Testimony
Giovedì, Aprile 28th, 2005Lui non aveva molto da dire. Difatti non lo diceva. Se ne stava zitto, in fondo alla fila, gli occhi bassi, timorosi. Lui non aveva molto da fare, e, infatti, non lo faceva. Aspettava lì, in fondo alla fila, senza fretta, senza ansia. Lui aspettava, aspettava senza sosta, ogni giorno, fieramente, aspettava fiducioso, forse rassegnato, comunque indomito. Sapeva, oh si lo sapeva, che prima o poi qualcosa, o magari qualcuno, insomma che sarebbe accaduta. La vita, intendo. Doveva capitargli, prima o poi, la vita. Sarebbe stato un giorno solo, o forse un minuto, ma sarebbe accaduta anche a lui. Qualcosa da fare. Qualcosa da dire. Qualcosa da raccontare, agli amici che non aveva. Una storia incredibile, di quelle da restare a bocca aperta ad ascoltare. Sarebbe stato il centro di un piccolo universo, prima o poi, un giorno, chissà. Doveva solo capitargli, un giorno, chissà, anche a lui, di vivere.
Attraversò la strada, un giorno, per caso, uscendo dalla fila. La vita gli sfuggì di mano, o forse no, anzi meglio, lo salutò da lontano, come aveva sempre fatto. Non la riconobbe, oh no, la vita. Incontrò qualcun altro, qualcos’altro, che non poté raccontare. Lo fecero gli altri, che non erano amici. Testimoni oculari, nulla più.
Affermarono che era ubriaco, o forse distratto, o meglio un sognatore. Si, affermarono che era un sognatore, e che non sembrava matto, ma che forse lo era, eppure mai se lo sarebbero aspettato, un simile epilogo. Sostennero che era successo così e cosà, che c’erano tanti dettagli, e che li avrebbero raccontati tutti, e in esclusiva, dietro lauto compenso. Le versioni si accavallarono e lui non seppe mai, oh no, non lo seppe mai, quanta vita visse intorno alla sua morte.
Lui non aveva molto da dire, difatti non lo disse mai. Neanche gli altri avevano molto da dire, ma loro lo dissero, tanto a lungo e ripetutamente che poi, alla fine, divenne la verità.





