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Archive for Aprile, 2006

Futur-Test

Domenica, Aprile 30th, 2006

Donna, amica, semplice conoscente dirimpettaia, se hai tra i 25 e i 35 anni, ma anche di più, o di meno, o anche no, ecco il test che ti svelerà il futuro. Hai studiato, ti sei laureata ed ora cerchi adeguata sistemazione nel mondo del lavoro? Hai vissuto all’ombra della mamma imparando l’arte del ricamo e del rammendo ed ora cerchi l’uomo che ti sposi innalzandoti sul piedistallo di donna, amante, sposa? Hai desiderio di confrontarti finalmente con il mondo degli adulti e dare un’impennata alla tua vita e al tuo futuro, nonostante le tue tette spingano con decisione nella direzione opposta? Bene, fai questo breve e semplice test e vedrai che con il mio aiuto saprai cosa devi fare, da domattina.

 

Per un futuro migliore è preferibile:

- Una laurea e qualche master all’estero. A

- Partecipare al Grande Fratello. C

- Sposare un uomo d’affari emergente ed aspettare con calma. B

Ti riesce più facile:

- vendere il corpo. C

- vendere l’anima. A

- vendere il voto. B

Vorresti partecipare ad un programma televisivo:

- ti rifai il guardaroba. A

- ti rifai le tette. B

- ti rifai il capostruttura. C

Il tuo ideale di donna

- Barbara Berlusconi. B

- Stefania Craxi. C

- Luciana Litizzetto. A

L’uomo politico che ammiri di più:

- Berlusconi: dopo essersi fatto da solo, si è fatto pure tutti gli altri. C

- Bossi: nonostante la grave malattia è tornato lucido e sagace come prima. A

- Di Pietro: dopo aver scoperto tangentopoli e i finanziamenti illeciti ai partiti, ha lasciato la magistratura e se ne è fatto uno tutto suo. B

L’invenzione più importante del secolo scorso:

- Il motore a scoppio A

- le tette a scoppio B

- l’uomo a scoppio C

Alle ultime politiche hai votato:

- scheda bianca chiudendo gli occhi A

- centrosinistra tappando il naso B

- centrodestra stringendo il culo C

Quando Ricucci ha sposato la Falchi hai pensato:

- La Marini non ha insegnato niente B

- Meglio giovane prossimo alla galera che vecchio ma che non crepa mai C

- Il mio Riccardino mi ha portato in viaggio di nozze con la Matiz A

Se il presidente della repubblica fosse scelto da popolo tu voteresti:

- Berlusconi C

- Letta C

- Confalonieri C

Le truppe italiane in Iraq dovrebbero:

- Contribuire a ristabilire la pace (sparando agli alleati e ai terroristi islamici) A

- Aiutare le popolazioni civili (sparando agli alleati e ai terroristi islamici) B

- Mantenere l’ordine (sparando solo ai terroristi islamici) C

Il vero conflitto di interessi è tra:

- Berlusconi e la politica. A

- Il parlamento italiano e le leggi. C

- l’Inter e lo scudetto. B

 

Profilo A

Fondamentalmente sei una brava persona, qualche valore ce l’hai e forse anche ben radicato, purtroppo. Che dirti, è un problema, la gente come te è difficile da collocare in questo paese. Potresti provare ad utilizzare la tua laurea per entrare in un’impresa di pulizie, evitando di sottilizzare troppo su questioni irrilevanti quali salario, orario, contributi. Oppure aspettare di sapere se c’è vita su Marte.

 

Profilo B

Eccola lì, la classica indecisa, ferma a metà del guado tra la completa realizzazione professionale e la sua integrità morale. Vorresti lanciarti nel mondo del lavoro sfruttando la tua quarta di reggiseno ma poi pensi alla mamma, al papà, alla nonna e ti reprimi.

Hai le potenzialità per farcela, non dovresti farti frenare da stupide remore quali l’onestà e la rettitudine. Guardati intorno, non vedi che facce hanno quelle che ce l’hanno fatta? Non vedi che puoi tornare indietro in qualunque momento? Avanti, smettila di torturanti e fai anche tu un bel calendario sexy. Prendi un prestito personale e, se non ce l’hai, comprati due belle tette nuove e buttati.

Un domani anche tu potrai tornare vergine come Adriana Lima o conduttrice per programmi adolescenziali come Eva Henger. Mal che vada un posto in parlamento non te lo leva nessuno, se ci ha provato Flavia Vento. Pensaci, saresti l’orgoglio di mamma e papà.

 

Profilo C

Il tuo futuro è pronto e confezionato, devi solo deciderti, se già non l’hai fatto. E allora che aspetti, vai, che Maria ti aspetta a braccia aperte. Sarai la finta protagonista di un finto reality, sceglierai un finto marito tra finti corteggiatori mentre un finto pubblico di figuranti fingerà di interessarsi a te.

Dopo, finita la farsa, millemila discoteche saranno pronte ad offrirti millemila euro per dire le proverbiali due cazzate a folle di ragazzini in preda ai deliri ormonali. Vai, sbrigati, il futuro ti aspetta. Unica cosa: non chiederti mai chi sei e, soprattutto, cosa stai facendo.

VIStose TITubanze

Giovedì, Aprile 27th, 2006

Chiacchierando telepaticamente con la Viscontessa ovvero: una donna che parla è un monologo, due donne un catalogo.

Questo post esce in contemporanea con quest’altro, perché alla fine collegare il cervello di due donne è semplicissimo, basta unire le due metà. 

Negli ultimi tempi, diciamo una decina di giorni, ho ridotto il tempo trascorso su internet del 95%. I motivi sono diversi: personali, affettivi, lavorativi. Giusto ieri leggevo su google news che le donne italiane sono al penultimo posto per quanto riguarda il tempo libero. Mi trovo d’accordo, sebbene consideri stupide questo genere d’inchieste. Immagino, ad esempio, che una donna di uno sperduto villaggio africano abbia molto più tempo libero di me, e che se ne dolga però. Così come trovo assurda la notizia del voler concedere alle scimmie i diritti umani: che vuol dire? Intanto i cosiddetti umani dovrebbe cercare di concedere i diritti umani agli altri umani. Ma poi che vuol dire, che le scimmie, in presenza di comportamenti simil-umani hanno diritto ad essere lasciate in pace mentre gli altri animali no? È il comportarsi da umani che le qualifica? Io personalmente penso l’esatto contrario.

Ma non divaghiamo. Ho abbandonato internet per due semplici motivi: i problemi con la mia quotidianità, la necessità di ritrovare un equilibrio. Mi sono accorta che stando sempre su internet non scrivo più. Leggo avidamente ogni cosa e mi perdo tra le pagine di altri blog, di altri siti, tra le immagini di opere d’arte, i resoconti di viaggi, le recensioni di libri. Poi, quando guardo l’ora, mi rendo conto di non avere più tempo per altro.

Sono evidentemente in controtendenza. In effetti ultimamente ho una percezione della blogosfera intenta più a scrivere che a leggere. I post aumentano, i commenti no. È un fenomeno strano, non necessariamente negativo. Da un certo punto di vista significa che c‘è sempre molto più da dire, o che forse sempre di più si prende coraggio per affermare le proprie idee, o per raccontare la propria storia.

Tornando alle scimmie, io direi che sarebbe meraviglioso concedere alle scimmie i diritti scimmieschi. Ovvero la libertà di vivere nei loro luoghi naturali tra gli alberi e le liane. Ed ho un messaggio per quelli che si stanno interrogando sui loro comportamenti, dopo aver visto lo scimpanzè raccogliere la bambina caduta nella gabbia per condurla all‘uscita: questi non sono comportamenti umani. Se nella gabbia ci fosse stato un uomo, avrebbe cominciato subito a trattare il rilascio.

Fine

Domenica, Aprile 23rd, 2006

Lasciala andare, dai, senza dir niente. Lo vedo anch’io che è così, non c’è bisogno di dirlo. Così fuori fuoco, così distante, così perduto.

Chissà se è davvero  così, che finiscono i sogni. Chissà in quanti modi, finiscono i sogni. Se è così che si va via, e se bastano davvero un paio di valigie.

Attraversare i giorni che non tornano, mano nella mano, sperando di farcela, per andare dove…

Un piccolo passo di lato, e siamo fuori fuoco, appannati, distanti. Opachi, come gli occhi che queste lacrime non ne vogliono sapere di piangerle. Le porterò via, forse è meglio.

L’angolo basso dei tuoi occhi misura i passi che ci separano, gli anni che sciolgono i respiri e le catene, ma io non giro più intorno a te, il filo liso e spezzato giace in terra, tra la pagine di un libro che abbiamo scritto poco e letto ancor meno.

Ci credi tu, a quello specchio? Non sono io, quel volto stanco e malinconico ha preso il posto mio, che ho nascosto i sorrisi dietro i panni da lavare, attaccando i punti per una caffettiera da lasciare là in vetrina, dove nessuno la guarderà mai.

La senti anche tu, questa melodia? Racconta di noi, di quel che abbiamo dentro, della strada fatta, di quella solo sognata. Non siamo stati in nessun posto, forse perché nessun posto valeva questo, non siamo mai saliti in cima, perché niente era più alto di così. Di noi. Che adesso andiamo via, schiena contro schiena, verso il nulla che c’è, che c‘è sempre stato.

Solo che noi, insieme, non ci siamo mai accorti.

MondoDonna o Mondocane?

Venerdì, Aprile 14th, 2006

L’articolo di ieri su MondoDonna, a firma della mitica Barbara Sgarzi, rilancia il dilemma relativamente vecchio tra donna e lavoro (ovvero come mettere insieme due problemi e tentare di farli andare d’accordo). Il femminismo ha vinto o ha perso? E la vittoria o la sconfitta del femminismo lo sono altrettanto anche per le donne? (ok, questa per i maschietti è un po’ difficile, ma se girate la domanda alla prima donna che avete vicino, state tranquilli che ve la spiegherà).

Non sarà un discorso lungo, primo perché non voglio annoiarvi, secondo, e più importante del primo, perché non voglio annoiarmi io, pertanto punterò l’indice su due singoli aspetti della questione (il due è ricorrente oggi, speriamo di trovare una bella sorpresa quando, stasera, andrò a letto): lavorare per chi, lavorare per cosa.

1- Lavorare per chi:

Agli albori del femminismo, l’emancipazione passava anche attraverso l’indipendenza economica. Le donne erano abituate a migrare dalla dipendenza paterna a quella coniugale, senza avere libera disponibilità del denaro comune. Inutile rammentarvi tutti i bla-bla-bla sul lavoro della casalinga non retribuito e non considerato, sui padri padroni, mariti padroni ecc ecc.

Il lavoro fuori di casa, quindi, faceva parte inevitabilmente del pacchetto “indipendenza“. Il problema, alla lunga, è stato che mentre fuori di casa lavoravano in due, in casa era sempre una sola a fare tutto. Fu così che le poche elette, quelle che avevano accesso a lavori ben retribuiti e stimolanti, diedero inizio alla cultura della collaboratrice domestica, offrendo nuovi posti di lavoro ad altrettante donne. Fu una rivoluzione: in pochi anni tutte le donne lavoratrici assunsero colf e baby-sitter, e così, per ogni posto di lavoro conquistato da una donna, altre donne entravano in casa per fare quello che era il suo. In un attimo le donne lavoratrici raddoppiarono, triplicarono, senza bisogno di Berlusconi.

Un brutto giorno la crisi economica svelò alle donne (escluse le poche elette) che il salario faticosamente conquistato attraverso terribili sveglie mattutine, corse a perdifiato per portare i figli a scuola, prendere la coincidenza, assaltare la metropolitana, sventare un paio di scippi, truccarsi gli occhi, fare la spesa, lavorare, rifare il percorso inverso, riprendere i figli a scuola, rimproverarli o complimentarli, rientrare in casa, preparare la cena, insomma, tutto questo bastava appena per pagare la collaboratrice.

Ecco, nel momento in cui la donna si domandò effettivamente per chi stesse facendo tutto questo, un silenzio assordante la investì, e le forze vennero a mancare. In larga parte si accorsero che intorno a loro il mondo era rimasto uguale, mentre il proprio aveva preso tanta velocità e intensità da non lasciare neanche il tempo di godersi una soap-opera. I figli divennero strani esseri sconosciuti, i mariti cominciarono a considerare con attenzione le grazie delle altre donne, quelle meno di corsa, in special modo quelle ancora in fase universitaria, con tanto tempo a disposizione e poca voglia di correre a casa. Fu questo il momento in cui le giovani figlie di queste donne decisero di investire cinque, seimila euro per aumentare di tre taglie le tette e trovare posto nel mondo dello spettacolo.

Wonder Woman aveva perso, aveva vinto Barbie.

2- Lavorare per cosa:

Entrare nel mondo del lavoro ad una donna non è mai bastato. Eh No. Noi non possiamo essere come loro, dobbiamo essere di più, dobbiamo dimostrare il doppio delle loro qualità affinché ne vengano accettate la metà, ed esser pari. Da qui la necessità di lavorare più duramente, per più tempo, con maggiore intensità e soprattutto profitto. Il guaio è che, alla fine, quando hai corso come una pazza per tutto il giorno, quando torni a casa e ci vogliono i caschi blu per rimettere ordine, quando ti accorgi che sono tre mesi che metti la testa sul cuscino e crolli come un salame, allora capita che, mentre sei in macchina in ritardo pauroso per la cena di natale, con i bambini che attendono solo te per scartare i regali, te che sei stata in ufficio ben oltre l’orario perché quel lavoro andava finito e tu, cavolo, lo avresti finito a costo della vita, ecco, in quel momento, durante un semaforo rosso che stai maledicendo ben oltre il limite consentito dalla legge, in quel preciso istante comprendi che no, nessun lavoro, nessun salario, nessun successo professionale vale la gioia di trascorrere un giorno di festa con i tuoi cari. Quindi chiami il tuo capo e gli dici che no, fino al due gennaio non ci sei per nessuno.

Un mese dopo ti vai a rifare le tette, perché nel frattempo il costo della vita si è accorto che lavori anche tu, e si è adeguato, facendo in modo che con il solo stipendio di tuo marito sia impossibile sopravvivere. Se invece non sei sposata peggio ancora, visto che i tuoi hanno affittato le stanze a studentesse in trasferta, e pure venduto la nuda proprietà, pertanto tornare dai tuoi non solo è moralmente inaccettabile, ma anche impraticabile.

Wonder Woman ha perso, ha vinto Barbie.

Conclusione:

Tutti questi discorsi decadono solamente in presenza della vocazione, perché se hai la vocazione, qualunque essa sia, madre, artista, lavoratrice di qualunque ramo, beh, allora diventi Wonder Woman anche se non lo sei. Perché sei una donna, e puoi farcela, sempre. A costo di andare a vivere nella roulotte di Barbie per davvero.

Elezioni 2006

Mercoledì, Aprile 12th, 2006

 

Scoop incredibile!

 

Ieri, mentre controllavo la mia casella gmail, ho notato alcuni pulviscoli fastidiosi che mi hanno indotta ad una rapida operazione di pulizia della tastiera del mio portatile. Nel farlo, causa una curiosa combinazioni di tasti premuti, sono entrata inavvertitamente nell’hard disk segreto di Google dove ho rinvenuto, occultate e secretate, le lettere che i due opposti schieramenti avevano preparato per ringraziare gli elettori di un’eventuale vittoria. Memore del passato, ho fatto copia incolla svelando così tutto quanto era scritto sotto le ormai famosissime pecette nere.

Le pubblico, avvisando fin da ora che negherò fino alla morte la veridicità di queste lettere, per evitarmi così il punto più basso della mia carriera da blogger, ovvero l’intervista al tg5 con Sposini.

Gli omissis (erano anni che sognavo d’usare questa parola) sono in corsivo.

 

LETTERA A

Cara elettrice, caro elettore (è importante mettere prima l’elettrice, che le donne guardano più a queste cose che al numero effettivo di ministri donna o dei provvedimenti a loro favore, quelle sceme),

Grazie al tuo voto, finalmente questo paese cambierà strada, all’insegna del rinnovamento profondo della crescita e dello sviluppo (a proposito, ricordiamoci di ordinare e mettere in nota spese al governo un centro benessere da istallare a Palazzo Chigi).

L’Italia aveva bisogno di cambiare, di facce nuove (questo lo dice sempre anche mia moglie, ma non ho ben capito a cosa si riferisce) e soprattutto di idee nuove, in grado di portare il paese in Europa da protagonista e non più da zavorra (a proposito, cancellami la prenotazione per la Pensione Susanna a Termoli, che quest’estate ce ne andiamo allo Sheraton Golf Hotel di Creta).

L’Italia ha deciso di cambiare, e noi manterremo le nostre promesse per un paese più equo e solidale. Avremo più donne in parlamento (specie tra una riunione e l’altra); alleggeriremo il carico fiscale sul lavoro ai danni degli imprenditori facilitando così le nuove assunzioni (preparare fin da ora una relazione su come il centrodestra ci ha impedito di realizzare questa normativa), destineremo parte degli introiti dell’ICI alla realizzazione di nuove case da assegnare alle famiglie meno abbienti (qui provvedere ad illustrare come l’ostracismo di comuni e regioni di centrodestra abbiano impedito di attuare la norma), daremo al paese stabilità ed un immagine positiva all’estero, per valorizzare il territorio ed il turismo (e poi ci lamentiamo che ci vedono ancora come pizza/mandolino/o’solemio). Inoltre provvederemo al ritiro immediato delle nostre truppe dall’Iraq, che avverrà secondo le modalità opportune (a piedi, un soldato alla volta).

L’Italia ha scelto, e noi governeremo serenamente, tenendo in elevato conto la fiducia che gli italiani hanno concesso alla nostra coalizione (capito Bertinò), facendo in modo che le diversità interne non debbano pregiudicare il corso delle riforme (capito Mastè?). Noi staremo qui 5 anni (capito Berluscò?) e lavoreremo giorno e notte per il bene del paese (se ci hanno creduto quando lo diceva lui con la bandana in costa smeralda) fino a quando gli italiani decideranno se rinnovarci la fiducia, nel 2011(capito Berluscò? 2011!).

Grazie, Donne e Uomini d’Italia.

 

 LETTERA B

Cara elettrice, caro elettore (importante mettere prima l’elettrice, che le donne guardano più a queste cose che al numero effettivo di ministri donna, le sceme),

Grazie al tuo voto il nostro amato paese del sole e del mare (qui in Sardegna è una favola!) potrà proseguire sulla strada della crescita e dello sviluppo (a proposito, mi chiami il centro tricologico che ho delle pericolose zone rosse deserte). Una nostra eventuale sconfitta (che Dio vi fulmini) avrebbe significato miseria, malattia, morte e disastri. Invece questa nostra vittoria (è importante far sentire partecipi tutti questi coglioni che hanno messo la crocetta al posto giusto) ci consente di mantenere gli impegni presi con voi nel passato, e che per colpa dell’opposizione non è stato possibile attuare (c’è ancora qualcuno che si ricorda quel maledetto contratto con gli italiani, mannaggia a me e a quando l’ho sottoscritto).

Sono felice di annunciarvi che i vostri bambini sono salvi, e che nessuno li bollirà in acqua salata (ma davvero c’è chi ha creduto ad una panzana simile?), inoltre attueremo subito la riforma dell’ICI, come promesso in campagna elettorale. Purtroppo, a causa della brevità della trasmissione e delle assurde regole sulla par-condicio, non ho potuto terminare il discorso in sede televisiva. (Il testo integrale prevede l’abolizione dell’ICI a partire dalla terza casa di proprietà edificata esclusivamente nella regione Sardegna. Ma non credo che questo modifichi l’importanza che riveste questa misura per tutti gli italiani). Ma lo faremo in seguito.

Altre misure importanti saranno:

Sostegno allo sviluppo del libero mercato (abolizione dell’assurdo limite imposto dalle leggi rosse che impedisce a qualunque cittadino italiano di possedere più banche). Valorizzazione del mare come risorsa ed invito alla bellezza della nautica (abolizione della tassa sui natanti oltre i 40 metri). Salvaguardia del territorio con sviluppo abitativo verso l‘alto (abolizione dell’ICI sulla superficie calpestabile superiore al quarto piano di un’unità abitativa). Soluzione del problema traffico (abolizione dell’Iva su aerei ed elicotteri privati) . Nuovi terreni per lo sviluppo urbanistico (introduzione del diritto di sepoltura in terreno privato purché la tumulazione avvenga in mausoleo di superficie superiore ai 500 mq). Tutte queste norme, che ho studiato sottraendo tempo prezioso al riposo notturno e alla compagnia dei miei figli, faranno la gioia di tutti gli italiani.

In ultimo, un legame sempre più stretto tra classe dirigente e lavoratori dipendenti (reintroduzione dello “jus primae noctis” all’interno di aziende con più di mille operai, da parte dell’azionista di maggioranza e non dell’amministratore delegato, giacché questi uomini di paglia raramente sanno apprezzare le grazie di una donna, a differenza di chi ha introdotto la tetta come protagonista del XXI secolo).

Ulteriore ringraziamento a voi (branco di coglioni), perché grazie al vostro voto, manterremo rapporti stabili e proficui con il governo degli Stati Uniti (specialmente io e la mia signora). Come infatti saprete, in caso di vittoria della parte avversa, era previsto l’immediato ritiro delle nostre truppe sia dall’Iraq, con gravi danni alle relazioni internazionali con Bush e Blair, sia dal Marocco, con conseguente rischio guerra (con i Berberi di Barbara). Invece, sia la missione di pace (gli introiti garantiti dalla guerra irachena), sia il palinsesto televisivo di canale 5 sono salvi.

Grazie, e Forza Italia.

Ah, le parole

Mercoledì, Aprile 5th, 2006

Ho sempre pensato che durante la campagna elettorale, in regime di duopolio, fosse importante la giusta declinazione del verbo fare. La parte schierata fino a quel momento all’opposizione dovrebbe dire "faremo", quella facente capo al governo uscente "abbiamo fatto". Quando sento usare il futuro da entrambe le parti, francamente un po’ mi preoccupo.

Fare il proprio disinteresse. Più che l’epiteto "coglioni", che mi offende solo perché detto da una carica istituzionale, e non dal signor Berlusconi, da cui non mi aspetto di più o di meglio, è questa frase a stupirmi. Probabilmente non è più tempo di ghost writer, di professionisti del sermone che scrivono al politico il discorso giusto da fare, e la stessa postura del primo ministro mi induce a credere che fosse nella sala hobby della sua villa, intento a conversare amabilmente con occasionali ospiti. Ma continuo ad interrogarmi su questa frase. Lasciamo stare il fatto che io possa averla anche capita, nel suo intimo senso, ma un primo ministro, si presume che abbia la capacità di esprimersi. Fare il proprio disinteresse. Disinteresse è il contrario di interesse inteso come "premura, attenzione sollecita con la quale si prende parte o si dà sostegno a un’attività; partecipazione spirituale più o meno profonda con cui ci si impegna in una lettura, in uno studio e sim.; anche l’orientamento di una persona in favore di una determinata sfera culturale".

Un po’ come se il vostro professore, invece di dirvi che non siete abili nella matematica, vi dicesse che "siete disabili". Io, sinceramente, non ho nessuna intenzione di continuare a vergognarmi di essere rappresentata in questo modo.

Alive

Martedì, Aprile 4th, 2006

Ci sono ancora, sono ancora viva. E’ stata una settimana frenetica, piena di impegni, di lavoro, di cose da fare, da studiare, da progettare. Sono una persona testarda tanto quanto indolente. Se parto per qualcosa, che sia un progetto, un’idea, un desiderio, vado fino in fondo per non avere rimpianti.

Ce la sto mettendo tutta, ho concesso al sonno non più di 4 o 5 ore per notte, e mi sento viva, attiva, propositiva. Cerco di non guardare troppo al mondo fuori, quello che mi mostra la tv e i telegiornali. È troppo brutto per essere vero. Mi rifugio nel mio, quello fatto di amiche e amici, persone anche lontane ma che sento forte, dentro di me. Loro magari neanche lo sanno, che li porto dentro e che spesso m’invadono la mente e il cuore, ma se solo potessero immaginare la forza e l’amore che mi danno, forse anche loro si amerebbero un po’ di più.

La mia piccola creatura cresce. È ancora in formazione, tante cose da aggiustare, da mettere a posto, ma è bello vederla crescere, bello sentire intorno la partecipazione attiva, l’entusiasmo che mi mescola al mio. Certo, c’è anche chi non ci crede, chi tenta di dissuadermi, chi mi indica i problemi, chi mi spiega le difficoltà. Ma fa parte del gioco anzi, aiuta molto anche questo.

Non so quando potrò parlarne, spero presto, vorrebbe dire che va tutto per il meglio. Nel frattempo mando un abbraccio a Loredana. Forse le son sembrata più stupida di quel che sono, ma l’emozione mi ha tirato un brutto scherzo. Ciò non toglie che ho registrato nella mia mente ogni sua singola parola, sono occasioni che chissà mai quando ti ricapitano.

Anche se mi assento troppo, sappiate che ci sono. Sto solo lavorando come una pazza.

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