I giorni della memoria

Il giorno della Memoria è stato celebrato. Giornali e televisioni hanno dato giusto spazio e rilevanza a questa triste ricorrenza mostrando immagini e testimonianze di quei momenti. Di fronte a crimini e atrocità di quelle dimensioni è difficile dire qualcosa di sensato, si può solo osservare attoniti e sconvolti per come l’umanità abbia perpetrato scientificamente simili aberrazioni e mostruosità.

Ho sentito ricorrere da più parti la frase “è importante ricordare perché ciò che è accaduto potrebbe accadere di nuovo”. Questo mi ha colpito molto, e per due motivi particolari.

Il primo è che ricordare non è mai stato difficile, per l’uomo. Siamo bravissimi a ricordare, purché tra il presente e il fatto da ricordare ci sia tempo sufficiente a permetterci di ricordare senza dover necessariamente intervenire. Insomma, l’importante è che lo sforzo consista solo nel ricordare, per poi tornare al nostro quotidiano senza troppi problemi.

Il secondo è che queste cose, sebbene in scala minore e mascherate meglio, sono avvenute e avvengono tuttora.

Mentre ricordiamo attoniti e sconvolti i massacri operati dalla bestialità nazista, chiudiamo gli occhi su atrocità commesse ieri e oggi in Africa, in Medio Oriente, in Asia. Abbiamo festeggiato dai nostri caldi salotti la caduta del muro di Berlino come una vittoria dell’umanità, ed ora assistiamo in religioso e vigliacco silenzio alla costruzione di un nuovo muro, in Israele, che ne è l’ideale prosecuzione storica.

Oh si, a ricordare siamo bravi, ad agire nel presente molto meno. Quante popolazioni sono state sterminate dopo l’Olocausto? E quante guerre stanno mietendo milioni di morti per puro interesse economico? Chi sa che Saddam Hussein non è certo l’unico dittatore sanguinario del pianeta? Chi sa che in Guinea equatoriale ce n’è uno al cui confronto Saddam è un pivellino, e che si è guadagnato l’appoggio degli Stati Uniti semplicemente cedendo alla Mobil il suo petrolio? Se volete saperne di più, leggete queste poche righe, sono parecchio illuminanti a riguardo. E non sono state prese da un giornale sovversivo, ma da un semplice sito di guide geografiche.

Io non ci vedo molta differenza tra la povera gente della Guinea e quella irachena, eppure le Forze di Pace Statunitensi nel primo paese africano produttore di petrolio non ci sono andate.

Almeno ai tempi della seconda guerra mondiale c’era la scusa che l’informazione era meno diffusa e di difficile accesso. C’erano poche radio e i giornali non raggiungevano certo tutta la popolazione, per problemi di costi e di analfabetismo. Non c’erano né la televisione né internet a far volare le notizie da un capo all’altro del mondo in pochi secondi.

Oggi invece, nonostante un’informazione a volte faziosa e drogata, sappiamo cosa accade nel mondo. Lo sappiamo oggi come lo sapevamo ieri, ai tempi della guerra nell’ex-Jugoslavia, con i Serbi che uccidevano i maschi delle altre etnie e poi stupravano le loro donne per ragioni razziali. Abbiamo visto in tv le immagini dell’Afghanistan, i massacri umani e culturali, come la distruzione delle statue dei Buddha di Bamiyan annunciato e messo in atto senza che il mondo muovesse un dito. Sapevamo dello sterminio in Ruanda, dei curdi in Turchia, in Iraq e in Iran. Vogliamo parlare di come, 50 anni dopo la creazione dello stato d’Israele, ancora non sia stata trovata soluzione al problema palestinese? Di come le guerre religiose o economiche abbiano preso il posto di quelle razziali senza modificare il costo in vite umane?

Probabilmente per tutte queste cose, tra 50 anni, avremo una data che ci aiuterà a ricordare morti e atrocità stando ben attenti però, oggi, a non fare nulla. E questo lo dico a chi, a differenza di me, avrebbe in mano armi e strumenti per fare davvero qualcosa, ai Capi di Stato, ai politici, agli intellettuali, a quelli che domani si laveranno mani e faccia per dirci, con il cuore straziato, che certe cose non dovranno più accadere.

Quando ho visto Putin parlare ad Auschwitz, ieri, non ho potuto fare a meno di pensare ai bambini della scuola di Beslan e a quello che non è stato capace di fare, per evitare quella strage. Alcune verità, in proposito, stanno già emergendo. Tra 20 anni, in occasione dell’ennesima commemorazione, sapremo che si sarebbe davvero potuto fare qualcosa per evitarlo, ma non c’era nessuno disposto a farlo.

Il 27 Gennaio abbiamo ricordato le vittime dell’Olocausto. Ricordiamo anche oggi, 28 Gennaio. Ricordiamo quello che avremmo potuto fare, e non abbiamo fatto, e tutto quello che, complice il nostro silenzio, invece è stato fatto. 

Comments

9 Responses to “I giorni della memoria”

  1. utente anonimo on Gennaio 28th, 2005 08:49

    E’ un discorso che condivido completamente, non bisogna pensare solo alle tragedie passate, ma anche quelle che ci sono adesso, sotto gli occhi di tutti e che ancora non sono scritte nei libri di scuola. L’Olocausto è quello che più ci impressiona, ma ce ne sono tante purtroppo. Aggiungo il mio contributo (l’ho già fatto da Caravaggio) segnalando 4 film, molto drammatici, per non dimenticare le vittime dell’ Olocausto:

    1) Schindler’s List
    2) Giona che visse nella balena
    3) Il pianista
    4) La tregua

    Bruce Lee

  2. utente anonimo on Gennaio 28th, 2005 10:23

    Ciao cara, condividiamo l’influenza…sono a letto da ieri ( e non c’ero+abituata, non riesco a trovare pace!)

    Guarisci presto, un bacio

    Skeggia*

  3. carlitos_rojos on Gennaio 28th, 2005 13:35

    Condivido tutto quello che hai scritto, anzi, l’avrei potuto scrivere anch’io, tanto rispecchia il mio pensiero. Certo, è importante ricordare, ma è altrettanto importante cercare di capire quello che sta succedendo adesso. Non abbiamo più scuse o alibi, se non dare la colpa alla nostra pigrizia ed indifferenza.

    Besos

    Carlos

  4. Tittyna on Gennaio 28th, 2005 13:59

    BRUCE

    Si, m’indigna e m’intristisce pensare a quello che accade e al silenzio che l’accompagna. Dei film che hai citato ho visto solo il primo. Ma prima o poi vedrò anche gli altri, prometto.

    Aggiungo solo che, oltre ai film, c’è il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, che andrebbe assolutamente fatto leggere a tutti.

    Un bacio.

  5. Tittyna on Gennaio 28th, 2005 14:00

    SKEGGIA

    Sto già meglio Alice, e spero anche tu. Ti abbraccio forte, un bacio.

  6. Tittyna on Gennaio 28th, 2005 14:10

    CARLOS

    Hai ragione, pigrizia, indifferenza, e indignazione a posteriori.

    Non sopporto il silenzio che sta accompagnando la costruzione di quel muro. Non sopporto leggere trafiletti insignificanti dove apprendo che la bomba nella scuola di Beslan è stata fatta esplodere dai russi che erano fuori, e che tutti i componenti del commando sono stati uccisi, anche quelli catturati dopo il massacro, perché non parlassero.

    Non è più accettabile il silenzio delle masse. Non si può più accettare la prepotenza dei potenti. Non si può accettare questa informazione che indirizza le coscienze.

    Immagino cosa potresti raccontare tu del Sudamerica e quanto sarebbe in contrasto con le immagini che arrivano in Europa. Immagino quanti credano che il Brasile sia solo la spiaggia di Copacabana. In questi ultimi mesi ho conosciuto due ragazzi brasiliani che mi hanno raccontato cose da spavento.

    Un bacio grande grande

  7. xasiax on Gennaio 29th, 2005 15:42

    è proprio vero, è molto piu facile ricordare ciò che è passato piuttosto che prendere coscienza e agire su ciò che abbiamo nel presente. Questo credo che faccia parte un pò della natura umana, sempre un pò codarda anche se, se dovessi dirtela tutta, ho un senso di impotenza incredibile di fronte a tutto questo.

    Bacio

  8. Tittyna on Gennaio 29th, 2005 16:02

    ASIA

    Ce l’ho anch’io, lo stesso che hai tu. La mia rabbia non nasce dall’impotenza della gente comune, quale siamo noi. E’ vedere che chi potrebbe scrivere oggi, sui Corrieri della Sera o sulle Repubbliche come sui Messaggeri, non lo fa.

    Che gente come Putin possa parlare ad Auschwitz sporco del sangue dei bambini di Beslan e di chissà quanti altri morti di cui non sappiamo nulla. Che Bush prenda in giro la gente facendole pensare che la guerra in Iraq è Giusta e Santa quando gli stessi motivi “umanitari” non valgono in altri posti, solo perché ci sono governi antidemocratici ma disponibili a cedere le loro risorse in cambio di ricchezze personali. M’indigna che i silenziosi di oggi domani parleranno e riempiranno i loro libri e i loro giornali e le loro televisioni di finto dispiacere e di moniti per noi. Per noi.

    Noi gente comune alla quale propinano professori Morelli e Zecchi vari, mentre Primo Levi, purtroppo, si suicida e dopo due giorni è tutto dimenticato.

    E’ chi ha in mano gli strumenti che dovrebbe usarli. A noi, al massimo, si chiede come al solito qualche contributo in denaro, di cui buona parte va a finanziare le organizzazioni e ben poco giunge a destinazione.

    Prendiamo ad esempio la televisione, e lo chiedo a te in quanto sociologa. Non credi anche tu che farebbe molto di più una corretta informazione quotidiana dell’annuale trenta ore per la vita, gigantesca spettacolare colletta in diretta tv, che fa più spettacolo che altro? Non credi che la coscienza sociale adeguatamente sollecitata e nutrita consentirebbe un sostegno maggiore e costante anche a livello economico, rispetto a questo genere di manifestazioni televisive fini a se stesse? Io ci credo.

    Un bacio Doc

  9. xasiax on Gennaio 29th, 2005 16:33

    TITTY io credo che *la corretta informazione quotidiana* sia piuttosto un ideale da raggiungere x chi scrive,abbiamo tutti gli strumenti necessari x ottenerla, di canali da cui attingere informazione ne abbiamo a migliaia, e tu lo sai meglio di me che spesso e volentieri conoscere la realtà dei fatti diventa un’impresa proprio perchè le informazioni ci arrivano da più parti,a volte si contraddicono anche, magari viziate da interessi di ogni sorta, anche quello votato al sensazionalismo(mi riferisco soprattutto allo scrivere giornalistico). Io credo che sia importante x noi, gente comune, mantenere la piena coscienza degli umani limiti in tutto ciò che conosciamo tramite i mezzi di comunicazione di massa, non siamo in grado di conoscere tutto e bene, non siamo in grado di avere la piena certezza di sapere esattamente come è la realtà dei fatti; Per questo, da persona comune quale sono, ho parlato del mio personalissimo senso di impotenza che mi invade da spettatrice quale sono, lo sono io, lo sei tu, e lo sono mille altre persone.

    Quello che a mio avviso nn dovremmo mai perdere di vista è la consapevolezza dei limiti di quella che è la nostra conoscenza. Limiti che ovviamente nn ci precludono la possibilità(la necessità) di sviluppare in noi lo spirito critico( positivo e negativo)da utilizzare su tutto ciò che ci circonda e che conosciamo.

    Lo spettacolo 30 ore x la vita, è si spettacolo, ma personalmente lo trovo molto utile, basta osservare il conteggio degli aiuti economici che sale con estrema facilità. E’ opera di sensibilizzazione, e si attacca da una persona all’altra con estrema facilità :)
    In sociologia(visto che mi hai chiesto un parere da sociologa :D) questo fenomeno Battistelli lo ha chiamato “Massa critica”, siamo una società di pecoroni, vedere uno che fa una cosa (buona o utile) ti fa scattare il desiderio di imitarlo, più si è e più si è portati a “prendere coraggio” e ad agire.

    Battistelli nel suo libro fece l’esempio scemo di quando attraversi la strda in città. Acquisti più sicurezza e attraversi quando ci sono altri pedoni con te.

    Sono assolutamente favorevole a questo genere di spettacolo, si potrebbe fare sempre di più, questo si, ci credo anche io :).

    Un bacio

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