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Archive for Dicembre, 2007

Capodanno rules

Sabato, Dicembre 29th, 2007

Trascorrere un bel fine d’anno è un must per chiunque abbia a cuore la propria reputazione. Non è tanto l’intensità delle emozioni, quanto la possibilità di raccontarle nel giusto modo, per godere poi degli sguardi ammirati, o invidiosi, di chi ci ascolta. Non a caso, infatti, non appena messo in archivio il natale, la fatale domanda d’obbligo è “che fate a capodanno”? Dalla risposta che fornirete, vera o falsa che sia, dipende molta della vostra credibilità futura, e una risposta vaga o triste a questa domanda abbasserà di colpo il livello di prestigio che avete nel vostro entourage.

Che fate a capodanno richiede una risposta che, qualora non abbiate veramente niente di importante da fare, va ponderata anche mesi prima, studiata nei minimi dettagli, magari appoggiata da prove tanto false quanto concrete e tangibili come, per esempio, una falsa mail dalla quale risulta una prenotazione a vostro nome presso il più importante resort polinesiano, dal 30 dicembre al 5 gennaio.

Quello che segue è un piccolo aiuto per tutti coloro che non hanno avuto l’accortezza di prepararsi per tempo e, in questi giorni, non appena gli viene rivolta la fatidica domanda, fingono di dover rispondere al cellulare, rammentano improvvisamente di aver lasciato il gas aperto o, peggio ancora, rispondono “ancora non lo so”. Un errore, questo, imperdonabile. Quindi, non appena terminata la domanda, armatevi di espressione facciale più che mai convincente e rispondete così.

La misteriosa: ha organizzato tutto lui. Ti dico solo che mi ha fatto consegnare a casa un vestito da mille e una notte. Sono certa che mi porterà ad una di quelle feste esclusivissime, visto che ha ritirato dalla cassetta di sicurezza tutti i gioielli più preziosi che abbiamo. Credimi, nessuno era riuscito ad emozionarmi così tanto, e con tre giorni di anticipo.(Questa soluzione, oltre a creare intorno a voi un alone di mistero e invidia, vi concede ulteriore tempo per inventarvi, dal due gennaio, qualunque sciocchezza).

La turista: guarda qui (mostrate la mail falsa), abbiamo prenotato sette giorni a Papeete. Tu non hai idea di come sia il capodanno polinesiano, una cosa pazzesca. Ti immagini festeggiarlo in bikini sulla spiaggia? Sono già elettrizzata!(Fate una ricerca su google, trovate qualche bella immagine di feste polinesiane sulla spiaggia e con l’aiuto di photoshop metteteci il vostro bel faccino. Almeno 5/6 foto sono necessarie, per un fatto di semplice credibilità).

La romantica: week end in Francia. Non commettete il tragico errore di dire Parigi, ormai consueto quanto un veglione al megaristorante fuori Roma con orchestrina tragicomica alla Fantozzi. Optate per i castelli della Loira oppure, ancor meglio, per Mont Saint-Michel. Molti non sapranno neanche di cosa state parlando, ma fa tanto tanto chic. La risposta ideale è dire semplicemente “Mont Saint-Michel” armate di espressione trasognata. Nessuno si sognerà di chiedere altro.

La sportiva: trekking new year. Baita in montagna, meglio se sponda austriaca. Capodanno sulla neve, davanti al camino acceso in mezzo a montanari ed altri squilibrati come voi. E poi, senza neanche andare a dormire, su per le vette innevate, a caccia di panorama mozzafiato. Unica controindicazione, la maggior parte degli incidenti in altura capitano proprio il primo dell’anno, per colpa di alpinisti morti di sonno e saturi di champagne. Ma volete mettere il brivido dell’avventura? Evitate, se rispondete mentre preparate finte valigie, di metterci quelle deliziose scarpine Manolo Blanhik con tacco 15, perché si capisce lontano un miglio che state mentendo.

Quello che quest’anno sarà decisamente out è: il veglione al ristorante, il volontariato, la spiaggia vicino casa, la piazza (a meno che non siate a Londra, New York o Tokio). Una considerazione importante da fare: quest’anno l’80% degli italiani trascorrerà il capodanno in casa, quindi 8 delle 10 persone che racconteranno di storie mirabolanti stanno mentendo. Cercate di essere credibili, e soprattutto ricordate che, se in passato bastava rientrare alle 4 del mattino per certificare di essersi divertiti, oggi questo non basta più. L’unica soluzione è dire di non essere andate a letto affatto.

Buon anno a tutti, quindi. Un felice 2008, ricco di soddisfazioni per voi tutti. Io? Io devo sbrigarmi, preparare in fretta le valigie. Questo fine d’anno lo trascorro in un castello poco fuori Londra, ospite della mia cara amica Madonna e suo marito Guy. Niente male vero?

Grazie, Grazia

Mercoledì, Dicembre 19th, 2007

Da oggi, e per una settimana, sarò ospite sul blog di “Grazia”. Ho atteso pazientemente che tutte le mie più titolate amiche vivessero la loro settimana di gloria ed eccomi qua, pronta a festeggiare il rientro online dopo 7 lunghi mesi con questo bellissimo regalo.

Ringrazio Laura, che mi ha concesso questo privilegio, e mi auguro di offrire un contributo all’altezza del compito. Anche se ci sarà da ridere.

UPDATE: ovviamente sulla rivista “Grazia” in edicola da ieri, e per una settimana, c’è un trafiletto a pagina 19 che mi riguarda. Sarà pure autoreferenziale, ma di questi tempi è musica.

Piercing

Lunedì, Dicembre 17th, 2007

-Cosa sono quei pezzi di ferro che hai in faccia, capo?

-Non sono pezzi di ferro, nonno, sono piercing.

-Pircing? A me sembrano pezzi di ferro infilati nella pelle.

-D’accordo nonno, sono pezzi di ferro infilati nella pelle. Ora torna a lavorare ok?

-Ma perché ti sei infilato quei pezzi di ferro nella faccia, capo?

-Ti faccio un esempio, nonno, prova a seguirmi. Hai presente i metal detector che sono negli aeroporti? Ecco, immagina ora un ragazzo normale. Senza bagaglio, senza borse, vestito in modo anonimo, una giacca, un jeans. Lo fanno passare nel metal detector e quello, sullo schermo, non segnala nulla. Niente, capisci, nonno, come se non fosse passato nessuno. La guardia, senza neanche guardarlo, gli fa un cenno come a dire puoi andare, sei nulla, non esisti, svanisci.

Poi c’è un altro ragazzo, mal vestito, un giubbotto di due taglie più grande, che potrebbe nascondere di tutto, a tracolla una borsa sdrucita e rovinata. Gli fanno posare la borsa sul nastro, la aprono, e tirano fuori i suoi oggetti personali. Lo passano al metal detector ed ecco che appare una fisionomia umana, un paio di punti che risaltano, in rosso, il rumore dell’allarme. Quel ragazzo, adesso, esiste. Vogliono sapere il suo nome, i suoi dati anagrafici, vogliono che gli mostri quei punti metallici, che sono semplici piercing, è vero, ma appartengono a lui.

Gli oggetti nella borsa vengono esplorati, ci sono richieste di spiegazioni sull’uso di ogni singolo oggetto, quel ragazzo esiste e di lui vogliono sapere tutto. Ecco nonno, è questo il punto: tu sei trasparente, puoi passare attraverso le maglie di questo mondo senza che nessuno se ne accorga. Io no, io voglio esistere, voglio che il mondo mi veda, si accorga di me, mi chieda conto di chi sono, di cosa faccio, del perché.

Tu ti accontenti di essere invisibile, evitare le grane e i problemi, di strisciare ai margini della vita evitando la guerra. Io ci voglio passare in mezzo, e voglio che tutti vedano la mia piastrina identificativa, perché vivo o morto sappiano chi sono. Lo devono sapere, chi sono.

-Ma vale anche se sei un coglione?

Capita che sia Natale

Venerdì, Dicembre 14th, 2007

Mancano pochi giorni al Natale e l’aria di festa ancora non si percepisce. O almeno io no. Nelle case, nelle strade, perfino nei negozi, dove negli ultimi anni abbiamo visto comparire babbi natale già dopo ognissanti, la gente sembra aver dimenticato l’approssimarsi della festività più classica del nostro calendario. Qualche festone, qualche luminaria, ma niente in confronto al recente passato, quando natale durava due mesi ed era tutto uno spreco di luci, nastrini, pacchetti e gente per strada.

Cosa sta succedendo? Stiamo riscoprendo la sacralità di una festa tipicamente religiosa, oppure il consumismo si è acquattato dietro l’angolo ed aspetta l’ultimo momento per saltarci addosso ed azzannarci alla gola? O forse il consumismo è morto di fame e non abbiamo ancora ritrovato il cadavere? O forse ci siamo  improvvisamente accorti di quello che ci succede intorno, dentro casa o appena varcata la frontiera?

Mi piace pensare che i regali, quest’anno, saranno baci ed abbracci. Saranno tempo da dedicare all’ascolto di chi ha voglia e bisogno di parlare, al sostegno di chi sta sul punto di mollare, alla condivisione del poco che si ha. Chissà se sarà davvero così…

Io domani comprerò un pandoro. Lo metterò sotto l’albero che farò domenica e poi cercherò di avere accanto a me solo chi mi vuole bene. Magari questa nuova casa mi sembrerà più calda e accogliente. Magari sarà un natale diverso dagli ultimi che ho trascorso, e magari, finalmente, mi sentirò serena, con meno pacchi da scartare e più occhi da tenere nei miei. Anche solo due, ma pieni d’amore. Qualcuno gradisce una fetta?

Remo Bassini “La donna che parlava con i morti”

Martedì, Dicembre 11th, 2007

Bassini Remo

Ed. Newton & Compton – Collana Nuova narrativa – 2007

 

È una storia d’amore, l’ultimo romanzo di Remo Bassini. Una tormentata, incompiuta, struggente e rabbiosa storia d’amore. Potrebbe bastare questo, forse, per dire tutto delll’ultimo romanzo di Remo Bassini. Ma sarebbe poco, forse addirirttura niente, ad essere sinceri. Perchè “La donna che parlava con i morti” è anche una storia di dolore, che attraversa senza pietà quasi tutti i personaggi. È una storia di misteri, di segreti, di morti e di scomparse. È una storia di indagini all’italiana, tra le pieghe della provincia silenziosa e la città, con i suoi giochi di potere. È la storia di grandi donne come Anna Antichi, la protagonista. Ma è anche la storia di Cecilia, di Viviana, di Antonella. Personaggi vivi, completi, donne che potrebbero uscire da qualunque portone, lungo la via di casa.

È anche la storia di grandi uomini, laddove grande non sta per perfetto. Come Fabrizio, ispettore di polizia ed amore inseguito e sfiorato da Anna. Di Leone Antichi, il padre di Anna. È anche la storia di Attilio Gestacci, maresciallo dei carabinieri, e di Antonio, delinquente pentito.

È curioso, a volte impressionante, il modo in cui Remo Bassini riesce a far attraversare questa vicenda a personaggi che, per tutto il romanzo, non sono altro che morti. Morti più presenti, nella vita dei protagonisti, di tanti altri presunti vivi.

C’è tanto, in questo romanzo, ma mai troppo. C’è la crudeltà antica della provincia bigotta, c’è la superficialità e l’incapacità di alcuni giudici, poliziotti, giornalisti. C’è la colpa, l’espiazione, il dolore che schiaccia gli uomini fino alla follia, alla distruzione. Alla disperazione. C’è l’amore irrisolto di Anna, c’è il rimorso di Fabrizio, l’amicizia di Viviana e il tradimento. C’è una storia che, non appena cominciata, devi assolutamente seguire fino alla fine, perchè non ti molla più. Ci sono le pagine che volano via una dietro l’altra mentre accompagni Anna nel suo percorso altalenante, tra scatti d’ira e profonda disperazione, tra speranze quasi sempre disattese e momenti d’intensa felicità. C’è il presente, ma anche un passato ancora più presente.

“La donna che parlava con i morti” è una storia che chiede solo di essere letta, non promette e non pretende. Illustra, mostra, coinvolge, emoziona e commuove. Ti fa pensare ma non t’impone strade o soluzioni da seguire. È una storia che non chiede pazienza perchè ci sei subito dentro. È una storia di persone che restano tali, anche tra le pagine di un libro e che mai, nemmeno per un attimo, puoi scambiare per “personaggi”.

Perchè vivono la stessa vita che viviamo noi, gli stessi luoghi, gli stessi sogni, gli stessi possibili dolori nascosti dietro un angolo della vita.

Ed alla fine, proprio come le persone che incontri nella vita, ognuno di loro ti lascia dentro qualcosa. Una frase, una traccia, un’esperienza comune, un sentimento profondo, uno sguardo diverso sul piccolo mondo di ognuno di noi. E poi ci sono Genova, la Liguria e il mare.

C’è solo un problema, quando si tratta di Remo Bassini. Ed è che vorresti, non appena finita una storia, che fosse già pronto a raccontartene un’altra.

 

Bibliografia

Il quaderno delle voci rubate – ed La sesia – 2002

Dicono di Clelia – Mursia – 2006

Lo scommettitore – Fernandel – 2006

La donna che parlava con i morti – Newton&Compton – 2007

 

Blog

http://www.remobassini.it

 

L’albero di natale

Domenica, Dicembre 9th, 2007

E adesso facciamo l’albero. No, non li ho più gli addobbi dello scorso anno. Neanche quelli degli anni passati. Ho buttato via tutto, voglio solo cose nuove.

Guarda qui, questi capelli d’angelo. Sono rossi, quest’anno, perché ho voglia di colori vivi. Basta argento sbiadito, basta blu elettrico che mi restituisce soltanto sensazioni metalliche. Voglio colore, passione, amore intorno a me.

Sai, vorrei che il primo istinto fosse la pace, e non la guerra. Vorrei che il primo desiderio fosse crederti, non frugare nelle tue tasche. Vorrei adornare questo albero di amore.

No, ti prego, non metterci quella sfiducia, sui miei rami. Togli via subito quell’astio, rimetti nello scatolone il risentimento. Questo albero lo vorrei colorato di noi, non dei tuoi sospetti.

Cosa credi, ho paura anch’io, ma non è in te che cerco il nemico. Non puoi essere tu il nemico e sai, morirei per mano tua, continuando a pensarlo.

Facciamo l’albero, avanti, ma senza più la roba del passato. Facciamo un albero nuovo, come fossimo persone nuove. Come se il mondo fosse davvero fatto solo di noi due. Ti prego, togli via quei sospetti, strappa via da quei rami le domande inutili, ripetute, a cercare per forza uno sbaglio, un errore, qualcosa che non va.

Mettici su, per primo, la voglia di capirci, mettici lo sforzo di comprendere e perdonare. Lo so, sono cose più difficili da appendere, sul nostro albero, ma vedrai, più sarà difficile, più sarà bello il nostro albero. E magari, se lo vorrai, potremo tenerlo su così fino al prossimo Natale. E all’altro ancora.

Io sogno e intanto tu non ci sei più. Chissà, forse ti ho chiesto troppo.

“FICTION”

Venerdì, Dicembre 7th, 2007

Serata vintage

Ma sì, dai, fingiamo, perché no. In fondo lo fanno tutti, e magari è meglio così, non credi? Tu soffri meno, io soffro meno, e fingendo insieme la finzione riesce meglio, con più gusto e reciproca soddisfazione. Immagina di tornare a casa, sorridente dopo una lunga giornata di lavoro, ma sereno perché già sai che fingerò di non sentire quell’odore diverso sulla tua giacca, quel capello biondo sul tuo maglione, tu che capelli non ne hai più da anni, ormai. Tu fingerai di non accorgerti che sto fingendo di non accorgermene ed io, a mia volta, fingerò altrettanto.

Fingerò di essere felice nel prepararti la cena, mentre tu, gioviale, fingerai di raccontarmi con dovizia di particolari, la tua noiosa giornata tra scartoffie e telefonate di lavoro. Dirai quello che è giusto dire fingendo accuratamente di dimenticarti i soldi spesi per il regalo alla segretaria, l’aperitivo preso al bar con la tua amica della palestra e la fugace scopata in macchina, nel vialetto dietro il supermercato, con l’insegnante della scuola di ballo. Fingerai stupore davanti al bigliettino con il numero di telefono caduto accidentalmente in terra, ed io fingerò di credere che accadano davvero fatti inspiegabili, a volte.

Dopo cena fingerai di essere interessato alla mia vita, e mi chiederai della mia giornata, fingendo di essere attento alle mie parole pur se stai seguendo la partita di calcio alla televisione. Io fingerò di raccontartela, ripetendo con monotona sacralità la litania dei compiti diligentemente svolti da brava donna di casa, ma fingendo di dimenticarmi l’uso smodato della tua carta di credito e le ore liete trascorse in compagnia di un amante occasionale nel nostro letto. Fingerò d’essermi annoiata nell’attesa del tuo ritorno, preda del desiderio di rivederti. Fingerò di trovare interessante la partita e poi, a letto, fingerò di aver voglia di te, delle tue passionali attenzioni tra le lenzuola, questo un po’ meglio di quanto lo fingerai tu.

Aspetterò paziente il momento giusto, e poi fingerò di godere come piace a te, mentre tu avrai finto, fino all’orgasmo, di scopare con me, e di non pensare all’insegnante di latino-americano.

Poi, domattina, fingeremo di essere allegri e speranzosi per la nuova giornata che inizia, e fingeremo ancor meglio d’essere dispiaciuti per il momentaneo distacco, aiutati dalla certezza che sta accadendo davvero, grazie al Cielo. E andremo avanti così, fingendo di amarci, e di essere felici, come tutte le coppie che conosciamo, quelle come noi, quelle “normali”. Fino a quando uno dei due sarà obbligato dalla sorte a fingere di morire, e lo farà così bene che tutti ci crederanno e sarà tumulato per questo. L’altro fingerà di essere distrutto da un dolore inconsolabile, mentre tutti intorno fingeranno di comprenderne la portata e mai come in quell’occasione, sarà tanto vero.

Poi partirà la sigla.

Paura

Lunedì, Dicembre 3rd, 2007

Sabato scorso ho fatto il mio primo, timido, rientro in società. L’ho fatto per Mariella, che desideravo tanto conoscere, per la Graphe.it, casa editrice che merita attenzione e che attenzioni mi ha concesso in passato, per la splendida cornice del Bibli cafè, nel cuore di Trastevere, luogo che da sempre amo per la poesia e l’atmosfera che regnano in quelle vie di Roma così ricche di storia e tradizione.

L’occasione è stata la presentazione del libro di Mariella Calcagno, “Paura”, romanzo che inaugura la collana Afrodite, novella iniziativa della Graphe. Alla presenza dell’editore, Roberto Russo, Mariella si è offerta al pubblico luminosa nel suo ottavo mese di gravidanza e felice per il lavoro svolto. Accanto a lei, in veste di presentatrice del volume Carolina Cutolo, meglio nota in rete come Pornoromantica, autrice del libro omonimo edito da Fazi.

Nonostante l’emozione per l’incontro con due scrittrici tanto ammirate e la gioia per l’uscita tanto attesa, dopo i lunghi mesi di convalescenza, sono riuscita ad intrattenermi con loro qualche minuto, a scambiare qualche impressione, a godermi un evento che, in me, suscita sempre grande piacere. Mariella l’ho trovata esattamente come me l’aspettavo, e le sensazioni positive percepite via mail hanno trovato riscontro nella realtà degli abbracci e delle chiacchiere letterarie. Carolina, invece, è stata una piacevole sorpresa. Non avevo avuto modo di seguire gli sviluppi legati all’uscita del suo libro, né i conseguenti dibattiti, a causa del mio incidente, ma l’impressione che ho ricevuto da lei è stata davvero positiva. La sua disponibilità, la sua fermezza allegra, la sua capacità di tenere in mano il dibattito mi hanno colpita molto.

Semmai un giorno, chissà, dovessi presentare un libro, credo proprio che la cornice logistica e umana di sabato mi calzerebbe benissimo e, in conclusione, “Paura” è un romanzo che consiglio a tutti, per la qualità del testo e l’impegno che la casa editrice sta mettendo in questo nuovo progetto, aperto alla collaborazione di tutti coloro che avranno desiderio di inviare i propri testi a Mariella, curatrice della collana. Una casa editrice così attenta e aperta alla rete merita sicuramente attenzione e sostegno.

Una passeggiata a Trastevere, un cappuccino al Bibli cafè, una copia di “Paura”, ecco un buon modo di trascorrere un sabato pomeriggio a Roma.

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