Testimony
Lui non aveva molto da dire. Difatti non lo diceva. Se ne stava zitto, in fondo alla fila, gli occhi bassi, timorosi. Lui non aveva molto da fare, e, infatti, non lo faceva. Aspettava lì, in fondo alla fila, senza fretta, senza ansia. Lui aspettava, aspettava senza sosta, ogni giorno, fieramente, aspettava fiducioso, forse rassegnato, comunque indomito. Sapeva, oh si lo sapeva, che prima o poi qualcosa, o magari qualcuno, insomma che sarebbe accaduta. La vita, intendo. Doveva capitargli, prima o poi, la vita. Sarebbe stato un giorno solo, o forse un minuto, ma sarebbe accaduta anche a lui. Qualcosa da fare. Qualcosa da dire. Qualcosa da raccontare, agli amici che non aveva. Una storia incredibile, di quelle da restare a bocca aperta ad ascoltare. Sarebbe stato il centro di un piccolo universo, prima o poi, un giorno, chissà. Doveva solo capitargli, un giorno, chissà, anche a lui, di vivere.
Attraversò la strada, un giorno, per caso, uscendo dalla fila. La vita gli sfuggì di mano, o forse no, anzi meglio, lo salutò da lontano, come aveva sempre fatto. Non la riconobbe, oh no, la vita. Incontrò qualcun altro, qualcos’altro, che non poté raccontare. Lo fecero gli altri, che non erano amici. Testimoni oculari, nulla più.
Affermarono che era ubriaco, o forse distratto, o meglio un sognatore. Si, affermarono che era un sognatore, e che non sembrava matto, ma che forse lo era, eppure mai se lo sarebbero aspettato, un simile epilogo. Sostennero che era successo così e cosà, che c’erano tanti dettagli, e che li avrebbero raccontati tutti, e in esclusiva, dietro lauto compenso. Le versioni si accavallarono e lui non seppe mai, oh no, non lo seppe mai, quanta vita visse intorno alla sua morte.
Lui non aveva molto da dire, difatti non lo disse mai. Neanche gli altri avevano molto da dire, ma loro lo dissero, tanto a lungo e ripetutamente che poi, alla fine, divenne la verità.
Notte d’incanto
Veleno, veleno, solo veleno. A piccoli sorsi, lentamente, scivola giù, nella gola, prende allo stomaco, attorciglia le budella, e però no, non ci muori. Ci soffri, ma non ci muori. Spargi sale, dai, spargi ancora sale sulle ferite, che adesso fa male e brucia lo so, ma poi, vedrai, che disinfetta e cicatrizza per bene. Che voglia ho, di prenderti a schiaffi, di tirarti i capelli a lasciarmene tra le dita a ciuffi interi, a vedere il rossore delle tue guance e le lacrime rabbiose, i pugni stretti pronti a colpire. Colpiscimi dai, prendimi a pugni, e quando sarò a terra tirami calci e sputami addosso. Schiacciami il viso sotto la suola lurida delle tue scarpe, spingi sul collo fin quando la saliva si mischierà al sangue e comincerò a tossire e a sputare anch’io, ma senza rabbia, senza odio, quasi grata, se non fosse ridicolo esserti grata.
Dai, fottitene, di me come di tutto il resto, tira su il bavero del cappotto per ripararti dal vento e dagli sguardi e cammina per la tua strada. Cancella la mia faccia dai tuoi ricordi, dalla tua vita, dalle parole spese invano. Dimentica il sapore dolce dei miei orgasmi bevuti come sangue da un vampiro, dimentica le notti e i giorni e i sogni, dimentica tutto. Camminami sopra, sui sentimenti disgustosi, sulle azioni ignobili e abbiette compiute al mio fianco. Gettami la croce addosso, che non saresti la prima, né l’ultima. Aprimi il cuore in due, guardaci dentro, scava, annusa, respira, mangia. Non sai, non saprai mai, quante scale ho salito, quante pagine ho strappato dai diari, quante parole ho estratto dalla carne, quanti treni ho aspettato, per non salirci mai.
Cosa vedi, guardandomi. Cosa senti ora, cosa credi di sapere. Quello che sai di me, è niente. Quello che credi di me, sono le facce che mi hai messo addosso. Nessuna vera. Magari sono le tue, quelle che non vorresti portare, quelle di tutta la gente che hai dimenticato portandola con te ovunque.
Metti in moto, scappa lontano, che tanto non ti sfuggirai. Ti sarai sempre addosso, sempre il dito puntato contro, per condannarti come nessun altro farebbe. Sarò la tua valigia, il bagaglio da dimenticare, di notte, dentro qualche aeroporto. Sarò la carta giusta nel momento sbagliato. Sarò il sole che non brucia, ma nemmeno scalda. Sarò la tua promessa mai mantenuta, sarò la confessione che non hai mai avuto il coraggio…
Schiacciami il viso sotto la suola, punta il tacco nei miei occhi già ciechi, lascia che si compia questo destino, non aspetto altro. Ma quei baci, i baci, ce l’hai sulle labbra, non serve lavarsi. Sono ancora lì, lo senti, che bruciano e mordono ancora, senza tempo. Ho vissuto il tempo che non passa mai, ho vissuto mille ultimi minuti, ho vissuto le notti bianche che più nere non avrebbero potuto essere, le ho nascoste tra lenzuola rosa e i sogni interrotti sul più bello, prima che diventassero realtà. Che c’è più gusto, lo sai, a stare male.
Dici basta, lo gridi, lo urli in faccia a tutti quelli che incontri, ma non sono io, e sai che è inutile. Il pugnale nella schiena non lo toglierai, no, pure se strisciassi ai tuoi piedi. Vuoi lasciarmi morire ma non basta, sai che non basta, che dentro di te non potrei essere più viva, domani ancora di più.
Spargi sale, dai, spargi sale su queste ferite, che cicatrizzano prima, rinnovano pelle e corpo e seccano il sangue. Spargi sale, che mentre credi di uccidermi la vita torna a volare, sopra di te, che muori dissanguata dalla tua noncuranza. La tua ombra si allunga nella sera, mentre cammini, ogni passo sull’ombra scura del mio viso.
Notte, notte nera, neve sciolta, passi incerti per te, che spargi sale, continui a spargere sale. Che incanto di notte. Che meraviglia. Sono una donna. E sono viva, almeno io.
Leggere e scrivere
Il mio nuovo post è online qui, su Mentelocale, nella sezione "leggere e scrivere", ed è il mio debutto assoluto in un luogo che ho frequentato spesso in questi mesi, per leggere la Mazzucato e Proserpina, ma non solo. Sono contenta di esserci, contenta di fare compagnia a Francesca e Manila, contenta di poter ringraziare sia loro che, soprattutto, Laura Guglielmi per l’attenzione che mi ha prestato. Mi auguro che qualcuno non abbia a soffrirne troppo anzi, per farla contenta, sono pronta ad affermare che il post non è un granchè e che lei l’avrebbe senza ombra di dubbio scritto meglio, anzi, non l’avrebbe scritto affatto.
Novità importanti riguardano il lavoro. La prossima settimana cambierò orari, e finalmente il pomeriggio sarò libera. Overdose di tempo per me e per ciò che amo fare, per le persone che mi mancano e per mettere la parola fine a questo periodo terribile cominciato il 15 ottobre dello scorso anno e che sembrava un tunnel senza uscita. Ora l’uscita la vedo, e la luce che arriva ai miei occhi sembra dirmi che ce l’ho fatta, che anche questa crisi è passata. Adesso provvederò ad organizzarmi le giornate, a sistemare le mie cose, a dare la priorità non più alle urgenze, ma alle necessità vitali: amore, amicizia, scrittura, progetti. Sono viva, è davvero il caso che me ne renda conto, adesso che finalmente avrò il tempo di farlo. Non ve ne abbiate a male, ma credo che anche questo questo blog riprenderà una vita più regolare e continua. Lo so, è una notizia ferale, ma meglio avvisare in anticipo, no?
Un bacio a chi c’è, sempre.
Son cose
Oggi sono qui. Domani chissà. Intanto scrivo e lavoro, lavoro e scrivo. E vivo con l’entusiasmo di chi sta riscoprendo valori importanti. Uno su tutti, l’amicizia. E il merito è di chi mi stupisce amandomi, nonostante tutto.
Fast Post
Si va, si torna, ci si gira un po’ intorno e poi, puntualmente, ci si ricasca. Le belle cose ultimamente camminano via mail. Notizie che rasserenano, entusiasmano, rendono meno appiccicosi questi giorni strani. Il progetto più importante è in dirittura d’arrivo. Manca poco, giorni direi, forse un paio di mesi. Poi, finalmente, capirò che significa toccare un sogno con le dita, lasciarci le mie impronte digitali. Un romanzo pronto aspetta un’importante verifica, e poi sarà promosso progetto numero due. Intanto un altro prende forma e corpo, mentre le idee diventano personaggi che diventano persone, al punto che mi trovo, giornalmente, a confrontarmi con loro, quando addirittura a doverci parlare.
In questo ultimo mese sono stata pochissimo in rete. E’ vero che ho scritto molto, vissuto molto, pianto, riso e fatto l’amore però… ci sono persone qui che mi sono mancate e mi mancano. Non tutte, grazie al cielo. Non esiste solo il blog. Emozioni e sentimenti hanno viaggiato via mail e via telefono, oppure occhi negli occhi. Quindi chi ha voluto essere con me c’è stato/a. So che, presto o tardi, riprenderò a postare con più regolarità e frequenza. Per ora va così, quando mi prende e mi gira, ma grazie a chi continua a passare di qui e a lasciare il suo segno. Io vi leggo, il poco tempo che passo al pc è tutto per leggere.
Sul Papa non dico nulla, il clima che si è creato favorisce i fraintendimenti. Ne parlerò più in la, a mente fredda. Qui voglio solo ribadire il fastidio che provo sempre, per chiunque, sulle esaltazioni post mortem. La gente va amata e sostenuta da viva, non da morta.
Sulle elezioni dico che va bene così. Sono contenta soprattutto per la mia amica pugliese.
Sto leggendo "Gli Schwartz", di Matthew Sharpe, poi leggerò il mio amico Gianni Biondillo. Gli ho fatto una promessa e intendo mantenerla.
Ecco, per ora basta così. A presto.




