Io sono il Pater Familias

(Indovinare il titolo-citazione)

Le gioie della vita, a volte, stanno nelle piccole cose. Una di queste è ascoltare un ragazzo di 15 anni dire a suo padre le cose che quel padre, da un anno e mezzo, aspetta di sentirsi dire. Un anno e mezzo durante il quale quel padre ha tentato di spiegare, illustrare, far capire, l’importanza di proseguire gli studi fino al diploma, se non altro per darsi la possibilità, a 19 anni, di decidere del proprio futuro con un pizzico in più di maturità.

Con chiarezza, con onestà, senza ricatti né minacce, senza ricorrere ai trucchi dialettici, alla maggiore malizia, alla diversità dei ruoli. E quando il ragazzo, nella totale incapacità di comprendere la reale portata delle sue decisioni, ha fatto di tutto, riuscendoci, per farsi espellere dall’istituto, quel padre non ha ceduto di un metro. Ha rifiutato la rabbia, la paura, la preoccupazione, il desiderio che a volte nasce, davanti ad un adolescente “capiscotuttoioetuniente”, di dire “massì, fai come ti pare e sbattici la testa”.

Gli ha concesso la libertà di sbagliare rispettando la sua individualità, lo ha consigliato senza imporsi con la forza, lo ha criticato senza mostrarsi deluso, e soprattutto motivando le sue considerazioni con argomenti, e non con regole e leggi senza senso. Ha evitato di citare i numeri e le statistiche, limitandosi a fargli capire che un corso professionale da parrucchiere avrebbe potuto farlo anche dopo, se fosse stata una scelta ragionata e consapevole. Non voleva un dottore, voleva un ragazzo con le strade aperte, con la possibilità di scegliere. Era questo, il punto. Dargli la possibilità, domani, di scegliere.

Non lo ha abbandonato, ha seguito quel percorso cercando di sfruttare ogni apertura, ogni spiraglio, per entrare nella corazza dell’adolescente in crescita e mostrargli un’altra strada, un’altra possibilità. Niente urla, nessuna violenza fisica o morale, nessuna privazione ma solo attenzione costante. Partecipazione.

Quando improvvisamente, ieri, quel ragazzo ha chiesto a suo padre di aiutarlo a riprendere il cammino, quando insieme hanno parlato dell’indirizzo scolastico da cui ripartire, per adeguarlo alle inclinazioni ed alle esigenze del ragazzo, quando hanno valutato insieme l’opportunità di sfruttare questi mesi per rimettersi in pari con quella parte di programma lasciato a metà, iscrivendosi ad una scuola privata, ho capito che la felicità è veramente nelle piccole cose.

Anche se forse tenere un dialogo sempre aperto e leale, tra un genitore ed un figlio, anche quando uno dei due sta sbagliando, non è per niente una piccola cosa. È un piccolo miracolo.

Comments

26 Responses to “Io sono il Pater Familias”

  1. Daisy the Cat on Gennaio 24th, 2007 19:18

    E considerando quanto costa una scuola privata, un altro miracolo sarà - all’arrivo della retta da pagare - che il padre non appenda il ragazzo per gli alluci al pennone della scuola…
    Mazzate, ci vogliono, altro che….

  2. Imogene on Gennaio 24th, 2007 22:00

    Ma è un uomo, un alieno o un santo? Trovarne!

  3. Malapuella on Gennaio 24th, 2007 23:58

    la tua delicatezza nel descrivere le situazioni, la tua empatia, la tua capacità lucida nel dipanare discorsi sulle emozioni: sei veramente speciale, lo sai? sì, secondo me lo sai.

  4. Roberto Tossani on Gennaio 25th, 2007 06:53

    Non so se sia un miracolo.
    So che è molto difficile, perché ci vogliono metodi contraddittori: determinazione e compromesso, autorità e amicizia, libertà dell’uno e libertà dell’altro.
    E molta pazienza.
    E intelligenza di entrambi.
    E anche, alla fine, come sempre (ma solo se c’è stato tutto questo) un po’ di culo.
    Due maschi belli, loro :)

  5. DirkGently on Gennaio 25th, 2007 08:34

    Mi ha sempre colpito una canzone di Giorgio Gaber: I padri miei. Vi consiglio di ascoltarla se non lo avete mai fatto. Io sono padre sia di un’adolescente sia di una diciottenne. Non ho ricette, non ho certezze assolute ma di una cosa mi faccio forte: preferisco che mi si riconosca uno spessore, una traccia forte di esistenza e resistenza piuttosto che risultare sottile come un foglio di carta. E prima che qualcuno si agiti accusandomi di paternalismo consiglio di leggere (se ne avete voglia) il mio post “Io, me e…” scritto in tempi non sospetti (quindi prima di questo). Ciao Tytti.

  6. Bruce Lee on Gennaio 25th, 2007 09:59

    Penso che fare il genitore sia una cosa delle più difficili, perché appare semplice visto da fuori, mentre quando ci si trova in quella situazione, allora tutto cambia.
    Chissà quante volte, ognuno di noi, di fronte all’ennesima discussione con i genitori avrà pensato: “Io sarò un genitore diverso”.
    Il dialogo è importante, ma molto spesso procede su binari paralleli, se non c’ è la volontà di venirsi incontro.

  7. Ivano on Gennaio 25th, 2007 11:30

    Ciao,

    nella storia che hai raccontato ho ritrovato molto della mia vita. Oggi sono laureato e dottorato per la ricerca. Ma a 15 anni mi sono trovai nella situazione che hai raccontato. E’ difficile descrivere il perchè ed il percome delle cose, lo sarebbe stato allora, lo è adesso per motivi diversi. Certo un po’ di fortuna (sia per il padre che per il figlio) aiuta. E’ sempre un piacere leggerti.

    Un saluto

    PS “Fratello dove sei”

  8. Dania on Gennaio 25th, 2007 13:08

    Tra qualche anno, quando riprenderà il discorso col padre, dopo essersi accorto che un titolo di studio non ti aiuta nell’attuale mondo del lavoro, ci sarà da ridere :)

  9. pllumb on Gennaio 25th, 2007 16:01

    nn era un film con jenifer lopez con la figlia e il tizio che lo maltrattava,…?

  10. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:16

    Daisy
    Eh no dai, le mazzate no. :)

  11. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:19

    Imogene
    E’ un uomo, con le ansie e le paure che hanno i padri felici di esserlo, e che invece di servirsi di ricette belle e pronte s’interrogano ogni momento su quello che stanno facendo.
    Diciamo un uomo capace di mettere suo figlio prima del suo ego, e delle sue comodità.
    Un bacio svizzerotta. ;)

  12. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:20

    Malapuella
    E’ la tua sensibilità, che viene incontro alla mia. Quella speciale sei tu.
    Un bacio.

  13. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:22

    Roberto
    Hai perfettamente ragione. Posso confidarti che, nel suo intimo, probabilmente non ci sperava più in questo cambio di direzione.
    Ma non l’ha fatto vedere, non ha ceduto al desiderio di mollare, e forse questo, insieme al fattore C, è stato determinante.
    Un bacio, sei bello anche tu. ;)

  14. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:25

    Dirk
    La difficoltà del ruolo è fuori discussione. Quello che mi piace, di quest’uomo, è che riesce a vedere con i suoi occhi e, contemporaneamente, con gli occhi di suo figlio. E’ riuscito a mantenere vivo il ragazzo che è stato, ed insieme al padre di oggi combattono in due.
    Vero è che le ricette non esistono, e che questo ruolo lo si impara giorno per giorno.

  15. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:28

    Bruce
    Il discorso del dialogo è fondamentale. Tu parli di binari paralleli. E’ vero, sono due posizioni, due evoluzioni, due sguardi sul mondo completamente diversi. Solo che, secondo me, è il genitore quello che deve sforzarsi affinché il dialogo sia vivo, ed abbia sempre un punto di contatto. Chiederlo ai figli, fino ad una certa età, è totalmente assurdo.
    Un bacio.

  16. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:30

    Ivano
    Bravissimo, hai indovinato la citazione dai fratelli Coen.
    E grazie per la tua testimonianza, è importante.
    Un bacio.

  17. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:31

    Dania
    Speriamo che, tra dieci anni, qualcosa sia cambiato, no? :D

  18. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:33

    Pllumb
    No, era George Clooney nel film “Fratello, dove sei?”, ottimamente individuato da Ivano.
    La prima volta lo dice quando, fuggito di prigione, rivede le figlie. Poi lo ripete più volte.
    Comunque è un’ottima occasione per rivederlo, o no? ;)

  19. Daisy the Cat on Gennaio 25th, 2007 16:44

    Una mazzatina? Un ceffone?
    Edddai, ’sti mocciosi so de coccio. Un paio di sculaccioni, almeno…?

  20. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 16:47

    Daisy
    Va bene, trovato l’accordo per un paio di sculaccioni.
    (Ehm, il ragazzo in questione è 1.80. Non sarà facile, te lo dico). :D

  21. Daisy the Cat on Gennaio 25th, 2007 17:00

    Un metro e 80? Quanti anni hai detto che ha…?

  22. Tittyna on Gennaio 25th, 2007 17:02

    15 :O

  23. Spray on Gennaio 25th, 2007 17:16

    Il “mestiere” del genitore è difficile, certo, anche se sembra, e forse lo è, un luogo comune.
    Sta di fatto che in questo caso possimao dire che è anche “creativo” perchè non c’è uno schema da seguire in quanto si deve adattare, giorno dopo giorno, a situazioni, realtà e personalità.
    Un bellissimo spunto di riflessione davvero.

  24. Daisy the Cat on Gennaio 25th, 2007 20:17

    A 15 anni uno e ottanta… Lo dicevo io: oggigiorno mancano le mazzate sul groppone. Ed infatti crescono troppo…

  25. Comicomix on Gennaio 26th, 2007 18:15

    Interpreto da molti anni il ruolo di figlio da un lato e quello di padre dall’altro. So come è difficile e sottile il confine tra il menefreghismo e l’invadenza, tra il suggerire un consiglio o imporre la propria volontà. Ho sempre ritenuto, con i miei figli, che la stella polare sia l’amore e il rispetto del loro essere persone. Kahlil Gibran ha scritto: tu sei l’arco che lancia tuo figlio verso il domani. Ecco, mi sembra che questa storia ci dica questo.
    un sorriso con la neve.
    Mister x

  26. JohnnyDurelli on Gennaio 30th, 2007 01:14

    E’ l’equivalente dell’Immacolata Concezione, with all respect…

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