Fare la Rete

Uno dei nodi affrontati spesso, sulla differenza tra la rete, internet, e altri mezzi di comunicazione e/o informazione e/o produzione, è stato quello dell’interazione e dall’attività, in contrasto con univocità e passività degli altri esempi presi in considerazione. Il blog, per la sua forma naturale di produzione di contenuti offerta a tutti, non solo allo scrivente amministratore del blog, ha assunto un ruolo principale in questa visione della rete. Uno produce contenuti, suggerisce temi, informa, altri aggiungono.

Questa visione schematica e un po’ semplicistica non tiene conto del fattore umano. Uno strumento non è fine a se stesso, ma ha tanti usi quanti mente umana è capace di concepirne. Vi è mai capitato di girare una vite con il manico di un cucchiaino?

Non tutti vivono questo desiderio di “fare la rete”. Alcuni desiderano solo usarla, altri studiarla, altri ancora sfruttarla. Il bene o il male sta nella singola persona, non certo nello strumento. Ma queste sono ovvie banalità. Fare la rete è però esigenza di alcuni, non di tutti. L’invenzione delle macchine avrebbe portato la rivoluzione che oggi conosciamo, ma non tutti hanno avvertito il bisogno di costruirle, di studiare il modo di crearne sempre di migliori. Molti, la maggior parte, hanno pensato al vantaggio che potevano trarne dall’uso, altri hanno visto in questo un motivo di interesse fine a se stesso, altri ancora motivo di curiosità e svago.

Il web, internet, sono certamente qualcosa i cui confini sono tuttora insondabili. Possiamo immaginare, fare supposizione, ma certamente delineare il campo è prematuro. In sostanza, tutti procediamo per tentativi, tutti tentiamo di farne il miglior uso possibile per quello che è, allo stato attuale, la nostra percezione del mezzo, ma non dobbiamo dimenticare che questo mezzo è potenzialmente alla portata di ogni singolo individuo presente sul pianeta. Stupirci per un uso errato, in condizioni di tale vastità, è come stupirsi perché qualcuno, con un coltello da pietanza, ha ucciso un altro uomo. (Parlo di stupirsi dell’oggetto, non dell’atto)

Considerando che questo post è un’ulteriore estensione di quello pubblicato sotto, a sua volta estensione del post di Babsi, rispondo ad alcune domande che lei pone in seguito al dibattito.

Babsi:”Qualcuno ha il coraggio di sostenere che due blog che io ritengo molto interessanti (Arsenio e Arkangel), che non hanno i commenti, *non* siano blog?”

Si, io, e qualcun altro qui. Il fatto che non siano blog non significa che il loro valore contenutistico sia scarso, anzi. Sono citati due blog molto ricchi, in quanto a contenuti. Ma non sono blog. Mettiamo l’ipotesi, come si fa cenno nei commenti di Babsi, che i lettori di Arsenio inviino delle mail con le loro impressioni. Il proprietario, volontariamente, ci preclude la condivisione di questi contenuti. Decide, in totale autonomia (rispettabilissima) che di questi contenuti lui è il solo ad aver diritto di accesso.

Mi viene in mente il prete che sale sul pulpito e fa la sua predica, tutti i fedeli lì sotto ad ascoltare. Poi qualcuno va via, qualcuno fa qualche riflessione personale, qualcuno borbotta qualcosa ed altri, ognuno per proprio conto, vanno in canonica a parlarne. Ognuno singolarmente con il prete. Il prete conosce il pensiero di tutti ma i tutti, tra di loro, no. È uno strumento vecchio, questo. Una struttura che crea gerarchia. Non è blogging. Il prete può anche affermare cose diverse, in contrasto tra di loro, a persone diverse, in barba all’onestà intellettuale ed alla coerenza. Tanto chi verrà a saperlo?

Arkangel è piacevolissima da leggere, produce contenuti interessanti, non rinuncerei a leggerla. Ma la leggo come leggerei un libro di Pirandello: a senso unico. Posso leggere, di lei, solo quello che lei decide di scrivere. È lei a stabilire cosa. Una scelta rispettabilissima, ma in contrasto con una delle diversità del blog: posso essere chiamata a dire altro, oltre quanto ho scritto, oppure altri possono aggiungere, a vantaggio di tutti, non solo miei, cose che ho omesso, di cui non sono a conoscenza, di cui ritenevo inutile e superfluo parlare, sbagliando. Posso confrontarmi non con una, ma con tutti. Il messaggio che arriva da una tv è per tutti, ma singolarmente. Il blog è per tutti da tutti, nella consapevolezza di tutti. Lo spazio commenti il modo più rapido e condivisibile da usare.

Babsi: La rete va fatta; siamo in pochi a starlo facendo, gli altri sono telespettatori passivi, e non va affatto bene: la rete, così com’è, va in loop e diventa “Amici” di Maria De Filippi, se qualcuno di noi non si dà una mossa. La smania di partecipare e di “dire” è fasulla; è la smania del telespettatore che vuol dire “ciao mamma” o essere inquadrato per dirlo agli amici (Warhol, ma all’ennesima potenza; non più 15 minuti, ma un solo fermo-immagine);

Dov’erano, cinque anni fa, quelli che oggi “fanno la rete”? Come crescevano, e davanti a cosa, da dove prendevano educazione ed insegnamenti, i ragazzi sedicenni che mettono su Youtube i filmati di violenze registrati con il telefonino? È la videocamera sul telefonino, il male? È il ragazzo che la usa per mostrare la sua insegnante che cade dalla sedia? Vogliamo fare una battaglia per togliere le fotocamere dai cellulari? Mettiamo del nastro adesivo sulla nostra? Non mi stupisco perché gente cresciuta davanti ad una scatola luminosa conosce solo due modi di vivere: davanti o dentro la scatola. Sono con te nel combatterla, questa percezione della realtà e della vita, ma non me ne stupisco. La detesto, la odio, fingo che non esista, ma c’è.

Quello che dici è vero, la smania di protagonismo, la fama ad ogni costo, la partecipante del grande fratello che pensa, seguendo la via Paris Hilton, di guadagnarsi celebrità e denaro semplicemente facendo sfoggio di sessualità promiscua. In fondo, se basta mettere qualche filmato hard su internet per risolversi la vita, perché non farlo (decodificando il suo atteggiamento). Il fatto è che non viviamo nel migliore dei mondi possibili e non credo che, chiudendo i commenti, si possa giungere naturalmente al migliore dei blog possibili, o alla produzione di contenuti di elevata qualità senza rumori di fondo. I rumori di fondo ci sono, e ci saranno sempre. Youtube è uno strumento fantastico, ma cosa pensiamo di chi, a fronte dei filmati di cui ho parlato in precedenza, avanza l’ipotesi di chiuderlo? Non so, a me viene sempre in mente l’immagine dell’uomo che, per fare un dispetto alla moglie, si taglia i testicoli.

La cosa bella, invece, è scoprire che tra quei rumori c’è una voce che arriva all’anima, che c’è compendio, arricchimento, aggiunte, altre esperienze da raccontare, altri personaggi. Che c’è vita lì fuori.

Ecco, io, quando apro i miei commenti, mi auguro sempre di scoprire che c’è vita, intorno a me. Posso aggiungere che raramente resto delusa e, quel raramente, anche se diventasse spesso, non credo mi spingerebbe ad impedire l’accesso agli altri.

Facciamo la rete, ma facciamola restando pronti a stupirci di scoprire chi ne sa più di noi, chi può indicarci una strada che non conoscevamo, e pazienza se, ad ogni angolo, c’è qualcuno che ci tira per la manica per i suoi piccoli interessi, o semplicemente per farci perdere tempo. Alle volte basta un po’ di decisione, e uno strattone più forte, per liberarsene. Anche di chi crede di avere in tasca la verità assoluta, o il gene dell’onniscenza.

Ma chiudersi tra quattro mura non è mai stata, per me, una soluzione da seguire.

Comments

9 Responses to “Fare la Rete”

  1. Francesca Ferrara on Febbraio 14th, 2007 19:28

    FARE LA RETE. Rispetto al boom, registrato all’incirca 5-6 anni fa, gli attori ovvero gli interessanti a ‘fare la rete’, ho la netta impressione che siano diminuiti. Oppure non vi sia più, finito lo slancio iniziale, una certa costanza come prima.
    Sono d’accordo sulla concezione che uno strumento, quale la rete è, è valido se se siamo noi, che vi interagiamo a farne un buon uso e per ‘buon uso’, intendo un uso ‘etico’, ‘civile’, anche morale, ma non parlo della morale cattolica ma bensì di quella laica.
    Ora, per taluni di noi, Internet è una gioia, è apertura della mente ad altri mondi è conoscenza di quanto prima non si sapesse. Per altri, è solo navigazione. Per me, è un uso intelligente e con l’avvento dei blog è un uso personale che si integra nell’esigenza collettiva altrui di conoscere, interagire, interscambiare, scavare, ricercare, nuove moldalità di scrittura così come di pensiero, perchè non c’è nuova scrittura se non si ha un nuovo pensiero e quindi, se non si illuminano le lampadine…
    I blog, penso, siano sempre dei blog, anche quando hanno i commenti chiusi. A parte lo spam e i ‘disturbatori’ di varia natura ed entità, i blog con i commenti chiusi possono anche essere espressione di mancanza di tempo, o perchè no, di disinteresse nell’interagire con i lettori. Penso che se esteticamente un sito presenta la struttura da blog, lo possa considerare tale anche se preferisce non lasciare spazio ai commentatori.

    Francesca Ferrara

  2. Bruce Lee on Febbraio 15th, 2007 08:47

    Ho sempre considerato la Rete per ciò che è, ossia un MEZZO. Non ci sono regole d’uso per la rete e mi piace l’estrema libertà che ci viene data, ossia quella di essere dei semplici fruitori (non mi piace usare il termine “utilizzatori passivi”) oppure di contribuire, come una goccia nell’oceano, in maniera attiva.

    Sono d’accordo con te quando dici che l’anima del blog sono i commenti e togliere questa possibilità, pur rispettando la scelta del proprietario, lo svuota completamente del suo significato originale, rendendolo una cosa diversa da come era stato originariamente concepito.
    Ti dirò di più, non ho simpatia nemmeno per i blog privati, un’altra scelta da rispettare, ma che limita la cerchia di lettori, un po’ come i locali che si riservano il diritto di selezionare i clienti (paganti) all’ingresso.

    Ci vuole molta umiltà per “fare” la Rete e quando si è presenti, è molto difficile non lasciarsi prendere da manie di protagonismo.

  3. Dania on Febbraio 15th, 2007 11:47

    Condivido tutto!!!

    Adesso però torno a FARE LA CALZA.

  4. Roberto Tossani on Febbraio 15th, 2007 12:25

    Ecco, ho già commentato da Babsi, da effe, da bassini…
    Aiuto !!!!
    Niente, lo ripeto in due righe: un blog senza commenti non è un blog (checché Babsi dica: ha voglia di scrivere senza commenti in rete? benissimo, lo faccia, ma non è più un blog, come non lo è più, purtroppo, quello di Pulsatilla - ognuno è libero di fare quello che vuole, ma un blog senza commenti NON è un blog, NON lo è - una volta non c’erano i blog: c’erano i forum dove si interagiva e i siti su cui lasciavi scritto nell pagina degli ospiti - e poi ci sono le e-mail, le chat e chi più ne ha più ne metta - ma un blog è un blog: ha i commenti)
    (e per fortuna che dovevano essere due righe)

  5. Tittyna on Febbraio 15th, 2007 16:45

    Francesca
    Io sono tra quelle che pensano che un blog senza commenti non sia un blog.
    Però la faccenda la chiudo qui. Una delle cose che mi è più spiaciuta, in tutto questo susseguirsi di post sul tema, è che forse oltre a costruire la rete, dovremmo imparare tutti, o meglio reimparare, l’arte del dialogo sereno. Mi sembra che manchi, più dei contenuti.

  6. Tittyna on Febbraio 15th, 2007 16:48

    Bruce
    E’ vero. Sarebbe quanto mai opportuno chiedersi spesso perché mai abbiamo scelto di metterci in vetrina. Perché poi, si sa, davanti alla vetrina passano tutti, anche i cagnolini che ti fanno i bisogni sul vetro.
    Ma non conosco commercianti che, per evitare le ditate sui vetri, tengono chiuse le serrande.
    Un bacio

  7. Tittyna on Febbraio 15th, 2007 16:49

    Dania
    E’ inutile adularmi. Lo faccio lo stesso, il post su di te. :D
    Ti adoro.

  8. Tittyna on Febbraio 15th, 2007 16:51

    Roberto
    Si, lo so, ti ho letto ovunque. ;)
    La penso come te, e la chiudo qui per i motivi espressi nella risposta a Francesca.
    Un bacio grande.

  9. PTMY on Febbraio 15th, 2007 21:32

    La discussione sul fatto che un blog senza commenti si possa definire blog e’ puramente nominalistica, quindi non molto interessante.
    Tanto per fare anch’io qualche sega alle formiche, osservero’ che blog viene da web log: non e’ necessario che ci siano commenti per soddisfare la definizione.
    Detto questo, qualcuno mi dovrebbe spiegare perche’, nel poco tempo che ho a disposizione, dovrei leggere il blog di Arkangel (con tutto il rispetto, non so chi e’, magari e’ bravissima) anziche’ Philip Roth.
    Mi interessa leggere su web se posso interagire. Per leggere e basta, scelgo il meglio.

    Il problema vero credo invece sia la qualita’ della discussione.

    Come ho gia’ detto in passato, la blogosfera e’ un universo di monadi. Il blogger e’, mediamente, una persona che tende a dichiarare anziche’ a discutere. Le esigenze di esprimere se stessi e di mostrare la coda come il pavone fanno aggio su tutte le altre istanze. Ognuno specchia il suo solipsismo nelle acque del suo blog. Qualcuno ci cade dentro, anche.
    E’ un bene? E’ un male? E’ cosi’. Adesso.

    Io sono convinto che esista una linea di sviluppo del blog che prevede una maggiore apertura dei partecipanti al dialogo: una specie di fusione fra concetto di blog e concetto di forum. E sono altresi’ convinto che questa sia la linea di maggior successo ed espansione possibile. Il limite del forum e’ opposto e speculare, e cioe’ spesso la mancata possibilita’ di esprimere se stessi. Bisognere trovare un compromesso, dotate anche di geometria variabile, in modo che le tendenze di ciascuno all’apertura (o chiusura) vengano assecondate. E uscire dalla logica dei commentini alla cazzo per ottenere piu’ accessi. Piccoli pompini un po’ miserandi. Se un blogger partecipa non ha piu’ bisogno di trucchetti squallidi per mettersi in mostra o, semplicemente comunicare.
    Ora, il problema piu’ evidente e’ l’immensita’ del mondo blog. E’ evidente che non puo’ esistere un luogo comune dove tutti dialogano. Pero’, gia’ ora, esistono delle microcomunita’: ognuno legge, magari saltuariamente, una dozzina di blog, e ne commento 6 o 7. Ogni tanto si cerca qualche nome nuovo. Ogni tanto si abbandonano quelli vecchi. Ognuno ha una microcomunita’, per quanto (e per fortuna) dinamica.
    I blogger dovrebbero aprirsi di piu’ alla dialettica. Nel migliore dei casi, il padrone di casa accetta la discussione: ma fra gli ospiti c’e’ mancanza di comunicazione pressoche’ totale: dialoghi n a 1, non n a n.
    Magari ci potrebbero essere dei forum, che fanno da nodo per le microcomunita’.
    Dialogo sia tra singoli blogger che su forum comunitari.
    Questa e’ la mia interpretazione pratica del web 2.0.

    By the way, Tittyna e’ tra i pochissimi ad interpretare il blog come dico io. Per questo la adoro, anche se i maligni dicono che e’ per il suo culo.

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