L’anziano signore abita da cent’anni nella stessa casa. Dalla finestra guarda sempre la stessa via, lo stesso vecchio e fuligginoso quartiere, eppure questo è tutto quanto gli resta del passato. Fermo, sul bordo del marciapiede, osserva il traffico congestionato del lunedì mattina, incerto sul momento giusto per attraversare, e non nasconde più lo stupore mischiato all’amarezza con cui, inutilmente, si domanda com’è passato, tutto questo tempo. Chi è stato, mentre lui metteva faticosamente insieme il pranzo con la cena e cresceva figli da mantenere all’università al prezzo netto della vita, a cambiargli tutto quello che aveva intorno, e a metterci quelle macchine infernali, quei missili a due ruote che tracciano l’asfalto ruvido, là dove prima c’era la terra battuta e i lastroni di travertino. E dov’era lui, mentre il mondo cambiava? Possibile che addormentarsi la sera con la testa sul tavolo, distrutto dal lavoro, tra il piatto vuoto della cena ed il caffè, gli avesse impedito di accorgersi di quel che accadeva, intorno a lui?
Una volta qui era tutta campagna, sussurra più a se stesso che alla giovane ragazza di fianco a lui, nell’attesa anch’essa che il semaforo diventi verde. Ed è vero, sacrosanto, innegabile. Eppure fa ridere chi, quella campagna, non l’ha vista mai e forse, quando legge storie di boschi e torrenti cristallini, sorride ironica proprio come faceva secoli fa il vecchio, sentendo storie di astronavi e di lontani pianeti. Fantascienza, luoghi mitici e mai visti veramente. Quando tutto cambia, qualcosa inevitabilmente si perde. Come nei traslochi o nelle fughe. Le lettere lasciate agli amanti, le foto tagliate a metà, per far sparire la faccia dei vecchi amori. E qualcosa di quello che si è perduto inevitabilmente, improvvisamente, come per gioco o per malizia, a volte torna in mente. Basta un attimo, un pensiero inatteso, il fondo di un cassetto dimenticato e improvvisamente vuoto che svela qualcosa di creduto perso. Un oggetto, un foglio, un ritaglio di giornale.
Il Mito. Io, mia giovane amica, avevo il Mito. Non quello che avete voi, fuggevole e spesso inappropriato. Io avevo il Mito, quello vero, quello fatto di imprese e di mistero, di cose da sognare e da immaginare, senza flusso continuo d’informazioni. Era una piccola foto, una parola ascoltata al cinematografo, senza pensare appartenesse ad un personaggio. Erano le epiche imprese di sportivi ascoltate alla radio, seguite con gli occhi chiusi attraverso le parole di un semplice cronista, che mai, in quel momento, avresti messo in discussione. Non era come oggi, che guardi e riguardi mille volte la stessa azione immaginando non già le imprese che sognavamo noi, ma sordidi tranelli, truffe miliardarie, muscoli rinvigoriti da chimica proibita. C’era il sudore, la fatica, la voglia di arrivare in cima alla salita prima di tutti, a costo di qualunque sacrificio. A costo della vita. C’erano i grandi campioni, quelli veri, quelli che i bambini sognavano d’imitare, che poi si saltava in bicicletta ed io sono Coppi e tu sei Bartali, e la catena ingrassata da sé, che soldi per una nuova non ce n’è. C’erano i giornali, solo il lunedì, che tutti i giorni non si possono comprare, per leggere le storie più volte, e ricamarci sopra altri particolari, che il Mito ha bisogno di quello, mica delle certezze e delle parole dei protagonisti. E le storie, tu non puoi saperlo perché non li guardi mai i film in bianco e nero, ma il cinema ci raccontava delle storie che… Dici che sono roba vecchia, mia giovane amica, e che preferisci i video musicali sul tuo cellulare, da vedere in due pollici con fotogrammi sparati venti al secondo che negli occhi ci rimane poco e nell’anima niente. E vuoi sapere tutto, e tutto puoi sapere, cercando informazioni che son talmente tante che alla fine, se ci pensi bene, sai più di loro che del tuo compagno di banco. E non tutto è vero. Anzi quasi niente. Perché c’è bisogno di notizie, di scandali, di nutrire la morbosità malata di tutti quelli cui hanno dato un buco della serratura dove guardare, non visti, la vita degli altri.
E il Mito è morto, nelle storie quotidiane di piccole manie, nelle storie sempre più brevi, più urlate, perché bisogna parlare del quotidiano, delle storie della gente comune, di superficialità e magrezza, di fotomodelle e comici saltimbanchi e sportivi cui non basta la medaglia olimpica per diventare Miti, no. Quelli preferiscono gettarsi tra le braccia dei comunicatori per rendersi ridicoli e guadagnare soldi, a spese del Mito. Non sanno, poveri diavoli, che del loro denaro non resterà traccia, e che si perderà insieme al ricordo delle vittorie, le stesse per cui altri, i vecchi Miti, saranno immortali.
Il Mito è morto, nelle terre scoperte senza più nulla cui dare un nome, nelle carte geografiche dove per ogni singolo piccolo secchio della spazzatura c’è un fotogramma, dall’alto, che te lo mostra nel punto esatto in cui si trova. Il Mito è morto, nelle canzoni martellanti senza parole, nelle fughe dalla realtà che finiscono nelle camere d’albergo, come se non ci fosse più, da nessuna parte, qualcuno capace di inventarsi un mondo ed una storia, perché non c’è nessuno, più, che ha voglia di starlo ad ascoltare. Il Mito è morto. Con lui la fantasia. Con loro la voglia ed il sogno di compiere un’impresa. Anche la più piccola e insignificante, come la conquista di un campo di terra per giocare a calcio, come una capanna nel bosco. Come inventarsi, quattro amici, una squadra di calcio e scoprire, cent’anni dopo, che è campione d’Italia. Come il “Cinema Paradiso” che viene giù, per far posto a un parcheggio. Come il sale di Max e Noodles, che si scioglie e porta a galla il malloppo.
Come poter sperare, ancora oggi, di poter battere il proprio destino.

è vero, al massimo ci si può imbattere in qualche mito a livello personale, intimo! bisogna imparare a districarsi fra tanta strabordanza di miti in streaming ad alta definizione come quando si cercano informazioni sui siti commerciali pieni di pubblicità accecanti.
per esempio…
quando mi piace quello che scrivi penso:
- “eh, eh, che mito sta donna!”
Questo post è splendido, son rimasto senza parole. Hai ragione, la nostra società ha sempre più bisogno di miti, ma ormai il “Mito” con la “M” maiuscola è morto, possiamo solo guardare a quelli del passato, sono cambiati i valori e solo quelli di un tempo possono definirsi come tali.
Ho apprezzato moltissimo le due citazioni che hai fatto alla fine del post, di “Nuovo Cinema Paradiso” e “C’era una volta in America”, che sono i due film che maggiormente apprezzo e considero delle pietre miliari del cinema, anche loro rappresentano dei miti, ai miei occhi.
secondo me il Mito non è morto! è solamente cambiato, come dire, il soggetto-mitico!
Quello che prima era Coppi o Bartali (per citare il post) oggi è un Costantino (sigh)!
Per fortuna non per tutti…
(PS: sempre belli i tuoi articoli ^_^ )
E’ talmente bello e profondo da mozzare il fiato. Hai comunicato la nostalgia POSITIVA e non piagnona, l’evoluzione (negativa?) di una società che perde il Mito forse proprio perché tutto è diventato troppo “toccabile”, l’annullamento del tempo e dello spazio che affloscia la mitizzazione di cose, luoghi, persone.
Belle le citazioni dei film, concordo, e bella anche la ripresa del Dio è morto di F.Guccini (giusto?)
Ciao, grazie, a presto.
Mister X
…la casa è cambiata, le buone abitudini (come la buona scrittura) no…
un abbraccio.
H.
Gladiatori.
vuoi il mito? ritorna bimba. il mito come trasfigurazione fantastica, s’intenda. *bacino*
Giacomo
Sono un mito intermittente allora, come le lucine dell’albero di natale.
Bruce
La citazione dei due film non è casuale. Non solo sono forse i due film che amo di più in assoluto, ma sono due film che trattano il “Mito”. I film di Leone sono sempre stati legati, per sua stessa ammissione, al Mito. Con “C’era una volta in America” penso che abbia toccato la vetta massima. Il Mito americano, prima di tutto, ma il film è intriso di Mitologia, dai personaggi all’arco di tempo e le storie che abbraccia.
“Nuovo Cinema Paradiso” racconta il Mito del cinema, e lo fa in maniera insuperabile.
Inoltre sono entrambi Miti decaduti. La visione dell’America di oggi non ha più niente di “Mitico”, come purtroppo non ce l’ha più neanche il cinema, vuoi per la qualità dei film, vuoi perché le storie che ci raccontano non hanno alcunché di mitico.
Però credo che ci manchi un po’ a tutti, il Mito.
G.E
Ed è in questo spostamento che al danno di aver perduto il Mito, si aggiunge la beffa.
COmicomix
Ecco, hai toccato uno dei punti fondamentali del post. L’annullamento delle distanze uccide il Mito, visualizzare a un cm di distanza l’eroe lo rende umano, e quindi imperfetto. Hai colto tutte le citazioni, devo diventare più sottile.
Grazie, le tue considerazioni arricchiscono sempre i miei post.
Un bacio
Hobbs
Se ti ha “costretto” a lasciare un commento, dev’essere riuscito proprio bene, questo post.
Un bacio, è bello averti qui.
Fiodor
C’è una squadra che gioca proprio qui vicino casa mia. Ammetto la mia ignoranza, ma non credo siano i Gladiadori. O forse si.
Fabio
Credo che il “Mito”, così come l’ho inteso in questo post, abbia solo un piccolo lato infantile. In sostanza, credo che sia la necessità di recuperare un Mito adulto, un Mito positivo, un Mito che fa parte dell’immaginario singolo e collettivo.
Cosa sarebbe la Storia dell’umanità, senza i Miti e gli Eroi?
Benvenuto e un bacio.
…i miei non devono esserlo altrettanto evidentemente
…
p.s.
ti leggo sempre, lo sai..
(OT): vado ad aggiornare il link!
Hai descritto perfettamente quello che si vede negli occhi delle persone anziane di una certa età, quando ne incroci lo sguardo per caso.
Bellissimo e commovente post.
Hobbs
I tuoi lo sono troppo. Inibiscono. Potresti scrivere un po’ peggio per favore?
Johnny
Grazie!
Phoebe
Grazie, le tue parole mi fanno più piacere di quanto immagini. Ti bacio e ti abbraccio forte.
applausi a scena aperta
ps da quando su wordpress?
Fulvia
Grazie tesoro, mi fa piacere il tuo apprezzamento, lo sai.
Sono qui da 15 gg più o meno, e sono contenta di aver fatto questo passo.
Un bacio.
Messaggio cancellato.
Alberto
Caro, questo genere di messaggio è auspicabile inviarlo per mail o come messaggio privato su Splinder. Sei d’accordo con me?
Il mito non muore.
Si addormente.
E prima o poi si ridesta.
Io un giorno verrò colpito da una radiazione (spero non dal polonio…) che mi trasformerà in un supereroe e sconfiggero il male nel mondo.
Io un giorno diventerò la reincarnazione di Bruce Lee e la farò pagare ai maestri giapponesi.