BlogStar
La discussione che prepara il "Salone dell’Editoria" di Genova si fa sempre più interessante. Nonostante il mio contributo, voglio dire. Il mio articolo settimanale su Mentelocale.it, "Blog e controblog", conquista la testata in prima pagina, e Marina Bellini ne fa un post su IneditaBlog per stimolare la discussione. Se avete qualcosa da dire sull’argomento, questo è il momento di farlo.
Cioè, a me farebbe piacere la vostra opinione. Qui, o su IneditaBlog.
Test (acci. Sua)
Per colpa di qualcuna, non faccio nomi, sono stata costretta a sottopormi alla solita catena che infesta come un virus i blog italiani. Per evitare problemi intestinali, come da anatema lanciato sul blog della suddetta, mi cimento nell’ardua impresa.
Nome: Tiziana
Soprannomi: Titty, Tittyna, Titta (mi ci chiamano solo due persone, Mirko e Asia)
Numero di candele che avevi sulla tua ultima torta di compleanno: Un due e un altro che ora non ricordo.
Data in cui di solito spegni quelle candele: 2 ottobre
Altezza: 1,63
Peso: variabile
Colore occhi: blu/grigio
Colore capelli: biondo cenere
Colore pelle: bianchissima
Braccialetti, catenine: braccialetti no, catenina una di morellato con il mio segno zodiacale. Un regalo. Per il resto preferisco gli anelli.
Cicatrici: una piccolina sulla tempia, una sul gomito destro.
Operazioni: solo una, ma delicata.
Giorni in ospedale: quelli fatti, o fatti fare?
Ti hanno mai scambiato per qualcun altro? Si, una coppia a Lerici mi ha scambiata per Paola Barale.
Studi/lavori: lavoro, porca zozza!
Profumo: Mi danno il mal di testa. Amo “Oui”, di Lancome, ma lo porto pochissimo.
Numero preferito: 17.
Fumi: non molto.
Idoli: Madonna su tutti.
Ti piace viaggiare: Si, se potessi….
Hai mai dedicato poesie a qualcuno/a? Si, ovviamente.
Te ne hanno dedicate? Tante.
Zone in cui ti piace essere baciato: ci sono zone dove non mi piace??
Il sogno che non si potrà mai realizzare: conoscere Madonna e cantare con lei.
Strumento musicale: chitarra.
Hai mai pensato di mollare tutto e ricominciare la tua vita? Mollare tutto si, ricominciare no, troppa fatica.
Sogni spesso? Si.
Sogno erotico preferito: fare sesso con uno sconosciuto che mi prende con la forza.
Che cosa fa il/la tuo/tua migliore amico/a?: scrive un blog.
Cibo preferito: la pasta.
Cibo che ti fa più schifo: interiora
Prima portata: pasta al pesto.
Seconda portata: bistecca ai ferri (di vitella deceduta per cause naturali).
Dolce: gelato
Bevanda preferita: birra.
Bevanda alcolica: tequila boom boom (però era alcolica pure quella di prima eh eh)
Gelato: pistacchio e nocciola. (Pistacchiiiiiii!)
Ascolti quello che dicono le persone di te? Si, sempre (questo non vuol dire che poi…)
Film porno preferito: Rocco e le storie tese (è il primo che mi è venuto in mente, ma ce ne sarebbero altri)
Hai mai chiamato il 166? No. Ho ricevuto semmai.
I tuoi vestiti li scegli al buio o li sceglie qualcun altro?: Qualcun altro.
Cantante preferito: Madonna.
Come ti giudicheresti? Perfetta e bellissima. J
Timido o estroverso? Timida.
Sensibile o insensibile? Ipersensibile.
Come ti giudicano gli amici? Certe cose preferisco non saperle, le amicizie durano di più, così. 
Le persone del sesso opposto? Opposto? E chi si oppone!
Cosa colpisce di te? Occhi, seno, sorriso, malizia.
Cosa cambieresti di te? Il mio carattere impossibile.
Il regalo più brutto che hai ricevuto? Saponette da bagno.
Hai mai fatto a botte? Siiiiiii!
Hai mai rubato? Un rossetto alla standa.
Cosa tieni sotto il letto? A parte la polvere?
La cosa più stupida che hai sentito dire ultimamente? Che ci sono guerre giuste.
La tua fobia: I topi.
Ti sei mai pentito di qualcosa che hai fatto? Si.
Cosa? Non averci pensato abbastanza.
La tua cameretta: confusa e felice.
Canti sotto la doccia? Si.
I nomi dei sette nani? Mammolo, Pisolo, Eolo, Gongolo, Dotto, Brufolo, Eccolo.
Sei mai stato bocciato? Si, alle medie. Incredibile.
Canta un pezzo di una canzone che ti viene in mente: una poesia, anche per te. Forse non sai quel che darei, perché tu sia felice, piangi lacrime di aria…
Il test è quasi finito. Sei contento/a? Noooo, perchè?
Saluta le tre persone a te più care: ti amo, ti amo, ti adoro!
Saluta le tre persone a te più antipatiche: ciao, ciao, ciao.
Ora Tocca a:
Giulia (maghetta/streghetta)
Eliselle
Viss
E basta sennò mi faccio troppi nemici J
La Notte di Titty, Lisa, Silvia

Questo è un articolo auto-referenziale, stucchevole, decisamente smielato, colmo di sentimenti belli, profondi, e quindi noioso. E’ un articolo che parla di amore, amicizia, legami di pelle e di cuore, di voglia di stringersi e baciarsi. È l’ideale per un blog.
Un anno e mezzo di amicizia virtuale, di parole via commento, di sms, di telefonate. Un anno e mezzo di condivisione, di spalle prestate per piangere, ma anche di schiaffi tirati in preda alla rabbia del momento. Un anno e mezzo di vita che è cambiata, quasi senza neanche rendersene conto. Ognuna di noi è diversa da quella che ha conosciuto (qualcuna s’è laureata, qualcuna ha cambiato lavori vari, qualcuna ha cambiato tutto) eppure, a guardarci così pare facile capire che siamo cresciute insieme, siamo cambiate insieme, e nessuna si è persa un momento di cambiamento e svolta delle altre. Come nelle vere amicizie. E quando i baci passano dalla parola scritta alla pelle morbida e calda, allora significa che quelli di prima erano baci veri, era una storia vera, era tutto vero.
L’emozione dura il tempo di un abbraccio, forse perché Lisa (Asia) e Silvia (Niobe/Andromaca) le sento da sempre, e magari chissà quanto era che le cercavo, prima ancora di sapere che c’erano. La notte scorre così, con il tempo sospeso nel vuoto, messo a tacere, per una volta, dalla vita che ti prende senza neanche chiederti il permesso.
Avrei voluto postare solo immagini, perché mi accorgo che ci sono cose che non si possono raccontare. Solo vivere. Nessuno potrà dire di capire realmente, perché forse neanche noi sappiamo bene fin dove arriva, dentro, tutto questo. Però qualcosa si può raccontare.
Per esempio di come è stato bello vederle aprire i loro piccoli doni, di quanto è stato divertente mangiare insieme parlando di tutto (e di tutti), di quanto ci siamo divertite sedute sul divano a ridere, scherzare, spettegolare e perché no, anche pomiciare.
Ho voluto mostrare loro la casa, le foto di una vita appese al muro, le persone che fanno parte della mia vita, per condividere tutto il possibile. Ero sicura di voler scrivere un post allegro, ironico, divertente. Ho atteso che Bruce Lee c’inviasse le foto, e nel frattempo mi sono accorta di come, alla fine, quel che m’è rimasto appiccicato addosso sono i baci, i brividi, l’emozione.


È stato tutto troppo bello, troppo nostro. E lo rifaremo, tutte le volte che potremo. Il Trio c’è, c’è sempre stato, ci sarà sempre. Vero??

Il futuro di vivere
Il futuro di vivere è: vivo. Non ne conosco altri, non sono così presuntuosa da pensare che sia possibile ipotecarsi, frazionare la spesa della propria esistenza in comode rate mensili, con la scadenza prefissata ogni 30 del mese. Io vivo è il massimo delle mie aspettative, non ho idea di domani, di scenari più o meno reali, di lontane ipotesi. Io vivo, questo è, non mi aspetto di più, non pretendo speranze, forse nemmeno è giusto ne abbia. Quando mi sveglio, e m’accorgo che c’è ancora tempo da vivere, non sono sicura che sia un giorno intero, che vederlo nascere contenga la polizza assicurativa che lo vedrò morire. Magari sarà lui, a vedere morire me, chi lo sa.
Io intanto gli vado incontro, cosciente che si tratta dell’ennesimo duello. O io, o lui. Uno dei due non vedrà domani. Uno dei due, domani, sarà morto.
Il futuro di vivere è: vivo. Il passato: ho fatto.
“Tua” a Roma
Luci, emozioni, parole nude e corpi svelati, è qui, tra gambe che si muovono flessuose e voci che dipingono le forme morbide del sesso, che “Tua, con tutto il corpo” s’insinua nella capitale, per il debutto ufficiale.
È domenica sera, a Roma, e all’interno del Beautiful Erotic Center, nella comoda sala che ospita la prima libreria biblioteca erotica italiana, ideata e curata da Monica Maggi, cinque scrittrici, un pittore e due attrici hard siedono intorno ad un tavolo per parlare, disegnare e mostrare tanti aspetti del sesso quante sono le donne presenti. Donne che il sesso, prima di tutto, lo vivono, lo respirano, lo inventano. Lo pensano, lo sognano, lo desiderano e poi lo fanno, ognuna a proprio modo. Dopo, e solo dopo, seguendo il percorso che il destino ha riservato ad ognuna, lo espongono alla platea usando i mezzi che amano, che sentono propri, siano essi il corpo o la mente, un reggiseno di pelle nera o una penna elettronica, una tastiera.
C’è odore di donne che non hanno più paura, né rispetto, né sottomissione, per le regole e le consuetudini che le vogliono semplici ancelle di un rito da spettatrici scevre dal desiderio. Donne che hanno aperto la porta e sono uscite nude in strada, senza più nulla addosso, svelate ma non smarrite, consapevoli del loro nuovo ruolo, della loro forza, dell’orgoglio di guardare in faccia gli uomini per dire loro, sfacciatamente: io separo sesso e sentimento (M.M.), io uso il sesso per i miei sporchi comodi (M.B.).
Quando Monica Maggi prende in mano il microfono e comincia a presentare la serata, c’è un pubblico numeroso che subito si zittisce, cercando di farsi largo nella sala diventata improvvisamente troppo piccola. Si muovono silenziosamente, per carpire le parole, girando dietro le telecamere di televisioni pubbliche e private, schivando microfoni e bicchieri colmi di champagne.
Dopo i ringraziamenti, sentiti e doverosi, per l’editore e la curatrice dell’antologia, prende la parola Laura Guglielmi. Traccia sapientemente le linee guida della scrittura erotica femminile con l’orgoglio di chi sa di poter essere fiera, del proprio impegno e del proprio lavoro. Annusa e nota le differenze che uniscono le scrittrici incluse nel libro e ne descrive l’importanza, come importante, a suo giudizio, sono internet, i blog, le comunità virtuali, che offrono spazi e visibilità a chi, diversamente, non ne avrebbe l’occasione.
È importante, secondo Laura, che il volume contenga scrittrici su carta e scrittrici del web. È una dimostrazione di come l’universalità della scrittura sia più importante del supporto usato. Il suo brano, dal racconto “A cena col pittore”, gioca su un erotismo sempre in bilico tra sensualità ed ironia, così godibile da strappare applausi e sorrisi a tutti i presenti.
Anche Manila Benedetto dice alcune cose, fa le sue considerazioni, prima di leggere alcuni passi del suo racconto, “La matita tra i capelli”, ma il guaio è che Manila emana così tanto fascino e sensualità che risulta impossibile ricordare le sue parole. Ci si perde nei suoi occhi, tra le linee dolci e morbide del suo viso, e le parole giungono ovattate, distanti, lasciando solo la musicalità della sua voce, tanto bella da desiderarne una registrazione, per ascoltarla di continuo, in un eterno, erotico, loop.
Manila non legge un brano continuo, preferisce prendere piccoli passi qua e là, regalando una percezione globale del racconto che turba e avvolge con calore e passione. Lo si capisce dal ritardo con cui nasce l’applauso, come se tutti i presenti avessero avuto bisogno di qualche secondo di stacco per tornare in sé stessi, per riprendere possesso dei propri sensi. Perché Manila è totalizzante, tiranna, si prende tutto di te, non ti lascia niente. Gli occhi, le orecchie, anche il profumo ed il gusto, s’inebriano di lei, quando lei c’è. Il resto è attesa, l’attesa del suo ritorno, l’attesa che quegli occhi s’accendano ancora e la voce torni a suonare quelle melodie.
Poi tocca a Tittyna, che è all’esordio ufficiale e si trova catapultata in una realtà nuova, fino allora solo fantasticata. I quattro, cinque minuti che la vedono protagonista sono carichi di significato, per lei, per chi le è stata accanto, per chi è venuto lì apposta per lei. C’è il desiderio di dire qualcosa, prima della lettura e le parole le escono quasi telecomandate, trasmettendo a tutti la grande emozione che la pervade, tanto che poi, al termine della presentazione, le faranno i complimenti anche per quello, per quella sua spontaneità, quel suo essere vera, senza maschere, lei, il suo volto, il suo corpo, i suoi sogni.
Il microfono in mano, la telecamera che finge di non vedere ma sa benissimo che è lì, a pochi centimetri da lei, il libro stretto tra le mani alla ricerca del punto esatto da cui vuole partire, e che sembra nascondersi per farle un dispetto. Il volto rassicurante di Monica, che la guarda con la serenità più dolce, il sorriso complice di Laura, l’espressione di Manila, che sembra dirle –lo vedi Titty che sei brava-, sono il preludio migliore alla sua lettura, carica di erotismo figurato e raffigurato, per un amore che parla di donne che si amano, con corpo e anima.
Dopo Tittyna è la volta di Rosanna Figna, che raggiunge il Beautiful giusto in tempo per raccontare di sé e del suo racconto. La conclusione di Monica segna la fine della presentazione ufficiale e l’inizio di una notte che si rivelerà ancora lunga. Molto lunga.
Qualche breve intervista alle tv locali, poi la sfilata delle attrici hard che sfoggiano l’intimo realizzato da Rossella Ventura, che ha ospitato con affetto, complicità e grande interesse loro, il libro, la sorellanza.
Quando, due ore dopo, si ritrovano tutte fuori a chiacchierare (Monica), a fumare (Laura e Tittyna), e a mostrare gadget irriverenti (Manila), non possono fare a meno di scambiarsi emozioni, firmare copie del libro, dirsi che non può, assolutamente, finire così, subito, e quindi via, tutte insieme, con amici, compagni e lettori affezionati, verso un ristorante disposto ad ospitare tutta la loro follia.
Le tante copie di “Tua” sugli scaffali del Beautiful Erotic Center sono l’ultimo fotogramma che resta impresso nei loro occhi. Dentro ci sono loro, tutte quante, non solo Monica, Manila, Laura, Rosanna e Tiziana, che hanno dato voce e sostanza al libro. Ma pure Elisa, Angela, Daniela e le altre. Ci sono tutte loro, in questa dolce serata romana, con l’orgoglio e la gioia di essere quello che sono. Donne e scrittrici.
E’ andata

Per ora diciamo solo che sì, è andata, ed è andata bene. Domani ne parleremo meglio, e di più, con i resoconti del prima, del durante e del dopo.
Un grazie a Monica Maggi e Laura Guglielmi, che sono semplicemente meravigliose. A Bruce che non solo è venuto a sostenermi, ma è rimasto fino all’ultimo ed è venuto anche a cena con noi.
A Lisa e Silvia che m’hanno sostenuto a distanza, ad Eliselle per la sua preziosa telefonata, a Viss che se c’era non so cosa sarebbe accaduto
A Manila. Perché è Manila.
IMPORTANTE: MI HANNO RUBATO IL CELLULARE, IERI. PER FAVORE INVIATEMI NUOVAMENTE I VOSTRI NUMERI DI TELEFONO, IO HO MANTENUTO IL MIO, QUINDI BASTA INVIARE UN SMS AL MIO NUMERO, O UNA MAIL A TITTYNA@GMAIL.COM. GRAZIE.
Frammenti di dialogo
In un piccolo angolo della mia anima, ho nascosto piccole cose che m’appartengono. Tra queste, forse, ci sei anche tu.
E forse lo ricordi anche tu, quando incollavi le figurine con la coccoina. Quando con la cartella a tracolla facevi la strada verso la scuola, e mamma non aveva timore a mandarti da sola.
Ricordi anche tu, lo schermo del cinema, tanto grande da sembrare che girasse tutto intorno a te. Il profumo delle poltroncine, la luce che usciva da quel buco nel muro, tanto in alto da sembrare irraggiungibile.
La televisione in bianco e nero, sul frigo in cucina, mentre la mia mamma e la tua farcivano i ravioli e la farina era dappertutto.
Le foto con la cornice bianca e la data scritta dietro, a matita, per conservare ricordi che ancora erano presente.
Le corse in motorino, sotto la pioggia, le attese sotto il tunnel, prima del luna park, a sperare che smettesse, ma mica poi tanto.
Il rossetto di mamma, le sue scarpe con il tacco alto, per la passeggiata in corridoio, come una mannequin.
Te le ricordi, tu, le maniglie delle porte troppo alte, i salti per accendere la luce, la stanza proibita.
Il cinescopio delle prime tv private, il rap dei Sugarhill Gang, la disco di Sheila B. Devotion. E il cacciatore, can’t take my eyes off you, te lo ricordi?
Lo so, ma lasciami sognare in pace, ti prego, lasciami sognare in pace.
Le ricordi le feste in casa, da quello che abitava dall’altra parte della città, ma aveva la casa più grande e i genitori fuori?
E noi che pensavamo quanto fosse fortunato. Il notturno ormai passato e la strada sconosciuta da fare a piedi, chiacchierando per farsi coraggio.
E il ragazzo in due, il bacio, gli occhi chiusi, le corse a perdifiato giù per le scale, la sagoma minacciosa e distante della macchina di papà.
L’odore del cloro, il costume intero della “speedo”, gli occhialini che s’appannavano sempre.
Chissà tu come lo ricordi, se i tuoi fotogrammi sono uguali ai miei, o se hai scattato altre foto, di altri particolari.
Io mi ricordo i gettoni con la riga in mezzo, le cabine della sip, la tasca gonfia e la gente fuori in attesa.
Io mi ricordo le gambe incrociate sul letto, mentre ti truccavi e mi chiedevi un parere. Mi ricordo scambiarci vestiti e confidenze, e propositi di fuga.
Ricordo le nostre foto accanto ai manifesti di Madonna, la stessa posa, la stessa aria da grandi su facce da bambina.
Il mare, la spuma, il ghiacciolo Toseroni, il cremino Eldorado, le Brooklyn quattro gusti e gli albi di Topolino.
E i sogni? Te li ricordi i sogni di allora? Uno sguardo, un braccialetto, un giorno in più di vacanza, un’ora in più per stare fuori, un palco in parrocchia su cui cantare.
E la sala giochi, il risciò, da pedalare in due e la più piccola in mezzo, per non farla cadere. Il giradischi, i long playing, quelli rigati che saltavano sempre sul più bello, quelli che s’impuntavano mentre li stavi registrando, la puntina piena di polvere su cui soffiare forte, per pulirla, il vinile scheggiato di quelli scivolati a terra.
Io ricordo bene anche le strade e i palazzi, non come ora, che cammini a testa bassa, con la spesa, i bollettini, le ricette da portare in farmacia.
Tu li ricordi, quei quattro mesi di vacanza, il letto sempre fresco e profumato, le lenzuola perfettamente tirate, la cena pronta e un solo telegiornale da vedere?
Io me lo ricordo, si, me lo ricordo bene. Quello che non ricordo è quando, e dove, ho perduto tutto. Compresa te.
"quando eravamo giovani era tutta un’altra cosa, chissà perché. Forse eravamo stupidi, però adesso siamo cosa, che cosa che, che cosa se. Quella voglia, la voglia di vivere, quella voglia che c’era allora chissà dov’è.”
Elis(a)elle
Avevo deciso, tempo fa, di regalarle un racconto. Non credevo l’avrebbe utilizzato a sua volta per fare un regalo a me. Invece è andata proprio così. Poi Eliselle è andata oltre, e di regali me ne ha fatti due. A Bologna, per la presentazione di "Tua, con tutto il corpo", ha letto un brano dalla mia "Notte di Lisa", per compensare la mia assenza. E’ riuscita ad emozionarmi a distanza, e qui potete ammirare le foto dell’evento, al quale non ho potuto partecipare fisicamente ma grazie a lei è come se fossi stata lì. Infine mi ha dedicato un bellissimo articolo su DELIRIO.NET, inserendo il racconto inedito "Elisa". Domenica a Roma provvederò a sommergerla d’amore.
Su MENTELOCALE.IT è uscita la seconda parte de "i blog che mi piacciono". Citazioni e recensioni per Loredana Lipperini, Giuseppe Iannozzi, Effe, Manila Benedetto, e altri/e. Voglio approfittare per ringraziarvi del grande successo ottenuto dal "Decalogo del blogger", entrato in classifica tra i pezzi più letti dell’intero sito, anche grazie a chi, come Carlos, lo ha riproposto sul proprio blog.
Domenica prossima, ore 19:30, presentazione di "Tua, con tutto il corpo" a Roma, via Neroni. Fatemi sapere chi viene, che se siete in troppi resto a casa, oppure mi nascondo dietro qualcuna. Chi si offre?
I bambini fanno “apperò”

Non posso fare a meno di parlarne, e che vada a mia parziale discolpa il fatto che ci ho provato, lasciando trascorrere una notte intera nel tentativo di evitarlo. Ma non ci riesco, è più forte di me, devo farlo. E lo farò.
Sdraiata nel mio letto, e ormai quasi vinta da Morfeo, mi accorgo che la tele è ancora accesa. Mi tirò un po’ su e vedo la Manuela Arcuri alle prese con una banda di ragazzini, nel programma di canale 5 con Scotti e la Struzziker. Quando ad un tratto viene offerta ai bambini la possibilità di fare domande all’ospite. Ah, i bambini, un’invenzione tanto ben riuscita che ancora oggi si continua ad usarla.
Le domande cominciano, tra l’imbarazzo generale e la preoccupazione dei conduttori, quando, ad un tratto, una bambina che avrà si e no 7 anni chiede:
-Ma tu non ti sei vergognata a fare il calendario nuda?
-Beh…….. no. E’ il mio lavoro.
-Basta che ti danno i soldi?-
-Ecco si, basta che mi danno i soldi-
-(apperò, buono a sapersi)-
Risate. Risate di parenti, amici, genitori, ma quanto è brava la mi fia. No dico, risate. Chissà se rideranno ancora, tra una decina d’anni. Forse si, basta che la figlia passi loro adeguato compenso.
Penultima puntata di Manila – Occhi chiusi su tittyna.clarence.com
Zucchero di canna

Un tempo, milioni di anni fa, c’era la zuccheriera. Tu arrivavi al bancone, facevi la tua ordinazione, e una volta al cospetto dell’agognato cappuccino sollevavi il cucchiaino lungo mettendo in moto un preciso meccanismo a bilancino grazie al quale il coperchio trasparente di mamma zuccheriera magicamente si alzava, offrendosi generosa agli astanti, e tu non dovevi far altro che scegliere la tua dose precisa. Un cucchiaino, mezzo, un quarto, due terzi, una punta, mezza punta, tacco e punta.
Era semplice, divertente, e non prendevi mai più zucchero di quanto, obiettivamente, te ne occorreva. Inoltre era un momento che poteva rivelarsi galante, quando l’affascinante sconosciuto di turno ti chiedeva, con fare Valentinesco: “quanto ne metto, signorina?”
Improvvisamente un giorno tutto questo è stato cancellato, con un colpo di spugna, e due righe di decreto. Così, sui banconi dei bar di tutta Italia sono comparsi i cestini con le bustine. Le bustine monodose. Il governo italiano, spaventato dalle statistiche allarmanti sulle migliaia di decessi causati ogni anno da dosi letali di zucchero contaminato, aveva stabilito nottetempo che dovevamo usare le bustine monodose. Già le bustine monodose. Ma quale dose? In un Paese dove esistono per lo meno 21 varianti di caffè, che grazie alla rotazione dei vari elementi possono diventare addirittura infinite*, ecco che la dose era mono si, ma non unisex. La conseguenza fu che a nessuno bastò quella dose. Chi ne usava mezza bustina, chi un terzo, chi una e mezza. Nessuno che per amor di patria e di stato s’accontentasse d’una intera, o due.
Il risultato pratico più evidente, insieme ovviamente a quello che stava più a cuore al Ministero per
Ora pare il prossimo oggetto del desiderio sia l’acqua minerale. Mai più bicchieri singoli, ma come minimo una bottiglietta. Come dire, se non volete consumare di più, ve lo imponiamo per legge. Perché è stata fatta la legge per lo zucchero, di cui nessuno mi risulta sia mai davvero morto, mentre per i bicchieri d’acqua che troppo spesso sono stati scambiati con acidi vari, ancora no?
Mah…
* Caffè, espresso, espressino, marocchino, lungo, corto, normale, ristretto, alto, basso, molto (da applicare sia a lungo che a ristretto), caldo, bollente, tiepido, freddo, macchiato (molto, poco, caldo, freddo, con schiuma, senza schiuma), decaffeinato, d’orzo, al vetro, in tazza, in tazza grande, corretto, leggero, forte.
Esempio pratico: mi fa un caffè molto ristretto, parecchio forte, macchiato caldo, con latte scremato senza schiuma, in tazza grande con acqua bollente a parte?




