È solo un caffè
La storia, per me, comincia qui. Dico per me perché a sua volta, seguendo il link, potrete scoprire che la storia comincia altrove, ma sarebbe troppo lungo spiegarlo.
Mentre commento, mi rendo conto che la faccenda necessita di ulteriore spiegazione, e quindi mi ci dilungo quivi, con la scusa d’esser in casa mia. Si parla, ovviamente, di caffè.
Il “marocchino” è, ormai, una piaga nazionale. Dal MonBianco alla Trinacria, con i più svariati appellativi, esso rappresenta al meglio quel che di più terribile possa affliggere un moderno barista: l’aggettivazione.
L’aggettivazione è il male baristico di questo ultimo decennio, in un mondo che prevede di svolgere il proprio lavoro male e lentamente, pretendendo dagli altri l’esatto contrario: bene e subito.
Parliamone, invece di bearci di presunte ricette originali conservate nei municipi dei nostri orticelli, parliamone seriamente.
Un tempo, quando avevamo tempo, andavamo al bar e le opzioni erano: caffè, cappuccino, succo di frutta. Di gusti ve n’erano esclusivamente tre: pera, pesca e albicocca, e ancora non c’era stata l’invasione dei “senza zuccheri” (illusoria e truffaldina, giacché subito dopo la parola zuccheri c’è “aggiunti” il che significa che quelli propri del frutto te li becchi tutti). Nessun creativo del marketing si era ancora azzardato a proporre il pesca/mango, il banana e mela, il mirtillo e limone ed altre aberranti associazioni. I più “in” si lasciavano andare al Campari. Qualche operaio sceglieva la sambuca o lo stravecchio.
Il bar serviva per socializzare, per perdere un po’ di tempo con gli amici prima di tornare a casa, per fare colazione quando la moglie o la mamma erano malate. Oggi, che non esiste più una tavola comune, il bar serve, tra una pausa e l’altra dei mille impegni quotidiani, per nutrirsi rapidamente e senza sforzi. Avete presente quei tizi che ordinano un aperitivo e prima ancora che il barista poggi il bicchiere sul bancone proferiscono queste parole: ce l’hai qualche tramezzino, le arachidi, le patatine, i pistacchi, due spiedini? Ecco, questa è gente che torna a casa, si siede sul divano, guarda la foto della ex moglie e dice: hai visto, cosa ci vuole per cenare?
Oggi, solo per un caffè, (70 centesimi di euro al centro italia) si pretende di scegliere: tipo di tazza, tipo di caffè, tipo di latte, tipo di zucchero, temperatura di tazza, latte, caffè, qualità della macchia, solo latte, solo schiuma, misto. Moltiplichi tutto questo per i venti clienti al bancone e non ti domandi più perché, oggi, i baristi sono tra le categorie più a rischio per quanto riguarda uxoricidi et similia. 20 caffè per tre aggettivi a bevanda fanno 60 bevande diverse, da ricordare e preparare in circa due minuti.
Tutto ha un limite, memoria e pazienza quelle che lo hanno più limitato. In tazza o in vetro. Lungo o ristretto, macchiato caldo o freddo. Macchiato con schiuma o senza. Con latte scremato. Ad alta digeribilità. Zucchero bianco, di canna, dolcificante dietetico, aromatizzato. Caffè decaffeinato, caffè d’orzo (contraddizione in termini che nessuno si sogna di contraddire, ma il caffè è un ingrediente, così come l’orzo, non il nome di un cocktail).
Un tempo c’era la zuccheriera gigante, con dentro due cucchiaini, sempre aperta e alla mercé di tutti. Poi il ministero della salute deve aver ricevuto dati sulle morti bianche (dovute allo zucchero bianco esposto) ed ha inventato le bustine. Bustine di ogni tipo e colore, carta sprecata gettata a tonnellate ogni giorno, insieme alle bustine mezze piene di zucchero che vengono quotidianamente gettate nel secchio. Una vergogna nazionale anche questa.
Io sogno che un giorno, mentre sto sorseggiando il mio cappuccino amaro, con latte freddo scremato, un barista guardi dritto negli occhi il cliente tipo (quello che il caffè non è mai abbastanza caldo, o corto, o macchiato) e gli dica semplicemente:
“Stai zitto, e beviti il tuo strac**** di caffè”.
Update: un’occhiata agli ultimi sessanta secondi di questo filmato, a proposito di bar e caffè.
http://www.youtube.com/watch?v=nETLAgH9w6g
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48 Responses to “È solo un caffè”
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Il bar è stata la mia casa: dai quattordici ai ventinove anni.
Poi per qualche tempo è stata la mia depandance: dai trenta ai trentacinque anni.
Poi è diventato un luogo, cosa che prima non era (era un tempo, un sentire, un vivere) dove andare ogni tanto da solo o in compagnia.
Ora è un caffè, come lo prendo io: ristretto e senza zucchero al bancone, buongiorno, grazie, ecco il resto e via.
ero venuto per dirle che il suo commento sulla Tazzulella ‘è cafè era assai arguto, e mostrava lo sviluppo di uno stile giornalistico (da periodico, costume, cronaca e società).
Volevo suggerire un suo sviluppo, che il nucleo prometteva bene.
Vedo che ha già provveduto, con giusto fiuto.
Lei mi è cresciuta
(che guaio, dover cambiare allora tutto il guardaroba)
Osservo la situazione esternamente, nel senso che non bevo caffé quindi non posso apprezzare le differenti versioni nel quale viene bevuto, ma guardando le ordinazioni dei colleghi e dei clienti, vedo che non esiste più la frase: “Un caffé!”, accompagnata dal porgere lo scontrino e qualche centesimo di mancia per il barista. Insomma, ognuno ha le sue particolari esigenze. Mi chiedo solo se queste pretese siano una caratteristica solo italiana, o avvenga lo stesso anche in altri paesi?
Roberto
Che bello, in 7 righe hai evocato immagini di una vita intera. Poi dici che vuol dire essere uno scrittore.
Effe
Le crederò sol quando mi giungerà un suo, particolare, invito. Lo auspico, lo anelo, lo bramo, sebbene giammai ne farei richiesta. Ordunque si regoli lei.
Bruce
E’ tipicamente italiana. Qualche tempo fa girava in rete un bellissimo cartone animato di Bruno Bozzetto nel quale venivano illustrate le caratteristiche degli italiani rispetto a dei generici “europei” posti nelle più svariate situazioni. Se riesco a ritrovare il link lo metto qui.
A proposito del bar, mostrava proprio la differenza tra gli utenti: stranieri, un caffè, un cappuccino ecc ecc, e quelli italiani: caffè lungo al vetro macchiato con latte freddo, cappuccino decaffeinato con latte scremato senza schiuma ben caldo.
Da morire dalle risate. A parte i baristi, ovviamente.
Eppure, qui al caffè Carducci, non son l’unico che ancora entra e chiede “un caffè”. Sarà che alle otto di mattina si tende a non aver voglia di pensare ad un mix innovativo di caffè, latte e quant’altro…
Simone
Sarai sicuramente tra i clienti più amati.
Ne discutevo spesso, da brava napoletana, con amici e parenti.
Ogni volta che, negli ultimi 14 anni di residenza nel Nord Italia, ordino un caffè mi viene chiesto: “un caffè come?”.
Un caffè liquido e caldo, possibilmente.
Grazie
Bellissima istantanea.
Buona giornata
Avrei voluto inserire uno scarabocchino ino ino fatto apposta su questo tema…ma non ne sono capace
Te lo manderò.
Sorseggiare una caffè è un momento intimo..aroma e armonia (humm.l’ho qui con me. Fantastico!). Ma è anche un bel modo per socializzare (un caffè in compagnia crea complicità). E’ un rito, tra i pochi forse rimasti, un rito che la moltiplicazione dell’offerta (caricatura grottesca della “fantasia”, ma di che?) ha un po’svilito. Ma che comunque riesce a resistere.
Un buon caffè, una buona giornata e un sorriso per te e per tutti i tuoi amici di web e non. E ai poveri baristi.
Un bacione
Mister X
Ecco perchè quando ordino un caffè, in caffè normale, al mio barista, mi guarda quasi con tenerezza
Ho misurato la mia vita a cucchiaini di caffè (Thomas Stearns Eliot)
Dania
Lo scorso anno, a piazza Plebiscito, entro in un bar e dico “vorrei un caff…”. Non finisco neanche la frase che sia il barista che il proprietario si lanciano verso la macchina del caffè.
“Tranquilla signorì, ve facimmo assaggià il calore e la bontà e napule”. Tazzina ultra bollente e caffè nero e tosto.
Me li sarei portati a Roma.
Eurner
Buona giornata anche a te, e grazie della visita.
MisterX
Hai ragione, il caffè è tutto questo e molto altro ancora. Tradizione non solo al bar, ma anche nelle case, quando ci si invitava a prendere il caffè come scusa per passare un pomeriggio insieme.
Difatti, secondo me, chi impiega dieci minuti solo per ordinare un caffè o un cappuccino con tutte le sue varianti è persona che soffre di molta solitudine. Certo non immagina neanche quel che passa per la testa di un barista.
Il disegno è, come sempre, bellissimo. Ti ringrazio tantissimo, la mia collezione a tema si arricchisce di una nuova gemma.
Un bacio
Fiodor
E ti allunga la vita, con tutte le benedizioni che ti manda dopo. Sappi che, una volta uscito dal bar, lui dirà al collega “fossero tutti così, i clienti”.
Bacino
Fuori di testo
Di o da?
Tutto ciò mi ricorda una vignetta di Pazienza risalente alla fine ‘70, credo, in cui si vedeva la gente chiedere al povero barista (che chiameremo convenzionalmente il povero barista) ottantamila caffè di tutti i tipi, con, senza, a parte, a base di olio motore, tutto l’immaginabile, insomma e lui a muoversi come un indemoniato dietro la macchinetta del caffè. La vignetta si chiudeva con un: il povero barista è completamente impazzito da cinque anni ma non se n’è accorto nessuno…
…delizioso post…
ahhhhhhhh…odio tutte quelle miscele con latte cremine schiumette etc… il caffè è uno e uno solo ha da essere! Nero, forte e bollente. In tazzina (no bicchierino di vetro), e con zucchero quel tanto necessario ad esaltare il gusto della miscela!
(PS ammetto pero’ cha a casa spesso lo preparo pestando i chicchi insieme con un po’ di cannella e una punta di chiodo di garofano…ma questa è un’altra storia).
Ubik
Ma allora questa storia va avanti da tempo! Ed io che pensavo fosse roba dei giorni nostri.
E’ proprio vero che le cattive abitudini, con il tempo, peggiorano.
(Grande Pazienza)(Ups, doppio senso?)
Hobbs

G.E
Ecco, tu si che mi piaci. Tu le cose complicate te le fai da te, a casa. Non come tutti quelli che al bar fanno “si, fammi una bella spremutona, ehi voi, una spremuta? 5 spremutone maxi grazie”.
E poi a casa hanno le arance che marciscono.
-Ehi le arance stanno marcendo, spremile.
-No, non c’ho voglia.
ehm…quella del caffè pestato a mano è un *vizio* preso lavorando anni fa in Egitto.
Una manciata di chicchi di caffè assieme ai chiodi di garofano e a un po’ di cannella, poi si pesta nel mortaio con un ritmo vario e tamburellante.
“Sai che cos’è questo ritmo? È un richiamo. Quando il beduino pesta il caffè nel suo mortaio fa questo rumore che si spande a grande distanza e chiunque passi, qualunque pellegrino si aggiri nella solitudine e nell’immensità del deserto, sa che un tazza di caffè e una parola ospitale lo attendono sotto la tenda.” (VM Manfredi)
Io invece non sopporto quei baristi piacioni che se ti vedono in compagnia di una bella ragazza, le disegnano il cuore sulla schiuma. Di solito mi vendico così: “l’avevo chiesto al vetro, me lo rifaccia”
Io appartengo a quella categoria di seccatori che vogliono tutto personalizzato, dal caffè al marocchino, e i fiori sulla schiuma li voglio, eccome.
Titty, io ricordo la zuccheriera con i due cucchiaini, dentro era piena di schifosissime giuggiolone: benvengano le bustine, ché gli scandali nazionali son altri.
troppo vero quello che dici! lavoro in un ristorante e sto al bar e come dici tu la gente si deve sempre lamentare, é troppo corto, troppo lungo, é freddo, é troppo caldo, c’é poco cacao sul cappuccino ecc ecc ;___;
Io al mio barista di fiducia continuo a chiedere il caffè in modalità napoletana “Tre C”: “Comm Cazz C(u)oc”. Oltre che nero. E lui ogni volta mi slinguerebbe per la gratitudine….
5C…Cazz’n Come Coce (Chi)stu Cafe’!
^_^
Tutte le volte che entro in un bar mi ricordo il personaggio di un libro di Brunella Gasperini, da lei soprannominato il “Nero Veloce” perché così chiedeva il caffè al bar. Anche io lo prendo nero veloce (che detta così, può dare adito a facili equivoci). Però se sono sola, in piedi al bancone, a portata di gomito degli altri avventori, la tazzina è solo necessità di qualcosa di caldo per stare in piedi. Altra cosa se “un caffè” è sinonimo di chiacchiera e cazzeggio:
Ah che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella ci ha dato mammà…
“Senta, non è che mi fa un cappuccino molto molto caldo e con molta schiuma, ma con il latte scremato e una spolverata di cacao? magro il cacao però, eh!”
(sono la dannazione dei baristi… fortuna che non ci vado spesso…)
A proposito di caffè: io aspetto ancora la tua replica a quanto ho replicato circa conversazione iniziata su Busi.
Ma tu ti sei dileguata nella panna montata.
E’ vero: non ci son più i caffè di una volta.
Pensa se nella zuccheriera ti ci mettono, che so!, un beatle.
Vabbe’.
Baci Titty
Gigi
Ma lo sai che qualche tempo fa fecero un’inchiesta sulle categorie maschili con cui le donne tradivano ed i baristi erano secondi solo agli idraulici?
A proposito, come stanno messi i lavandini, da te?
EvaCarriego
Sono sicura che a te il tuo barista fa trovare il cappuccino pronto prima ancora che tu lo chieda. Ma non so se per farti piacere o per farti andar via prima possibile.
Sulle bustine di zucchero, mi dispiace ma non sono d’accordo. Lo trovo un espediente per far spendere ancora più soldi e per aumentare lo spreco. Lo zucchero in bustine costa molto di più di quello in pacchi, inoltre non potendo gestire la quantità se ne getta via a tonnellate. Mediamente si calcola che ogni bar butti via nelle bustine mezze usate almeno un kg di zucchero al giorno. Moltiplica per tutti i bar, ristoranti che ci sono in Italia e ti rendi conto di cosa parliamo. Sarebbe stato sufficiente un richiamo ad una maggiore attenzione e le zuccheriere già in uso all’epoca, con il coperchio richiudibile.
Un bacio doc.
Nicola
Quando li vedo e soprattutto li sento mi domando sempre se, nel loro lavoro, sanno essere ugualmente zelanti. Ma ho motivo di dubitarne, specie in certi posti pubblici…
Johnny
Sicuro che non sia perché sei sempre accompagnato da splendide figliuole?
Blimunda
Difatti io suddividerei il problema in due fasi. Quella mattutina, quando c’è afflusso maggiore e tutti vanno di fretta, e lì le richieste superiori ai due aggettivi sono veramente drammatiche. La seconda, pre pranzo o pomeridiana, quando c’è tutto il tempo per preparare le bevande, ed allora anche il barista prova soddisfazione nell’esaltare il suo estro.
Quando faccio colazione al bar, verso le 8 di mattina, assisto però a scene raccapriccianti:
Barista: chiaro, tiepido, scremato, questo è quello decaffeinato bollente senza schiuma.
Aiuto Barista: qual’è quello chiaro?
Cliente: ehi, qui ci sono due micromillimetri di schiuma, lo avevo chiesto senza.
Barista: ho appena scaldato il latte, un po’ di schuma è normal…
Cliente: il mio caffè lungo, macchiato freddo in tazza grande dov’è?
Aiuto barista: eccolo eccolo.
Barista: Ma non era al vetro?
In quei momenti mi domando, seriamente, se non sia il caso di mettere le macchinette self service.
Phoebe
Scommetto dieci euro che lo prendi amaro o con lo zucchero di canna. Vero?
Giuseppe
Hai ragione, in verità non mi andava di avventurarmi in una discussione letteraria pro o contro Busi, visto che il personaggio in questione non stimola, in me, alcun interesse.
Sul beatle nella zuccheriera mi dai modo di fare una citazione che rende perfettamente l’idea:
“mangiano merda, e poi si lamentano se ci trovano un capello.”
Leo Longanesi
Baci Jus
Hai vinto!!! Lo prendo senza zucchero!!!!
Allora avresti fatto bene a non iniziare una discussione se poi era tua intenzione programmata sin dall’inizio di non portarla avanti, perché tanto sapevi che non t’interessava. Diciamo che la cosa è scorretta nei miei confronti e soprattutto nei confronti di chi invece ha seguito la discussione. Forse amorale.
Per favore: se non intendi commentare post che non t’interessano, non lasciare dette cose tanto per.
Longanesi? Non m’è mai piaciuto sotto nessun profilo. A dirla tutta: mi fa più schifo della merda.
Ciao
Giuseppe
Visto che parliamo di caffè, io solitamente lo bevo corretto con la crema Whisky Baylis…sì lo so, per molti una schifezza inanerrabile, ma per me una delizia.
Simpatico il filmato…la parte più comica è l’applauso italiota ad ogni atterraggio.
:)))
p.s. ho aggiornato il link
Phoebe
Niente è per caso, neanche l’affetto, quando nasce.
Ti voglio bene.
Giuseppe
Trovo che ci sia, in te, una sottile necessità di arrivare ad uno scontro, con me, di cui non comprendo i motivi.
Ho letto un post, ed ho lasciato la mia opinione. Non avevo programmato niente, e non credo ci sia, nei blog, l’obbligo di una replica. Mi sembra perfino assurda sia la tua richiesta che il tuo proposito da censore dei comportamenti altrui.
Ho scritto quel che pensavo, altri hanno fatto altrettanto, io non ho sentito la necessità di dire oltre. Mi pare un comportamento più che normale.
A parte il post, sono sinceramente dispiaciuta di questo tuo atteggiamento nei miei confronti, che credo di non meritare. Ma se lo ritieni giusto, allora seguirò il tuo consiglio non tanto per le motivazioni che esprimi, ma per un necessario, almeno nella blogosfera, quieto vivere.
Saluti
Carlos
Beh, come si dice spesso, de gustibus…
Il filmato lo trovo delizioso, per quanto giochi su alcuni ormai vecchi luoghi comuni. Però certi comportamenti (tipo le elezioni politiche, il caffè al bar, le file) li possiamo riscontrare ogni giorno, sebbene non sia affatto convinta che all’estero siano tutti dei mostri di bon ton.
Un bacio, e grazie per la conversione del link.
E’ un rimprovero, certo. Ma te lo meriti.
Come vedi, ti ho rimproverata per un atteggiamento a mio avviso ben più che scorretto, e non ho lasciato il discorso a metà.
Se inizi una discussione non la lasci cadere: per il quieto vivere della blogosfera, ma soprattutto se porti rispetto verso il lavoro degli altri blogger.
E non hai scritto quel che pensavi: hai scritto una generalizzazione, è ben diverso, portando avanti una accusa contro Aldo Busi, ma non sei poi stata capace di motivarla. Questo desumo, giacché non sei più intervenuta, e qui, in altra sede, mi dici che poi, in fondo, non ti interessava.
Le arie da primadonna che ti stai dando ultimamente non le gradisco affatto. Forse altri le reggono, io proprio per niente.
Comunque, considerato che è questo il tuo concetto morale, anch’io vedrò di seguirlo, che ti devo dire? Non mi sento di aggiungere altro o di una ulteriore replica.
Giuseppe
Giuseppe
Accusare me di darmi arie da primadonna mentre stiamo parlando di Busi mi fa sorridere, sembra comicità involontaria. In campo letterario non credo di conoscere persona più egocentrica ed autocelebrativa di lui. Come diceva G.Marx, ci sono i geni e quelli che dicono di esserlo. Lui dice di essere un genio.
I concetti che ho espresso in tema al tuo post non avevano bisogno di ulteriori repliche, se non per il piacere di farlo. Piacere che avrei avuto in caso di altri autori.
Cerco di non parlare mai delle persone di cui non posso parlare bene, è una mia forma di rispetto.
Riguardo le accuse che mi muovi, non le sento giuste, anzi, le trovo gratuite e artificiose. Non mi va neanche di fare dietrologia, mi sembra esercizio inutile. Se hai realmente qualcosa di concreto da dirmi, conosci la mia mail o il mio account splinder per i messaggi privati. Se invece vuoi fare semplicemente spettacolo, fai pure.