Le parole
Di fronte alle immani catastrofi mi torna sempre alla mente l’ultimo spettacolo di Beppe Grillo trasmesso dalla RAI non so più quanti anni fa, nel quale, tra le altre cose, era evidenziata l’importanza delle parole, il loro uso scorretto, spesso volutamente tendenzioso.
Già lo scorso natale ho dovuto dire addio al buon vecchio “maremoto” ottenendo in cambio uno “tsunami” che, invero, continua a non convincermi. Sì perché le nostre parole contengono spesso non solo l’indicazione della cosa ma anche una possibilità d’immaginazione. Maremoto, terremoto, alluvione, sono tutte parole che evocano immagini catastrofiche ben più aderenti all’avvenimento di quanto possa mai uno “tsunami”. Ci vorranno anni di ripetizione e di elaborazione di questa parola affinché al solo dire “tsunami” appaiano, ai nostri riparati occhi neocon, le poderose immagini di gente arrampicata su alberi quasi completamente sommersi da onde anomale. Inutile sottolineare che anche la natura dovrà darci una mano, offrendoci tsunami in quantità sufficiente a poterlo dire e scrivere abbastanza. Auguriamocelo.
Perché noi, nel nostro piccolo, ci diamo da fare e ci applichiamo con grande impegno a questa rivoluzione linguistica. Basta vedere il totale abbandono di parole crociate, crittografati e crucintarsi a vantaggio di un esotico quanto incomprensibile Sudoku, per il quale ci sono voluti due mesi per mettersi d’accordo. Sodoku, sudoko, su-doku. Fortuna che l’editoria, sempre sensibile al problema della cultura allargata alle masse, sta provvedendo con la pubblicazione forsennata di volumi che spiegano tutto con ottimi risultati di vendite, il che significa che si, l’Italia ha fame di cultura.
L’altro giorno stavo osservando una signora, alle prese con un bambino che opponeva una strenua resistenza al rispetto delle regole di convivenza civile, ingollando e sputando caramelle mou una dopo l’altra. Le caramelle mou, che sono di natura molto appiccicosa, tendono ad applicarsi alle suole delle scarpe facendo, dopo pochi passi, un tutt’uno con loro.
Alla fine, esasperata, la signora ha colpito con la mano aperta la guancia del ragazzino impunito. Un signore lì accanto, forse fautore dell’educazione liberal, quella cha ha generato orde di quattordicenni che danno serenamente dell’idiota ai padri ottenendone in cambio un sorriso contrito (ah mio figlio, ha sempre voglia di scherzare), di fronte a tanta violenza è intervenuto prontamente:
- Ma signora. Per così poco, dargli uno schiaffo.-
- Non era uno schiaffo, caro signore. Era una carezza anomala.-
Comments
19 Responses to “Le parole”
Leave a Reply





un saluto sempre
complimentandomi
con affetto
Jk
W la parola ed il suo corretto uso!!!
mi trovi perfettamente d’accordo con te, e lo sai…
bacio!
Dunque quando mia mamma, anni fa, mi ha lanciato una sua pantofola (invero uno zoccolo) si sarà trattato di “uso improprio di calzatura”?
Non capisco proprio questo internazionalizzare l’italiano… Mai visto un inglese che utilizza l’italiano come noi usiamo l’inglese in mezzo al nostro italiano…… e non parliamo dei dialetti che più passa il tempo e più si perdono……..
dunque….se rientrando a casa metto sotto un topo di fogna di sesso femminile, devo pensare che ho arrotato una puttana????
Jesusk

Grazie, un bacio anche a te.
Abreast
Vero? Ah, le nostre amate amabili parole.
Auguri seppir in ritardo per chi sai tu.
Bacitanti
Imogene
No Imo. La parola chiave, attualmente, è “anomalo”. Uno che ti sbatte in terra di notte in una stradina buia non è più violenza sessuale. E’ “sesso anomalo”. Uno che ti tampona è “guida anomala”.
Uno che ti rovescia la colazione addosso è “cappuccino anomalo”.
L’unica cosa non anomala è che in tutti i casi si tratta di str***i. :))
Baci tesoro
PS: sono gelosissima di Penny, sappilo. E non giustificarti dicendo che sono una “sentimentale anomala”. :))
Bhaiti
Io adoro la nostra lingua. Una delle cose di me che mi fa arrabbiare è quando la uso male io stessa.
Un bacio
Beghemot

Rimango sempre favorevolmente colpita dal tuo animo profondamente poetico.
non temere, tittyna… se continuerai a seguirmi con una certa assiduità tra non molto riuscirai ad “arrivare puntuale” al prossimo appuntamento (anche se, conoscendoti un po’, a dire il vero ho qualche dubbio… :-))
bacio!
sai che ho anch’io una gran voglia di distribuire “carezze anomale”?
ciao bellissima, ogni tanto riemergo…
Bellissimo post…
parole, ah cazzo quanto ci ho scritto sulle parole, e il loro significa.
un bacione
Brillante come sempre questo post, condivido tutto quello che hai detto. Riesci sempre a fare un’analisi molto precisa, sempre con quell’ironia di fondo che apprezzo moltissimo.
In poche righe sei riuscita a fare un ritratto preciso di questa nuova generazione di adolescenti, che mi appare completamente estranea.
Bruce Lee
Abreast
Ce l’ho purio, qualche dubbio :))
Baci
Eso
Weeehh! Bentornato! Smettila di pensare alle carezze anomale e torna a scrivere sul blog, pigrùn! :))
Baci
Niobe
Oh Gesù, non mi ci far pensare. Te e le parole, roba da farci uno sceneggiato, anzi, un serial :)))
Ti adoro, smuack
Bruce
Sei troppo buono con me :)))
La totale assenza del valore del rispetto si sta ripercuotendo sulle giovani generazioni in maniera deleteria.
Quello che mi spaventa è che lo dicevano anche i nostri genitori, della nostra :))
Un bacio grande grande
carezza anomala…. ben detto.
se il rispetto reciproco si insegna con carezze anomale, beh, sono pronto
a dare e ricevere.