Vivere alla grande
Una strada secondaria di un quartiere extraurbano. Periferia di Roma. Zona di gente che vive alla grande, a cominciare dalle automobili per finire alle case, tutte o quasi rigorosamente con giardino, cancello indipendente, tre posti auto.
Un tizio sta discutendo animatamente con un altro tizio, sul marciapiede della strada secondaria, davanti a negozi che si fa fatica a credere abbiano anche un misero giro di affari che ne giustifichi l’esistenza.
Il primo ha circa quarant’anni, indossa giacca e cravatta, e sta appoggiato ad una Mercedes SLK lucida come un gioiello. Ha una cicatrice sul labbro superiore, come una sbaffata di rossetto. L’altro ha una decina d’anni di più, ma è vestito alla moda, sportivo, gli occhiali scuri appoggiati sulla testa pelata. I due parlano, poi gridano, ma le parole giungono incomprensibili, o almeno così racconteranno poi, alle orecchie dei testimoni. Ad un tratto, dalla finestra sotto cui sta avvenendo la lite, un uomo si affaccia. Dice qualcosa, sembra animarsi a sua volta, e probabilmente aggiunge benzina sul fuoco perché il primo tizio, quello con la cicatrice, alza ancora di più la voce, stavolta rivolto verso l’uomo affacciato. Poi, rabbioso, sale in macchina e se ne va.
Quello alla finestra chiude i vetri e rientra in casa, quello calvo con gli occhiali scuri torna nel suo negozio, un lava-macchine. I due ragazzi stranieri che lavorano per lui, in strada, continuano ad asciugare le due vetture appena lavate. Di nascosto si lanciano occhiate, come a dire continuiamo, o ce la diamo a gambe?
Sono trascorsi dieci minuti quando il tizio con la cicatrice ritorna. Il negozio è ormai chiuso, dell’uomo calvo e dei sue ragazzi nemmeno l’ombra. Apre lo sportello e scende, lasciando il motore acceso. Sale i tre scalini che conducono al portoncino dell’uomo che si era affacciato prima, proprio attaccato al negozio dell’uomo calvo. Suona il campanello con la sinistra mentre, nella destra, tiene qualcosa che s’intravede appena e non si distingue. L’uomo apre. L’altro alza la mano destra e gli spara un colpo di pistola. Mezzo metro di distanza, non di più, mirato al ventre. L’uomo, prima di cadere a terra, riesce a chiudere la porta in faccia all’aggressore ma quello non demorde. Con la pistola rompe il vetro della finestra e spara altri tre, quattro colpi alla cieca. Poi risale in macchina e senza fretta si allontana di nuovo, presumibilmente soddisfatto.
Roma, periferia ricca della capitale, ore sei del pomeriggio. L’uomo colpito viene portato in ospedale, ha un rene spappolato dall’unico colpo di pistola che l’ha raggiunto. È straniero, un albanese. Una decina d’anni fa ottenne l’onore della cronaca nera per aver dato fuoco al parroco del quartiere. Era convinto che la sua compagna andasse da lui per qualcosa di più dell’assoluzione. Non risulta occupato in nessun campo, eppure vive in un residence da 150 euro al giorno, con la sua attuale compagna, madre di una bambina piccola.
Il killer è un impiegato statale, moglie, due figlie, macchina da 80 mila euro, casa da 500 mila. Magari, in passato, è stato concorrente al gioco dei pacchi, penseranno gli inquirenti, magari c’è dell’altro, se il tutto è associato al passato e al presente del ferito.
Poi c’è il lavamacchine, il tizio pelato con gli occhiali scuri. Ecco, qui la storia diventa oscura perché il lavamacchine gira in Ferrari, una 612 Scaglietti, per la precisione. Una cosuccia da 230mila euro, stereo compreso.
Sui giornali, locali e nazionali, la notizia esce fuori come una rissa da semaforo finita tragicamente. In pratica, stando alle cronache, il tizio con la cicatrice sarebbe andato dal lavamacchine per lamentarsi di un graffio sulla carrozzeria della Mercedes. Quello finito all’ospedale con una pallottola in corpo sarebbe intervenuto solo per difendere l’amico/vicino. Il lavamacchine avrebbe solo declinato le sue responsabilità, affermando che il graffio non era colpa sua. Da qui la lite, fino alla tragica conclusione.
Eppure sono sicura che questa storia avrà un seguito. E che più di qualcuno, nel segreto della propria villa faraonica di Casalpalocco, si stia seriamente preoccupando. Si perché la Mercedes, a quanto risulta dai rilievi della polizia, non presenta graffi né ammaccature. Perché il lavamacchine non risulta aver vinto al superenalotto. Perché un impiegato statale non dovrebbe aver bisogno di una pistola, per portare a casa le pratiche del lavoro.
Certo che, se dovesse finire così, se non dovesse uscir fuori niente sui traffici che probabilmente sono la prima fonte economica della zona, allora è vero che a lavorare, la mattina, ci vanno solo gli stupidi.
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13 Responses to “Vivere alla grande”
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E ci sono tanti altri stupidi che un lavoro non lo trovano nemmeno…
Evviva l’Italia!
Allegria!
ca##arola! anni di studio e specializzazioni per trovare un buon lavoro…e sarebbe bastato fare il lavavetri per comprare il ferrarino?
non ho capito proprio nulla della vita e di come va questo mondo…sigh…
Mai, 5 mila euro non te li chiederò mai.
http://img404.imageshack.us/img404/2828/conigliettipasqualitu4.jpg
Non ho letto, son di corsa. Domani però sì.
Per ora beccati questi.
Baci e dolce notte, Titty
Beppe
Meglio di Agatha Christie. Fra quante puntate il colpevole?
Credo che, purtroppo, gli “stupidi” sono molti. Siamo molti. Ma, non so perchè, sono molto contento di appartenere a questo club.
Un sorriso stupido (ma contento così)
Ciao, ti auguriamo tutti un mondo di buone cose cose per questi (pochi) giorni di riposo.
Mister X e i Comicomix, con affetto…
Passo per un saluto e per augurarti una Buona Pasqua
Tis
Primavera
Tu, la più bella e desiderata
Da quel tragico paradiso
della felicità sempre uguale
ti ho strappata
Al mio petto ti ho portata,
come una rosa appena dischiusa
timida ma feroce di spine sullo stelo
Per bere una goccia di sangue
un dì di primavera mi hai graffiato
Così tanto mi sono commosso
che non ho osato dirtelo
Però ti ho baciata più a lungo del solito
E tu hai capito, ti sei alzata
e nuda ti sei specchiata diventando triste
Addormentati e feriti
Poi il mattino ha fatto capolino
attraverso le commessure delle persiane giù
e ha stuprato i nostri occhi di pianto rappreso
Ma t’amo ancora, ancora t’amo, mia Fragilità
Buona Pasqua!
Leggendoti, ho pensato: “Ok, anche Titty è andata. S’è data ai thriller”:
Un bel pezzo di cronaca, peccato che temo non ne verrà fuori nient’altro. O ci sarà un seguito. Tu, che dici?
Ma di cronaca inventata! No, perché secondo me tu ti stai dando anima e corpo ai thriller. Stai facendo “la nera” come Dino Buzzati. Ti ho pizzicata.
Pezzo davvero ben scritto, diverso dai tuoi soliti.
Quindi devo smetterlo il pregiudizio di credere che tu sappia scrivere solo racconti erotici, vero?
Scherzi a parte: davvero, hai scritto bene. Un pezzo proprio bello. Ma preferisci che ti paragoni a Buzzati o alla Agatha Christie?
Dimmi.
Bacioni Titty
Beppe
Eh, sapessi quanto mi sento stupido ogni mattina, quando suona presto la sveglia e mi preparo con calma per andare al lavoro. Eppure ti confesso che mi sento orgoglioso della mia normalità: non sono ricco, ogni sabato gioco al Superenalotto un paio di Euro, tanto per sfizio, ma la mia vita procede ugualmente, senza sfarzi, senza auto costose, ma non per questo mi sento un fallito o una persona incompleta.
Non sono ipocrita fino al punto di affermare che i soldi non mi interessano, però non potrei mai uccidere per questioni legate al denaro e soprattutto non lo metto al centro della mia vita.
Episodi di cronaca come quello che hai descritto accadono spesso, ma non credo che scaveranno più di tanto in questa vicenda, molte domande non troveranno risposta, verrà presto archiviato, tutto questo fino all’episodio successivo.
BruceLee
palocco… paradiso d’ogni nequizia, abisso di ricchezze….
la dove lo sport più estremo è la guida della ferrari…
dovrebbero mandarci preti ignifughi….
Hai perfettamente ragione. A lavorare vanno solo gli stupidi. Tempo fa mi capitava di andare da Palombini, il bar dell’Eur, a metà mattina. Passavo per lavoro e mi fermavo a bere un caffè. Decine di uomini tranquillamente seduti con il giornale in mano. Bermuda o maglioncini di cotone. Occhiali da sole, sigaretta. Pensavo sempre: ma lavoro solo io in questo stupido paese?
io allora sn stupida… e sn tornata
baci