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Archive for Gennaio, 2006

Torno

Venerdì, Gennaio 27th, 2006

Eccomi qui, di ritorno da una gita di dis-piacere niente male. Vi risparmio il resoconto dettagliato di come si possa vivere un’esperienza che non si ha nessuna voglia di fare e che invece si fa, purtroppo, per mero cinismo e bisogno di denaro. E poi dicono che la prostituzione è solo un fenomeno di strada.

Di strada, in realtà, ne abbiamo fatta molta. 1100 km in due giorni che, sicuramente, avrei potuto spendere meglio, magari arrivando in Francia per perdermi tra i castelli della Loira. Invece no, ho dovuto passeggiare (passeggiare?? Correre piuttosto!) tra gli stand di una Fiera il cui unico scopo era quello di propinarmi ogni genere di dolciumi e prelibatezze. Una vergogna, considerando anche lo standard di taglie 42 delle standiste.

Ad ogni modo, partenza lunedì alle 12:30, arrivo a Rimini Fiera alle 17:30, e subito dentro fino alle 20:00, assaggiando gelati e pasticcini come fossimo cavie umane.

Prego signorina, senta cos’è questo cioccolato”. Eh, lo sento cos’è, ‘sto cioccolato, e sento pure che presto s’appiccicherà al mio giro vita costringendo Schumacher a percorrerlo in un minuto e trentaquattro senza soste ai box. Assassini!

Entriamo in albergo, posiamo i bagagli, un rapido doccino e poi, alle 21:30, usciamo sotto un fitto nevischio per dirigerci verso il ristorante pizzeria da Carlos. Temperature esterna: - 5.

È il momento più bello, anche perché a metà della prima birra sono completamente fuori, un po’ per via della medesima, un po’ per la stanchezza, un po’ perché fuori ci sto abbastanza già di mio.

Come poso la testa sul cuscino, a mezzanotte, parto per uno dei sonni più profondi mai registrati dal dopoguerra ad oggi. Ah, nota da snob, il mio albergo (tutto pagato ovviamente) utilizza il sistema delle card per aprire le porte. Devo ammetterlo, è troppo chic usarla.

Al mattino colazione in hotel, poi di nuovo in Fiera, con il fermo proposito di uscirne al massimo alle 16:30, per consentire un rientro a Roma agevole e non distruttivo. Invece ne usciamo alla 18:00 abbondanti, stanchi, esausti, e con almeno 5 ore di viaggio davanti. Le ore diventano 8, causa incidente sull’autostrada, il che significa che metto piede in casa alle due di notte, consapevole che da lì a tre ore dovrò alzarmi per andare a lavorare.

Dice: com’è andata? È andata che sono passati tre giorni, e ancora non mi sono ripresa.

Aggiunge: ma almeno è stato utile? Utile? Utilissimo. Il prossimo anno, ammesso che sia ancora a lavorare lì, sono certissima che m’ammalerò proprio in concomitanza con la suddetta Fiera. Che se proprio devo andare a Rimini, cavolo, ci vado in agosto!

Vado

Lunedì, Gennaio 23rd, 2006

Sono in partenza, come già detto, per Rimini. Tornerò on line mercoledì pomeriggio. Cercate, in mia assenza, di non fare troppi danni, e soprattutto accudite il mio blogghino, non vorrei soffrisse di solitudine. Un bacino ogni tanto, per tirarlo su di morale.

A presto.

Big Blog

Venerdì, Gennaio 20th, 2006

Ho appreso la notizia, peraltro poco interessante, della querela di Celentano a Chiambretti attraverso i blog. Prima quello di Placida, poi seguendo i link sul multiautore di IneditaBlog e su quello di Tony Siimo (Deeario). Infine proprio su quello di Celentano, dove era stata comunicata originariamente.

Durante il pomeriggio, come al solito, mi sono dedicata alla lettura quotidiana di Repubblica e lì, tra quelle pagine, ho ritrovato la notizia, riportata in un articolo di discrete dimensioni (non un trafiletto intendo, ma un vero e proprio articolo).

La cosa mi ha suggerito due considerazioni. La prima riguarda un fattore forse poco rilevante ma che invece, a mio parere, lo è e molto. Per la prima volta ho letto un articolo in cui era contemplata la parola “blog” senza che facesse seguito una spiegazione (ampia e dettagliata o breve e coincisa) di cos’è un blog. La parola blog era messa lì nello stesso modo in cui la usiamo noi nei nostri blog.

Inevitabilmente ho preso atto del passo in avanti. Nel recente passato la spiegazione della parola blog aveva la funzione di spiegare, sì, il mezzo, ma anche di ridurne il valore, riconducendolo sempre ad una sorta di piccolo diario personale o di passatempo giocoso, cosa che fa rabbrividire coloro i quali tentano di fare informazione con molto impegno e poco tempo e mezzi a disposizione. Quelli che hanno blog tecnici, specifici, artistici.

La seconda: che purtroppo è la notorietà di certi personaggi a dare valore al mezzo, non le qualità dei personaggi medesimi. Mi spiego meglio: non si può negare che il blog di Beppe Grillo abbia dato notevole impulso alla blogosfera. Ed è grazie a Celentano che per la prima volta su un quotidiano nazionale è stata usata la parola senza bisogno della nota del traduttore. Eppure sono entrambi blog atipici, al punto che molti li definiscono addirittura non-blog. Inoltre sono blog di persone che erano già famose prima del blog, mentre di norma avviene esattamente il contrario (parlo ovviamente di grande pubblico).

Quello che mi sembra, è che questi personaggi abbiano compreso come un indirizzo internet, un blog, abbia tutte le potenzialità per superare in diffusione delle informazioni la televisione. Quello che un tempo si affidava ad un intervista da mandare in onda durante un qualunque tg, oggi si scrive sul proprio blog. Come se si facesse strada la consapevolezza che, se voglio arrivare a più persone possibile, il mezzo migliore non è più (o non solo) la tv, ma il blog.

Sto esagerando? Non credo. E questo, a mio parere, apre nuovi scenari.

Camere per ragazzi

Martedì, Gennaio 17th, 2006

Antonio, nel 1964, aveva quattordici anni. Nella sua cameretta, piccola e angusta da edilizia popolare, erano presenti: un letto a castello in ferro, un armadio a due ante, di cui una penzolante causa cerniera allentata, un fratello minore, una finestra, una decina di libri usati.

Alessio, nel 1980, aveva quattordici anni. Nella sua cameretta, ampia e luminosa da edilizia selvaggia e condonabile, erano presenti: un letto con spalliera imbottita, rete a doghe, un armadio, un giradischi, dischi, libri, un radio-registratore a cassette, un televisore in bianco e nero, alcune scatole di giochi da tavolo.

Christian, nel 2004, aveva quattordici anni. Nella sua cameretta, di circa 70 mq, c’erano: un divano letto, un armadio a quattro ante, un impianto stereo cd, un computer desktop, un palmare, un lettore mp3, un lettore cd portatile, un televisore a colori 27 pollici con lettore dvd/divx e impianto home theater, due telefoni cellulari, tre diverse consolle per videogiochi, una Psp, un decoder per programmi satellitari, centinaia di cd musicali, videogiochi, una chitarra elettrica con amplificatore, riviste, fumetti, una decina di libri, tutte biografie di rockstar maledette.

Cosa avrà Bruno, nella sua cameretta, a quattordici anni, nel 2020?

On the road

Venerdì, Gennaio 13th, 2006

Fine mese all’insegna del “fuori sede“. Il 23 e 24 prossimi sarò a Rimini per una Fiera di cui non me ne può interessare di meno, ma per esigenze lavorative sono praticamente obbligata a seguire. Trattasi della ben nota serie “in qualche modo si deve pur mangiare”. Certo è che queste Fiere sarebbe il caso di organizzarle in ben altre stagioni. Andare a Rimini in gennaio è veramente uno scherzo crudele, specie se non fai vacanze da centodieci anni.

Dal 30 gennaio al 2 febbraio sarò in quel di Londra, alloggiata in un albergo extra lusso a Kensington. A parte gli impegni che mi aspettano, ovvero firmare un contratto, dare a Madonna la possibilità di mostrarmi finalmente la casa, andare a cena con Robbie Williams, avrò sicuramente un po’ di tempo per visitare la città. Chiunque di voi abbia consigli, itinerari, indicazioni valide su luoghi adatti allo svago e alla cultura, è pregato di farne menzione nei commenti. Inoltre attendo relazioni dettagliate sui seguenti argomenti:

- come non farsi truffare a Londra

- come non farsi fregare a Londra

- come non farsi imbrogliare a Londra

E soprattutto saranno gradite chiare informazioni sui più malfamati luoghi di perdizione, così da evitarmi lunghe e penose ricerche e poterli visitare rapidamente.

Dal 3 al 5 febbraio, infine, sarò a Genova per il salone di Inedita. Lì prometto che farò la brava giornalista. O almeno ci proverò. Accetto offerte di alloggio per due notti ed offro, in cambio, la mia più completa e totale riconoscenza. Al ritorno, ovviamente, dovrete sorbirvi dettagliate relazioni sull’evento, interviste ai più autorevoli esperti di blog, indiscrezioni sulla loro vita privata, pettegolezzi vari. Parlerò anche di cose serie, ma non mi sembra bello dirlo ora, vi rovinerei la sorpresa. L’unica cosa seria che vi dico è che sono molto curiosa di conoscere dal vero i miei nick preferiti e che non dirò a nessuno chi sono, per evitarmi la penosa quanto inevitabile domanda: Titty chi?

5 insane abitudini

Mercoledì, Gennaio 11th, 2006

Ogni tanto cedo, malvolentieri, alle insistenze di chi mi coinvolge nelle tanto temute catene. Non so bene perché lo faccio. A volte perché la tipologia della catena mi intriga, a volte perché non so dire di no a chi mi coinvolge. Così è, in questo caso, giacché rivelarvi le mie brutte abitudini non è cosa piacevole, né per me, né tanto meno per voi.

Vediamo di arrivare in fondo con pochi danni:

1- Mi annodo i capelli. La sera, quando infine mi decido, fuori tempo massimo, a mettermi a letto, inserisco nel lettore un dvd, mi appoggio al cuscino, ed infilo le dita tra i capelli muovendole a spirale. Risultato: mi addormento così, televisore e lettore accesi ovviamente, per risvegliarmi al mattino con una capigliatura degna di Gloria Gaynor dei tempi d’oro. Il mio compagno è solito affermare che va a letto con Madonna e si sveglia con Donna Summer.

2- Leggo giornali e riviste partendo dalla fine. Ebbene si. Volto il giornale sul dorso, osservo la pubblicità che sempre adorna l’ultima pagina e da lì, a ritroso, mi leggo tutto, con notevole sforzo per rimettere insieme i pezzi. Il perché di questo comportamento mi è tuttora sconosciuto. Le mie amiche dicono che è come fare l’amore cominciando dalle coccole. I miei amici dicono che è come fare l’amore cominciando con l’accendersi una sigaretta. Io allora rispondo che è come fare l’amore cominciando con un urlo liberatorio.

3- Non indosso quasi mai le mutandine. Lo so, è una pessima abitudine, ma vuoi per la fretta che sempre mi assale, vuoi la dimenticanza, vuoi il fastidio (cammino spesso scalza, tanto per dire) che insomma, a meno che non siano proprio quei giorni, quelli in cui ti lanci con il paracadute dall’aereo, raramente mi ricordo d’indossarle.

4- Prendo un sacco di appuntamenti e poi li disdico. Ho una capacità incredibile nel prendere migliaia di appuntamenti per poi rendermi conto che non ho il tempo o le forze per rispettarli. Grazie a questa mia incapacità di regolarmi la vita ho un sacco di amici che mi odiano dal più profondo del loro cuore. C’è da dire però che poi, quando li rispetto, li ripago dell’attesa.

5- Compro gli abiti non in funzione della taglia che porto ma di quella che mi sento. Di conseguenza non ho mai niente da mettermi. La soluzione sarebbe quella di trovare un accordo tra mente e corpo, ma sfido chiunque di voi a metterla in pratica.

A conclusione dico che sono molto contenta che mia madre non sappia neanche accendere un computer, e che la catena non la passo a nessuno, così almeno la finiamo. Diffido chiunque dal propormene altre. Utilizzerò questo post come futuro disclaimer, sia chiaro.

L’amore comincia per D

Lunedì, Gennaio 9th, 2006

Parte 2 - Pragmatic Version

A 15 anni, educata da MTV e chatline, sogna, senza crederci troppo, un principe azzurro. Non uno qualsiasi però. Egli, nel sogno ha le scarpette da calcio, o un microfono in mano. Nei casi più disperati ha gli occhi chiari, la maglia con scollo a V giro ombelico, depilazione perfetta e un cazzo da dire.

A 20 anni, disillusa dal mondo e dalla vita, manda a cagare anche solo l’idea del principe azzurro e si mette con un tossico e/o alcolista sorretta dal fermo proposito di recuperarlo (sindrome da crocerossina) e renderlo utile alla società civile. In pratica, un trofeo da esibire il giorno del matrimonio.

A 25 anni, esausta, abbandona al suo destino colui il quale, in futuro, sarà definito “l’uomo che mi ha rovinato la vita”, e lo cambia con un tipo bellissimo, ombroso, tormentato, inafferrabile, inguaribile donnaiolo, con cui si trova a condividere, nell’intimità del bagno, eyeliner e creme rassodanti.

A 30 anni, e con un carrello della spesa carico di corna, opta per il soggetto “solida posizione sociale”. Si sposa fingendo entusiasmo e si rassicura dicendo che si, certo, con il tempo non potrà che finire con l’amarlo. Le amiche più strette nutrono però qualche perplessità, se non altro in ragione del fatto che ella ha impiegato più tempo nello scegliere il vestito da sposa che lo sposo stesso.

A 40 anni, assodato che il soggetto “solida posizione” vive di partite alla tv, riunioni d’ufficio e clamorose ronfate notturne, intreccia una relazione parallela con un presunto artista sfigatissimo, il quale le promette un futuro radioso ed eccitante, fatto di successi, viaggi, denaro e tanta passione. In realtà, nello specifico, si preoccupa unicamente di poter continuare a scoparla tutte le volte che può.

*A 50 anni entra in una clinica estetica, si fa praticamente rifare nuova, poi va in sardegna a caccia di un miliardario. Data l’età, l’impresa è destinata al fallimento.

A 55 anni entra in cura psichiatrica.

A 60 si suicida con i barbiturici.

* Grazie al Woman Service Pack 1 è sufficiente scambiare questa opzione con quella dei 20 anni e tutto andrà a posto per sempre.

L’amore comincia per D

Domenica, Gennaio 8th, 2006

Parte 1- Romantic Version

A 15 anni, educata da una tv-sitter, sogna senza alcun pudore il suo principe azzurro, cavallo bianco, mazzo di rose, ampie spalle e sorriso rassicurante.

A 20 anni, verificata l’assenza del principe, decide di andarselo a cercare, poiché difficilmente, e con tutta la buona volontà, è lecito pensare che un principe azzurro sia in grado di nascere e prosperare in un paesino di duemila anime. Il tutto, ovviamente, invano.

A 30 anni, dopo varie e infelici esperienze, comincia a domandarsi per quale oscura ragione il destino si stia ostinando a non farle trovare il principe azzurro. Come diretta conseguenza comincia ad ingrassare in maniera spropositata ed impara una enorme quantità di parolacce. Poi diventa animalista convinta e vegetariana.

A 40 anni, dedita al controllo quotidiano di rughe d’espressione e borse sotto gli occhi, applica su se stessa ogni genere di ritrovato cosmetico contro l’invecchiamento precoce (e tale lo riterrà, “precoce”, anche a 90 anni). Comincia a farsi strada una certa inquieta rassegnazione.

A 50 anni, inspiegabilmente, ricomincia a sognare il principe azzurro, che le appare sotto le spoglie di George Clooney, in camice da dottore, che la rassicura durante un intervento chirurgico per l’eliminazione di vene varicose.

A 60 anni riunisce in casa alcune amiche coetanee alle quali racconta, pedantemente, un’improbabile storia dalla quale si evince che il principe azzurro, ebbene si, apparve davvero nella sua vita ma ella, forse a causa della giovane età, non seppe riconoscerlo, e se lo lasciò sfuggire. Incoraggiate dal racconto, le altre fanno altrettanto, modificando esclusivamente nomi e località.

A 70 anni, per la disperazione degli infermieri,parla da sola convinta che ci sia, in giro per l’ospizio, il suo principe azzurro.

L’amore comincia per U

Giovedì, Gennaio 5th, 2006

Quando, a 20 anni appena compiuti, lui decise che era giunto il momento di mettersi con qualcuna, la scelse per ordine d’arrivo. Si prese la prima che gli capitò a tiro.

Quando, a 30 anni, si rese conto di essersi fatto strada, di avere una posizione, decise di cambiarla con quella più sexy e attraente su piazza. Andò al mercato del bestiame e si scelse la più porca.

Quando, a 40 anni, si sentì sereno e appagato, la cambiò con quella più elegante e raffinata, per poterla esporre come un quadro d’autore alle cene d’affari e ai ricevimenti. Andò al monte dei pegni e riscattò la polizza più ricca tra quelle scadute.

A 50 anni, decise di scegliere quella più comoda, più a portata di mano. Senza pensarci troppo si prese una segretaria, così il massimo sforzo richiesto sarebbe stato quello di pigiare sul tasto dell’interfono. Mise un annuncio sul giornale e scelse quella che aveva più bisogno di lavorare.

A 60 anni, ormai esausto, capì che non poteva più avanzare troppe pretese. L’unica cosa veramente importante, perciò, fu assicurarsi che fosse compresa nel prezzo la consegna a domicilio.

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