Il mare dentro
C’è stato un tempo in cui mi piaceva partire senza conoscere la destinazione. Mi piaceva pensare che fossero i luoghi a cercarmi, a corrermi incontro. Io, al sabato, dovevo solo limitarmi a salire in auto e partire, al resto avrebbero pensato loro, i luoghi. Li avrei visti scorrere davanti ai miei occhi così rapidamente da non riuscire a coglierne l’essenza, la profondità, il sapore, ma soltanto a raccoglierne i contorni, il profumo della scia mentre furtiva, li attraversavo nottetempo, correndo per la mia strada. Poi, ad un tratto, un luogo mi avrebbe chiamato. Avrebbe usato una casa, un campanile, un cane randagio o un’insegna luminosa. Il luogo mi avrebbe chiamato ed io avrei accettato l’invito. Mi sarei fermata, sarei scesa, e mi sarei lasciata condurre per mano attraverso il mistero che ogni luogo sconosciuto possiede, come anche noi per chi non ci conosce.
Ho visto centinaia di luoghi così, fermandomi ad un loro cenno. Alcuni li ho amati il breve tempo in cui siamo stati insieme, come uomini conosciuti e amati il breve volgere di un’estate. Altri li amo ancora oggi e, se chiudo gli occhi, posso immaginare d’essere ancora lì, con la stessa prospettiva di sguardo che avevo allora, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni….
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Una frase mi ha colpito in questo bellissimo post: i luoghi sono dentro di noi. E’ verissimo: spesso torniamo in un luogo e lo ricordavamo diverso, mentre l’immagine che è rimasta dentro di noi rimarrà sempre immutata a distanza di anni.
Bruce Lee
P.S. Ti segnalo che da quando hai messo l’immagine qui sopra e l’hai allargata in altezza, con Firefox non riesco a leggere tutto il titolo del post, perché viene ricoperto.