La Farfalla allo Specchio

La stanza per l’interrogatorio è pronta da un pezzo, e le cose sono tutte ben messe al loro posto. C’è il tavolo, le due sedie, gli incartamenti impilati e sistemati dentro le cartelline, la bottiglia d’acqua e il posacenere.

La lampada al neon getta una luce fredda e biancastra, da sala operatoria, su tutto l’ambiente, cosicché l’agente di custodia, in piedi accanto alla porta, sembra ancora più pallido di quanto non sia.

In realtà è solo teso e preoccupato, per un incarico che avrebbe rifiutato volentieri, se solo avesse potuto. Lui come tutti i suoi colleghi, nessuno escluso. Sull’unica sedia occupata, infatti, siede niente meno che Greta Leo, la più nota e crudele criminale del momento, un autentico mostro di malvagità e ferocia, nonostante, all’apparenza, sia solo una graziosa ragazza di nemmeno 30 anni.

L’agente di custodia sembra fissare un punto indefinito davanti a sé, sulla parete opposta, ma in realtà sta utilizzando la visione periferica per controllare la donna evitando accuratamente d’incrociare il suo sguardo. Gli è capitato di farlo una volta, e non vuole assolutamente ripetere l’esperienza.

In quegli occhi regnano un gelo e una rabbia che fanno rabbrividire di paura vera, una paura che viene voglia di correre a perdifiato più lontano possibile gridando fino a spaccarsi la gola.

Tuttavia Greta non lo guarda affatto, impegnata anch’essa nel fissare un punto immaginario davanti a sé e perduta dentro pensieri che nessuno è in grado d’interpretare. Nessuno al mondo.

Nessuno tranne la persona che sta per entrare in quella stanza e che deve interrogarla. La stessa persona che l’ha inseguita, scovata e infine catturata. La persona considerata la numero uno nel campo. La migliore. Selina Bivio, laureata in psicologia e criminologa di fama mondiale.

È una strana storia questa, ricca di curiosi dettagli e strane coincidenze. Come, per esempio, che siano nate entrambe lo stesso giorno, mese, anno, e per di più nella stessa città e nello stesso ospedale. Oppure come il fatto che sia stata proprio Greta a cercare Selina per fare in modo che fosse lei, la dottoressa Bivio, ad occuparsi del caso e mettersi sulle sue tracce.

Per non parlare della cattura, che ai testimoni oculari parve più un incontro che un arresto. Nessuno ebbe l’impressione di trovarsi davanti ad un’operazione di polizia, quanto piuttosto ad un evento che il destino voleva a tutti i costi si compisse. Come se metterle una di fronte all’altra fosse l’unico modo per risolvere le loro vite.

Selina sta facendo aspettare Greta di proposito, utilizzando una tecnica già sperimentata. Sa bene che generare ansia, impazienza e stanchezza porta sempre buoni risultati specie se poi, durante il confronto, si riesce anche a far perdere il controllo all’imputata. In questo caso, però, sarà dura, perché Greta è fredda e glaciale come nessun’altra.

Selina non ci pensa e non ci bada. Dentro di sé sa che può farcela, che può vincere, se resiste al desiderio di cedere le armi alla rabbia e al rancore, perché è molto più forte di Greta. Lo è per intelligenza, per carattere, per cultura e per valori morali. Insomma, senza falsa modestia tra le due non c’è partita.

Gli sguardi di chi siede nella stanza accanto, separata solo da un vetro travestito da specchio, tradiscono apprensione e paura. La posta in palio è alta, e non sono ammesse sconfitte.

Ci sono i rappresentanti del governo, il capo della polizia, altre illustri personalità. Ci sono anche i genitori di Selina in quella stanza, seduti timidamente in un angolo, all’insaputa della figlia.

Selina è nel suo ufficio, in piedi davanti allo specchio. Osserva attentamente quel volto riflesso cercando negli occhi, nelle labbra, in un’espressione qualcosa che le somigli, che le appartenga davvero.

Il freddo che quell’immagine le rimanda, però, quel senso di rigorosa razionalità che nota in quella figura slanciata e bella, sembrano appartenere a qualcun’altra, non a lei. Eppure è così che vuole essere, così che vuole mostrarsi. Così decise, tanto tempo fa.

Peccato che essere e mostrare siano cose troppo differenti per sovrapporsi perfettamente una all’altra. Alla figurina del mostrare scappa sempre fuori qualche pezzetto di essere che puntualmente lei nota, pure se il resto del mondo pare non farci caso. È per questo che forse è giunto il momento di rivedere qualcosa, di cambiare qualcosa.

Controlla un’ultima volta l’orologio, poi prende la borsa e si lascia alle spalle l’ufficio, in preda ad un’agitazione nuova per lei, considerata da tutti una gelida macchina da guerra, capace di vivere per il lavoro 24 ore su 24, senza mai cedere alla stanchezza o ai sentimenti.

Ambiziosa, volitiva, capace e razionale, testarda al punto da piegare uomini e cose al suo volere, con le buone o le cattive. Ammirazione e paura si mescolano in tutti quelli che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con lei. Colleghi, superiori, sottoposti, criminali, tutti la temono e la stimano in ugual misura anche se alcuni, quelli più smaliziati e intelligenti, hanno compreso da tempo che Selina è tanto una profonda conoscitrice dell’animo altrui quanto ignara del proprio.

Quando finalmente varca la soglia della stanza, l’agente di custodia si raddrizza prontamente, salutandola con deferenza e un po’di timore. Quello che sta per cominciare è un confronto al quale sarà doloroso assistere, ed il fatto che tutto ciò sia inevitabile non consola nessuno.

Selina prende posto dinanzi a Greta senza degnarla di un solo sguardo, né di una parola. Poi sistema con cura le sue carte e si versa lentamente dell’acqua.

Greta continua a fissare dritto davanti a sé, solo che adesso, invece di un punto indefinito, sulla sua traiettoria ci sono gli occhi bassi di Selina, impegnata a fingere di essere ancora occupata.

Quando infine le sue mani trovano pace e l’anima sembra pronta, blocca ogni movimento e solleva il capo, in modo che le due traiettorie s’incontrino a metà strada, per cominciare una specie di tiro alla fune come se un ideale filo unisse gli occhi di Selina a quelli di Greta con un fiocco rosso a segnare il mezzo.

Per almeno un minuto tengono gli occhi fissi in quelli dell’altra, poi una delle due finalmente cede, ed è Greta a farlo.

Greta: Ti ci vuole ancora molto? Cazzo, ma non sei neanche capace di fare un interrogatorio? Ma sei così scarsa?

Selina: Tu sei molto brava, invece. Sei riuscita a farmi tre domande con una frase sola.

Greta: Te la farò passare in fretta la voglia di giocare con me, stronzetta! Io posso tutto, ho il controllo assoluto su di te!

Selina: Dimmi perché l’hai uccisa Greta.

Greta: Perché non valeva un cazzo, valeva meno di niente, una nullità assoluta, un peso morto. Per la sua famiglia, per la società, per tutti. Non era in grado di affrontare niente, di dimostrare niente. Non meritava di vivere.

Selina: E allora hai pensato bene di ucciderla. Lentamente, giorno dopo giorno, attimo per attimo, senza nessuna pietà.

Greta: Ho fatto quello che dovevo fare, e se tu sei così stupida da non capire che era l’unica cosa da fare, è un problema tuo.

Selina: E come reagiresti se ti dicessi che lei non è morta? Che è ancora viva?

Greta: Ahahahah!! Cazzate! Tutte cazzate! Ma chi vuoi prendere in giro, eh? Io so fare bene il mio lavoro, cocca. L’ho distrutta, devastata, sono stata lenta ma inesorabile. L’ho ridotta una larva, capace solo di autopunirsi, come se già non bastassi io a farlo. L’ho portata ad odiarsi più di quanto la odi io. Fino al colpo di grazia.

Selina: Eppure non è morta, cara Greta.

Greta: Certo che è morta! Che cazzo stai dicendo? È morta e sepolta, l’ho vista io, con i miei occhi.

Selina: Niente affatto. Era conciata male, questo è vero, ma non abbastanza perché non riuscissi a salvarla.

Greta: Mi stai mentendo! Tu mi stai volutamente e spudoratamente mentendo! È morta! Non esiste più, l’ho annientata, cancellata dal mondo quell’incapace, quella stupida, quella…

Selina: Ti stai scaldando troppo, Greta, poi ti fa male.

Greta: Non ti azzardare a dirmi cosa posso e cosa non posso fare Selina! Solo io posso, solo io! Tu non sei niente, non sei nessuno. Tu esisti solo perché esisto io, senza di me non saresti niente, niente! Sei arrivata dove sei ora solo per merito mio. Per merito mio!

Selina: Lo credi davvero, Greta? Ci credi davvero a quello che dici? Io ho un’altra teoria, invece.

Greta: Cos’hai tu? Una teoria? Ma fammi il piacere! Una teoria tu. Sei ridicola. Ridicola e patetica.

Selina: Le tue parole non mi fanno più male, Greta. È un problema questo, per te?

Greta: Non fingere con me, stronzetta! Credi non lo sappia che ogni mia parola è una pugnalata per te? Ma chi vuoi fregare? L’unica idiota che puoi fregare è te stessa, scema!

Selina: Lo sai che in parte hai ragione? È vero, si, è stato così. Per tanto tempo. Ma ora non più. Ora basta.

Greta: Ora e per sempre, Selina, ora e per sempre. Sei nelle mie mani, sei sempre stata nelle mie mani. La mia bambola preferita in carne e ossa. Che bello usarti come una bambola, sei così…così…manovrabile. Posso farti fare tutto ciò che voglio.

Selina: Mi stai manovrando anche adesso, Greta?

Greta: No, ora no. Ma per mia scelta. Voglio dimostrarti che non vali niente, che sei un incapace, una stupida inutile bambola di pezza.

Selina: Hai fatto male i tuoi calcoli, Greta, molto male. Un errore veramente grossolano. Non avresti dovuto lasciarmi un solo istante.

Greta: E perché? Sei capace di fare qualcosa da sola, tu? Ma non farmi ridere!

Selina: Io posso tutto, Greta, tutto. Perché se sono riuscita a fare ciò che ho fatto nella vita, nonostante te, posso veramente fare tutto, e meglio di chiunque altro, se mi ci metto.

Greta: Se ti ci metti? Ahahahaha!! Illusa! Stupida! Se ti ci metti! Ahahahahh! E quando mai ti ci sei messa, se davanti alle difficoltà sai solo scappare!

Selina: Invece eccomi, Greta. Qui, davanti a te. Mi ci sono messa alla fine, hai visto?

Sei finita. È te che devo chiudere, te che devo far tacere, non il mio cuore, o le persone che amo. Ho i miei obiettivi, Greta, e ho tanto amore, dentro di me. Non ho più intenzione di sprecare niente. È la mia vita, è tempo che io me la riprenda.

Greta, sguaiatamente e con il volto deformato dall’ira, continua a ridere forte. È una risata cattiva, malvagia, diabolica. In quella risata, semmai ce ne fosse ancora bisogno, Selina percepisce pienamente tutto l’odio e la rabbia che Greta si porta dentro.

Com’è semplice, adesso, capire quanto l’odio e la rabbia possono essere un freno, un ostacolo insuperabile, una zavorra che impedisce qualsiasi movimento.

La decisione che Selina ha dentro da secoli prende corpo e forza in pochissimi istanti. Si alza di scatto e veloce come una pantera raggiunge l’agente di custodia, sempre fermo accanto alla porta. Con un gesto rapido gli sfila la pistola, prende con cura la mira e spara!

Un colpo solo, secco, preciso, al centro della fronte, a cristallizzare il volto di Greta in una maschera orribile, spaventosa, come se tutto l’odio del mondo fosse morto con lei, come se fuori da quella stanza fossero rimasti solo amore, gioia, serenità e tanto tanto sole.

La faccia di Greta crolla di schianto sul tavolo mentre la pistola scivola via tra le dita di Selina e finisce a terra, con un tonfo sordo.

Dietro il finto specchio gli uomini si scambiano strette di mano e gioiose pacche sulle spalle. In un angolo i genitori di Selina si stringono in un dolcissimo abbraccio cedendo volentieri al pianto.

“Sono orgoglioso di mia figlia” dice lui, mentre lei annuisce ridendo tra lacrime di gioia. Nel cuore di entrambi solo il desiderio di abbracciare forte quella figlia che mai avevano amato per quanto era giusto, per quanto meritava. Un abbraccio che non le avevano mai concesso e che, da ora, non le sarebbe più mancato.

Selina guarda Greta, la testa riversa sul tavolo e il sangue scuro, quasi nero, a formare una macabra pozza che dal piano del tavolo scivola denso sul pavimento, poi sente venirle meno le forze, sente cedere le gambe, le palpebre diventare pesanti e insostenibili. Sapeva che sarebbe stata dura ma forse sperava non così. Non così tanto.

L’agente di custodia, che fortunatamente è proprio dietro di lei, fa giusto in tempo a tendere le braccia per sorreggerla, mentre Selina perde i sensi e scivola giù.

È ormai giorno fatto, quando Selina riapre gli occhi sul mondo, e sul soffitto della propria stanza. Fruga nella sua testa alla ricerca delle giuste coordinate ma le ci vuole un po’ per capire che giorno è, e dove si trova.

Poi la porta, dopo un timido bussare, lentamente si apre lasciando che i profumi dolci di un caffellatte fumante e biscotti appena sfornati invadano la camera di vita, di sapori e di colori che regalano emozioni anche ad occhi chiusi.

Dietro il vassoio c’è il volto comprensivo di sua madre, che le sussurra un buongiorno carico di tenerezza per poi appoggiare la colazione sul comodino di fianco al letto. Scosta un po’ le tende, permettendo ad altra luce di portare vita in quella stanza, poi siede sul bordo del letto, accanto a Selina, per scostarle i capelli dal volto e posare un bacio su quelle guance morbide e appena rosate. Con quel bacio, e gli occhi chiusi, le sembra di tornare indietro nel tempo e di baciare la Selina che, da bambina, piantava grane per non andare a scuola e rifiutava il latte perché era roba da bambini, e lei aveva ormai 9 anni compiuti. Pensa ai baci persi, non dati, dimenticati per la fretta o l’amarezza della vita, e non sa darsi pace.

Selina le sussurra un "grazie mamma" che vale più di mille assoluzioni. Rimasta sola si tira su, la schiena alla spalliera, e mangiando si domanda se tutto ciò che è accaduto, è accaduto davvero o lo ha solo sognato. Depone il bicchiere sul vassoio e proprio allora squilla il telefono. C’è Marco Lorenzi, dall’altra parte, il suo più stretto collaboratore.

-Buongiorno, dottoressa, disturbo?- dice lui con il tono di chi è già in piena attività, e da un pezzo.

-No, Marco, figurati. Dimmi tutto.- dice lei con la voce ancora aggrovigliata al sonno.

-Scusami se ti disturbo a casa ma questa notizia l’aspettavi da tempo e allora…-

-Lei?- chiede Selina mentre la nebbia si dirada e i pensieri tornano chiari.

-Si Selina, Greta Leo è morta stanotte, nella sua cella. Le cause sono ancora da stabilire ma pare che siano naturali. Forse un infarto.-

-Sono libera allora…-

-Bene, così t’invito a cena- ci scherza su Marco.

-E io ci vengo. Non posso restare a casa, di sabato sera.-

-Direi di no. Non più.-

Si alza dal letto e raggiunge la finestra che da sulla strada. Guarda giù e le sembra, per un attimo, di essere capace di volare. Le ali, pensa sorridendo Selina tra sé e sé, ho ritrovato le mie ali. E sul vetro vede riflessa la più bella delle farfalle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un bacio Silvia, tutto per te.

Comments

15 Responses to “La Farfalla allo Specchio”

  1. utente anonimo on Dicembre 31st, 2004 03:26

    divorato, come promesso non ho badato all’ora, ma dovevo leggerlo, e mi è piaciuto, complimenti mia dolce amica, il tuo piccolo elfo :)

  2. utente anonimo on Dicembre 31st, 2004 10:51

    Sono contento che hai ripreso la pubblicazione dei racconti dedicati alla personalità dei vari blogger. Stupendo questo racconto dedicato a Niobe, che gioca su più livelli, tra la realtà onirica e quella effettiva.
    Ho ancora in mente i tuoi precedenti racconti, ognuno sa cogliere così bene l’essenza dei vari personaggi, che capire a chi sono rivolti è facile, non serve nemmeno il divertente gioco degli anagrammi. Complimenti come sempre per queste perle che ci regali. Diventa una collana sempre più ricca. Buon 2005!
    <
    Bruce Lee

  3. utente anonimo on Dicembre 31st, 2004 14:58

    Io nn ho parole.
    Mi sn emozionata dalla prima parola all’ultima.
    Non so come hai fatto ma hai toccato TUTTI i punti, i nodi della mia vita.
    Anche quello di cui ho più paura in vita mia, diventare di gelo.
    Non è un caso analogia tra nascita di Selina e Greta (Selina e GReta sn i miei nomi preferiti)il mio alter ego, farfalla spaventata che si trova allo specchio..
    Titty nn so come ringraziarti. è semplicemente bellissimo e caldo
    GRAZIE semplicmente grazie ….

  4. Tittyna on Dicembre 31st, 2004 15:56

    ELFO
    Ci avrei giurato che l’aspettavi. Avevo paura per la lunghezza del testo, ma la mia amica Niobe meritava un racconto degno della sua personalità, della sua profondità, e delle sue grandi qualità.
    Un bacio, Elfo notturno (e casinista!)
    Buon 2005, ti voglio bene.

  5. Tittyna on Dicembre 31st, 2004 16:02

    BRUCE LEE
    Quello di Nio era un racconto che avevo scritto ai tempi di Excite (mamma mia pare che parlo del 1800!) :), e che solo la lunghezza del testo mi aveva frenato dal pubblicare. Nello specifico credo di essere stata agevolata dalle tantissime affinità caratteriali che ci sono tra me e lei, sommato a parecchie analogie riguardanti il nostro vissuto. Insomma a volte mi sono accorta di sovrapporre la sua immagine alla mia e di trovarle davvero molto simili. Detto questo aggiungo che il gioco degli anagrammi mi diverte moltissimo (Selina Bivio-Silvia Niobe, Greta Leo-Alter Ego), che sono felice che ti sia piaciuto e che, prima o poi, toccherà anche a te :).
    Spero di essere all’altezza anche nei prossimi racconti.
    Un bacio e Auguri per un sereno 2005

  6. Tittyna on Dicembre 31st, 2004 16:06

    NIOBE
    E’ tutto tuo e tutto per te, Silvia. Sono davvero felice che ti sia piaciuto, scriverlo è stato come averti accanto, osservarti e vedere, in tante cose, me stessa. Spero che questo mio modo di dimostrarti affetto e vicinanza ti possa dimostrare, ancor di più, che ti voglio bene e che ho una grandissima stima di te e delle tue qualità.
    Sarò orgogliosa di te, farfallina, quando spiccherai il volo definitivo, e godrò, come una vera amica sa fare, di tutti i tuoi successi. Perchè guarda che io ci conto sai?
    Un bacio, e che il 2005 sia il tuo anno. Te lo auguro di cuore.

  7. carlitos_rojos on Dicembre 31st, 2004 16:22

    Si nota tanto amore in quello che scrivi. Buon anno Tiziana…suerte y felicidad en todo!
    Carlos

  8. kinglear on Dicembre 31st, 2004 20:18

    Che bello! Ma quand’è che mi dedicherai un post così bello? ^___^”’

    Ovviamente sto scherzando.

    Carissima Tittyna, un bacione speciale e un forte abbraccio di tutto cuore, affinché il 2005 sia per un anno splendido e nella vita privata e in quella artistica.

    Giuseppe

  9. Tittyna on Gennaio 1st, 2005 16:18

    CARLOS
    Anche a te Carlos, di vero cuore. Un abbraccio grandissimo.

    GIUSEPPE
    Ancora auguri Giuseppe, lo spero anch’io. Per il racconto preoccupati :), credo proprio che ne dedicherò uno anche a te. Si, verrebbe proprio un bel personaggio.
    Un bacio!

  10. Misiolina on Gennaio 1st, 2005 19:46

    ciaooo… ehi…buon 2005 anche a te!

  11. Memole31 on Gennaio 1st, 2005 19:49

    Tittyna augurissimi,scusa se arrivo ora ma…nn trovavo + il link…t mando gli aguri + grandii…smack Lu

  12. Tittyna on Gennaio 1st, 2005 19:54

    MISIOLINA
    Auguri Michela, felice di averti qui e di conoscerti. Verrò presto a leggerti allora, lo sai che siamo anche vicine di compleanno? Io sono nata il 2 0ttobre!
    Un bacio

  13. Tittyna on Gennaio 1st, 2005 19:55

    MEMOLE
    Auguri Lu e non preoccuparti, gli auguri quando arrivano arrivano :)!
    Un bacio stellina.

  14. caravaggio73 on Gennaio 2nd, 2005 14:27

    A me sto Marco Lorenzi me pare un gran tipo: collaboratore stretto e in gamba. Sicuramente se hai basato il personaggio su qualche carattere realmente esistente, quest’ultimo deve avere qualità a dir poco eccezionali!

    Ammazza che rozza la criminale però! povera la nostra Niobe a sopportare quella cascata di improperi sotto gli occhi delle più illustri personalità!

    Peccato solo per la fine…omicidio a sangue freddo. Segno di grossa debolezza. Non ce n’era bisogno secondo me!

  15. Tittyna on Gennaio 2nd, 2005 15:33

    CARAVAGGIO
    Non solo, Marco Lorenzi è pure un gran bel tipo, affascinante e dal fisico notevole. La caccia alle somiglianze è aperta. :)
    L’omicidio è una metafora essenziale. Quando la convivenza con certe parti di noi risulta insostenibile e deleteria, è l’unica soluzione.
    Uff, ce l’hai fatta a commentare, finalmente.
    Un abbraccio

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