Le invasioni barbariche
Ieri sera, ospiti di Daria Bignardi c’erano, tra gli altri, Gian Arturo Ferrari di Mondadori, Nicola Lagioia di Minimum Fax, e tre autori inseriti nell’antologia “Voi siete qui”, da me segnalata alcuni post fa, per via della presenza di Babsi Jones: Piero Sorrentino, Marco De Marco e Flavia Piccinni.
L’introduzione al tema fatto da Daria è stato, come suo solito, volutamente provocatorio: oggi pubblicare è facile, e vi spiegheremo come. La cosa ha suscitato lo stupore dei presenti e, ovviamente, acceso il dibattito. Ma non voglio annoiarvi.
Due cose mi hanno colpito, nel corso della discussione che ha fatto seguito alle interviste che la redazione ha registrato presso alcune importanti case editrici.
La prima: il rapporto tra i manoscritti di aspiranti esordienti che questi editori ricevono e quelli che poi vengono pubblicati. Feltrinelli ha dichiarato di riceverne circa 4000, di cui 4, al massimo 5, diventano libri. Baldini e Castoldi dichiara circa 1000 manoscritti ricevuti, forse uno pubblicato, quando va bene. Altri addirittura non menzionano il quantitativo, ma piuttosto lo zero assoluto nella categoria esordienti pubblicati.
A questo punto mi è sorta spontanea un’osservazione: giorni fa il signor Effe ha deciso, imprudentemente, di fare una giocosa mappatura dei blogger che sono approdati alla carta stampata. È partito dal proprio orto, ovvero da ciò che sapeva, e grazie all’interazione con gli altri blogger, nei commenti si sono via via aggiunti altri nomi, altri libri, fino a superare abbondantemente i cento autori pubblicati. Di questi, almeno due terzi lo hanno fatto dell’arco degli ultimi due anni. Parliamo, quindi, di almeno 80 esordienti. 40 l’anno. Non credo che ci siano, in Italia, più di 5000 blog di aspiranti scrittori, e quindi mi sorge spontanea la domanda: forse che il blog, come palestra letteraria per autori emergenti ed esordienti, funziona davvero? Può essere, i numeri dicono questo, ma non spargete la voce, che poi qualcuno ci rimane male.
La seconda: un’affermazione di Nicola La gioia: pubblicare non deve essere facile. Credo di aver compreso il senso che Nicola ha voluto dare alla frase, e mi dichiaro assolutamente d’accordo con lui. Pubblicare non deve essere facile. Deve essere difficile, deve essere frutto di talento, applicazione, duro lavoro, qualità, intuizione e perché no, quando capita, anche genio.
Pubblicare non deve essere facile per nessuno, nemmeno, come ha simpaticamente sottolineato lui, se sei il sindaco di Roma.
Deve essere semplice ed automatico, aggiungo io, soltanto per chi lo merita.
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32 Responses to “Le invasioni barbariche”
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Concordo con te e con Nicola La Gioia, vorrei però far rimarcare una cosa: non necessariamente il blog è una palestra di scrivere o di sapere scrivere.
Il problema grosso per la casa editrice, ma anche per tutti coloro che producono un prodotto da vendere, è trovare l’acquirente.
Nel caso della scelta di ciò che si deve pubblicare è davvero arduo: come fai a scegliere cosa pubblicare? Devi prevedere il comportamento dei lettori.
Nel caso del blog, questo problema non esiste: il blogger conta già un nutrito gruppo di lettori che compreranno il suo libro. Non a caso, molti libri pubblicati da blogger sono in massima parte rifacimenti del blog medesimo…
un pò come quando del cantante ci si compra non solo il disco, ma anche il poster per la cameretta.
Che pubblicare sia una attività di marketing, d’altornde l odimostra melissa p.
Cosa fa vendere più del genere erotico/pecoreccio???
Gaspare
ma quanti sono i libri belli usciti dai blog? ci sono? esprimo dubbi e condivido La Gioia, deve essere difficile, anche per i blogger, che però oggi hanno un sacco di possibilità in più. i mezzi di produzione (letteraria) sono colletivi, ormai.
(l’ho visto anche io ieri!)
Per quanto riguarda la palestra, sicuramente lo è, ed è importante anche perchè ti permette di variare il tuo stile con il tempo, anche tenendo conto dei feedback dei lettori.
Ma ci vuole anche talento, a prescindere :D, ovviamente
Perchè nn ci sono (più)tra i tuoi LInk?
…
Asia
Gaspare
A mio parere l’arte deve esulare dal discorso commerciale. E’ giusto pubblicare libri che venderanno, ma è altrettanto giusto pubblicare libri che “devono” essere pubblicati, a prescindere dalla vendibilità. Quello che vale per un dentifricio non può valere per la letteratura, la pittura, la musica, ecc. ecc.
Il blog è “anche” una palestra. Non c’è mai stato, prima del blog, uno strumento capace di mettere in contatto diretto uno scrittore con un pubblico potenzialmente illimitato. E’ un fattore troppo importante, questo, per essere minimizzato.
Un abbraccio
Bloggointestinale
Il discorso sui libri belli usciti da blogger è troppo complicato. Cosa intendiamo per belli? Parliamo di qualità o di vendite?
Se parliamo di vendite, credo che Pulsatilla non abbia niente da invidiare a nessuno. Se parliamo di alta qualità abbinata a buone vendite, penso a Luca Ricci, a Remo Bassini, gente che vince premi letterari e gode di ottime e meritatissime lodi da parte dei critici.
Inoltre ce ne sono diversi altri che, a mio parere, hanno i mezzi e le qualità per andare oltre l’esordio. Penso a Chinaski, a Viscontessa, a Hotel Messico, a Trentamarlboro, limitandomi giustamente a quelli che ho letto, e di cui posso parlare con cognizione di causa.
Penso che tutti questi non abbiano nulla da invidiare ad altre, prestigiose firme che ogni anno affollano le vetrine delle librerie con le minestrine riscaldate.
In definitiva dico che forse la blogosfera offre più possibilità di un editor di grande casa editrice, che ti legge un capitolo e poi, siccome deve andare a far la spesa, ti cestina.
Un abbraccio.
Loska
Talento, certo. Ma anche e soprattutto duro lavoro, applicazione, studio, metodologia.
Ma tu queste cose le hai tutte, quindi posso stare tranquilla.
Un bacio
Asia
Credo perché il tuo blog era privato, ma ora dovrebbe essere nuovamente tutto ok.
Un bacio tesora mia.
cara tutty, l’anno scorso ho trovato un vecchio articolo di tuttolibri sugli editori e sugli aspiranti scrittori.
un articolo di vent’anni fa.
ho letto le stesse cose che si dicono oggi.
che tanti blogger siano anche scrittori mi pare un discorso… matematico: dal momento che ogni giorno in italia escono 168 libri è pressoché scontanto che qualcuno di questi 168 abbia un blog.
o che invece si provveda ad averne uno dopo la pubblicazione (il mio caso).
cara titty, tu dici che l’arte non va trattata come un dentrificio.
hai ragione.
ma non è così.
nelle case editrici c’è un direttore editoriale che pensa alla qualità, e uno commerciale che pensa alla quantità (di libri venduti); se i libri venduti sono pochi il direttore editoriale lascia il posto a qualcun altro).
la logica è la stessa di un supermercato.
spiragli di coraggio si trovano nella piccola-media editoria, credo.
spero.
è chiaro: non ho le prove di quanto dico. ma la sensazione che sia così.
c’è chi dice che una volta non era così.
non credo.
morselli e tommasi di lampedusa e italo svevo ne sanno-sapevano qualcosa.
anche due secoli fa se non scrivevi un prodotto ritenuto commerciale non ti pubblicavano.
se oggi è peggio io francamente non so.
Concordo con Remo, ma anche con l’appunto possomi da Titty, in quanto riconosco di essermi spiegato male.
Partiamo da remo. Due secoli fa, se non eri commerciale, ma volevi pubblicare lo stesso, generalmente finivi (come oggi del resto) a pagare di tasca tua la pubblicazione: sembra strano, ma non lo è, se ricordiamo che fino a due secoli fa, scrivere era appannaggio delle classi medio alte e quindi con disponibilità finanziarie. Scrivere per vivere era ancora limitato a pochi, i quali dovevano però trovarsi un mecenate (a cui di tanto in tanto deidicare una poesia o una dedica di ringraziamento).
Titty il tuo discorso non fa una grinza, ma considera ceh una casa ditrice è essenzialmente privata: pubblicare libri artisticamente validi, ma che non hanno appeal commerciale, farebbe fallire la società medesima.
E allora???
E allora, direi che, potenzialmente, un bravo scrittore, escludendo gli scrittori di nicchia (che si rivolgono ad un ristretto gruppo di lettori/esegeti), deve necessariamente essere (e sarà) uno scrittore con un certo appeal commerciale, che non necessariamente deve limitarsi al genere. Prima accennavo al sesso come molla commerciale, perchè bene o male è uno dei grandi temi di discussione e perchè solletica le fantasie di ognuno. E’ chiaro che, al di là delle scelte di genere, esiste poi l’abilità dello scrittore che nobilita ulteriormente il genere scelto e il suo romanzo.
Tra una melissa P. e i suoi “100 colpi di nulla” e, ad esempio, un Marchese de Sade e il suo “Justine, ovvero della virtù violata”, passano anni luce di bravura (il De Sade resta un campione del suo genere e tra secoli lui verrà ricordato, Melissa non credo proprio).
Tra un Verga e un qualsiasi altro esponente del verismo, passano anniluce di bravura.
Tra un Valerio Evangelisti o un Genna e un Faletti qualsiasi passano abissi di idfferenza e qualità letteraria.
E questi sono alcuni esempi.
Esempi di scrittori bravi, validi e che vendevano. Secondo me la commerciabilità è un valore che deve avere il bravo scrittore, in quanto è un segno tangibile della sua chiarezza espositiva e della sua abilità con la parola. Generalmente, chi dice che non vende, perchè gl ialtri non lo capiscono, a parte pochissime eccezioni, è un tanghero borioso troppo pieno di se e incapace di comunicar econ gli altri.
Tornando al blog.
Tutto ciò si vede con il blog: hai successo e molti lettori se quello che scrivi è interessante ed è scritto bene, ma può anche capitare che scrivi male ed hai successo nazionale: i vari faletti, melisse e compagnia bella, ne sono l’esempio più lampante. Se melissa avesse scritto il suo primo libro sotto forma di blog, avrebbe avuto un successo mostruoso di pubblico, ma questo non significava che il suo blog era scritto bene.
E sarebbe stata pubblicata l ostesso.
Alla fine il discorso, gira e rigira è quello: come si valuta un’opera artisticamente valida??? CHi ha diritto di giudicare?
Basta il giudizio del consumatore?
Tittyna, Titty bella, non ti preoccupare, cioè preoccupati, perché se non hai, se non sei dentro a qualche mafietta culturale, te lo scordi sistematicamente di pubblicare con Tizio o con Caio che sono grandi editori e che dicono che loro non pubblicano esordienti. Se sei il sindaco di Roma, pubblichi.
Pubblicherai sì, per piccoli editori: forse anche con editori un più grandi dei piccoli. Ma non andrai oltre. Il che potrebbe essere un bene quanto un male. Ma non sperare di essere pubblicata da Mondadori o Einaudi o Rizzoli… tantomeno da Feltrinelli.
E comunque con la scrittura non ci camperai: tranne nel caso tu riesca a sfondare e a diventare autore da oltre 40 milioni di copie, vedi Dan Brown.
Sostanzialmente sono d’accordo con quanto ha espresso Remo.
Però: gli editori puntano a ciò che si vende e se si vende Dan Brown quello pubblicano, perché è il pubblico a richiederlo. Quindi colpa del pubblico, anche sua, che legge poco e quando legge legge autori così. (Che poi a me Dan Brown piace).
Alberto Moravia per sbarcare il lunario scriveva recensioni: ti rendi conto! Moravia, non uno qualunque.
Di scrittura non si vive, e se hai talento con la scrittura ci vivi ancor meno: perché un libro scritto da uno di talento non è un libro subito commerciale, bensì un libro che vende nel corso degli anni e che resiste negli anni incontrando diverse generazioni, ma rarissimamente vende subito, e comunque non in una misura da farti campare di sola scrittura.
Quindi, anche se tu Titty fossi un talento letterario e venissi pubblicata da Mondadori, mettiti il cuoricino in pace.
Magari ti scoprono postuma. ^____^
O guarda a Gesualdo Bufalino, immenso: eppure quanto ha dovuto aspettare per esser pubblicato? Il 1981, con “Diceria dell’untore”. C’è da dire che Bufalino era restio a pubblicare: perché voleva dei libri che restassero e non monnezza, che quella sono buoni tutti a scriverla. Eppure, quante volte ti imbatti in qualcuno che ama Bufalino e che l’ha letto? La fama di Bufalino è per gli anni a venire, ogni giorno si aggiunge un mattone a questa fama: ogni giorno si vendono due, tre libri di Bufalino, non di più.
Io rimango dell’opinione che si scrive per i posteri. Di scrivere soltanto per il tempo presente, per moda, per andare incontro alla moda, e solo se hai gli agganci giusti, sinceramente, a me non me ne frega niente.
Quindi: per quanto si dica che le mafiette culturali non esistano…
Titty, ho messo su un racconto un po’ particolare: avresti voglia di leggerlo se hai un po’ di tempo? Non ti preoccupare: se non lo leggerai, solo andrai incontro alla mia ira olimpica.
Baci Titty
Ciao Tittyna,
saluti da un Marco-dubbing sempre più impegnato che ogni tanto passa a salutare le ex divas (tu, Silvia e Asia).
Ho letto l’intervista che ti ha fatto Giuseppe e che dire?
Confermo quanto ho sempre pensato da quando leggevo i tuoi primi racconti: sei grande.
Bella, intelligente, solare e con un modo di parlare di sesso ironico che riflette la tua idea di sessualità che condivido anche io e che tu fai emergere anche dalla tua risposta sui film erotici: essere passionali e amare il sesso non vuol dire certo essere volgari.
Peccato che molte persone questo non lo capiscano, specie i ragazzi.
Anche io come te adoro Kate Winslet (è vero che le somigli
), è una ragazza dotata di una bellezza fuori dai canoni ed è molto interessante: da l’idea di essere irrequieta e dolce allo stesso tempo ed è una caratteristica che la rende irresistibile ai miei occhi. Un tipo come lei la conoscerei volentieri.
Spero di non essere stato troppo prolisso (sono un vero chiacchierone).
Un bacio e a presto,
Marco
Quindi, se hai un blog e il tuo obiettivo non è pubblicare fai parte di una buffa minoranza?
Cara Tittyna, che tema impegnativo…non so se sono all’altezza, ma ci provo.
Ci sono blog a mio avviso illeggibili, che hanno migliaia di visite. Ci sono blog che sono bellissimi 8sempre a mio modesto parere, qui i gusti personali sono sovrani) e non se li filano che pochi intimi…
Per i Libri è lo stesso, con la non banale differenza, come hanno bene scritto Giuseppe Iannozzi e altri sopra, che lì c’è un filtro (e qui, scusami, mi permetto di dissentire in parte da Nicola La Gioia) che non sempre riguarda capacità e talento, ma spesso le conventicole. Anche se a volte il talento spazza via tutto, spesso non si riesce a coniugare qualità e quantità. Una cosa, da non esperto del settore ma da economista “dilettante”: spesso al pubblico si fa piacere ciò che l’azienda VUOLE fare piacere. I geni del marketing ci stanno apposta. E, aparte la paccotiglia, far passare un libro decente per un capolavoro non è un’impresa così disperata…
Un sorriso a tutti i passanti e ripassanti, uno specialissimo, con tutto il cuore, a te.
Mister X di Comicomix
P.s.:scusa la lunghezza, e l’intervista è bellissima. Spero che un giorno ci si potrà incontrare, devi essere una persona davvero speciale. Ancora ciao!
Remo
Si, anche io non credo al discorso “una volta non era così”. O meglio, se una volta non era così, è perché forse era peggio. Più difficile l’accesso alla cultura, minori mezzi di informazione, difficoltà di accesso alla conoscenza diretta di artisti, editori, ecc.ecc.
Epperò dico anche: il dir. editoriale e quello commerciale dovrebbero essere così bravi da trovare il punto di equilibrio tra vendite e qualità. Cioè: il libro extra-super commerciale dovrebbe consentire, oltre alla sopravvivenza della casa editrice, anche la pubblicazione di autori inizialmente meno commerciali.
Gian Arturo Ferrari ha detto, tra le altre cose, che il problema non è quanto vende un libro, ma quante copie vengono stampate.
Un libro che vende 4000 copie è un ottimo risultato, se la casa editrice ne ha stampate 5000. Se invece ha tirato 20mila copie, allora sono problemi.
Non perché sei tu, ma “Il quaderno delle voci rubate” è un libro che dovrebbe essere in tutte le librerie anche oggi. Qualcuno, in Mondadori per esempio, dovrebbe acquisire i diritti e ristamparlo in versione pocket, bur, o come diavolo preferiscono, e rimetterlo in libreria.
Invece non c’è.
Gaspare
Il lettore è, in ultima analisi, il vero sovrano. Il lettore determina il successo di un libro e, di conseguenza, dello scrittore medesimo.
Potremmo dire lo stesso, spostando l’obiettivo, della musica. L’ascoltatore determina il successo di un pezzo e, di conseguenza, dell’artista, cantante o gruppo che sia.
Parliamo, però, di successo commerciale. Soldi, fama, autorevolezza.
Restiamo nel campo della musica. Mettiamo il caso che tu ascolti ogni giorno RadioDeeJay (ne dico una a caso). Mettiamo che questa Radio passi 80 volte un pezzo di X, 20 volte un pezzo di Y, una volta il pezzo di Z.
Se andiamo a guardare i dati di vendita, probabilmente le percentuali saranno più o meno le stesse. Dove finisce la bellezza del pezzo e comincia il marketing? Quanto è autorevole il nostro gusto musicale, se le tre opere non vengono passate più o meno nella stessa misura e quantità? E’ chiaro che la prima, quella che passa 80 volte, alla fine ci apparirà più orecchiabile, e magari ci ritroveremo a cantarne, senza sapere nemmeno il perché, il ritornello. E’ ovvio che sto generalizzando, che ognuno di noi potrebbe dire “no, io non mi faccio influenzare”. Resta vero che siamo tutti, in un modo o nell’altro, influenzati.
Seguiamo il ragionamento di Remo, che malinconicamente condivido, e diamo buona la logica del supermercato. E’ vero o no che un prodotto del quale vediamo lo spot per centinaia di volte durante il giorno, ci appare indubbiamente migliore e ci spinge più facilmente all’acquisto, rispetto allo stesso prodotto, restiamo al dentifricio, di marca sconosciuta? Se devi metterti qualcosa in bocca, al mattino, ti senti più sicuro se è Colgate, o Mentadent oppure Prixie?
E non è lo stesso discorso con i blog? Spesso quelli che hanno duemila visite al giorno (quantità versus qualità) sono proprio i blogger che hanno saputo fare marketing, che da questo hanno acquisito notorietà, che è diventata autorevolezza che si è tramutata in nuovi visitatori e altri link. Con la differenza che il blog non è, per ora, un prodotto.
Concludo: la letteratura, e l’arte in generale, merita di essere al di fuori delle logiche del denaro, del profitto, del marketing.
Sogno un mondo dove quelli che oggi fanno i presidenti delle squadre di calcio facciano gli editori. Quanti soldi ha speso in tutti questi anni il presidente dell’Inter?
Ecco, sarebbe bastata la metà della metà della metà.
Un abbraccio.
Giuseppe
Tra una battuta e l’altra ne hai detta una che mi trova totalmente d’accordo. Si scrive per i posteri.
E’ vero, i grandi, quelli veramente grandi, raramente hanno ottenuto, in vita, il giusto riconoscimento. E credo sia naturale, e proprio dell’arte, quello di essere avanti.
Chi produce per l’immediato, chi realizza l’istantaneo, sia letteratura, musica o altra forma d’arte, difficilmente vive più di una stagione.
Aggiungo una cosa: neanche nei miei sogni più beati m’immagino di vivere di scrittura. E non mi baso solo sul fatto che pochi eletti possono permetterselo, ma anche perché non credo di avere le qualità necessarie. La scrittura è, e resta, per me, semplicemente il mio mezzo di comunicazione. Non amo parlare, soprattutto in pubblico, non amo apparire, adoro scrivere. Se poi quel che scrivo a qualcuno piace vuol dire solo che, nel tempo e con l’uso, ho imparato ad utilizzare meglio questo meraviglioso strumento di comunicazione.
Un abbraccio, verrò come sempre a leggerti.
Dubbing
Quello è stato un periodo di blogging bellissimo e intenso, credo purtroppo irripetibile, almeno per noi del vecchio gruppo di Excite. Ma mi fa sempre molto piacere quando qualcuno me lo ricorda.

Caro Marco, una delle cose più belle, di questo post, è proprio la lunghezza dei commenti, la qualità delle voci e la voglia di esprimere la propria opinione. Quando accade ne sono sempre molto felice.
Ma lo sai che sei uno dei pochi che ricorda le “Divas”?
L’intervista, mioddio, non mi ci far pensare. Giuseppe mi ha torchiata per benino, ed ho dovuto far ricorso a tutta la mia ironia, per cavarmi d’impaccio. Non mi ha risparmiato nulla, neanche le domande sulle pratiche estreme.
Sono contenta di averti letto anche da Asia, e peccato che Silvia abbia chiuso. Ma con lei non c’è mai da star tranquilli, è capace di essere già attiva con un altro nickname.
Un bacio
Dania
Il solo Splinder ha più di duecentomila blog. La buffa minoranza siamo noi.
MisterX
Lo spero anch’io, di poter incontrare un giorno te e tutta la banda di Comicomix.
A questo proposito voglio cogliere l’occasione per esprimerti tutta la mia felicità nell’aver visto la mia piccola idea su PiùBLOG crescere e, grazie all’apporto di tutti, diventare realtà. Il libro di racconti per “Regala un sorriso” è una cosa che sento molto mia, e che spero non incontri difficoltà e veda presto la luce.
Per il resto, concordo con te sul discorso marketing. Negli ultimi anni esce un capolavoro imperdibile al mese, salvo poi perderne le tracce solo qualche mese dopo l’uscita.
Un sorriso e un bacio.
Non capisco questo razzismo verso il sindaco di Roma. Adesso anche il più sfigato dei blogger può sperare di pubblicare, e invece il sindaco di Roma solo perché è il sindaco di Roma automaticamente deve vedersi tagliata fuori ogni prospettiva di pubblciazione? Mi sembra ingiusto, profondamente ingiusto.
Pare che i libri di Alberto Moravia fossero in realtà scritti da Elsa Morante.
Meno male che di tutte queste chiacchiere non resterà niente (comprese queste mie inutili parole).
Bandini
Ma no caro, e perché? Nessuno voleva togliere a Veltroni la speranza di pubblicare. Anzi, sarebbe stato bello che quella speranza fosse rimasta tale.
Son d’accordo con te ma per quanto riguarda i blogger ho la sensazione che ultimamente siano un po’ in troppi a “meritare”.
Per me il blog è un momento di divertimento. slegato da qualsiasi logica. Penso che se uno ha talento per la scrittura possa essere un trampolino di lancio. Ma solo se si ha talento vero, nel qual caso penso che sarebbe emerso in ogni caso. Quindi, si hai blog senza secondi fini, no a chi si vuole mettere in mostra, in vetrina per cogliere occasioni.
Dolce….
a proposito….pensa che ho passato la serata a rileggere i tuoi post.
Dirai che ho scarse risorse…..ma non riuscivo a staccarmi.
Ero concentrata su quelli del 2005.
Meglio di un libro.
Un bacio
Flaminia
>Sono contenta di averti letto anche da Asia
Anche a me fa sempre piacere leggervi e tornare a scambiare qualche parola con voi.
A presto,
Marco
P.S: ho anche io msn, appena posso mi memorizzo il tuo indirizzo.
Allora siamo d’accordo: il genio, quando c’è, scrive per i posteri soprattutto e non solo per il tempo presente.
Vivere oggi di scrittura è praticamente impossibile, ma lo è stato in ogni tempo. Poi, chissà, magari mi diventi una Dan Brown in gonnella, vendi 50.000.000 di copie del tuo primo libro, e vivi scrivendo.
Tu vedi d’impegnarti nell’intanto. Io te lo auguro.
Ma se non dovesse accadere, ricordati che noi ti leggeremo comunque. E che l’intervista che ti ho fatto - non vorrei sembrare megalomane - ma è la più letta da inizio anno, forse la più letta in assoluto tra quelle che ti sono state fatte.
Per chi se la fosse persa, eccola a questo link:
http://www.biogiannozzi.splinder.com/1170397141#10801340
Diamo una mano a questa bella donzella, facciamo in modo che ci diventi più famosa della Pornoromantica e della Pulsatilla, perché Titty sa scrivere davvero. Ed è pure simpatica.
Oh, però io ancora aspetto che tu mi legga.
Guarda che io c’ho una memoria, ma una memoria, ma una memoria…
Dove ho lasciato il rossetto.
Ti aspetto…
…il bacio l’avrai sì, ma da me.
Beppe
Johnny Durelli
Si, forse hai ragione, ma penso altresì che sia positivo vedere editori pescare in rete. Poi, come abbiamo detto in precedenza, sarà il pubblico a valutare e decidere. Ma è bello vedere che si offre una possibilità a chi, con passione e amore per la scrittura, si mette in gioco ogni giorno con il suo blog.
Un bacio
Uncannocchiale
Non sono d’accordo. Un blog ha molteplici funzionalità e scopi, ogni blogger ha i suoi, e nessuno di questi, secondo me, ha più o meno valenza degli altri.
Mettere in rete i propri scritti, come fanno moltissimi blogger, non è un secondo fine. E’ mettersi in gioco, tentare attraverso questo mezzo di fare quello che prima passava per l’invio di manoscritti agli editori, con pochissime possibilità di essere letti. Non è assolutamente vero che chi ha talento esce comunque. Come facciamo noi a sapere quanti, messi nelle giuste condizioni sociali e culturali, avrebbero potuto tirar fuori capolavori?
Penso, ad esempio, a come oggi per chi fa musica il podcast ed il myspace abbiano cambiato il modo di proporsi, e quanti grazie a queste nuove vetrine hanno avuto la possibilità di mettersi in gioco e tentare.
Quello che non bisogna perdere di vista è solo il fatto che questi strumenti hanno funzionalità e finalità diverse per ognuno di noi. Ma tutte comunque degne.
Flaminia
Se vuoi ti consigli qualche buon libro…
Ogni tanto lo faccio anch’io, di andare a rileggere l’archivio, il guaio è che sono tendenzialmente malinconica e lo sguardo sul passato m’intristisce sempre.
Però è così bello pensare che mi leggi e mi pensi.
Un bacio
Giuseppe

Letto il racconto e lasciato traccia.
Ma il libro di Pornoromantica è già uscito? Sono molto curiosa di leggerla, e tu? No, no, non rispondere, lo immagino già!
Un bacio
L’italia è una vergogna di paese sotto tutti gli aspetti. E non stupisce che scrittori di talento rimangano sconosciuti ed una pornoromantica qualsiasi (a propos, ma che ca..o vuol dire pornoromantica? cioè sembrerebbe un ossimoro , ma è davvero un ossimoro da 4 soldi) abbia successo. Questo dipende
a) dall’ignoranza media dell’italiano medio
B) da secoli e secoli di “inquisizione” cattolica.
Cmq, secondo me il lettore medio della Cutolo è un cattolico medio-integralista che poi subito dopo aver letto il libro, si fa il segno della croce e recita 4 ave marie. Insieme a tante donnette italiane in cerca di un motivo che gisutifichi il loro vuoto interiore e la loro “porcaggine”
Detto questo c’è un libro in uscita su Lulu.com (praticamente autoprodotto) dal titolo @ Sex di Clara Sesemann. Pare che l’autrice italiana (stranamente) fosse talmente sicura da non trovare nessun editore disposto a produrla che ha deciso di farlo da sola. Forse è il caso che anche Titty ci faccia una pensatina