Consigli Utili
In questi giorni, stretti nella terribile morsa dell’afa (la stessa che durante il periodo invernale si tramuta nella temutissima “morsa del gelo”), stiamo soffrendo un po’ tutti, cercando rimedi alla calura che ci opprime.
Per questa ragione mi sono recata in edicola ed ho acquistato, oltre alle consuete riviste culturali con cui allieto le mie serate estive (Vanity Fair, Cosmopolitan, GQ), tutti i settimanali ed i mensili contenenti, nella testata, le parole “salute” e/o “stare bene” convinta di trovarvi qualche ultima novità, o qualche perla di saggezza in grado di offrirmi un lenitivo.
Soddisfatta, e con in mano la mia bella busta di plastica piena di giornali, sono tornata a casa ansiosa di leggere, tra quelle pagine, tutti gli utili consigli degli esperti per combattere questo curioso e imprevedibile fenomeno estivo: il caldo.
Certa di farvi gesto gradito, e soprattutto felice di farvi risparmiare una settantina di euro in carta, ecco a voi tutti i rimedi segreti contro questa insopportabile calura. Non vi stupite, anche se so che sto per aprirvi un mondo sconosciuto.
- Bere molto.
Ecco qui il primo, inaspettato, segreto. Pare che il caldo faccia perdere molti liquidi, quindi gli esperti ci consigliano di ripristinare il loro valore senza perdere tempo.
In questo devo ammettere che mia nonna è stata una pioniera, in quanto già soleva ripetere ai suoi figli, una cinquantina d’anni fa, “quando hai sete, bevi”. Non per vantarmi, ma la nonna (una terza elementare scarsa) la sapeva lunga.
- Evitare di uscire nelle ore più calde.
Pare che tra le 12:30 e le 15:00 il caldo si faccia sentire molto di più. Lo so che sarà dura evitare, quando fuori fa quaranta gradi all’ombra, di fare le consuete due ore di corsa lungo quel bel vialone sprovvisto di alberi, ma gli esperti dicono che se volete evitare un’insolazione, è bene farlo magari la sera, verso le 19:00. Per quanto incomprensibile possa apparire questo precetto, seguiamolo, che male non potrà farci. Io, poi, neanche ci vado a correre. Ho un amico fornaio che alle due del pomeriggio davanti ad un forno acceso a 250 gradi dice sempre “meno male che non sono uscito, fuori farà 40° all’ombra”.
- Mangiare molta frutta e verdura.
Ebbene si, quando fa molto caldo è importante reintegrare i liquidi, e frutta e verdura ne sono ricchissimi. Quindi, per pranzo, niente pasta e fagioli, niente lasagne al forno e soprattutto, se proprio non potete rinunciare ad un bel barbecue, fatelo per cena, dopo le 21:00, invece che, come fanno tutti del resto, alle due del pomeriggio.
- Vestirsi poco, con tessuti leggeri.
Lo so, so quanto vi è costato quel cappottino di renna con la pelliccetta dentro. So anche quanto vi costa rinunciare ai pantaloni di fustagno, al cappellino di lana hip hop, a quel maglione con scollo a V che magnifica il vostro decolletè. Però ragazzi, se lo scrivono sui giornali, un motivo ci sarà. Avanti, spirito di sacrificio, e per qualche mese basta sciarponi multicolori Missoni. Comincio io, da domattina, per dare il buon esempio: metterò le infradito invece dei consueti stivaloni di pelle imbottiti a mezza coscia che porto ad agosto quando mi reco in spiaggia, dopo pranzo.
- Fare molti bagni
Gli esperti affermano, con molta sicurezza, che immergersi in acqua aiuta a mantenere bassa la temperatura corporea. Inoltre pare, anche se a molti sembra strano, che l’acqua idrati la pelle. Quindi, mi duole dirvelo, ma è ora di dire basta a questa stupida idrofobia, e di cominciare finalmente a lavarsi. Sento già le vostre puerili scuse per evitare di fare lunghi bagni in mare, o di ficcarvi sotto la doccia per almeno venti minuti, ma ne va della vostra salute.
E se avete poca acqua, diluitela.
Grazie a questi pochi ma basilari consigli è possibile quindi limitare i danni del caldo. È davvero una fortuna essere nati in un’epoca tanto evoluta da essere riuscita a trovare simili contromosse alla calura estiva, tanto da indurmi a pensare che, cento anni fa, il caldo era probabilmente la prima causa di morte per l’intera popolazione mondiale.
In conclusione, per di più gratis, aggiungo altri brevi consigli che sono certa illumineranno le vostre menti:
Hai fame? Mangia.
Hai sonno? Dormi.
Hai sete? Bevi (grazie nonna).
Hai freddo? Copriti.
Hai caldo? Scopriti.
Life is now, idiocy too.
Referendum
- Quand’è che si vota?
- Oggi, mamma. Si vota oggi.
- Ma non abbiamo già votato l’altro mese?
- Si mamma, ma questa è un’altra cosa. È un referendum.
- Ah già, il referendum. E per cosa? Fecondazione assistita, pacs, guerra in iraq?
- La devolution.
- La devo-che?
- La riforma della costituzione, mamma. Vogliono riscriverne una parte.
- E se vince il "SI" da chi se la fanno scrivere?
- Da Calderoli.
- Ahahahahhahahahahahaha
- Mamma!
- Ahahahahhahahhahahahah
- Mammaaaa!
- AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!
Intercettazioni
Era inevitabile, considerata la vastità dello scandalo e le implicazioni con il mondo politico ed economico, che l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi d’informazione si indirizzasse verso i contenuti, gli scenari futuri, la durezza delle pene, e non sulla forma.
Scoprire che tutto quanto si sospettava da tempo in realtà avveniva esattamente come lo si immaginava, nelle banche, in borsa come nei campi di calcio o dietro le quinte dei programmi televisivi, e soprattutto intaccare quelle poche umane passioni ancora rimaste vive (i soldi, il pallone e le donne), era inevitabile creasse stupore, sdegno, voglia di pulizia. Che poi tutto questo non sia che l’amplificazione di quanto avviene normalmente anche nel piccolo delle nostre quotidianità, è un altro discorso.
Ad ogni modo, visto che le tre passioni sopra citate neanche mi sfiorano (alle donne preferisco gli uomini, soldi non ne ho abbastanza da acquistare azioni in borsa, il calcio m’interessa solo relativamente ai 90 minuti di una partita) la mia attenzione si è diretta verso la forma, anziché i contenuti.
Le avete lette, le trascrizioni delle telefonate tra presidenti, megadirettori galattici, onorevoli, banchieri e quant’altro? Avete letto attentamente i dialoghi, i termini usati, il lessico?
Leggendo questi stralci, al di là delle dovute considerazioni sul fatto che di estratti si tratta, e quindi il reale valore del contenuto va assodato dagli organi preposti, si è fatta strada la consapevolezza che tutto quanto accaduto era inevitabile. E ce lo dicono le parole, il gergo, la terminologia spicciola e volgare che abbiamo potuto apprendere dalle intercettazioni telefoniche.
Affidare ruoli dirigenti a chi ha la cultura e la sensibilità umana che si evince dalle parole dette, non poteva portare altrove. Queste persone, al di là delle responsabilità civili e morali di cui dovranno rispondere, sono persone di un livello culturale ed umano talmente infimo che in altri tempi non avrebbero avuto neanche accesso all’ultimo dei ruoli possibili all’interno di organizzazioni di tale rilevanza. Gente del genere, incapace non solo di formulare un pensiero, ma anche solo di pensarlo scevro da meschinità, futilità, pressappochismo, avidità di potere e denaro è, oggi come ieri, la classe dirigente, se mi passate il termine “classe”. Il dramma, reale, è che questa gente non è altro che l’esempio preso dagli emergenti. Non a caso i migliori in questa corsa verso la mediocrità sono quelli che tali esempi li hanno in casa, in qualità di padri, zii, cognati e suoceri.
Questa classe dirigente (mi dispiace doverlo sottolineare, interamente maschile) è un atto di accusa contro le istituzioni preposte, per esempio, alla formazione. Da quali istituti sono usciti, promossi, questi personaggi? Quale università ha fornito la laurea a questa gente, incapace anche solo di mettere insieme un soggetto, predicato, complemento? Chi sono i professori che li hanno formati, e chi sono quelli che hanno dato loro cariche dirigenziali? Che differenza c’è, nella forma, tra i pizzini di Provenzano e gli sms di calciopoli?
Sarebbe bello, chiusa la vicenda giudiziaria, smaltiti i verdetti, che si potesse gettare uno sguardo in direzione della qualità degli uomini (e speriamo un giorno anche donne) in grado di occupare ruoli importanti verificandone la cultura, scolastica e morale, e fare in modo che non siano più il gatto e la volpe a fare le regole anche nelle scuole e nei tribunali, in parlamento o negli alti uffici bancari.
Oltre a fare pulizia, richiudiamo il cancello del campo dei miracoli, e che ognuno faccia il suo mestiere. Dopo dentisti e ginecologi che operano senza titolo, con la fotocopia di una laurea in sala d’attesa, non vorrei trovarmi un tassista stanco di girare per la città alla guida di un aereo sulla rotta Milano – Rio de Janeiro.
Tokio Blues
Un paio di giorni fa è stato avvistato nella capitale nipponica un tipo stranissimo. Dovrebbe essere in questa foto, diramata dalla polizia giapponese, ma nessuno l’ha ancora individuato.
Sarà forse quello con la busta bianca in mano?

Elogio della lentezza
Non ti curar di loro ma.. di te stesso.
Sembra proprio che sia la fretta, una della principali cause del mal di vivere. L’ansia, la fretta, questa nuova, folle moda del multitasking (fare più cose contemporaneamente) alla massima velocità, questo voler svolgere sempre più compiti in sempre minor tempo. Mi rendo conto che solo a scriverlo il cuore accelera i battiti ed il respiro diventa affannoso. Eppure, inutile negarlo, questa fretta fa ormai parte di noi e ci condiziona pesantemente la vita. In negativo.
Ti alzi al mattino ed hai già la testa piena d’impegni cui far fronte. Il memo del telefonino ti squilla in continuazione ricordandoti che sei già in ritardo per qualche cosa, l’orologio pare essersi messo a correre improvvisamente e mentre la caffettiera sbuffa e tu stai ancora lavandoti i denti pensi sgomento che un tempo ci volevano almeno dodici minuti prima che questo accadesse. Adesso quanti ne saranno passati? Tre, quattro, uno?
Non c’è scampo, non puoi tirarti indietro e forse, se farai abbastanza in fretta, riuscirai a prendere il caffè sulla soglia mentre con una mano ti pettini, con l’altra fai il nodo alla cravatta, con l’altra ancora tieni la tazzina e con la quarta, sbucata chissà da dove, cerchi le chiavi della macchina che ovviamente non sono mai dove le hai lasciate la sera prima.
Alla fine, se sarai abbastanza in gamba da sbrigare tutto al meglio, a velocità folle, allora forse ti resterà un po’ di tempo per te, per le tue cose, per il tuo svago.
È strano, anche quando ce la fai, anche quando, incredibilmente, tutti i tasselli della giornata vanno al loro posto, quando il giornaliero cubo di rubik mostra i suoi sei lati dello stesso colore, ecco che pure quelle ore di svago ti sembrano poche, insufficienti. E allora anche quello che dovresti fare semplicemente perché ne hai voglia, perché è una tua passione, un tuo hobby rilassante, ecco che anche quello diventa una sfida contro il tempo. Il cuore batte all’impazzata, il respiro si mozza, e ricominci a compiere gesti in rapida successione lasciando che infarto e ictus si siedano accanto a te, in trepida attesa. I benefici del tempo libero svaniscono, la gioia scompare, l’auspicata pace va a farsi benedire.
Tutto di fretta, tutto di corsa, con gli occhi e le orecchie tappate ed in testa solo il traguardo, il massimo risultato, a qualunque prezzo, senza concedersi un attimo per ragionare.
Ha ragione, l’analista, quando dice che se voglio vivere serenamente, se voglio dare un senso alla mia vita, se voglio godermi le ore della giornata, devo fare le cose con calma, con raziocinio, restando tranquillo anche quando tutti, intorno a me, si agitano, senza badare troppo a quelli che corrono come pazzi dietro i loro irraggiungibili traguardi.
Devo ignorarli, devo fingere che non esistano, devo immaginare un pianeta nuovo, con una nuova orbita intorno al sole, più lunga, più larga, più lenta. Devo pensare che il mondo abbia scalato una marcia, ridotto la velocità.
Io ci provo, con tutte le mie forze e si, mi accorgo che ha ragione, che è vero, che mi sento già meglio ed il cuore adesso batte tranquillo, che il respiro è più lungo e profondo e che infarto ed ictus sono usciti insieme a farsi una birra. Sento che ho più tempo per pensare, per sognare, per decidere cosa fare. Faccio progetti, valuto, immagino, determino, con lucidità, con raziocinio.
Epperò, devo ammetterlo, non è facile spiegare tutto questo al tizio sdraiato dietro, sulla barella, che continua a lamentarsi ed al dottore che, alle mie spalle, mi urla contro che non sto guidando un risciò, ma una fottuta ambulanza.




