Inversioni di marcia
Lei rientrò in casa per l’ora di cena. Appese il soprabito, posò la borsetta sulla mensola, poi senza neanche piegarsi sfilò le scarpe. A piedi nudi sentì il fresco del pavimento raggiungere le caviglie e si beò di quella sensazione di ritrovato benessere. Nella sua testa il programma per la serata era già pronto: doccia, profumo, vestiti freschi, un rapido bacio al bambino e poi in macchina, per raggiungere il ristorante dove, con amici e colleghi aveva qualcosa da festeggiare. Attraversò il salone, diretta verso la camera da letto e gettò un’occhiata al divano. L’uomo adagiato sopra era in pigiama, barba di un paio di giorni, capelli che avevano ormai preso una forma tanto curiosa quanto ridicola. In un altro momento avrebbe sorriso ma ora no, ora aveva fretta, e nessuna intenzione di perdere tempo dietro una discussione sterile e inutile. Scorse l’archivio delle frasi fatte ed estrasse un ciao adatto all’occasione: abbastanza udibile per il suo concetto di educazione, discreto il giusto per passare inosservato. Chiuse la porta, si spogliò, ed entrò in bagno.
“Ti sei accorta che il bambino sta male?”, disse lui da dietro la porta chiusa a chiave. Nonostante la voce bassa dal tono trapelò ugualmente tutto il disprezzo che provava. “Gli hai dato qualcosa? Hai chiamato il dottore?” chiese lei senza neanche preoccuparsi di fingere interesse, o quanto meno un minimo di coinvolgimento. “Certo, che pensavi, che aspettassi te?” rispose lui trattenendo a stento l’ira che montava ad ogni sillaba pronunciata da lei. Quel tono, quel modo di fare, quel totale disinteresse per loro lo rendeva al tempo stesso rabbioso ed esausto. Nell’istante in cui, cedendo all’istinto, avrebbe preso a calci e pugni la porta per proseguire, una volta entrato, con il viso arrogante di lei, comprendeva quanto sarebbe stato inutile tentare di farle capire qualcosa. Un muro, con lo sguardo cieco rivolto oltre loro, oltre quella casa, quella famiglia. Il suo mondo era fuori o meglio, loro erano fuori dal suo mondo, dal suo campo visivo.
Lei uscì dal bagno fresca e profumata. Quel breve dialogo era riuscito a contrariarla ma sapeva bene che, messo piede fuori di casa, le sarebbe passato in fretta il malumore, e la coinvolgente allegria degli amici le avrebbe senza dubbio reso piacevole la serata. E poi stasera c’era anche lui, finalmente.
Sullo specchio dove ammirava l’ottimo risultato che otteneva sul suo corpo il vestito acquistato pochi giorni prima, comparve nuovamente l’uomo in pigiama, con un bambino piccolo in braccio, evidentemente scosso dalla febbre e dai brividi.
“Esci anche stasera?” chiese lui con il tono di chi ti offre un appiglio, una scappatoia, la possibilità di essere umana, di dimostrare la presenza di un sentimento anche dove ormai si crede non esista più.
“Si, devo andare, lo sai, si tratta di lavoro. Non posso proprio mancare.” Disse trascinando le parole in una cantilena che sapeva di già ripetuto mille volte, e che conteneva, nel tono, il rimprovero per averla costretta a ripeterla per l’ennesima volta. Lui restò sulla porta, il bambino in braccio, l’espressione di chi non sa proprio come fare ad andare avanti.
Lei accelerò i tempi, raccolse alcune cose sul letto, si diresse verso l’ingresso e mise tutto in borsa. Tornò indietro superando l’uomo ed il bambino ma ignorandoli palesemente, prese dall’armadio il soprabito adatto e senza indossarlo tornò alla porta, evitando nuovamente di posare gli occhi su di loro, ancora fermi in corridoio nella loro posizione. Mise al braccio anche la borsa, oltre al soprabito, aprì la porta e proprio quando lo spiraglio stava per chiudersi sussurrò un altro ciao, molto simile al precedente.
La porta chiusa separò definitivamente le due coppie. L’uomo ed il suo bambino rimasero dentro. La donna, ed i suoi affari, di fuori.
Mentre saliva in macchina le squillò il cellulare. Chiuse lo sportello e rispose con frenesia, come se quel suono la disturbasse, o temesse che arrivasse ad orecchie indiscrete.
“Si tutto a posto. No, niente, le solite stupide lagne che fa sempre. Ma lo sai che è così, certo. Io sono pazza di te. Si, certo che lo lascio, che voglio stare con te, solo che non è ancora il momento. Dammi ancora un po’ di tempo e sistemo tutto. Certo, stasera resto a casa, c’è il bambino che sta male. Ci sentiamo domani.”
Chiuse il telefono, girò la chiave e mise in moto la macchina. Controllò il trucco nello specchietto retrovisore, svuotò il portacenere per eliminare mozziconi indiscreti e partì. Giunta davanti al locale non ebbe neanche bisogno di aprire la portiera. Un uomo la fece scendere, l’abbracciò, e poi le disse “sei bellissima, amore mio”.
L’uomo, in casa, portò il bambino a letto. Lo coprì con cura, gli mise un fazzoletto fresco sulla fronte, poi lo baciò. Domani andiamo via, gli sussurrò baciandolo. Domani, te lo prometto, ce ne andiamo via.
L’uomo al cellulare si voltò verso sua moglie e pensò: uno di questi giorni me ne vado via con lei. Uno di questi giorni.
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15 Responses to “Inversioni di marcia”
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Che bello…
Magari la prossima volta la sceneggiatura a Ozpetek la scrivi tu :)!
Sempre brava!
ho iniziato a leggerlo quasi distrattamente, poi però mi ha preso e mi ha trasmesso qualcosa… sì, devo dire che mi è piaciuto molto
Mi è piaciuto molto, è freddo, teso, cinico. Scrivi molto bene, sintetica.
Beh, buona serata
Lorenzo Mazzoni
devo dire che nello scrivere o raccontare qualcosa siamo abbastanza simili….bel racconto…spero ti piacciano anche i miei…vienimi a trovare
Proprio bello, chapeau bas.
Mi sa che divento anche me una tua fan.
Mi hai raggelato.
Credo fosse la tua intenzione, quindi bene bene.
Ciao.
Davvero bellissimo e profondo questo tuo racconto. Descrive molto bene situazioni assai comuni, nelle quali ognuno non ha il coraggio di prendere una decisione ferma e radicale, ma si adagia nel lasciare le cose come stanno, perché dopotutto tornano comode. Mi stupisci sempre con la tua capacità di descrivere così bene, con poche pennellate di colore, i tratti salienti dei personaggi.
Bello, molto bello. complimenti
Chissà perché mi è venuto in mente che hai volutamente rovesciato i ruoli
Ciao
Amorino mio
come stai?
Ho bisogno di parlarti
mi mandi una mail
angelabuccella@virgilio.it
bacini
Angela
ciao tesoro, ma da dove ti vengono tutte queste parole…. chissà. Certo è che quando la tua mente e il tuo cuore si incontrano e decidono di scrivere qualcosa insieme… è sempre qualcosa di speciale! I LOVE YOU!!!! Baci Baci
Un’altra cosa, nn credere che se nn ti commento è xchè nn ti leggo. Io seguo sempre tutto quello che scrivi anche se nn sembra. E’ che sono di poche parole,lo sai. Ti adoro
Una scena che ha i colori del nostro vivere di oggi.
Complimenti vivissimi!
Bello…mi ha fatto paura.