La stampa.it
Oggi, grazie al sito web del quotidiano nazionale “La Stampa”, possiamo fare qualche osservazione su come si fa giornalismo in Italia, su come si può rendere un cattivo servizio ai lettori e, di conseguenza, come tentare di indirizzare l’opinione pubblica mediante la forzatura nell’uso delle testimonianze. La vicenda trattata è quella dell’omicidio di Vanessa Russo avvenuta a Roma, pochi giorni fa.
Come potrete leggere, seguendo il link, il titolo di questo articolo ci da in maniera inequivocabile un indirizzo ben preciso: è stata Vanessa Russo a spingere. Seguiamo un attimo le frasi evidenziate: titolo, sottotitolo, capoversi.
1-E’ stata Vanessa a spingerle.
2-Il racconto dei testimoni.
3-Vanessa l’ha spinta.
4-Costanza non c’entra.
È tutto chiaro? Anche la palese falsità tra titolo e secondo capoverso? (Spingerle-spinta)
Al lettore distratto, quello che legge il titolo e le prime righe, questa frase suscita il pensiero che sia stata lei, Vanessa Russo, a “cominciare”. Lasciando da parte facili considerazioni ovvie (seppure fosse stato così, nulla toglie alla gravità spropositata della reazione, e nulla giustifica un omicidio, a parte la legittima difesa) vado a cercare nell’articolo notizie più dettagliate.
Il capoverso che riguarda la testimonianza da cui prende spunto il titolo riprende nuovamente la frase: Vanessa l’ha spinta. Chi ha spinto? Ovviamente l’assassina. Vanessa ha spinto l’assassina. Già, ma quando?
S.S., la ragazza di Potenza che ha rilasciato questa testimonianza afferma che Vanessa ha spinto la sua assassina una volta uscita dal vagone, dopo che lei stessa si era lamentata, sul vagone, di essere stata a sua volta spinta dalla ragazza con l’ombrello.
Quindi, secondo la testimonianza, Vanessa Russo è stata spinta dalla ragazza con l’ombrello dentro il vagone, mentre attendeva l’apertura delle porte, alle sue rimostranze, citate dalla testimone, non ha ottenuto risposte, tanto meno scuse (come farebbe chi ha inavvertitamente urtato qualcuno), e poi, una volta fuori, è stata lei a spingere via la ragazza romena che l’ha successivamente colpita a morte.
L’articolista, in base a questa testimonianza afferma che: “Doina si è ancora una volta difesa parlando di «un tragico incidente», ribadendo di essersi difesa da un tentativo di aggressione da parte di Vanessa. E due testimoni sembrano confermare la difesa delle due rumene.
Il messaggio è: Costanza non c’entra nulla, Doina si è solo difesa da una pericolosa aggressione.
L’articolo su la stampa.it non è firmato. Le considerazioni sulla qualità del servizio giornalistico offerto le lascio a voi.
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12 Responses to “La stampa.it”
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Sinceramente, resta ben poco da dire alle osservazioni che hai fatto tu.
A questo punto, viene da chiedersi, quando si verifica un qualsiasi episodio o vicenda di cronaca, se il concetto di conoscere LA VERITA’ (quella tanto cara a Pirandello) sia un’utopia, o esiste ed è possibile stabilirla in maniera certa, senza molteplici interpretazioni, molto spesso contrastanti tra loro.
Bruce Lee
Informazione??
Ahaha, rido sempre quando mi parlano di stampa e informazione!!
oltretutto nello stesso articolo, poco prima, la tipa afferma che Vanessa ci è caduta da sola, sull’ombrello (O.O) vanificando così anche tutto il resto. Ma si sa, certe volte, come fanno informazione in italia. Ormai anche lì si va per blocchi: favorevoli/contrari; innocentisti/colpevolisti. Dimenticando il requisito fondamentale della buona informazione.
L’imparzialità.
E tu, bravissima
ciao tittyna,
ho appena letto il pezzo in questione e non lo trovo un esempio di cattivo giornalismo:
-l’articolo è firmato (nell’home page accanto al link compare il nome di guido ruotolo, un giornalista della stampa… se la firma non è stata ripetuta dentro l’articolo è sicuramente una dimenticanza dei redattori del sito).
-per quanto riguarda il titolo, la frase riportata è messa tra virgolette (discorso ben diverso se non ci fossero state)
-il pezzo è costruito mettendo insieme le testimonianze raccolte dai verbali, quindi ci può stare che le differenti versioni dei fatti non colliminino o si contraddicano
credo che nel contesto di tutti i pezzi scritti sulla tragica morte di vanessa, un articolo come questo ci possa anche stare. se devo fare un appunto a chi ha impaginato il pezzo di ruotolo (o a ruotolo stesso), non mi è piaciuto molto l’uso di quei due titoletti dentro al pezzo: anche lì ci avrei messo le virgolette, giusto per scansare gli equivoci… comunque a me pare abbastanza chiaro che il giornalista cerchi di riportare l’argomento tenendo le giuste distanze.
un abbraccio
pietro
Come già è stato detto, null’altro da aggiungere.
La carta stampata in Italia è carta straccia, ormai da tempo. Tranne qualche piccola eccezione.
Pietro
- E’ vero, l’articolo è firmato sulla home, quindi errore dei redattori e, di ritorno, anche mio.
- La frase è riportata tra virgolette ma non trova corrispondenza nelle frasi delle testimoni all’interno dell’articolo. Questo è cattivo giornalismo.
- La contraddizione non è presente nelle due testimonianze, ma solo nei titoli.
Io personalmente lo trovo poco equilibrato, come articolo. Non credo che il fatto più importante che emerge dalle dichiarazioni sia la presunta spinta di Vanessa Russo una volta uscita dal metrò. Mi pare la violenza inaudita, “ombrello usato come una spada”, l’elemento più importante. Il fatto che non sia stato un semplice incidente, che non sia stato involontario, che non sia stata una fatalità, tutto questo mi sembra importante. Andare ad analizzare se Vanessa l’abbia spinta veramente, o meno, mi pare grottesco, assurdo, inconcepibile. Non che non si possa dire, o scrivere, ma che diventi l’elemento principale delle testimonianza. Lo trovo immorale.
Francamente, cara Tittyna, il dettaglio della spinta di Vanesse non è assolutamente secondario.
Tutt’altro.
Il codice penale distingue sostanzialmente tra omicidio colposo e doloso (cioè volontario o meno).
Dopodichè, nella valutazione dell’eventuale pena da comminare interviene anche l’eventuale provocazione o meno.
Un primo resoconto giornalistico parlava di due becere rumene litigiose che se la sono presa con la povera italiana.
Quanto emerso successivamente, mi pare di capire, riconduce il tragico episodio ad un delitto commesso non con intenzionalità, ma come conseguente ad un breve litigio degenerato.
Due ragazzine litigano fuori dalla metro e ci scappa, purtroppo, il morto.
Pensa solo a quante volte ognuno di noi ha rischiato di prendersi da un passante un’ombrello in un occhio.
Senza voler giudicare l’episodio, ritengo quindi utile anche queste testimonianze
Caos giornalistico a parte, c’è un fatto irreparabile: Vanessa è morta e non è morta perché ne aveva voglia. Ma a seguito d’un forte trauma che le ha causato un’emorragia cerebrale. Chi ha iniziato, non lo so. E sinceramente è secondario in questo dramma, l’ennesimo portato dalla mano di troppi extracomunitari irregolari e regolari. Come di quel rom ubriaco che in un colpo solo ha falciato 5 giovani vite, tutti minorenni. Ne avevo parlato un po’ di tempo fa in un post da me, in maniera critica. In ogni modo: non è stata gestita l’entrata degli stranieri nel paese e queste sono solo alcune terribili conseguenze. Rimane che Vanessa è morta. E’ un fatto. Rimane che ad ucciderla sono state le due romene. E questo è l’altro fatto. Non mi sembra neanche che si possa parlare di legittima difesa: la difesa non include l’assassinio. E mi sembra un po’ tanto da x-files il fatto che una persona si metta contro due romene. E’ come se io fossi tanto fesso da uscire in strada, pararmi davanti a due neri e cominciare ad insultarli. Se lo facessi sarei un vero stupido. Non credo si possa essere tanto stupidi. Il problema è un altro: l’extracomunitario, oggi, che sia colpevole o meno, se lo tocchi, se lo dici colpevole subito vieni tacciato d’essere razzista e fascista. Così, le due romene, col fatto che sono romene, che sono ragazze e giovani e forse carine, che sono in Italia - un paese che condanna all’ergastolo un italiano perché ha rubato una mela per fame ma non due straniere che uccido per una supposta lite -, forse si faranno due anni. no, forse solo una si farà due anni, l’altra no, minorenne. E poi, vedrai, per buon comportamento la pena ridotta a un anno o meno. Il problema è che c’è l’innocentismo, un’altra piaga tutta italiana, non meno grave dell’indulto voluto da questo governo Prodi, un governo che ricordiamocelo è di guerrafondai, di D’Alema e di Bertinotti. Non ci sarà nessuna condanna, per motivi diplomatici, le romene, colpevoli di omicidio colposo o doloso, finiranno a breve a Porta a Porta o in qualche altro talk-show. Dovrebbe far riflettere un fatto semplicissimo: le versioni contrastanti, io oserei dire riviste e corrette a distanza di poche ore riportate su alcuni giornali.
L’articolo che incrimini è comunque firmato. Semmai ha sbagliato il webmaster nell’impaginazione, ma in home page la firma c’è.
Cioè detto.
In OT, qui, un tuo amico dice delle cose: chissà, forse ti interessa.
http://biogiannozzi.splinder.com/1178457234#12077397
Bacioni Titty
Beppe
Basta latitare ;)!
Peccato che il lettore medio sia sempre troppo distratto…
Ottimo lavoro, complimentoni…
Sulla vicenda della metropolitana di Roma si è fatto, come al solito, del pessimo giornalismo. Trovo indegno che si debba attribuire una connotazione geografica ai colpevoli. Altrimenti, ogni volta che viene commesso un delitto in Italia andrebbe indicata la nazionalità dei diretti interessati.Per esempio, stasera ai telegiornali si parla di tre ragazzi (italiani) che hanno violentato ed accoltellato una minorenne. Fossero stati romeni il delitto sarebbe stato considerato dall’opinione pubblica ancora più efferato? In Campania un italiano spara ed uccide una bimba polacca di cinque anni. Per una lite. Il dolore dei genitori (polacchi) è meno importante? L’atto meno terribile? Nessuno ha gridato “ergastolo”o “nessun perdono” nei suoi confronti. Ci piace un pò troppo classificare e catalogare i “cattivi”. I diversi, gli estranei, gli stranieri. I peggiori criminali, spesso sono nostri connazionali, però.Si tratta di uomini e donne che sbagliano e commettono crimini. Va provata la loro colpevolezza e comminata la pena. Giusta e certa.
E’ molto interessante il tuo articolo e mi ha fatto capire che una cosa è la realtà di un episodio ed un’altra cosa è come quel determinato episodio viene raccontato.
In questo mdo il nero può diventare bianco o viceversa.
E spesso accade involontariamente.
Vorrei segnalare,se possibile un mio sito sulla storia del giornalismo.
Grazie e complimenti per il sito.
Paolo