Un’altra storia

Ho desiderato cancellare tutto e poi riscriverlo. Ho desiderato sostituire i personaggi, i loro ruoli, i loro caratteri. Ho sognato di trasferire tutto in un’altra città, in un’altra nazione, su un altro pianeta. Ho gridato per una malattia che non c’entrava niente con la storia eppure la faceva da protagonista.
Ho pensato di cambiare colore e immagini, ho maledetto anche la scelta dei nomi, dei cognomi, dei segni e dei simboli. Ho sperato d’essere ancora in tempo per farla rotolare per terra, sull’erba, sulla sabbia. Ho desiderato che aprisse gli occhi sul cielo, e che il profumo fosse così forte da svegliarla. Ho pregato perché attraversasse il ponte, perché le ferite smettessero di sanguinare. Ho immaginato di accartocciare migliaia di fogli impiastrati da segni sovrapposti, calligrafie diverse, anime e lacrime.
Ho sperato di poterlo fare; l’ho chiesto, invocato. Ma non si poteva proprio.
Era solo una coscienza.
Il dottor Fagioli
Il dottor Fagioli trovava francamente intollerabile che a qualche sua paziente, occasionalmente, capitasse di morire. Intollerabile e fastidioso c’è da aggiungere, per via non solo del danno economico derivante la perdita fisica di una cliente, ma per quella mania tutta italiana di avviare indagini su ogni minima, stupida cosa. Indagini che era costretto a bloccare sul nascere utilizzando, ancora una volta e per ironia della sorte, del denaro. Il danno, evidentemente, era doppio. Mancate entrate da una parte, considerevoli uscite dall’altra. E sì che la sua, bisogna ammetterlo, era un’attività molto redditizia, di facile svolgimento e senza palesi controindicazioni. Era una passeggiata di piacere, se non fosse stato per quegli occasionali e inopportuni decessi.
Le pazienti si presentavano da lui in condizioni di sovrappeso intollerabili, desiderose solo di affidarsi completamente a qualcuno che fosse in grado di guidarle mano nella mano verso una condizione fisica umanamente accettabile. Spesso, quand’anche sempre, queste pazienti venivano a loro volta presentate al dottore da altre pazienti che, grazie alle cure del dottor Fagioli, apparivano al massimo del loro splendore, dimostrando vent’anni di meno e sottolineando in ogni discorso i pochi mesi che si erano resi necessari alla perdita di 20, 30, 200 chili.
Le novizie, moralmente a pezzi e guardate con disprezzo da mariti, figli e conoscenti vari, alcune preda della depressione più acuta, queste donne dicevo, trovavano nell’amica rediviva il seme della speranza. Forti di questa ritrovata consapevolezza pagavano senza fiatare l’esosa parcella per la prima visita, fingevano inconsapevolmente che quella visita avesse una qualche reale valenza scientifica e poi, con le preziose ricette in mano si lanciavano dentro la prima farmacia disposta allo spaccio di stupefacenti per acquistare, a suon di euro, le famigerate pasticche annienta-fame.
Le pasticche. Le famose pasticche del dottor Fagioli, quelle da sciogliere direttamente nel Sacro Graal per acquisire l’eterna giovinezza, ed il fisico da inflazionata top model.
Il guaio vero, per le pazienti, era che una volta smesse le pasticche tornavano spesso e volentieri quelle di prima, quand’anche qualcosa di più e di peggio, disilluse e vinte fin nel profondo, con la forza di volontà di un topo davanti al formaggio.
Altre, occasionalmente e a tradimento, addirittura morivano, creando al dottor Fagioli i penosi problemi di cui sopra. Dura la vita del missionario, pensava tra sé, maledicendo l’ennesima poveretta passata a miglior vita, e il denaro finito nelle tasche di chi poteva insabbiare l’ennesima pratica. Ma tant’è, in fondo doveva pur andare avanti, che mantenere
PS 1: Lo so benissimo cos’è successo a Londra. Semplicemente non ho voglia di parlarne.
PS 2: La prima puntata di Manila è qui.
Manila is coming
Eccola qui, questa è la copertina, o il banner che dir si voglia, del progetto che sta per partire su "Calde Luci Rosse". Ciò significa che ormai ci siamo e salvo complicazioni martedì potrete leggere il primo dei dodici post che comporranno il primo episodio (e che spero non resti l’unico). Si legge che sono emozionata per questo? Forse si, perché normalmente in questi casi divento pedante e mi sto accorgendo proprio ora di esserlo.
Su Mentelocale domani esce il mio consueto articolo del lunedi. Si tratta di un piccolo omaggio alla mia casa, che credo d’aver descritto nei minimi particolari, o almeno in quel che più amo guardare. Nel frattempo c’è una bella recensione di "Tua, con tutto il corpo", dove ho conquistato insieme a Lisa, la protagonista del mio racconto, un paio di righe.
Infine due parole sul Live 8. Nel bene e nel male bisogna accettare il fatto che oggi soltanto la musica è capace di aggregare così tante persone per un evento. Non ci riescono le altre arti, non ci riesce ormai più da secoli la politica. Non credo sia intelligente accusare gli artisti di essere diventati vecchi, o di non essere all’altezza. In circostanze come questa, a prescindere dall’utilità dell’atto in sé, ciò che conta credo sia scoprire che, grazie a non so chi, c’è ancora qualcosa capace di far uscire la gente di casa e riunirla davanti ad un palco. Se arrivi o meno qualcosa in Africa, o se questo movimento sia in grado di smuovere determinate decisioni non è fondamentale. E’ ovvio che questi problemi possono avere solo soluzioni politiche. Ma criticare tutto solo perché è snob farlo lo trovo francamente stupido. Ecco un post, tra tutti quelli che ho letto a riguardo, che linko con vero piacere, e ringrazio Daisy aggiungendo che Madonna è unica e meravigliosa, parola di vecchia fan.
UPDATE: Ecco il link all’articolo su MENTELOCALE, "La casa bianca".
Altra serie di cose

Vogliamo dirlo che è passato un mese dall’uscita di "Tua, con tutto il corpo"? Ok, diciamolo, e diciamo anche che qui, su IBS, cominciano a fioccare le recensioni di chi il libro l’ha letto. Devo dire che sono soddisfatta. Sebbene nessuno di mia conoscenza abbia lasciato tracce, le recensioni sono per la maggior parte buone, ed incontrano i miei gusti. Angela Buccella, Manila Benedetto, Eliselle, Daniela Gambino, insomma, quelle che più mi sono piaciute sono anche quelle più citate. Non posso nascondere la soddisfazione di essermi vista citata anch’io, con belle parole, da persone che non conosco e che hanno evidentemente letto il mio racconto con spirito e mente aperti. Io vi ho lasciato il link, spero che anche voi che mi seguite e leggete da tempo abbiate presto l’opportunità di esprimere il vostro parere. Insomma, ci terrei ecco.
A questo proposito avrò presto modo di fornirvi una data per la presentazione. Devo solo sentire l’editore per mettervi a disposizione un numero di copie adeguato. Poi saprete tutto, data e luogo.
Su "Calde Luci Rosse" partirà, a breve, "Manila, storie di strada". Sarà un racconto/romanzo postato a puntate che, qualora io riesca a trarre sempre nuove e buone idee, acquisirà lo stato di serial. Vedremo, intanto la prima puntata è quasi ultimata e presto sarà on line.
Fate i bravi, anzi no.




