T-V-B

Mi pregio di segnalare una bellissima iniziativa di due folli geni della rete, Zoro e Amlo, che hanno messo su un teleblog incalzante anzichenò. E’ on line la 4a puntata, dove si parla del caso-Dandyna. Non perdetela, quei due sono grandiosi. E’ consigliabile essere possessori di una discreta dose di ironia, e di un pochino di voglia di divertirsi. Se siete di quei blogger che credono il blog sia tutto, e il proprio nickname un santo del calendario, beh, allora lasciate perdere.

Quante cose

Quanti treni hai aspettato, fermo sulla banchina, nel freddo pungente del mattino? Ed erano treni da prendere, oppure occasioni da cogliere?

Quante strade hai percorso, senza conoscere il loro nome, e quanta gente hai sfiorato, senza riconoscere l’amore, l’odore?

Quanta gente hai dimenticato, quanti baci, quante notti?

Quante spiagge sono passate, da quando eri bambina? E i castelli di sabbia, i giornalini usati venduti per un gelato?

Quante volte hai detto –questo non me l’aspettavo-? Quante volte hai capito, salutando qualcuno, che non l’avresti mai più visto?

Quante volte hai detto –che fortuna-?

Quante invece –che sciagura-?

Quante volte hai scritto -mi manchi- senza ottenere una risposta, eppure averla, la risposta?

Quante volte hai salutato senza essere ricambiata?

Quante volte hai detto –ho sbagliato-? Meno di quanto hai detto –hai sbagliato tu-?

Quante volte sei partito in auto, senza avere ben chiaro dove andare, certo solo di voler andare?

Quanti voli hai perso? Quante occasioni? Quante volte hai detto basta, e basta non è stato?

E una volta, almeno una volta, l’hai detto mai –adesso si fa come dico io- per poi farlo davvero, sul serio, credendoci, una volta per tutte?

Io, alla luce fioca di questa candela, continuo a scrivere nel ventre caldo della balena. Tu, se vuoi, vienimi a cercare, prima che sia finita, e che si spenga la luce.

Anche se

Anche se io non la comprendo, deve esserci una ragione. Una qualunque, di quelle che vanno bene per un’ora, giusto il tempo di dimenticare tutto. Anche se non la conosco, deve esserci una verità. Parziale, assurda, incredibile, ma che sia la verità, da sbatterci il muso e farsi male, da piangerci un po’ e poi ricominciare. Anche se non l’accetto, deve esserci una spiegazione, e che è plausibile, credibile, di quelle che poi, dopo, non ti viene nemmeno da far domande, tanto è stata esaustiva, concreta, piena.

Anche se non la sento, deve esserci la vita, da qualche parte. Magari nascosta, acquattata nell’ombra, tra le foglie e gli alberi, pronta a tendere l’agguato vitale. Anche se non lo vedo, deve esserci un Dio. Un Dio vero, universale, che la smette una buona volta di farsi beffe di noi e ci guarda in faccia, con coraggio, e finalmente parla. Parla. Anche se non ci sei più, deve esserci qualcosa di te, qua dentro. Magari in un ventricolo, nel fegato, o appallottolato in un rene, o forse liquidamene in un’ovaia. Ci deve essere, qualcosa di te. Anche se non mi parli più, ha un suono, la tua voce. Una musica forse, visto che il solo ricordarla mi commuove. Io, che non lo farei mai, per un uomo.

Anche se non c’è più memoria, devono esserci ricordi, nella mia testa. Dovrei fare una ricerca, magari nel cestino della ragione, o sotto la scrivania dei sogni interrotti. Ma devono esserci, non posso averli perduti senza accorgermene. Avrei sentito il rumore, se fossero caduti per terra. Anche se non c’è più tempo, l’eternità esiste. Lo so, la percepisco, la temo. Ogni volta che scende la notte e il buio mi rammenta ciò che sarà, di me, di ognuno di noi, nel gelido silenzio siderale dell’eterna incoscienza. Anche se non vedo più niente, deve esserci la luce, da qualche parte. Che sia una stella, un sole o un’esplosione, o solo un cerino acceso, in una grotta umida, la stessa dove abbiamo inciso i nostri nomi perché qualcuno, un giorno, li leggesse e si chiedesse, per un attimo, chi eravamo.

Credo che si sia tutto, da qualche parte. Sono io, probabilmente, che non so dove cercarlo. Non sono una donna che si arrende, o almeno così credo che sia. Così vorrei che fosse.

Vado a cercarmi, devo essere da qualche parte, anche se ben nascosta. Forse sono l’unica che può stanarmi. Se solo lo volessi davvero.

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