MondoDonna o Mondocane?

L’articolo di ieri su MondoDonna, a firma della mitica Barbara Sgarzi, rilancia il dilemma relativamente vecchio tra donna e lavoro (ovvero come mettere insieme due problemi e tentare di farli andare d’accordo). Il femminismo ha vinto o ha perso? E la vittoria o la sconfitta del femminismo lo sono altrettanto anche per le donne? (ok, questa per i maschietti è un po’ difficile, ma se girate la domanda alla prima donna che avete vicino, state tranquilli che ve la spiegherà).

Non sarà un discorso lungo, primo perché non voglio annoiarvi, secondo, e più importante del primo, perché non voglio annoiarmi io, pertanto punterò l’indice su due singoli aspetti della questione (il due è ricorrente oggi, speriamo di trovare una bella sorpresa quando, stasera, andrò a letto): lavorare per chi, lavorare per cosa.

1- Lavorare per chi:

Agli albori del femminismo, l’emancipazione passava anche attraverso l’indipendenza economica. Le donne erano abituate a migrare dalla dipendenza paterna a quella coniugale, senza avere libera disponibilità del denaro comune. Inutile rammentarvi tutti i bla-bla-bla sul lavoro della casalinga non retribuito e non considerato, sui padri padroni, mariti padroni ecc ecc.

Il lavoro fuori di casa, quindi, faceva parte inevitabilmente del pacchetto “indipendenza“. Il problema, alla lunga, è stato che mentre fuori di casa lavoravano in due, in casa era sempre una sola a fare tutto. Fu così che le poche elette, quelle che avevano accesso a lavori ben retribuiti e stimolanti, diedero inizio alla cultura della collaboratrice domestica, offrendo nuovi posti di lavoro ad altrettante donne. Fu una rivoluzione: in pochi anni tutte le donne lavoratrici assunsero colf e baby-sitter, e così, per ogni posto di lavoro conquistato da una donna, altre donne entravano in casa per fare quello che era il suo. In un attimo le donne lavoratrici raddoppiarono, triplicarono, senza bisogno di Berlusconi.

Un brutto giorno la crisi economica svelò alle donne (escluse le poche elette) che il salario faticosamente conquistato attraverso terribili sveglie mattutine, corse a perdifiato per portare i figli a scuola, prendere la coincidenza, assaltare la metropolitana, sventare un paio di scippi, truccarsi gli occhi, fare la spesa, lavorare, rifare il percorso inverso, riprendere i figli a scuola, rimproverarli o complimentarli, rientrare in casa, preparare la cena, insomma, tutto questo bastava appena per pagare la collaboratrice.

Ecco, nel momento in cui la donna si domandò effettivamente per chi stesse facendo tutto questo, un silenzio assordante la investì, e le forze vennero a mancare. In larga parte si accorsero che intorno a loro il mondo era rimasto uguale, mentre il proprio aveva preso tanta velocità e intensità da non lasciare neanche il tempo di godersi una soap-opera. I figli divennero strani esseri sconosciuti, i mariti cominciarono a considerare con attenzione le grazie delle altre donne, quelle meno di corsa, in special modo quelle ancora in fase universitaria, con tanto tempo a disposizione e poca voglia di correre a casa. Fu questo il momento in cui le giovani figlie di queste donne decisero di investire cinque, seimila euro per aumentare di tre taglie le tette e trovare posto nel mondo dello spettacolo.

Wonder Woman aveva perso, aveva vinto Barbie.

2- Lavorare per cosa:

Entrare nel mondo del lavoro ad una donna non è mai bastato. Eh No. Noi non possiamo essere come loro, dobbiamo essere di più, dobbiamo dimostrare il doppio delle loro qualità affinché ne vengano accettate la metà, ed esser pari. Da qui la necessità di lavorare più duramente, per più tempo, con maggiore intensità e soprattutto profitto. Il guaio è che, alla fine, quando hai corso come una pazza per tutto il giorno, quando torni a casa e ci vogliono i caschi blu per rimettere ordine, quando ti accorgi che sono tre mesi che metti la testa sul cuscino e crolli come un salame, allora capita che, mentre sei in macchina in ritardo pauroso per la cena di natale, con i bambini che attendono solo te per scartare i regali, te che sei stata in ufficio ben oltre l’orario perché quel lavoro andava finito e tu, cavolo, lo avresti finito a costo della vita, ecco, in quel momento, durante un semaforo rosso che stai maledicendo ben oltre il limite consentito dalla legge, in quel preciso istante comprendi che no, nessun lavoro, nessun salario, nessun successo professionale vale la gioia di trascorrere un giorno di festa con i tuoi cari. Quindi chiami il tuo capo e gli dici che no, fino al due gennaio non ci sei per nessuno.

Un mese dopo ti vai a rifare le tette, perché nel frattempo il costo della vita si è accorto che lavori anche tu, e si è adeguato, facendo in modo che con il solo stipendio di tuo marito sia impossibile sopravvivere. Se invece non sei sposata peggio ancora, visto che i tuoi hanno affittato le stanze a studentesse in trasferta, e pure venduto la nuda proprietà, pertanto tornare dai tuoi non solo è moralmente inaccettabile, ma anche impraticabile.

Wonder Woman ha perso, ha vinto Barbie.

Conclusione:

Tutti questi discorsi decadono solamente in presenza della vocazione, perché se hai la vocazione, qualunque essa sia, madre, artista, lavoratrice di qualunque ramo, beh, allora diventi Wonder Woman anche se non lo sei. Perché sei una donna, e puoi farcela, sempre. A costo di andare a vivere nella roulotte di Barbie per davvero.

Comments

11 Responses to “MondoDonna o Mondocane?”

  1. Blimunda on aprile 14th, 2006 10:42

    Ciao Tittyna, molto bello, molto vero. E hai usato la parola mitica: vocazione. L’unica cosa per cui valga la pena di sbattersi davvero, che non ti fa sentire a fatica. L’unica cosa che invidio, quando vedo qualcuno che fa un lavoro che adora. Davvero lì non c’è Wonder Woman che tenga o fatica che ti fermi…

  2. simonestern on aprile 14th, 2006 12:16

    Un saluto e un abbraccio a te e a tutte le tue lettrici. Non finisco mai di imparare!

    Buona Pasqua

  3. alessandroid on aprile 14th, 2006 12:59

    Voto Wonder Woman perchè ha le tette più grosse

  4. bhaiti on aprile 14th, 2006 16:57

    Buona PAsqua, donna superimpegnata

  5. xgiacomo on aprile 14th, 2006 18:52

    correre serve solo a transitare l’ansia per il vuoto in impegni concreti e tangibili!

    secondo me quella del correre è una fase naturale della vita, perchè poi si arriva a un equilibrio: un andare… spedito di buon passo senza correre! (come i camerieri per intendersi)

    purtroppo è una fase che dura sempre di più perchè al mercato globale fa estremamente comodo che la gente sia ipercinetica!

    buon we

  6. Eliselle on aprile 15th, 2006 17:35

    Amara ma con un filo di speranza.

    La tua analisi spietata (condivisibile, da me condivisa) vale un dieci e lode.

    Perché tu la vocazione ce l’hai.

    Buona Pasqua, carissima.

  7. RobertoTossani on aprile 17th, 2006 10:08

    Già, la vocazione.

    Ma la vocazione è un modo di vivere oggettivo (il mondo riconosce che tu hai la vocazione) o solo soggettivo (tu sai di avere la vocazione e non è importante che il mondo condivida questa tua idea?).

    E se è solo soggettivo, una vocazione per cui la tua vita ha un senso comunque e al di là di tutto è poi sufficiente per vivere nel mondo?

    Mi sa che diventi Wonder Woman solo se il mondo riconosce che lo sei: o almeno, in caso contrario, sei una Wonder Woman che gli altri continuano a considerare Barbie (e questo, alla lunga, distrugge).

    Quindi forse la vocazione non è sufficiente: è necessaria la “formalizzazione” della vocazione.

    Solo che questa formalizzazione, paradossalmente, ho il timore che alla lunga porti Wonder Woman a diventare sempre più Barbie.

    Facciamo che le donne dovrebbero riuscire a fare quello che diceva Simone De Beauvoir e di cui ho parlato ormai tante di quelle volte nel mio blog e in altri che non ce la faccio a ripeterlo di nuovo? :)

    Bacio.

  8. utente anonimo on aprile 18th, 2006 09:46

    Vocazione o meno, penso che sia difficile essere donna e per noi uomini non è sempre facile comprendere il vostro punto di vista, di donne-madri-mogli-lavoratrici. C’ è solo una cosa su cui ho la certezza: al mondo non si può stare senza donne, se ne sentirebbe la mancanza.

    Bruce Lee

  9. asjetta on aprile 19th, 2006 17:21

    stella

    quando ci vediamo? :)

    baci

    Phx

  10. utente anonimo on aprile 20th, 2006 17:08

    vocazione passione moralismo realismo ri-passione intrigo internazionale donne al potere potere alle donne tyttina presidente. . . w il gioco del bottiglione

    ciau

  11. kinglear on aprile 22nd, 2006 14:29

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