Broken Barbie
Ci sono tante occasioni in cui capita di dire che non si ha tempo per fare questo e quello, che ci sono gli impegni, le cose, le persone, le responsabilità. Tutte scuse, tutte cavolate. Perché se qualcuno, di notte, per la strada, ti prende per il collo e ti stringe forte togliendoti il respiro e poi ti trascina dentro un casolare abbandonato e ti lega i polsi e ti lascia lì, da sola, al buio, in compagnia di tuoi mostri, allora il tempo lo trovi. Sei costretta a trovarlo.
Lei ha fatto così, con me, che sono una delle tante che l’ha letta. Mi ha prima sedotta con lo sguardo, poi mi ha messo al collo la sua bambola rotta e mi ha detto seguimi, vieni con me, guarda come sono, come sei anche tu.
Un solo giorno è servito, per leggere tutta la storia, quando magari intorno ho libri che prendo e poso senza riuscire a giungere alla fine. Lei no, non me l’ha permesso, costringendomi a guardare nei suoi occhi fin quando la coscienza dell’imposizione si è sciolta dentro la consapevolezza della mia volontà di farlo.
Mi ha sbattuto in faccia la sua vita, senza sapere, o forse sapendolo, che era anche la mia. Non uguale nei dettagli, nei passaggi, ma quella crepa, che si allunga fino a diventare il punto esatto in cui ti distruggerai in mille pezzi, quella è la stessa, identica.
Mi fermo a pensare alla gente che ho intorno. È strano, anzi no, ma ha ragione Stella. Sono tutte broken. Come lei. Come me. Potrei fare i nomi di tutte le mie amiche, o del mio uomo, sarebbe lo stesso risultato.
Ti dico che su certe pagine ho pianto. Nessuna vergogna, è accaduto, non importa. Quei mostri sono duri da cacciare via, tu lo sai meglio di me.
Lo voglio regalare alle mie broken barbies, so che lo ameranno e lo odieranno quanto me, il tuo libro. Che non ti lascia, non esce, non va via. Resta chiuso dentro a gridare la rabbia lasciando l’unico conforto che c’è qualcuna come te, e che adesso è più facile riconoscerla.
Dovrei dirti grazie per questa bambola rotta che vedo ciondolare sul mio petto, perché era già lì e tu me l’hai fatta vedere. Dovrei dirti grazie per avermi dato qualcosa che non sapevo di avere. Lo farò a modo mio, so che a te andrà bene. Lo sento.
Il blog di Alessandra Amitrano
Post dedicato a Fabiana, amica "broken barbie", con l’augurio che si rimetta presto, prestissimo, perché niente può farci più male.
News
Con un giorno di anticipo ecco arrivare la quarta parte di "Manila". Un terzo di storia è ormai pubblicato, e posso dirvi fin d’ora che saranno 12 i post totali. Forse ad agosto farò un breve pausa, ma penso pure che nessuno se ne accorgerà, o almeno lo spero per tutti noi.
Con un giorno di ritardo vi segnalo il pezzo del lunedì su Mentelocale, nella mia rubrica "Spunti di vista". Vi rammento che la mia rubrica è l’unica a concedere la possibilità di commentare, e credo sia un esperimento che, qualora i risultati fossero buoni, porterebbe ad estendere questa possibilità anche ad altre rubriche. A tal proposito ringrazio Marco Lagazzi ed Herr Effe che hanno contribuito sul pezzo della scorsa settimana con le loro opinioni.
Molto probabilmente il 13 agosto sarò a San Benedetto del Tronto per la presentazione di "Tua, con tutto il corpo". Probabilmente sarà il mio debutto ufficiale in pubblico. Probabilmente me la farò sotto. Un grazie ad Angela.
La grande prova

Stanotte mi sono svegliata di soprassalto, con un’immagine davanti agli occhi e un pensiero fisso nella mente. Si sa che l’estate, e l’approssimarsi delle ferie, generano in ogni individuo uno stato di stress notevole, quasi che fino a quel giorno non abbia sudato sangue sul posto di lavoro. Ma tant’è, ogni santa estate che arriva porta con sé il suo carico di elementi drammaticamente stressanti ed io, che sono una persona come tante, ne sono immancabilmente vittima predestinata.
Nonostante abbia l’abitudine di guardare la televisione di rado, tuttavia è prassi, all’ora di cena, avere lo schermo acceso davanti agli occhi, così da illudersi, guardando un telegiornale, di essere minimamente informati su quello che accade nel mondo. Il guaio è che, tra una cosa e l’altra, passano vari spot pubblicitari spesso innocui ma altre volte letali per la psiche leggermente assopita dal tg. Di norma i prodotti pubblicizzati all’ora di cena sono quelli adatti all’igiene orale, all’alimentazione corretta, alla bevanda più salutare. Tra questi, visto il periodo vacanziero, si è però vigliaccamente infilato lo spot che mi ha portato a svegliarmi di soprassalto, nel cuore della notte, in preda all’ansia più profonda.
La prova costume. La prova costume, capite? Avete presente quella pubblicità? Ecco, io rivedevo quella ragazza dall’aspetto normalissimo (furbi i creativi dello spotting a non metterci la classica top model tipo vitasnella) girarsi e rigirarsi davanti allo specchio della cabina al mare (???) con il sorriso sulle labbra tipico di chi è ampiamente soddisfatta di ciò che vede, voltarsi verso di me e puntare un dito accusatore. Io mi giravo, ignara, ma dietro me c’era solo una spiaggia deserta e dovevo perciò desumere che quello sguardo di malcelato rimprovero era proprio rivolto a me.
Con la fronte imperlata di sudore mi sono alzata dal letto mentre la vocina nella testa ripeteva, salendo di tono fino a diventare acutissima: la prova costume, la prova costume, la prova costume. Ci mancava solo la risata finale di “Thriller” (non ne sono certa ma forse c’è stata anche quella).
Ad ogni modo, vuoi per la stanchezza, vuoi per il fastidio che quella vocina sgraziata mi provocava, ho deciso che dovevo farla subito, nottetempo, all’insaputa di tutti. Si, anch’io dovevo abbassarmi a fare la famigerata prova costume, esame che aveva gettato intere generazioni di donne nello sconforto quand’anche nella depressione più profonda, nei casi più disperati.
Quatta quatta, mi sono messa davanti allo specchio, mi sono spogliata completamente nuda e lì, sola con me stessa ed il mio corpo, improvvisamente mi sono ricordata che io, il costume, non lo porto.
Sono tornata a letto e mi sono addormentata come una bimba.
Blog Mortem

Hey tu, mi senti? Sono qui, qui, dietro questo muro. Mi senti? C’è qualcuno, lì fuori? Qualcuno mi sente? Qualcuno può aiutarmi?
Sono qui, dietro questo muro, un muro alto, spesso, invalicabile. Bello, vero? L’ho fatto io, con le mie mani, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, dolore dopo dolore. È alto, molto alto. Ed è solido, molto solido, non provarti ad abbatterlo.
Fammi sentire la tua voce, ti prego. parlami, dimmi qualcosa. Dietro questo muro non c’è nulla, oltre me. Io, e questo cerchio di cielo sopra la testa, un giorno azzurro, un altro giorno grigio, e poi nero, la notte. Tanto nero. Senza luci, senza stelle, senza rumori. Così vuoto, e inutile e tetro.
Ma tu mi ascolti? Ci sei, oltre questo muro circolare che segna il perimetro esatto del mio niente. Se ci sei, oltre questo muro, dimmi com’è, il suono del tempo che passa, e l’odore di casa e di cena. Raccontami i tuoi respiri, i tuoi sospiri, e parlami di quella gioia al mattino, quando apri gli occhi sul mondo ed il mondo è ancora lì, dove l’avevi lasciato tu, la sera prima.
Hey tu, lì fuori, ci sei? Mi senti? Io sono qui, dietro questo muro. È inutile che lo segui, che ci giri intorno, tanto non troverai entrate, ed io non ho mai trovato uscite. È alto, molto alto, e bianco, tanto bianco. Così bianco che quando c’entra il sole mi pare quasi svanire nel bianco e mi sembra di essere di nuovo libero, e ancora vivo. Per un attimo, breve, assaporo il terrore di essermi sopravvissuto.
Vorrei che tu fossi qui, adesso, per vedere quello che vedo io. Vorrei che tu sentissi com’è, questo vuoto, questo nulla cui si riduce un uomo, per raccontarlo, per dirlo agli altri, a quelli fuori che tirano su mattoni. Per dirgli com’è, per spiegare cos’è, al di qua del muro. Diglielo, che vorrei tornare a casa. Diglielo. Gridalo forte, se non ti ascoltano, urlalo. Pure se io non ti sento più, almeno, o forse, ti sentiranno loro.
Manila – Storie di Strada – terza puntata online qui, su Calde Luci Rosse.
Spunti di vista
Il primo mistero di Tittyna è svelato. Il regalo di Laura Guglielmi, di cui vi avevo parlato qualche post orsono, è arrivato. Dirvi che sono felicissima è dire poco, tant’è che sono appena rientrata e subito mi sono connessa per fare un salto su Mentelocale. "Spunti di vista", racconti, pensieri e opinioni di una blogger, è la mia prima rubrica settimanale. Non voglio dire che mi sento una giornalista, però da neofita quale sono spero mi sia concesso un po’ di sano entusiasmo. Avevi ragione, Asia, a dire che le cose mi stavano già succedendo. Grazie alla preziosissima opera di Mina Vitiello tutti i miei articoli precedenti, e pubblicati nella sezione "Leggere e Scrivere" sono stati riportati all’interno dell’archivio della mia rubrica, su "Modi e Mode", per una più agevole e compatta visualizzazione.
L’articolo di questa settimana parla dei blog, e magari potrà essere oggetto di discussioni, perchè no. Ne sarei felice. Andiamo avanti così, che la rotta è quella giusta e il cielo è sereno.
Io & Me
Di norma mi cerco obiettivi a lunghissima scadenza di modo che possa dimenticarmene con tutta calma e senza sentirmi particolarmente in colpa, dopo.
Esiste un meccanismo tanto perfetto quanto perverso, nella mente umana, che tende ad archiviare le cose in modo tale che, quando vai a prendere un foglio qualsiasi non è mai quello che cercavi. Inoltre, e in questo consiste la genialità della faccenda, si tratta sempre di qualcosa che ti porta così lontano da ciò che cercavi da fartene dimenticare, spesso in modo definitivo.
Ultimamente, invece, comincio delle cose e poi, incredibile a dirsi, le porto a termine. Questo cozza tremendamente con l’immagine e l’idea che ho di me stessa. Sto cambiando, avvertendo la mutazione, oppure tutto questo è solo momentaneo?
La verità è che sono convinta che sta per accadere qualcosa. Cosa non lo so, ma è lì, dietro l’angolo, e mi sta per succedere. Poi non potrò dire che non l’avevo detto.
Live Update
La seconda puntata di "Manila" è online. Basta cliccare sul banner a lato e vi troverete catapultati dentro un’avventura entusiasmante e avvincente (ma che diavolo sto dicendo!!).
Questo progetto in progress è pubblicato anche su KingLear quindi, se vi va, potete leggerlo anche lì, che una seconda visione, di norma, compendia al meglio la prima.
Sono stata intervistata da un’importante rivista nazionale, che non vi citerò, per ora, neanche sotto tortura. Sapete perché? Perché sono certa che, per problemi di spazio, taglieranno proprio la mia parte.
Laura Guglielmi mi ha fatto un gran regalo. Poi vi dirò, non è ancora il momento (si lo so, stamattina sono un pochettino str***a).
Stanotte alle 4:41 mi hanno rubato la macchina. E’ stata ritrovata alle 5:20. Un’ora e mezza in strada, sul luogo del ritrovamento, poi deliziosa passeggiatina al commissariato di Ostia, da dove sono fuoriuscita alle 8:30. Poi uno ti dice, come ti svegli al mattino? Felice o contrariata? Non so, fate voi.
Giudizi Universali*
tratto da "L’era del cinghiale bianco"**
Era non avere la patente. Era comprare una patente. Era andare in moto dietro a qualcuno. Era andare in macchina, sui sedili dietro, con qualcuno. Era la trasmissione di cantautori italiani nelle prime radio libere. Era andare fuori gli studi delle tv private che ospitavano i Take That. Era il profumo di tigli. Era il profumo delle merendine confezionate. Era d’estate e tu eri con me. Era d’estate e tu eri con me, e con lei, e non era un Pensiero Stupendo. Era la sensazione che il mondo fosse da scoprire. Era la sensazione che il mondo non l’avrei mai scoperto. Era la certezza che il mondo fosse mio. Era la certezza che il mondo fosse altrove.
Era il volantinaggio. Era il libertinaggio. Era io l’anarchico che sbatteva un gelato in faccia a lui del fronte della gioventù. Era io quella che sbatteva il gelato in faccia a lui che mi chiamava puttana. Era io l’anarchico che litigava con tutti al circolo degli anarchici. Era io che litigavo con le amiche del muretto per i ragazzi. Era il cineforum. Era la discoteca. Era la sbronza dopo il cineforum. Era la sbronza dopo la discoteca, con conseguente ricovero e segnalazione alla questura. Era Prévert. Era Pirandello. Era il cuore che pompava la libertà delle idee. Era il cuore che pompava alienazione d’idee. Era la non solitudine.Era l’isolamento tra quattro mura.
Era la famiglia che non poteva più essere il fondamento della società. Era la famiglia che andava abolita come una volta il tassello civile della schiavitù. Era la famiglia che non poteva più essere il fondamento della società, che andava abolita come una volta il tassello civile della schiavitù e la mia si faceva pioniera, dissolvendosi tra le macerie della mia adolescenza. Era la famiglia dove rientravo di notte sbattendo contro gli spigoli delle porte. Era la famiglia dove rientravo di notte sbattendo contro gli spigoli delle porte e le mani aperte e dure di mio padre. Era la famiglia che dopotutto sognavo. Era la famiglia che poi è stata. Era la famiglia che non è. Era la famiglia allargata, tra nuovi compagni e nuove compagne e un equilibrio perduto per sempre.
Era il giro del tempo. Era il giro a vuoto del tempo. Era l’apertura degli spazi. Era la restrizione degli spazi. Era la follia del non sentirsi legato. Era la follia del non sentirsi legata eppure lo stesso prigioniera. Era tutta la vita davanti. Era tutta la vita davanti. Era la vita che vivevo senza sognarla. Era la vita che vivevo senza accorgermi. Era il sogno di cambiarla già da allora. Era accorgermi che non potevo davvero cambiarla, già da allora. Era già da allora la disillusione, il tempo immobile, lo spazio chiuso. Era già da allora la disillusione, il tempo perduto, lo spazio concentrico. Era pensarci solo di notte fumando l’ultima canna. Era pensarci solo di notte, seduta sul davanzale della finestra, guardando giù, nell’abisso, fumando l’ennesima canna. Era la percezione netta di come sarebbe andata a finire la storia. Era la percezione confusa di come sarebbe andata a finire la storia. Era la stessa storia banale e assurda che ognuno di noi vive. Era la stessa banale assurda storia che ognuno di noi vive. Era vedermi a 44 anni come sono ora. Era dimenticarlo, quando tornava giorno. Era vedermi a 28 anni come sono ora. Era cercare di dimenticarlo, quando tornava giorno. Era non riuscirci quasi mai.
**Tutto questo è colpa sua, ha cominciato prima lui
I love cinema

Il cinema americano è, da sempre, il faro luminoso che guida qualsiasi cineasta alla realizzazione di un film. È solo dopo aver visto, studiato e analizzato il cinema americano che si può metter mano alla macchina da presa e tentare di realizzare qualcosa che somigli vagamente ad un film vero. Solo dopo aver imparato la teoria e la tecnica del cinema americano si può pensare di ottenere da una qualsiasi produzione, anche la più scalcinata, i fondi necessari alla realizzazione di un lungometraggio. Il cinema americano è il cinema, tutti gli altri vengono dopo, in scia, più o meno degnamente. Sappiate, e questo è un autentico scoop, che i fratelli Lumiere erano in realtà americani e che furono ceduti alla Francia esclusivamente per sdebitarsi della famosa statua avuta in dono dai transalpini. John and Jack Lumierson erano americani fino al midollo.
Per aiutare gli aspiranti critici e cineasti italiani nell’apprendimento delle basi necessarie ho realizzato questo breve trattato sulla sceneggiatura della commedia sentimentale all’americana che è, senza dubbio alcuno, la madre di tutte le commedie. Pare che addirittura la commedia greca di Menandro e Filemone abbia attinto a piene mani dai maestri statunitensi dell’epoca tanto che lo stesso Plauto s’adirò non poco quando fu tacciato di aver copiato dai greci le sue opere. Destò grande sorpresa, tra i Romani, la rivelazione che fece lo stesso Plauto secondo la quale fu la visione di “Serendipity” e “Alex ed Emma” a cambiargli la vita. C’è da dire che i Romani, inguaribili esterofili, trovarono la cosa degna di encomio.
Tornando a noi, sappiate che al di fuori di questi rigidi schemi drammaturgici non v’è possibilità di realizzazione, quindi imparate al meglio le linee guida di questi semplici screenplays e avrete fatto passi da gigante.
Linee guida della commedia sentimentale americana
Lezione di sceneggiatura
1- La classica
Lui ama lei, ma lei se la tira da matti. Lei è superiore a lui per estetica (lei gran figa, lui inguardabile), ceto, censo insomma, come direbbe Totò, è superiore al censo per censo. Lui deve ancora realizzarsi quindi appare modesto e sommariamente sfigato. Ha amici sfigati, una famiglia sfigata, una Ford decappottabile del 1908 e una casa-zattera in affitto di cui si vergogna. Lei, nel frattempo, se la spassa con un tipo ricco, biondo, pari grado e stupido come una melanzana alla griglia. Lui, umiliato e offeso, s’allontana da lei per tornare solo quando un colpo di culo, cioè, di scena, lo aiuta a realizzare il suo sogno e quindi a conquistare l’attenzione e la stima dell’intero pianeta terra (generalmente questi tizi diventano cantanti, scrittori, pittori, broker).
Lei, davanti a qualche milione di dollari, ammette senza pudore alcuno i suoi errori e la sua superficialità, quindi mostrandosi contrita e pentita gli confessa candidamente e senza alcuna vergogna di averlo sempre amato e che si era allontanata da lui per colpa della sua famiglia, che osteggiava quel rapporto e quel sentimento profondo. Lui, memore delle scopate di lei con la melanzana, fa il duro e se la tira per un po’, ma poi eroicamente capitola (dovrà pur finire il film).
Conclusione su matrimonio hollywoodiano oppure, ancora meglio, su una riunione di famiglia con bambini che giocano nel giardino di una villa sfarzosissima e i genitori di lei, ormai nonni, che riempiono lui di attenzioni e cortesie.
Se saprete scegliere bene gli attori 4 stelline non ve le toglie nessuno, in più vi sarà concessa l’opportunità di realizzare l’inevitabile sequel. Coppia consigliata al momento: Brad Pitt, Angelina Jolie. Non dovrete neanche fare promozione al film, penseranno a tutto loro.
(Segue)
Relazioni temporali

- Dai Gianni, smettila con questa storia, stai diventando noioso.
- Non lo sto diventando Laura, lo sono. E sai perché lo sono?
- Si, lo so perché lo sei. Perché hai trent’anni più di me, giusto? Non è forse questo il problema? Non è sempre stato questo, il problema?
- Brava, vedi che hai capito? Ho trent’anni più di te, Laura, e non sono uno scherzo. Mentre tu nascevi io avevo già una moglie e due figli. Ero già ai vertici della società per cui lavoro da 35 anni. Quando tu ancora non camminavi io ero già laureato da 6 anni…
- Ma è possibile che non sei capace di pensare alla tua vita senza necessariamente relazionarla alla mia?
- No, perché è proprio questo che mi chiedi, Laura. Se tu vuoi relazionarti con me io devo per forza fare altrettanto.
- Io non t’ho mai chiesto di relazionarti. Ti ho chiesto di stare insieme. Parlare, mangiare, uscire, qualche volta scopare. Non mi sembrano programmi fuori dalla tua portata.
- Tra vent’anni io ne avrò 72. Tu 40. Vuoi davvero farmi credere che non vedi il problema?
- No Gianni, non lo vedo il problema. Io tra vent’anni non ci sarò più. Io tra vent’anni sarò cenere da quindici. Adesso ci puoi venire a letto con me, o ti serve altro?




