US Force
New Orleans Today:
I ricchi fuggono. I poveri muoiono.
Mi sorge un dubbio curioso. Ma non è che, a furia di esportare democrazia, qualcuno sia rimasto beffardamente senza?
Le parole
Di fronte alle immani catastrofi mi torna sempre alla mente l’ultimo spettacolo di Beppe Grillo trasmesso dalla RAI non so più quanti anni fa, nel quale, tra le altre cose, era evidenziata l’importanza delle parole, il loro uso scorretto, spesso volutamente tendenzioso.
Già lo scorso natale ho dovuto dire addio al buon vecchio “maremoto” ottenendo in cambio uno “tsunami” che, invero, continua a non convincermi. Sì perché le nostre parole contengono spesso non solo l’indicazione della cosa ma anche una possibilità d’immaginazione. Maremoto, terremoto, alluvione, sono tutte parole che evocano immagini catastrofiche ben più aderenti all’avvenimento di quanto possa mai uno “tsunami”. Ci vorranno anni di ripetizione e di elaborazione di questa parola affinché al solo dire “tsunami” appaiano, ai nostri riparati occhi neocon, le poderose immagini di gente arrampicata su alberi quasi completamente sommersi da onde anomale. Inutile sottolineare che anche la natura dovrà darci una mano, offrendoci tsunami in quantità sufficiente a poterlo dire e scrivere abbastanza. Auguriamocelo.
Perché noi, nel nostro piccolo, ci diamo da fare e ci applichiamo con grande impegno a questa rivoluzione linguistica. Basta vedere il totale abbandono di parole crociate, crittografati e crucintarsi a vantaggio di un esotico quanto incomprensibile Sudoku, per il quale ci sono voluti due mesi per mettersi d’accordo. Sodoku, sudoko, su-doku. Fortuna che l’editoria, sempre sensibile al problema della cultura allargata alle masse, sta provvedendo con la pubblicazione forsennata di volumi che spiegano tutto con ottimi risultati di vendite, il che significa che si, l’Italia ha fame di cultura.
L’altro giorno stavo osservando una signora, alle prese con un bambino che opponeva una strenua resistenza al rispetto delle regole di convivenza civile, ingollando e sputando caramelle mou una dopo l’altra. Le caramelle mou, che sono di natura molto appiccicosa, tendono ad applicarsi alle suole delle scarpe facendo, dopo pochi passi, un tutt’uno con loro.
Alla fine, esasperata, la signora ha colpito con la mano aperta la guancia del ragazzino impunito. Un signore lì accanto, forse fautore dell’educazione liberal, quella cha ha generato orde di quattordicenni che danno serenamente dell’idiota ai padri ottenendone in cambio un sorriso contrito (ah mio figlio, ha sempre voglia di scherzare), di fronte a tanta violenza è intervenuto prontamente:
- Ma signora. Per così poco, dargli uno schiaffo.-
- Non era uno schiaffo, caro signore. Era una carezza anomala.-




