Pulsatilla style
Mentelocale.it, il portale ligure sul quale mi onoro di avere una rubrica giornalistica dedicata principalmente al mondo dei blog, ha rinnovato dopo qualche anno la sua veste grafica. Il motivo per cui vi invito a visitarlo è legato non solo ai nuovi contenuti grafici, peraltro molto apprezzati da me, ma anche per la ricchezza di contenuti e per la facilità d’uso e la completezza d’informazione che offre, non solo su Genova e dintorni. Ovviamente il motivo principale per cui andrete lì sarà leggere “Spunti di Vista”, su questo non nutro alcun dubbio, ma leggere qualcos’altro non potrà farvi alcun male.
Dopo qualche mese di pausa, durante la quale sono stata impegnata in cose letterarie e meno letterarie (si, va bene, anche in un trasloco può esserci della poesia, ma dopo averlo fatto ci mancherebbe pure scriverne), tornerò con un articolo sul fenomeno dei blogger che approdano alla carta stampata, prendendo spunto da Pulsatilla e dal suo libro rivelazione.
A questo proposito vi chiedo: secondo voi è vero che gli editori interessati alla blogosfera cercano principalmente testi alla Bridget Jones e Sex & the City, oppure erotismo alla Melissa P.? O c’è spazio e possibilità anche per una scrittura diversa? La pubblicità che ha supportato Pulsatilla sarà a disposizione anche di testi di natura diversa, come sicuramente saranno quelli di Babsi Jones e Manila Benedetto, oppure invece di trovare vetrine di librerie addobbate come a natale, saremo costrette a ordinarlo su IBS? In definitiva la domanda è: per quale ragione il blogger deve essere associato a sesso e risate? (E su questa faccenda la mia amica Dania si pone sempre pericolose domande)
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102 Responses to “Pulsatilla style”
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Ne avevo parlato a lungo della scrittura sul web, anche di Pulsatilla.
Riassunto: è robaccia che neanche considero alla lontana, se non come fenomeno d’un monkey business, un lavoro perlopiù fatto dagli editor su diari inutili di ragazzine.
Credo ti basti il riassunto, quindi evito d’indicarti il post.
g.
Il post l’ho letto, caro Giuseppe, e ho condiviso buona parte della tua analisi.
Non sono d’accordo solo sulla generalizzazione “scrittura sul web”. Credo che ci siano cose buone e cose meno buone, così come credo che la trasposizione fedele di un blog sia un esperimento poco felice. Ma che ci sia dell’ottimo materiale in rete è secondo me, indubbio.
Di Pulsatilla parlerò nell’articolo per mentelocale, ma in un discorso più generale, anche se il libro l’ho letto interamente.
Un bacio
Sinceramente, con la spocchia che mi ritrovo, credo che anche la mia stuff sia nient’altro che stuff, cioè roba di nessun valore se non per me. Ma tanto io non scrivo per fare il blogger: l’ho detto da tempo, da tempi non sospetti, oramai 5 o sei anni or sono. Un giornalista, un critico, un rompicoglioni, un troll, tutto quel che si vuole: ma non un blogger né un poeta.
In rete c’è molto, c’è troppo: come in una grande libreria tradizionale. Troppa roba, perlopiù inutile a sé stessa e che vive il tempo d’una stagione. Che poi venga rimaneggiata da un editor, be’, chi se ne frega! Son cose che non m’interessano se non come fenomeno folcloristico, di costume sociale per studiar il momento storico, inquadrarlo e dimenticarlo: la mente ha bisogno di spazio e lo spazio d’evver riempito dalla sostanza non dalla banalità. La banalità non fa la sostanza né mai la farà. Di libretti à la Pulsatilla la storia è piena, non solo quella recente: una storia che però è stata dimenticata giustamente. E’ sopravvissuta solo Liala ma con la tara d’esser appunto Liala. Bisogna saper distinguere fra una Liala o Lolita e una Virginia Woolf. Di Woolf oggi come oggi non ce ne sono in giro. Di Liala e Lolite tante, sino alla nausea.
Baci
Beppe
e lo spazio d’evver riempito
—>
e lo spazio d’esser riempito…
Mio errore di battitura.
Baci e buona serata, Titty
Beppe
P.S.: Punta a esser una possibile Woolf
Ne ha parlato oggi STE di NOANTRI. Vai a dare un’occhiata, se ti va. Io ho già commentato là, ma proverò a ripetermi. Ti direi che sottoscrivo completamente quanto detto da STE e quasi in toto il commento di KINGLEAR.E’ pure vero però che non vedo l’ora esca il libro di BABSI. Ma solo perché si discosta dal binomio blogger-sesso e risate. E poi, diciamocela tutta: di scriver cazzate anche ben confezionate siam bravi tutti, ma BABSI (in questo caso) è tutt’altra cosa. Probabilmente quanto si legge in rete non è proprio tutto da buttare.Solo il 90% (me compreso,eh!). Poi ci sarebbe da fare tutto il discorso sul marketing e sul fatto che se si pubblicano certe cagate è perché il pubblico dimmerda vuole legger quelle. Un po’ come i programmi televisivi:è venuta prima la De Filippi o il pubblico beota che la segue?
Non conosco manila benedetto, mentre ho letto spesso il blog di babsy jones. Ho letto diversi estratti del libro di Pulsatilla - link del suo blog - dopo aver letto una recensione su “L’espresso” che vantava trentamila copie di tiratura a scatola chiusa. Ora, in base alla mia esperienza, propendo per “la seconda di quelle che hai detto”. Intendo dire che il libro di Pulsatilla è un fast book, non mi sentirei neanche di catalogarlo nel genere cicken -lit: mi sembra di veloce lettura, del genere dei libri scritti a chili da numerosi comici di Zelig.
Detto questo, se qualcuno me lo regalasse ne sarei lieta, lo riporrei nello scafale del bagno sotto la finestra e lo leggerei sicuramente: bada che non scherzo, la letteratura “da cesso” ha una sua funzione, e durante le mie sedute ho letto Dan Brown (tutto), e parte della produzione di Baricco.
Di comprarlo non mi sentirei, mentre non avrei esitazioni per BJ.
Infine, credo che non solo gli editori che pescano nella blogsfera siano interessati ai diari di signorine anoressiche o bulimiche o sessuomani: sostanzialmente credo lo siano tutti gli editori.
Ho in antipatia Babsi Jones: ma questo è un problema mio, personale. Mentre come critico, per il poco che sono, le riconosco sicuramente di saper affrontare argomenti assai ostici, spesse volte con aplomb invidiabile. Sa scrivere molto bene, e ultimamente è molto migliorata: c’è più cuore rispetto a ieri. Più sentimento, pathos dionisiaco.
Il resto, per quel che mi riguarda, non merita neanche uno sguardo. Il pubblico è poi libero di leggere ciò che vuole: ci mancherebbe altro. Ma se mi investo in una critica, allora mi sento in dovere deontologico di far fuori ciò che è inutile.
Saludos
g.
considerando Pulsatilla una lettura fast con ciò che comporta - chi non ha MAI comperato un libro leggero leggero da finire in poche ore sotto un ombrellone? saremo mica tutti così impegnati da non saperci concedere una pausa letturiale- mi rifiuto a priori di spendere il minimo centesimo di euro per babsi jones.
dopo tot post sul “quasiromanzo” mi son chiesta se sia una strategia di marketing questo aggiornare il mondo sulla “automilitirazzazione-mi mancano 13 pagine-ho corretto 289543 parole” oppure abbia dei seri problemi di autoconvincimento nel terminare questo benedetto quasiromanzo.
Per la serie che mi ha stufato ancor prima che inizi, come le pubblicità dei reality che passano in tv 4 mesi prima della prima puntata.
per carità divina, semba che abbia inventato lei la scrittura di un libro.
a questo punto meglio una sana risata uterina con Pulsatilla.
RAEL:alcune tue critiche possono anche starci. Epperò. Babsi è superiore.E davvero: io non sono uno dalle preferenze facili. Punto.
Johnny, perdonami, non voglio innescare nessuna polemica ma… superiore a CHI?
sarà superiore per te, perché rientra nei tuoi gusti personali.
per me, per i miei gusti personali, non è nè inferiore nè superiore a nessun altro scrittore sia cartaceo che via web.
superiore a Pulsatilla?
credo che quest’ultimo strascico non sia produttivo: o ti piace oppure no
(e comunque, rael, le sane risate uterine me le farei volentieri se regalate o prestate, senza sottovalutare l’arredamento del bagno)
ti faccio un esempio molto molto pratico, con una premessa: io non ho nulla contro Babsi Jones. La seguo saltuariamente da qualche mese, ha una scrittura fluida ed estremamente incisiva, di quelle che piacciono a me, con poche frasi sa esprimere spiegare e far capire un concetto (mica facile, in questo mondo di cascate di parole).
Leggo i suoi scritti, però, e leggo la cronaca della gestazione di ’sto libro. Dopo un po’ viene da chiedersi: ma lo vuoi finire o andiamo avanti a questi bollettini ansa ancora per molto?
E passo all’esempio pratico:
in questi commenti c’è una persona che ha scritto un libro eccezionale. Mai mai mai prima della pubblicazione l’abbiamo letta esprimere continui aggiornamenti sulla stesura del suo scritto.
Ora, Johnny, come puoi dire che la tua opinione (è superiore) debba prevalere con quel “PUNTO” sull’opinione altrui (Per la serie che mi ha stufato ancor prima che inizi, come le pubblicità dei reality che passano in tv 4 mesi prima della prima puntata)?
RAEL:alla melma che girovaga in rete. Della quale mi pregio di far parte. Senza chiedere di esser pubblicato.E poi. Parli di Babsi come se il suo blog fosse un infinito countdown e sappiam benissimo che non è così.
Eva, con quel che costa un libro oggidì col cavolo che spendo soldi in libri da ombrellone.
Sempre ammesso e non concesso che Pulsatilla abbia davvero scritto una emerita schifezza come si legge in giro.
Sia ben chiaro che non considero Pulsatilla superiore a Babsi, e viceversa, in formato cartaceo, avendole lette solo sul web.
Johnny, esiste sempre la x in alto a destra.
In alto a sinistra per gli utenti Mac.
E se non la schiaccio leggendo Babsi, ma anzi, mi rodo perché invece di leggere i suoi scritti trovo i countdown, c’è il perché del piacere di leggerla.
RAEL:tuo penultimo commento:non c’è paragone.Ultimo commento:adesso iniziamo a ragionare.
TITTYNA:vada per la legge del niente pompini a vicenda, ma quand’è che mi linki,mia amata?
Giuseppe
Puntare ad essere una Woolf significa farmi gettare la tastiera nella spazzatura. Di certo, scrivendo io cose diverse dai simpatici decaloghi che pubblico qui, sul blog, ho interessi divergenti da quelli di un editore che pubblica Pulsatilla, senza che questo suoni come un giudizio. Vorrei insomma che potessero trovare uguale spazio i libri “leggeri” come quelli “pesanti”.
Johnny, perdonami, ma mi fai incazzare.
Che significa “penultimo commento non c’è paragone”?
Significa che se ti dicessi che ADORO pulsatilla (vero-non vero è un mio problema) allora sarei un’emerita cazzona perché invece disdegnerei in questo modo Babsi Jones? E se ti dicessi che in realtà mi fan cagare entrambe, e scusate il francesismo?
Mi fa incazzare questo tuo portare al tuo gusto personale l’opinione altrui.
E Babsi sta facendo un count-down e mi ha rotto le palle, sì, come la pubblicità di Sanremo che viene trasmessa a inizio Gennaio.
Ora come la mettiamo?
Johnny

In linea di principio non sono contraria ad esperimenti sul genere “Scrittomisto”. Sono iniziative in cui si trova del buono.Prodotti leggeri, a basso costo, che gratificano lo scrittore, magari invogliandolo a impegnarsi in un lavoro più corposo, e generano interesse intorno ai blog. Poi, ovviamente, ognuno di noi ha i suoi gusti, e per questo può scegliere: di non comprarli, di comprarne alcuni, di comprarli tutti.
Il punto è: alla Feltrinelli di Viale Marconi, Roma, c’è stato un momento in cui un’intera vetrina di sei metri era occupata dal libro di Pulsatilla. Sarà lo stesso per libri di diversa radice, genere e stile?
La tua domanda finale è quella su cui mi interrogo anch’io.
Per restare in tema di pompini a vicenda ti dico: quando lo farai tu.
RAEL:obiezione plausibile.Colpa del mio essere un fottuto egocentrato.Epperò (dico sempre Epperò seguito da un punto. Adoro farlo).Take it easy.Ti fan cagare tutte e due?Liberissima! Apprezzi di più Pulsatilla, magari per l’ausilio lassativo?Beh, liberissima anche qui; posto che io in bagno leggo le etichette dei detersivi e detergenti.Dico solo che sei un po’ riduttiva, In My Humble Opinion, nel definire Babsi. E’ vero, son di parte:io amo Babsi per quello che scrive da quando ho imparato a leggere.
EvaCarriego
L’associazione con i comici di Zelig è l’immagine esatta che ho davanti agli occhi di fronte ai libri ” a la Pulsatilla”. Che l’abbia fatta lei è una bella iniezione cardiotonica per la mia autostima.
Detto ciò, ho comprato Pulsatilla così come comprerò Babsi, primo perché una maledizione azteca mi obbliga ad acquistare qualsiasi cosa provenga dai blog (il fatto che ci debba scrivere articoli sopra è del tutto irrilevante per l’acquisto compulsivo), ma dubito di poter fare il secondo acquisto con la stessa facilità con cui ho fatto il primo (il commesso me l’ha infilato a tradimento tra un Lansdale e un Auster).
La sua chiosa, in ogni caso, risponde bene al mio quesito di fondo.
PS: di Manila Benedetto sentirà parlare in futuro, mi conceda fiducia.
TITTYNA:allora provvederò!:-) (ma non l’avevo già fatto? Gesù che cazzo di dissociato…).
Sul resto:non lo so. Non credo, in realtà.E’ il marketing, bellezza. Della buona scrittura non gliene frega (quasi) più un cazzo a nessuno.
Rael
Sei un’adorabile pasionaria.
Dunque se ho ben capito: Babsi ti piace molto, e sei dispiaciuta del fatto che ultimamente, invece di scrivere i suoi consueti bei post, stia esagerando un po’ con l’autocelebrazione del quasiromanzo.
Pulsatilla la trovi quel minimo divertente da rendere accettabile la lettura di qualche capitolo sdraiata mollemente sotto l’ombrellone.
Ora, se la mia traduzione è giusta ti dico:
è vero, forse Babsi ha esagerato con il countdown però, seguendola da tempo, credo che sia anche naturale, in considerazione dell’enorme mole di lavoro che c’è, in fatto di ricerca, studio, analisi e archiviazione di dati, dietro il suo romanzo. Fosse anche solo per questo avrebbe la mia stima incondizionata, e vorrei avere solo un briciolo della sua forza di volontà, per tacere delle capacità letterarie.
Quel che credo sia fuorviante, e l’eccelsa Eva Carriego ha tentato di farcelo notare, è la contrapposizione Pulsatilla-Babsi che il post ha generato senza peraltro minimamente volerlo. Il punto non è stabilire chi è più brava tra l’una e l’altra, né ritenere stupido chi ama la prima a scapito della seconda e viceversa, quanto piuttosto capire se uno scrittore che ha nelle sue corde qualcosa di diverso da decaloghi ironici e memorabili scopate abbia qualche possibilità di essere pubblicato con un minimo di promozione.
(ti adoro)
L’avrebbe, se si facesse attenzione ai contenuti ed alla capacità di scrivere, piuttosto che alle cagate chick-lit che tanta presa fanno oggigiorno.Detto questo, quello che dici su Babsi lo condvido.Parola per parola.
RAEL.dai nun t’arrabbia’, io ti voglio bene…:-) (mò s’incazza completamente e mi dà del paraculo, lo so).
PS:lo so, son disfattista…
Johnny
Ma no, che non s’incazza. Dopo averti bruciato la macchina sono certa che ti perdonerà. Al massimo ti manda un virus sull’ipod contenente solo canzoni di FabriFibra.
Rael, una breve spiegazione. Il mio blog è un taccuino, proprio nel senso di “quaderno” dove annoto, in prima stesura, quel che mi accade, e non ho mai avuto né voluto una “linea editoriale”. Chi mi legge patisce i limiti di un taccuino, e gode dei vantaggi di un taccuino. I vantaggi sono la spontaneità, l’improvvisazione totale, da cui magari escono pure pezzi decenti. Gli svantaggi sono i periodi in cui me la meno con quello che mi ossessiona: in questo caso, il libro. Che per me è un evento, che ha incasinato 3 mesi di vita, che mi ha fatto triplicare gli ansiolitici. Non c’è nessun countdown se non quello personale, proprio come su un’agenda o un diario, né alcuna strategia pubblicitaria, sennò avrei parlato di meeting editoriali e copertine. Ho parlato di me, invece, e del mio stato d’animo, del mio problematico approccio: “scrivo, correggo, si è crashato il pc, non ci riesco.” Sono stata noiosa perché ero in quello stato d’animo lì. Quando mio padre si fece 3 anni di chemio scrivevo 9 post su 10 su ospedali e oncologi. Qualcuno criticò: si annoiava. Mi spiace, ma il mio blog va così. Quando viaggio in Friuli o in Serbia posto le mie impressioni. Se rimanessi incinta racconterei la gravidanza. Tutto lì. Non ho niente contro i blog di taglio “professionale”, ma il mio non lo è. Ho voluto un diario, una raccolta di appunti, e tale è. E tale resterà, indipendentemente dal quasiromanzo e dal suo destino. Infine: ho stima di tutti i blogger che sono passati e passeranno su carta. Alcuni li leggo, altri no, ma il passaggio è importante per la rete, e la rete è eterogenea e deve restarlo. Sono felice di vedere che si pubblicano Manila, Lello Voce, Pulsatilla, quelli di ScrittoMisto. Tre anni fa eravamo, noi blogger, un fenomeno da baraccone; il telegiornale ci citava come i “blobber”, gli scemi del villaggio. Grazie a questo passaggio su carta (e non solo), ora il “mondo blog” ha una sua ragione d’essere, e avrà modo di evolversi. Non mi pare poca cosa. E’ piuttosto un vantaggio per tutti: da chi scrive poesie a chi fa giornalismo ” di strada”, fino a chi, senza impegno, posta le ricette delle torte. Abbiamo tutti più credibilità. Io lo speravo.
Babsi
Babsi,
ti rispondo qui perché se lo facessi da te non ci sarebbe continuità.
Il discorso è esulato da cosa scrivi tu e cosa può scrivere una Pulsatilla-EvaCarriego-Tittyna e cito solo le prime tre che mi vengono in mente.
Il discorso è deviato da un raffronto di esposizione ad un’imposizione di gusti.
Mi si viene a dire che tu sei superiore: ma in ragione di che?
E’ come dire che Morozzi è dio in terra e tu (generico) che invece ami Licalzi sei un cretino e lui (genericissimo) che preferisce ad entrambi Tossani è il più furbo dei tre. Non ha senso: il gusto personale non è discutibile, al limite suggeribile.
Il taglio “personale” o “professionale” di un blog rientra in questa logica: se uno legge, segue, guarda ha delle opinioni.
Come Generico-Babsi ha il sacrosanto diritto di scrivere di se non ha Generico-Rael il sacrosanto diritto di dire: sì, però, dov’è lo scritto che trovavo prima?
In quest’ottica, che condivido (non scriviamo tutti, alla fin fine, dei fatti nostri? Anche la più glitterata delle adolescenti è giusto che lo faccia, no?) al 120 % ben venga la trasposizione dal web alla carta, ben venga assolutamente, nel bene e nel male, perché ciò che fa schifo a noi potrà piacere ad altri.
Non sarà un libro con la copertina rosa a cambiare la direttiva del Stampiamo tanto che così poi ci rimborsano la quota macero….
Johnny:
preferisci il virus di Fibra oppure di Ligabue?
;D
Tittyna, riporto il tuo:
Il punto è: alla Feltrinelli di Viale Marconi, Roma, c’è stato un momento in cui un’intera vetrina di sei metri era occupata dal libro di Pulsatilla. Sarà lo stesso per libri di diversa radice, genere e stile?
Non potrà essere per altri stili, radici e generi per un semplicissimo motivo che tendiamo tutti a dimenticarci: una libreria è un’attività commerciale.
Alla fine della giornata in cassa si devono contare soprattutto i soldi e non gli aforismi elargiti.
Una volta fatto l’incasso con un Moccia oppure un terrificante libro della Fazi allora ci si può permettere di consigliare Babsi Jones piuttosto che Chiara Palazzolo.
Gli stipendi dei commessi e le fatture dei fornitori non si pagano con il libro di nicchia: tendiamo a dimenticare che a Natale i libri più venduti son i Vespa e i Forattini e se esce un papa-libro vedi i librai saltellare come grilli per la gioia.
Una Fnac o una Feltrinelli non son delle librerie, ma dei supermercati, quindi non rientrano in questa categoria. Ma la piccola libreria, quella che entri e chiedi “che mi fai leggere di bello?” deve fare i conti, a fine mese, e a te che hai dei gusti buoni consiglierà un libro Minimum Fax, mentre alla massa rifilerà Dan Brown perché è un giro vizioso. Senza i soldi della massa la libreria tira giù la serranda e non può più vendere i libri “veri” ai lettori “veri”.
Ora, se questo significa che la mia libreria possa andare avanti, mi tappezzi tutte le vetrine con tutte le Pulsatilla di questa terra: tutto perché possa economicamente offrirmi ANCHE Babsi Jones.
RAEL:il tuo ultimo commento mi trova COMPLETAMENTE d’accordo (’na volta tanto). Se ho dato l’impressione di uno che volesse imporre le proprie preferenze (detesto parlare di gusti), mi spiace.

PS:No, Ligabue no! Eddai!
heppi hauar vivere vivere costa la metààààààààààààààààààààààà
di fzero.
Titty cara: un paio di maniche sono i libri leggeri, che non disprezzo affatto, come detto in più occasioni, a partire da Salgari fino ad arrivare a Vincenzo Cerami/Roberto Benigni, Giobbe Covatta, ecc. ecc. Certo non mi butto su i libellini Zelig. Ma un conto è avere una editoria di libri leggeri quindi leggibili e godibili, tutt’altro conto è avere emerite stronzate e puttanate prodotte dall’industria editoriale: perché di libri normali - non dico pesanti o impegnati, tanto più che se oggi chiedi a un autore contemporaneo, ma c’è un messaggio sociale e/o politico in questo libro così bello che a me ha fatto riflettere su questo e quello? l’autore ti guarda in tralice e ti manda a cagare senza complimenti né pensarci su due volte; questo a confermare che di libri impegnati o pesanti, in realtà, pochi o nessuno, tranne quei tre o quattro imbrattacarte che continuano a dirsi “pasolini” con tanto di je accuse ma solo per vendere o meglio farsi pubblicità - manco l’ombra, tranne nell’ostinazione di volerli cercare tra gli scaffali impolverati delle librerie e in edicola al limite della disperazione.
Editoria leggera sì, ma che si possa leggere senza dover dar di stomaco e senza esser costretti a spararsi valium a gargarella per illudersi che la stronzata che hai in mano è un libro divertente.
Baci
g.
Arrivo come sempre in ritardo, ma la mia devo dirla (anche perché sono stato citato per vie traverse).
Io la vedo così: ci sono i blog e ci sono i libri.
A volte capita che uno che tiene un blog scriva un libro e a volte capita che chi scrive un libro poi apra un blog.
C’è in questo momento un piccolo fenomeno targato “le blogger scrivono un romanzo” (dico le, perché il fenomeno è fondamentalmente femminile): ovviamente, dato che si identifica nel’immaginario collettivo il blog come un diario privato messo in pubblico, e dato che il fenomeno è femminile, l’inizio è stato caratterizzato dal sesso, possibilmente ironico e autoironico (perché le donne che parlano di sesso vendono da matti molto prima dei blog: vedi Emmanuelle, “Volevo i pantaloni” fino a Melissa P. - e comunque i blog femminili dove si parla di sesso in qualche modo, sono assaliti dai commenti: probabilmente per finalità che spesso vanno oltre la lettura…).
In seguito la cosa si affinerà, arriveranno anche libri di blogger filosofi, ma ci vuole tempo (e a quel punto il fenomeno non sarà più un fenomeno).
Poi c’è Remo Bassini che ha scritto tre libri e “poi” ha aperto un blog: è un blogger anche lui, ma i suoi libri non c’entrano niente con il blog.
Poi, tanto per fare esempi a caso, ci siamo EvaCarriego ed io che abbiamo pubblicato un libro mentre avevamo già aperto il blog, ma non c’è alcuna attinenza tra il nostro libro e il nostro blog (anche se nel mondo web spesso scrivono che io sono un blogger che ha scritto un libro, sbagliando: scrivo da più di vent’anni, il blog non c’entra niente).
Poi c’è un discorso fondamentale che va oltre il discorso blog-romanzo, riprendendo il commento ultimo di Rael: non solo le librerie, ma anche le case editrici sono società a scopo di lucro. Non si può chiedere agli editori di fare i mecenati: gli editori devono vendere per sopravvivere. Caso mai si potrebbe chiedere che, non so, il 10% degli utili venga investito nella ricerca (come dovrebbero fare le case farmaceutiche per esempio) e quindi destinarlo a trovare autori che magari non vendono tantissimo ma hanno cose interessanti da dire (anche se, d’altra parte si sa, non è che l’Italia spicchi negli investimenti per la ricerca).
Infine, mi vendico di Rael che mi ha tirato in ballo
Nei primi mesi del 2007 uscirà un suo racconto in una raccolti di autori vari pubblicato da una bella casa editrice e non sarà per niente un racconto da blogger, ma un ottimo racconto e basta.
Ecco, adesso sto zitto.
Ciao a tutti.
RAEL:davvero.Ho tutto quello che mi szerve…:)
KINGLEAR:vado off-topic ma “spararsi Valium a garganella” è fantastica!
@ JOHNNY
Thanks.
Ma: tieni conto che è il solo modo, sul serio, per riuscire ad arrivare alla fine del tunnel… cioè del presunto libro. Poi, dopo, devi solo capire se sei ancora vivo o sei diventato impotente che manco il viagra, ché è risaputo che il valium a garganella te lo spenge il pipino e ti traghetta direttamente dal Caronte degli Impotenti. Insomma: anche se ti mettono sotto la bambola di Gwen Stenani il pipino non ti si rizza. Inutili le novene o le bestemme, inutile il viagra e anche la Stefani. No, non riesci più a fartelo venir duro nemmeno con la Barbie originale, nemmeno se simuli un’orgia insieme a Ken nella casa di bambole. Chissà se adesso che la Gwen Stefani è stata fatta bambola avrà pure lei una casetta di bamboline tutta sua dove i mocciosi e le mocciose potranno toglierle e metterle i vestiti (ma solo per toglierglieli un’altra volta). A questo punto si spera che non facciano anche la bambolina di Madonna, cioè della Ciccone: mi pare che di croci ne abbia già tante. E poi una bambola di 47 anni non credo avrebbe mercato, tranne per quei gerontofili che il viagra sempre, anche durante le feste comandate!
Saludos
g.
ah, beh, riguardo alla domanda del post: no, nessun editore promuoverà un libro ex blog che non abbia quei contenuti, o simili. ciò nondimeno nel genere “quei contenuti o simili” c’è spazio per varie cose, non necessariamente preparate a tavolino con l’esperto di marketing.
per esempio Pulsatilla è brava, ma tanto brava!, due spanne sopra ogni altro/a blogger con pretese letterarie che io abbia mai letto. e ciò traspare anche dal suo libro, seppure leggero e comico.
Ah sì: gli editor fanno camminare anche sull’acqua le marie maddalene.
Mi complimento però con l’editor di Pulsatilla: questo sì. Diamo a Cesar quel che è di Cesare.
Potrebbe scrivere romanzetti a suo nome: secondo me guadagnerebbe e bene pure.
g.
caro relear, dubito che l’editor di castelvecchi abbia messo mano in anni di post scritti da pulsatilla, post dai quali traspare il medesimo talento.
(scusami, lo ripubblico perchè avevo sbagliato post! sai con tutti stì peli…mi son confusa un attimo)
ho dato un’occhiata. e come spesso dico, altro che tre metri sopra e cento colpi sotto! calci nel sedere. calci nel sedere e…a lavorare!

(avrei detto nel c…ma sono tua ospite e quindi non mi permetto).
in effetti, proprio come nella vita reale, intrigano di più sesso e risate. magari risate di denti. e nulla più.
in quanto ai fans senza peli sulla lingua…bè, io ho un archivio, che ho chiamato COSExCASO (perchè mi piace il suono della frase), di “fans” che i peli li hanno ovunque. e lo scrivono loro. magari più in là, appena finisco il mio trasloco (!), scrivo un bel libro. e non parlerò solo di fans col pelo sulla lingua…
un abbraccio Tittyna.
scusami, per il troppo spazio rubato
isabella
A parte che son poche pagine di cavolate, che a scriverle ci vuol niente. Se vuoi, caro Roberto, ti do le mie di pulsatille: magari tu te sei un bravo editor e io non lo so, me le aggiusti, e ci facciamo su un po’ di danè, come dicono a Milano. In fondo potrei, o potremmo diventare il nuovo J.T. Leroy. Tanto pure lui era un falso, una invenzione.
Però: o scrivi castronerie e te le leggi, con l’inconveniente non da poco che poi rimani col cervello come ‘na prugna secca, o ci ridi su e non prendi la cosa troppo sul serio, e la liquidi. Che poi i critici - quali critici? - tessano le lodi di una pulsatilla, ho già detto: i critici son come i giornalisti, dove cogi cogli bene. Mai che stronchino un libro: a sentire loro dovremmo esser pieni zeppi di scrittori da premio nobel. Ma c’è che domani di Pulsatilla manco più l’ombra, poco ma sicuro: lei ha solo preso il posto di Melissa P. che oramai non vende più, finito come fenomeno, come moda. Secondo te ho tempo di perder tempo dietro a ogni pulsatilla che il business tira fuori?
Suvvia, certe cavolate mi fanno ridere: le guardo come fenomeno folkloristico, punto e finita là.
ciao ciao
Beppe
Scusa, Paolo: tu sei Paolo, non Roberto. Chiedo venia.
g.
KINGLEAR:la tua disamina su ansiolitici e antidepressivi è stata chiara, comprensibile e completa. Grazie!
BENEFORTI:sei sfacciatamente di parte e lo sappiamo tutti e due. Certo, lo sono pure io. Epperò. Bollare BABSI di essere banale, pretenziosa e ripetitiva è assurdo ed incomprensibile. Non foss’altro per la vita che ha avuto, ha molto di più da raccontare di una studentella fuori sede che ogni tanto si arrangiava a fare qualche lavoro part-time; (non si tratta di una critica alla Pulsa ma di una semplice e credo innegabile constatazione).
Son d’accordo con Durelli: BABSI NON E’ ASSOLUTAMENTE BANALE, MAI.
Sia chiaro: a me, a pelle, Babsi sta antipatica. Ma come critico, Babsi scrive veramente, e bene, molto bene. Pulsatilla si diverte con i pastelli e i pennarelli. La differenza è ben più che netta.
Comunque, mi sto riprendendo da Pulsatille e Lolite varie.
Spero in un miracolo che mi ridia tutt’e tre le gambe. :-)))
Adesso dunque spero di leggere un libro vero, e speriamo che Babsi non si faccia troppo desiderare.
Per me, Pulsatilla è capitolo chiuso, da archivio, di quelli destinati al macero però.
ciauz
g.
E’ pazzesco, ma abbiamo parlato esattamente della stessa cosa. Con più o meno gli stessi concetti, a quanto vedo.
Io non ho molta pietà di queste produzioni letterarie. Ho leggiucchiato il libro di Pulsatilla e mi sono vergognato per Castelvecchi (e se andate a vedere le recensioni dei lettori su IBS, vi accorgete che non sono il solo, ANZI). Castelvecchi è una casa editrice di grande importanza, tradizione e catalogo: questo di Pulsatilla è veramente un passo indietro dal punto di vista contenutistico imbarazzante.
Penso sempre che chiudere gli occhi davanti a cose oggettivamente anticulturali non basti. Cambiare canale tantomeno: occorre dissentire, far valere la propria opinione. Far aprire gli occhi. Pulsatilla PUO’ pubblicare con Castelvecchi, certo. C’è libertà. Ma NON dovrebbe.
[Ste]
P.S. non so chi è stato, ma dire che Babsi è banale è sintomatico dell’ignoranza che ci meritiamo.
[Ste]
Un discorso intelligente, pluralità di voci, teste diverse e ottimi spunti. Poi giunge l’insulto: “Babsi è cretina”. E io non partecipo più.
Babsi
STE:sapevo di poter contare su di te!
BABSI:lascia fottere, direbbero dalle mie parti. Quando la fonte è nulla, l’insulto è zero.
@Babsi, ti dico la verità: conosco pochissimo il tuo blog, ma al di là di questo, davvero, lascia stare gli insulti, non badarci, magari è scappato anche a lui, può succedere. E se non gli è scappato, poco importa lo stesso: si discute e si cerca di non litigare, secondo me, anche passando sopra alle esternazioni fuori luogo (anche perché, qualcuno lo sa, se poi m’incazzo io succede il finimondo :D). Ciao.
stavo per rettificare, ma è arrivata prima la censura.
Beneforti
Sono tornata da poco dal lavoro. Il tuo commento non è stato censurato, bensì cancellato perché offensivo nei confronti di una persona che aveva aggiunto molto alla discussione. Tutti qui hanno espresso opinioni personali, spesso diverse e contrastanti, anche dure nei confronti degli scritti, ma il rispetto per le persone è una base dalla quale almeno io non voglio prescindere. Nel mio blog avrò cancellato si e no due commenti, e sempre e solo per offese nei confronti di altre persone, tanto che nel mio vecchio blog su Clarence è facile trovare commenti offensivi nei miei confronti, che mi sono limitata a controbattere e mai a cancellare. Ma l’ospite è sacro, a prescindere dalla sua opinione.
E poi, per favore, non trattarmi da stupida. Il commento cancellato risale alle 11:19. Stavi aspettando che lo cancellassi, per operare una rettifica?
Chiedo scusa io a Babsi, sono dispiaciuta di quanto accaduto e ancor di più dell’eventualità di perdere il suo contributo.
Babsi
Commento numero 28: sottoscrivo tutto, parola per parola. Gli articoli pubblicati su Mentelocale esprimono esattamente la tua stessa speranza.
Rael

Commento 31
Ma siamo tutti sicurissimi che riempire sei metri di vetrina con il libro di Rael o di Babsi non faccia vendere ugualmente tot copie?
Voglio dire, in regime di marketing esasperato come questo, è la qualità del libro a farlo vendere o la promozione? E se è, come credo in buona parte, la promozione, perché non promuovere allo stesso modo il libro di Rael o di Babsi?
Pulsatilla vende 50 mila copie. D’accordo. Io vorrei vedere la stessa promozione (una volta è uscita su una pagina intera di Repubblica signori, mica cavoli) per un libro diverso e vedere poi i dati di vendita. Posso coltivarla, questa curiosità?
KingLear
In pieno periodo “decadente” (questa è la mia percezione dello stato attuale) anche lo spirito critico, così come quello umoristico, è a livelli piuttosto bassi. Non ti consiglio di farlo (e so che non lo faresti mai) ma basta andare in un cinema a Natale per rendersi conto che alla stragrande maggioranza di “quel” pubblico, basta ascoltare una parolaccia per ridere a crepapelle. Roba che i comici di un tempo non troppo lontano (senza scomodare i fratelli Marx o Totò) si rivolterebbero nella tomba.
In questa ottica decadente il libro “leggero” non può che essere quello che è.
Tossani
Caro Rob, con Rael sfondi una porta aperta. Definirla, qualunque sia la definizione, significherebbe ridurla e questo sarebbe non solo ingiusto, ma decisamente improponibile, visto che lei non ce lo permetterebbe mai.
Detto questo aggiungo che certo, lo so bene che tutto intorno a noi è a scopo di lucro, come dice bene il famoso spot, anzi quello scopo è sempre più radicato anche “dentro” molti di noi, ma io continuo a sostenere, in attesa di smentita, che un libro diverso dal genere “bridget jones”, se promosso con gli stessi mezzi, può vendere altrettanto. E allora mi chiedo, perché ciò non accade? C’è una volontà che ci spinge alla lettura di determinati testi? E perché?
Isabella
Ma quale scuse! Grazie di essere venuta qui e aver detto la tua, mi hai reso felice.
Un bacio
Noantri

Hai ragione. QUando ho letto il commento di Johnny che mi segnalava il tuo post sono corsa a leggerti e non ho potuto fare a meno di sorridere. Fato curioso.
Sulla sostanza direi che, come ho già detto in precedenza, sono d’accordo con Babsi, e queste iniziative, il passaggio dal blog alla carta, lo vedo sempre come fattore positivo. Quel che per me è negativo consiste nell’handicap che i libri diversi dal genere “Bridget Jones” devono patire. Mi piacerebbe che l’ignaro lettore potesse trovarsi di fronte due pagine di quotidiano con la promozione di due libri completamente diversi, per fare la sua scelta secondo i propri criteri, il proprio gusto estetico, la propria sensibilità. Insomma, se mi passi in tv duecento volte lo spot dello stesso detersivo, sono portata a pensare che esista solo quello.
Ciao, fratello biancoceleste
per favore, non mi trattare troppo male…ops sono sloggata…vediamo di rimediare…un bacio!
uffi oggi ho la testa nel pallone, mi sono dimenticata di firmare…
anneheche
Anne
Tu vedi di mettercela tutta e nessuno ti tratterà male.
Complimenti, ho letto la notizia sul tuo blog, e ti faccio un grosso in bocca al lupo. Sono davvero felice per te.
In risposta al commento n°58.
Scusa l’off topic, Titty’!
Un’ altra laziale? E io che mi metto pure a fare segnalazioni! Roba da matti. So’ circondato!
Io mi chiedo, e me lo chiedo con spirito non di semplice provocazione: possibile che la leggerezza debba accompagnarsi all’assoluta mancanza di cervello? Sinceramente: la differenza fra un film di Natale, della coppia Massimo Boldi Christian De Sica, e un libellino in stile Pulsatilla c’è ed è grande e grossa, e non depone a favore di quest’ultima, perché perlomeno il film di Natale pieno di parolacce - per cui la gente ride - è un atto di ribellione, di rivoluzione che alla cagnara della campagna fideistica oppone la cagnara popolare romanesca-milanese. Ti faccio ridere: un mio amico che si chiama Pino è alto ma molto alto, due metri e dieci, un bronzo di Riace quasi, è giovane e legge regolarmente Tex e Dylan Dog e sa tutte le storie a memoria con una precisione fideistica da far invidia ai cardinali tutti e al Papa pure, e c’ha l’apparecchio per i denti - un ferro che gli prende tutti i denti storti e che pare un morso, un vero e proprio strumento di tortura -, musica ne ascolta poca, solo Beethoven ed Eminem perché dice che sono simili (nessuno ha mai capito perché e nessuno mai gl’ha chiesto che cos’avrebbero in comune i due per una questione di… di paura), però questa estate faceva un caldo così forte che l’asfalto si scioglieva sotto i piedi tant’è che pure Gesù Cristo (lui abituato alle cose semplici semplici come camminare sull’acqua) s’è bruciate le palme dei piedi cercando di fare dieci metri soltanto per attraversare una strada da semaforo a semaforo e adesso cammina sì ma coi piedi bendati che a guardarlo bene con quella barba lunga e gli occhi spiritati e i piedi nelle garze lo capisci subito che è uno un po’ tanto tocco di testa per cui si può solo provare o una profonda paura o una fideistica compassione umana, e così il mio amico, come tutti noi del resto, durante le ore più calde se ne stava barricato in casa sicuro che nulla di male gli sarebbe potuto accadere, ma si sbagliava di grosso, difatti un giorno gl’ha preso un male alle budella che ha dovuto tapparsi in bagno di corsa, c’è rimasto dentro per un’ora buona, fino a quando i genitori sono stati costretti a buttar giù la porta, e così hanno trovato il figlio, Pino grande e grosso, seduto sulla tazza di ceramica ma accasciato, la madre ha gridato, il padre, uomo con un po’ più di spirito rispetto alla fragile moglie che pesa solo quanto una vacca sacra denutrita con l’aggravante d’esser nata in un India dove l’erba manco a pregare, ha chiamato il 118, così l’ambulanza è arrivata e i paramedici hanno caricato Pino su una barella che per tenerla su ci son voluti non quattro barellieri ma quattro più quattro; tuttavia la cosa buffa non è stata vedere Pino col culo all’aria mentre i paramedici cercavano d’infilarlo dentro l’ambulanza e nemmeno è stato divertente vedere la curiosità altrui affacciata a finestre e balconi, e sai perché?, perché nella tazza di ceramica c’era uno stronzo grande e grosso come mai se n’erano visti prima d’allora, roba da primato mondiale, una cosa enorme, così grande che non pareva possibile fosse opera d’un essere umano, era come il tronco d’un pino cacciato nel cesso, una cosa assurda e puzzolente ma che stava dritta dritta, uno stronzo che aveva una sua identità e un suo orgoglio, e quello stronzo è stato un vero evento nella vita di segaiolo di Pino che per cagarlo ha avuto un calo di pressione e tre punti sulla fronte avendola battuta contro la bombola d’ossigeno dell’ambulanza; ma oggi Pino non ha alcun segno in fronte, e dopo che in ospedale ha potuto finalmente pulirsi il culo, una volta tornato a casa ha immortalato lo stronzo con un bello scatto, no, non uno scatto, ma tutta una serie di fotografie che non manca di mostrare con orgoglio a ogni nuovo amico che si fa, che ha la sfortuna d’incrociare Pino oramai da tutti ribattezzato Il Grande Stronzo.
Io sono preoccupato: quest’anno Boldi e De Sica, artisticamente parlando, si sono separati, così a Natale sarò costretto a scegliere se andare al Cine a vedere o il primo o il secondo, perché non ce la faccio a vederne due di film di Natale, quindi sarò costretto a portare la mia cieca preferenza o sull’uno o sull’altro. Sarò costretto a scegliere e non mi sta affatto bene ‘sta cosa: prego il buon Bambin Gesù di farmi scegliere quel film più leggero dove potrò ridere come uno stronzo senza dovermi preoccupare d’esser additato come tale perché in mezzo a tanti altri uguali a me. Il fatto è che i soldi per due film non ce li ho e anche se ce li avessi non li sprecherei: uno basta e avanza.
Baci Titty
g.
P.S.: Ovviamente su questa storiella c’è il Copyright, e non scherzo affatto.
sono costernata.
per una volta che si fa una discussione seria e pacata arriva la curva sud.
non mi aspettavo una cosa del genere da te, Beneforti.
Grazie, Titty!
Credo che anche nel mondo dell’editoria si seguano le mode. Poi alla fine se c’è qualche editore coraggioso vengono fuori anche prodotti diversi, che spesso si rivelano successi. A che ti riferisci quando parli di interviste falsate? Non credo che quella di Davide Maggio lo sia, la versione integrale dell’intervista (lunghissima) è stata data a Marbel.
Sarebbe carino se seguissi il mio blog!
Ale
C’è chi fa di peggio, mia cara!
C’è gente che associa sesso, risate e persino politica.
(Ne conosco una, una certa Merchesa, autodefinitasi apologeta del pompino, che finge di parlare con i politici. Non leggetela per favore!)
Si, lo so che non c’entra niente, ma questo blog è veramente interessante… linko e mi ritiro in buon ordine.
P.s.: A me il blog di pulsatilla piace, il libro m’è piaciuto meno.
JD

Ma scusa, la rivalità più accesa non l’avete con i cuginastri giallorossi? Dovremmo starvi simpatici, altroché.
KingLear

Complimenti!
Anche se devo ammettere che tra le mie tante perversioni la coprofilia non è compresa.
Ale1982

Mi riferisco con il dubitativo al commento rilasciato da Davide Maggio su IneditaBlog. Il tuo blog l’ho letto diverse volte, mi ricordo, per esempio, la querelle con Matteo Pedrosi.
Riguardo il discorso letteratura, così come per la pittura, la scultura, la musica, gradirei molto che fosse evitata la parola “Moda”. M’indispone.
Merchesa
Ho provato ad aprire il tuo blog ma per il momento mi rifiuta.
Riproverò in seguito, nel frattempo benvenuta.
Fiodor
Beh, grazie. :))
Anche a me il blog di Pulsatilla piace. Quel che non mi piace, per esempio, è che abbia chiuso i commenti. E’ una decisione che non condivido non tanto in relazione a lei, quanto al blog. Non lo capisco, un blog senza commenti. Se ti senti un artista inarrivabile che non è in grado di accettare elogi e critiche, o qualche commento sgradevole, fatti un sito web con tutti i crismi, ma molla il blog. Sarà che io, quotidianamente, leggo e commento anche il blog di Madonna, che queste cose mi fanno leggermente sorridere.
Un bacio e benvenuto
Niente, neanche un biondo pissing? ^____^”’
D’ora in poi, Titty, chiamami pure “Pulsatillo” Ah Ah Ah
A breve vedrai un bel post che ovviamente conterrà anche buona parte dei commenti qui lasciati, nonché il raccontino in stile Pulsatilla, quello che ti ho lasciato a dimostrazione che… che scrivere storielle così è d’un facile pazzesco. Io ne ho un’infinità di storielle così, e anche di più divertenti: ma che me ne faccio? Le vendo a Castelvecchi? Mi faccio “Pulsatillo”, o invece ci tento almeno ad esser un po’ più migliore di me stesso? Io ci tento: se poi non ci riuscirò, perlomeno non sarò ricordato da due o tre segaioli con la nomea di pulsatillo. Capiscimi: la qualità, Titty, la qualità.
Mi rimproveri, benevolmente, che se tu tentassi a imitare la Woolf - prima però ci devi riuscire, perché la Woolf è una, proprio una massima, da Olimpo della Letteratura - non ti si filerebbe alcun editore. Uhm, mica sono convinto.
Mai letto questo romanzo? E’ d’un’autrice - e che Autrice, con la “A” maiuscola -, Premio Strega, e decisamente giovane per un premio tanto grande e ambito. Ecco: per dire che la letteratura al femminile c’è, poca ma buona, e lei, la Mazzucco ce lo dimostra che non c’è bisogno di scrivere cavolate da diario per esser pubblicate, per vincere premi ambiti, per essere Scrittrici. Pulsatilla non lo è: è una bimba, simpatica anche, ma niente di più.
Bacioni Titty, e poi, quando avrò messo su il mio di post, pretendo un tuo commento, almeno uno. Me lo devi.
Beppe
KingLear
Il rimprovero, riguardo Virginia Woolf, è la mia inadeguatezza. Sarebbe un guardare troppo lontano, per le mie forze e capacità. Era in quel senso il mio voler gettare via la tastiera.
Pulsatillo no, proprio no, ti prego. Fa troppo ridere e tu non sei uomo da suscitar risa. Interesse in molti casi, anatemi da altri.
“Vita” si, è nella mia libreria, letto forse un paio d’anni fa, con fatica e piacere, come si dovrebbe con i buoni libri.
I commenti li avrai, stanne certo, e spero di aver qualcosa da aggiungere ai tuoi ragionamenti spesso esaustivi di per sé.
Un bacio, Pulsatillo.
Mai dire mai!
E mai dire Mike! Ecco, Mike meglio non pronunciarlo mai, in nessun caso.
Ma mai dire mai: l’inadeguatezza è forse solo un limite che uno/a si autoimpone.
La Mazzucco scrive molto bene, io i suoi romanzi me li divoro, cioè me li godo proprio: e godere d’un libro è cosa più unica che rara in un panorama editoriale sempre più investito da una morbosa ripetività stilistica e di contenuti.
Be’: che dire, potrei tentar la strada di diventar comico come Giobbe Covatta! La barba ce l’ho, la pelata pure, l’umorismo anche - anche se è un po’ dark -, quindi non vedo perché no. In fondo solo le persone con animo blues sanno far ridere il proprio pubblico fino a non poterne più, fino a finirlo dentro a una macabra risata.
Oddio! Devo smetterla co’ ’sti commenti sì tanto belli: rischio d’esser letto sol più per quest’ultimi. ^____*
Smaaackk
Beppe
hahaha, mai e poi mai avrei pensato di ritrovarmi in “battaglia” con Te, anche perche mai e poi mai avrei pensato di finire in una competizione del genere (sto ancora cercando il/la colpevole della mia nomination). Non credo di votare, ma se mai lo farò ti darò il mio voto, non fosse altro per la simpatia che ho sempre avuto per Te. In bocca la lupo, sempre che abbia una bella lingua!
Ciao bellissima, i miei ossequi
Titty Bella, se vuoi saper, conoscere la verità, allora lascia che la Madonna con l’Orsetto ti guidi sin da me. O nell’ignoranza resterai.
Ma un bacione, quello, nessuno te lo può negare. E io ne approfitto e te lo do questo bacione.
Smaaackkk
Beppe
Pardon, quest’altro commento serve per chiudere un tag che, erroneamente, ho lasciato aperto.
Smaaackk
Beppe
Scusate se mi intrometto, ma ultimamente il tema “blog cartaceo” mi sta appassionando.
L’annosa quaestio “cosa è letteratura/cosa non è letteratura” ci appassirà i neuroni all’infinito, e questo è un bene perché se non c’è critica al mondo, il mondo finisce.
Ma ognuno ha il suo universo di gioie, piaceri e interessi personali e guai a chi li tocca. Non ha senso criticare le scelte altrui, e finché “l’economia gira con me” io auspico l’acquisto di ogniqualsivoglia genere letterario più o meno lassativo.
Detto questo vien da chiedersi perché proprio Pulsatilla, perché proprio quel blog e non un altro? Strategia di marketing che punta sulla letteratura al femminile in voga da qualche anno in qua? Voglia di cavalcare l’onda della novità mediatica del blog? Astuta scelta di puntare sul voyerismo del pubblico divoratore di “diari personali”?
Sono queste e molte altre le possibili risposte, ma io no avrei un’altra, decisamente più terragna.
Il contatore.
Dite che sbaglio?
dico che se sento ancora “letteratura al femminile”, farò del bello e del buono per far chiudere questo blog dalla buoncostume
KingLear

Perdonami se ho cancellato il tuo commento, Giuseppe, ma quell’orrido faccione con gli occhi di fuori è davvero troppo per me, non reggevo la vista. Molto meglio la mia Maddy, che vederla, lei si, mi rallegra vista e cuore. ;))
Le tue provocazioni? Non né ho ravvisate mio caro, che stia diventando distratta?
Ilmio
Neanche io mi aspettavo di essere inserita nella tua categoria, anzi, in verità non mi aspettavo proprio di esserci.
Se ti è scappato di votarmi, beh, avrai ottenuto il solo scopo di non farmi terminare ultima, con un sonoro 0 in classifica.
In bocca al lupo a te, che qualche chance probabilmente ce l’hai.
Un bacio beneaugurante
Paturnalia

Ciao e benvenuta.
Tu dici che l’elevato numero di visite possa essere l’elemento determinante per una pubblicazione?
Io non credo, non solo almeno. Credo che l’elemento fondamentale sia la qualità abbinata alla “Vendibilità” di un prodotto. Ovvero, nell’ambito di ciò che è vendibile, scegliere il meglio. Il contatore può contare fino ad un certo punto, ovvero per confermare la bontà di una scelta, ma non è certo basandosi sul fatto che un blog ha molti accessi che si può operare l’equazione 1000 visite=1000 copie vendute.
Torna a trovarmi
EvaCarriego
No, la prego, non lo faccia.
Le prometto di attivare al più presto un filtro antispam che provveda a bloccare tutti i commenti che comprendano le parole “letteratura al femminile”, “scritture di donne”, “donne ed erotismo”.
Ma la prego, non chiami le guardie.
lei qui sobilla, o Regista Occulta, nevvero, vieppiù.
Riassumo il mio pensiero in due punti.
- Da sempre ritengo che un libro non sia un blog e viceversa. La rete può nascondere validi autori, ma l’equazione tra bravo blogger e bravo scrittore è impropria (il blog è uno strumento diverso. La sincronia e la multimedialità possono rendere ciò che la carta non può e viceversa). Detto questo, credo che Pulsatilla abbia talento. A lei lo sforzo di capire come farlo trapelare al meglio.
- Le donne, seppur brillanti, secondo la nostra editoria aperta al futuro, non fanno altro che ridere parlando di cazzi (mi perdoni Tittyna il francesismo).
Mi scuso, ma davo lasciarvi, per buttare giù un capitolo del mio libro “Cetrioli in cucina e nella vita”.
Buon proseguimento.
Effe
Invero tenderei a “stimolare” un dibattito su temi che esulino il mero e volgare mercimonio dei voti per i Blogawards e la la classifica top100qix.
Cosa vuole, si tenta di far cultura, sebbene demodé.
PS: Mi mancava, lo sa, vieppiù, la sua presenza.
Dania

Se fossi un uomo mi farei delle domande, a proposito del punto 2.
Applausi per il post di Dania (che condivido)

Paturnalia
Io mica cito la gente così, a ca… a caso.
FIgurati che c’è ancora chi la considera semplicemente un “culo”.
DANIA è un mito, nonché uno dei migliori cervelli circolanti in blogosfera. Applausi.

JD
PS:ciò non toglie che abbia un signor culo, eh!
Dovrei esser tenuta fuori da simili questioni, se non altro per una sorta di scaramanzia sull’imminente uscita delle mie parolacce (dove il termine non è da intendersi come ‘parole di insulto d’uso comune’, bensì ‘insulto alle parole per mano mia’) su carte, mi auguro, riciclate.
la precedente commentatrice ero io: manila benedetto. scusate l’anonimo (segno, inesorabile, del destino).
Cara Tittyina, mi spingerei oltre: non è solo dai blogger che gli editori cercano sesso e risate, ma, in generale, dalle donne scrittrici o sedicenti tali. Ci sono, evidentemente, splendide eccezioni, ma è indubbio che gli scaffali delle librerie siano ingombri di libretti scioccamente intimistici, leggeri senza vera leggerezza (ossia, solo stupidi), in definitiva inutili, che dureranno lo spazio di un mese, per essere sostituiti da prodotti altrettanto inutili, tipo pizze sfornate senza sosta. Domanda vecchia come il mondo: è l’editore che cavalca e impone una moda o è il pubblico annichilito dalla tv che chiede questo tipo di “prodotto”? Io, pur facendo parte della vituperata categoria dei giornalisti, non so rispondere. Quello che vedo però è che in molti casi il blog, anziché mezzo di espressione alternativo e “a sé”, viene visto solo come una scorciatoia per entrare nei media tradizionali: fai il blogghino, scrivi qualcosa di mediamente divertente e mediamente post femminista, ti fai notare, conquisti la rubrichina sul magazine femminile, poi magari raccogli dieci rubriche e fai un libro. Sono d’accordo con te, in rete c’è molto materiale buono. Ma c’è anche tanta fuffa sopravvalutata.
JD

Credimi se ti dico che sono la prima ad apprezzarli. Entrambi.
Manila

Egregia dottoressa Benedetto, lei, checché né dica, è il talento di maggior spicco della nostra generazione. Lei, cara Benedetto, sarà ricordata anche in seguito alla sua, mi auguro quanto mai remotissima, dipartita.
Lei “E’”, mia cara, e su questo non può proprio farci nulla.
Mi godrò il giorno in cui anche tu, buona ultima, sarai costretta ad ammetterlo.
Blimunda

Dici alcune cose sacrosante che proprio perché dette da te assumono ancor più rilevanza. L’analisi sul percorso dal blog al libro è sintomatica di parecchi percorsi ormai noti.
Mi lego alla chiosa finale, auspicando che, tra l’inevitabile fuffa dalla quale la struttura stessa del web non riesce a prescindere, si riesca sempre a far emergere chi invece ha qualità per fare di più e di meglio.
Ti fa onore il fatto che tu, per quanto ti è possibile, persegui sempre questa strada.
Un bacio
Mi sta venendo voglia di intervistarti
Bimba mia, intervistala sì Blimunda, vedrai che è speciale! Ciao tesoremie ;-**
Mitì
E’ donna, è di Genova, è giornalista. Mica avrà solo pregi. :)))
Ma scherzi? Certo che ho solo pregi. Tipo, cucino bene, degusto i vini ballo salsa (solo dopo aver degustato i vini) e devi sentire come canto sotto la doccia
(Mitì, sei tu che sei speciale che metti in conessione tanti mondi diversi!)
Blimunda
Lo sapevo, non dovevo chiederlo. :)))
Hai ragione su Mitì, ma è inutile che ti nascondi, pure tu mica scherzi.
Un bacio