l’ennesima pratica. Ma tant’è, in fondo doveva pur andare avanti, che mantenere la Porsche e la villa non era mica roba da ridere. Firmò un’altra ricetta e pensò che in fondo, ma si, per un pesce perso altri stavano per abboccare e questo, in cuor suo, era tutto ciò che contava.

Posted in cronaca donne racconti by Titty Cerquetti. No Comments

La marmellata di mele cotogne

No Gravatar

La marmellata

A mia nonna piaceva fare la marmellata. Non appena aveva occasione di raccogliere della frutta di stagione prendeva la sua cesta di vimini, il suo fazzoletto per i capelli e amava dire a noi nipoti, uscendo di casa: “avrete presto dell’ottima marmellata.”

Me la ricordo ancora arrivare a casa mia, con il suo bel barattolo di vetro chiuso con l’elastico, convinta di farmi un regalo prezioso, specialmente quando tra le mani aveva la marmellata di mele cotogne. Io l’abbracciavo, me la baciavo tutta e mi dilungavo in ringraziamenti affettuosi, e mi godevo la sua gioia.

Poi il barattolo restava lì, nella dispensa, perchè a me, la marmellata di mele cotogne non piaceva mica. Passava il tempo fin quando la nonna lo ritrovava, perso dietro pacchi di sale e di pasta, e allora lo prendeva per farci una crostata per il nonno, cupa e ferita dalla mia ingratitudine.

Quel suo viso triste, quei suoi occhi malinconici mi facevano male ogni volta di più così, un giorno, decisi che non l’avrei mai più delusa. Arrivò un nuovo barattolo ed io, ogni giorno, con meticolosa precisione, cominciai a toglierne un cucchiaio, e a buttarlo via. Un cucchiaio al giorno, piano piano, finché ne restava solo qualche macchia sul vetro. Pensavo di fare la cosa giusta, di essere al tempo stesso furba e delicata. Pensavo di aver trovato il modo di renderla felice di regalarmi la marmellata evitando la delusione di scoprire, ogni volta, che non l’avevo neanche assaggiata. Ma non era così. O almeno, non avevo considerato tutto.

Da allora la nonna, convinta che finalmente avessi imparato ad apprezzare le qualità della marmellata cominciò a portarmene sempre di più. Non più uno ma due barattoli per volta, a distanza anche di poche settimane. Mele cotogne, prugne, albicocche, arance. Cominciai a doverne buttare barattoli interi, ed a sentirmi ancora peggio di quando li scopriva, intonsi, dentro la dispensa.

Finché un giorno, a casa sua, vidi attraverso i vetri della vecchia credenza tutti i barattoli di marmellata con il mio nome sull’etichetta. Erano quelli che avevo buttato via e che lei, chissà come, aveva recuperato. Sentii la sua mano accarezzarmi i capelli e le sue parole, alle mie spalle, mentre la vergogna mi colorava le guance: “quando vuoi bene a qualcuno prima di dirgli cosa ti rende felice, insegnagli quello che non lo fa…”

 

Gli occhi

No Gravatar

Laetitia

Oggi ho visto due occhi, due occhi che non vi dico. Cosa ci fosse intorno, o accanto, o in qualunque altra parte dell’universo, io davvero non lo so dire. Erano due occhi, e dentro c’ero io, quella che sono, e quella che ancora non so. Quella che ero, quella che vorrei indietro, quella che non sono mai stata e mai riuscita ad essere.

Oggi ho visto due occhi e non mi sono persa, no, mi sono ritrovata. Dentro quegli occhi, fatti di catene che io stessa avrei voluto chiudermi ai polsi, ho preso due ali per volare sopra, oltre, ovunque, su e giù per l’universo. Poi sono planata sui prati profumati d’infanzia, e quegli occhi erano ancora lì, ad aspettarmi, placidi e sicuri, come un padre premuroso e forte.

Oggi ho visto due occhi ed ho pensato ai miei, al peso di lacrime evaporate in un solo istante, disperse non so dove, forse addirittura mai esistite. Le ho viste diventare vapore e foschia, le ho viste disegnare unicorni e cavallucci marini, sbuffare sui tetti delle case di campagna e gli uccelli curiosi, a becco in su, ridere come bambini davanti alle ombre cinesi.

Oggi ho visto due occhi ed è nato un sorriso, che solo quegli occhi hanno visto, perchè mai arrivato alle labbra eppure splendente e accecante. Un sorriso che solo quegli occhi, unici al mondo, potevano far nascere.

Oggi ho visto due occhi, e quegli occhi eri tu.

Posted in graffiti private tittyna by Titty Cerquetti. 1 Comment

La neve e lo stupore

No Gravatar

Cuore di neve

 

E se per caso un giorno

dovessi rincontrarmi

guardami negli occhi e

non dirmi niente.

Persa tra la folla io

ti sembrerò smarrita

ma tu saprai che è solo

l’ennesima ferita.

Mi basteranno gli occhi

un cenno con il capo

saprò che nonostante il tempo tu

non hai dimenticato.

L’amore va veloce

l’amore passa accanto

si scioglie nella luce

si perde dentro il pianto.

 

E se per caso un giorno tu

dovessi rivedermi

guardami negli occhi e poi

tira pure avanti.

Persa tra la folla,

sul ciglio della strada,

ti griderò alle spalle

ma dove vuoi che vada”.

Voleranno gli anni,

mentre conterò i minuti,

e le bolle di sapone e

gli angeli caduti.

Sospesa sopra un ponte,

appesa a un batticuore

a farmi compagnia

la neve e lo stupore.

Posted in graffiti private tittyna by Titty Cerquetti. 1 Comment

La strada

No Gravatar

La strada

E apro la finestra,

sono qui che fumo,

il dolore mi attraversa,

come se fossi nessuno.

Vedo all’angolo un cappotto,

forse aspetta qualcuno,

guardo il cuore mio per terra,

mentre sale il fumo.

Tu puoi pensare a fare altro,

puoi dimenticare,

io magari faccio un salto,

o prenderò le scale.

Ho dedicato tanto tempo,

a inventare parole,

così adesso non riesco

neanche a dire “amore”.

E guardo giù dalla finestra,

mentre il fumo sale,

e magari faccio un salto,

o prenderò le scale,

o magari faccio un salto,

senza più pensare.

Io si, magari faccio un salto…

Posted in private tittyna by Titty Cerquetti. 4 Comments