Chiacchiere letterarie

Sul blog di Remo Bassini, giornalista, scrittore e, perché no, anche blogger, si parla spesso e volentieri di letteratura, editoria, scrittori conosciuti ed esordienti. Si parla anche di pre-scrittori, di aspiranti scrittori, di non-scrittori. Nel suo ultimo post ho rilasciato, riflettendo mentre scrivevo, un commento che desidero riportare anche qui, sviluppandolo, incurante del fatto che qualcuno le considererà chiacchiere sterili, di cui nulla resterà. Forse si, forse parlare delle cose, quali che siano, ha invece ancora il suo senso.

Acquistare un libro è diverso, molto diverso, dall’acquistare un qualsiasi altro oggetto. Perché è, principalmente, un atto di fiducia. Questa fiducia viene riposta fondamentalmente in tre persone: l’Autore, l’Editore, il Libraio. Nelle grandi città, dove la distribuzione privilegia le grandi catene di librerie, l’ultima figura sta lentamente scomparendo, lasciando il posto a megastore del libro dove l’unica persona che potete incontrare è la cassiera.

Del libro che andiamo ad acquistare sappiamo poco o nulla. Possiamo leggere i risvolti di copertina, possiamo dare uno sguardo alle recensioni (altro discorso relativo alla fiducia), possiamo ascoltare i consigli del libraio (a meno di non trovarsi nelle grandi librerie di cui sopra ed allora neanche quello). Durante

la Fiera della piccola e media editoria, svoltasi a Roma nello scorso dicembre, sono rimasta abbastanza colpita da una serie di interviste fatte dalla televisione, dalle quali emergeva il dato, sconfortante, che molte delle persone interpellate sceglievano i libri basandosi sulla copertina.

Un’automobile possiamo guardarla, entrarci dentro, al limite anche provarla. Lo stesso vale per un qualunque altro prodotto. Un profumo di cui abbiamo ricevuto un campione da provare è già il prodotto, nella sua completezza. Due pagine di un libro, invece, non lo sono e non lo possono essere. Lo stesso vale per un detersivo, per una bibita che possiamo provare al bar e poi acquistare in confezione famiglia. Un libro non cessa mai di essere un libro. Non lo getti via, una volta letto. Non si consuma, non si esaurisce, non termina mai di essere utile. Al tempo stesso il libro, non essendo un genere di consumo e non esaurendosi, non può essere riacquistato, una volta finito. Un libro non necessita di manutenzione, non ha bisogno di essere revisionato ed intorno al libro non può prosperare altra industria.

Ecco perché, in ultima analisi, continuo a dire che un libro, la letteratura, non può essere un prodotto come gli altri, e non può sottostare allo stesso modo alle regole del mercato. Quello che è necessario, secondo me, è sostituire al concetto di marketing quello di fiducia.

Per questo trovo interessante e valida l’idea di Remo di realizzare un’inchiesta seria sull’editoria. Vorrei che le case editrici aprissero le porte al pubblico per mostrare come si lavora, quali sono le vere linee editoriali e commerciali, quali i meccanismi che regolano il tutto. Ed anche gli autori dovrebbero parlare. Senza vergogna, senza celare niente, e raccontare la loro esperienza, come sono arrivati o come non sono arrivati alle case editrici e quali sono i loro rapporti. Storie come quella di Giuseppe Iannozzi, che con uno stratagemma riesce a farsi rispedire il manoscritto dalla casa editrice scoprendo che non è stato neanche letto debbono essere conosciute, per far cambiare le cose.

Che si faccia luce, vivaddio.

Comments

6 Responses to “Chiacchiere letterarie”

  1. Abramo Lincoln on Febbraio 7th, 2007 18:48

    Volevo commentare.
    Prima però devo togliermi la tua foto dalla testa. E’ un prurito che si diffonde.
    La bellezza offusca il pensiero…
    Mi impedisce di comprendere quello che scrivi ma, ugualmente, lo commento.

    Hai trascurato un elemento sul quale l’amante del cartaceo non sorvola: il profumo…
    Credo che le pagine dei Canguri Feltrinelli siano impregnate di una qualche droga, probabilmente non legalizzata, sicuramente non dichiarata…
    E poi quelle copertine plastiche…

  2. Bruce Lee on Febbraio 8th, 2007 08:54

    Mi piace molto il tuo commento, come sempre arguto e pieno di osservazioni che condivido. Hai ragione, il libro non è un prodotto come tutti gli altri, benché io non abbia mai sentito la necessità di rileggere un libro, una volta terminata la lettura e questo a prescindere dal gradimento. Una volta acquistato un libro, dopo averlo letto, mi piace conservarlo e non lo darei via per alcun motivo. Quel libro è come un contenitore di emozioni e quando lo osservo sullo scaffale della libreria, ripenso alle emozioni che mi ha dato la lettura, alle nottate nelle quali facevo le ore piccole per arrivare fino alla fine, non riuscendo ad aspettare fino al giorno successivo. Mi basta osservarne la copertina e ripensare alle emozioni che mi ha trasmesso durante la lettura: solo questo pensiero, giustifica il fatto di volerlo conservare.

  3. PTMY on Febbraio 8th, 2007 09:43

    Sono discretamente preparato sui meccanismi di marketing. Viceversa, mi sfugge come funzionerebbe un meccanismo basato sulla FIDUCIA. Cioe’ io compro il tuo libro perche’ hai delle belle tette?
    Can you please explain? Perche’ cosi’ somiglia davvero ad aria fritta.
    Anzi, piu’ che altro ad un lamento del tipo “ma perche’ capperino non mi pubblicate? Aprite le porte, fatemi capire come funzionate, cosi’ magari capisco come appiopparvi un manoscritto inutile”.
    PTMY

  4. Tittyna on Febbraio 8th, 2007 09:48

    Abramo
    E’ vero, l’oggetto libro è anche materiale da feticisti. C’è chi ama stropicciarli, segnarli con penne e matite, riempirli di orecchie e note.
    Poi c’è chi, come me per esempio, tenta di leggerli facendo in modo che non si rovini neanche la spalla. Sono approcci diversi allo stesso oggetto, ma non sceglierei mai un libro per la sua copertina. Ho libri con copertine bruttissime. :D

  5. Tittyna on Febbraio 8th, 2007 09:53

    Bruce
    I libri non si buttano mai. E’ una cosa che sentivo dire a mia nonna, e che mi ha impedito di gettare persino i libri di scuola, che ancora conservo. A me capita di rileggere libri, a volte solo piccole parti, altre volte interamente. E’ un fatto di passione, di ricerca dell’emozione, di rinnovamento del pensiero. Sono certa che tu, spesso volte, hai riguardato film nei quali sei andato a cercare proprio questo. E’ un fatto di passione ed emozione. Qualcuno le cerca nei libri, altri nei film, oppure in entrambi.
    E’ vero o no che la trentesima volta che hai visto “Cinema Paradiso” ci hai trovato cose che, le volte precedenti, non avevi notato? :)
    Un bacio

  6. Tittyna on Febbraio 8th, 2007 10:02

    PTMY
    Il discorso fiducia è questo:
    1-se io posso fidarmi del critico, sapendo che mi fornisce la sua interpretazione del libro senza aver preso soldi dalla casa editrice, o perché è amico dell’autore, o perché fa parte della stessa azienda.
    2-Se io posso fidarmi dell’autore, sapendo che persona è, e che non scrive sotto dettatura o per commissione.
    3-Se io posso fidarmi dell’editore, sapendo che pubblica in base alla meritocrazia e non in base alle leggi del marketing, per cui mi piazza in libreria il lavoro del tronista, o del partecipante al GF, o del cantante famoso.
    In base a queste condizioni il rapporto lettore-libro, secondo me, migliorerebbe, in relazione alle considerazioni che ho fatto nel post, ovvero che il libro è un oggetto che si acquista praticamente a scatola chiusa.
    Il meccanismo di cui parli tu è già in voga, le belle tette vengono spesso assunte in diversi ruoli professionali, a prescindere dalla proprietaria. E’ per questo che molte ragazze invece di investire in scuole di recitazione preferiscono acquistare un paio di tette.

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