007 (meno)
Mancano 7 giorni. Sette lunghissimi, infiniti giorni ancora. Ma poi sarò qui. E per 10 (stavolta) brevissimi giorni tenterò di vivere come cento anni fa: mangiare, bere, dormire, camminare, e qualche altra attività non legata alla tecnologia (esiste ancora?).
Gli elementi a cui farò riferimento saranno, nell’ordine: sole, acqua, aria, terra. Ok, va bene, lo ammetto, porterò anche il cellulare. Assicuro foto al ritorno. Panorami e luoghi caratteristici. È il ritorno, che non assicuro.
Olimpiadi
Lo sport, certo, è bello. E’ sano, fa bene alla salute, e certi gesti atletici sono splendidi da vedere. Lo sport catalizza l’attenzione di tantissime persone e, nel caso di eventi planetari, come i Mondiali di calcio o le Olimpiadi, il mondo intero.
Io non credo che lo sport, come lo spettacolo, possa e debba andare comunque avanti. Penso sia un’occasione per riflettere sui problemi veri, e su come l’informazione, in generale, tenda a mostrarci un mondo che non c’è. Proviamo, una volta tanto, a sforzarci per avere un’opinione che sia nostra.
http://biogiannozzi.splinder.com/post/17862863/Pechino+2008%3A+non+%C3%A8+ancora+tr
BlogTime Online
Adesso è possibile leggere il magazine anche senza scaricarlo. E’ possibile sfogliarlo in miniatura oppure aprirlo a grandezza naturale, cliccando sulla copertina.
Intervista a BlogTime
Per sapere, o capire, qualcosa di più su BlogTime ecco un’intervista realizzata dalla scrittrice Mariella Calcagno alla sottoscritta. Ne approfitto per ringraziare tutti coloro che hanno inviato proposte di collaborazione, quelli che hanno inviato articoli, e quelli che hanno segnalato l’uscita della rivista, ultimamente anche in home page su BlogItalia. Un ringraziamento in più a chi ha esposto il banner del magazine. Il desiderio è che tutte queste attività e interesse crescano, per fare sempre di più e meglio.
Dall’intervista riporto alcune righe, il resto ovviamente potrete leggerlo di là:
Perchè i bloggers dovrebbero leggere questa rivista?
La particolarità di BlogTime è quella di essere realizzata unicamente da bloggers, ma non è una rivista per bloggers. Nel senso che, a differenza di precedenti esperienze del genere, non si propone come cassa di risonanza per ottenere visibilità o per raccogliere racconti e poesie a tema. Non è, nonostante qualcuno abbia già tentato di dirlo, qualcosa di autoreferenziale. Tra i bloggers che scrivono per BlogTime sono annoverati giornalisti/e, scrittori, professionisti, artisti che certo non aspirano ad ottenere da questo progetto un link o una visita in più. Questa rivista è per chi ha voglia di leggere qualcosa di simile nell’abito alle riviste tradizionali, ma diverso nei contenuti.
LA SCRITTURA D’AMORE E IL SUO FESTIVAL
Una fiera dell’editoria senza editori
Sara’ la prima Fiera dell’editoria senza editori. Nessuno stand ufficiale, nessuna propaganda editoriale, nessuna promozione pubblicitaria. Solo scrittori di poesia e narrativa, esordienti e affermati, che parleranno, reciteranno, leggeranno d’amore.
La prima Fiera del libro d’amore si terra’ a Montecosaro (Macerata) dal 15 al 17 agosto prossimi. Organizzata dal Comune di Montecosaro, terra di poeti e scultori, offre una partecipazione gratuita ai privati. Per le associazioni una possibilita’ unica: l’allestimento di uno stand attivo per tre giorni con un costo simbolico.
Sono previste performance visive, appuntamenti musicali, danza e altro. Ogni poeta o scrittore avra’ a disposizione una o piu’ giornate per recitare la sua produzione e avra’, inoltre, la possibilità di offrire i suoi lavori al pubblico presente.
Ci si puo’ prenotare scrivendo a fierlida@enricofolcieditore.com
Numero Uno
E’ uscito, è disponibile per essere scaricato, e sono quasi 50 pagine senza un filo di pubblicità. Come non bastasse è anche gratuito, e ci scrivono sopra penne (tastiere) mica da ridere. Voi godetevelo, se potete e volete. Io, adesso, mi riposo un po’.
Grazie a tutti coloro che lo stanno segnalando, a chi lo sta leggendo, a chi lo sta apprezzando e a chi, invece, sta muovendo critiche. E’ bello perché questo significa essere attivi, propositivi, passionali, insomma… blogger. C’è chi fa, e chi parla di coloro che fanno. Noi (blogger) facciamo.
Manila Benedetto, il primo romanzo

Ursula Dufour è un’assassina. E’ il suo lavoro, il suo svago, il suo divertimento e la sua croce. Di più, potremmo dire che la morte, propria o altrui, è il nodo centrale di ogni sua azione, pensiero e riflessione. Ursula Dufour è una donna bella, senza passato e soprattutto spietata.
“In fondo, uccidere è molto più semplice che pensare di morire.” Dice lei stessa di fronte ad una nuova missione.
Lavora per conto di una società internazionale, la “Safe&Clean”, che si occupa di uccidere la gente su commissione, non importa chi né perché. Contano solo i soldi ed un lavoro rapido e pulito, e Ursula Dufour è la più brava, in questo campo. A lei le missioni più difficili, lei la personalità in grado di fronteggiare i superiori tanto da suscitare amori celati e insofferenze palesi.
“Se i lavori erano troppo lunghi qualcosa si complicava sempre. Da quando entrava in contatto con la vittima al suo assassinio non dovevano passare più di 15 giorni. Di solito ci metteva sempre di meno.”
Questa è una storia. Una delle storie di “Nessuno mi ha mai battezzata”. Non è l’unica, però, giacché in questo romanzo il tema del doppio si sdoppia, e si sdoppia ancora, in un gioco spiazzante di figure e di nomi così repentini nell’apparire e scomparire da lasciare in attesa fino alla fine, fino all’ultima riga, quando il cerchio si chiuderà … forse.
Non è una scrittura semplice, quella di Manila Benedetto, scorrevole certo ma ricercata, ricca, che induce a fermarsi sui pensieri impressi sulla carta e che non lasciano indifferenti, come quando leggi qualcosa che hai pensato anche tu, senza mai avere le parole giuste per dirlo. All’azione vera e propria, che potrebbe indurre a ritenerlo un giallo, si affiancano le considerazioni personali del personaggio principale (di chi si tratta lo scoprirete leggendo) tipiche della letteratura noir, ma anche del romanzo nel senso più ampio del termine.
“Sì, gli uomini sono qualcosa che devo conquistare, che non mi deve essere dato così facilmente. No, non sapevo che farmene di un padre che fosse solo mio e che mi vivesse accanto. Il padre che mi era stato consegnato era parziale, metafisico quasi. Era un’entità per me. Un modello, un esempio, un dio personale. Che per restare tale doveva essere distante. Una presenza che c’era quando poteva esserci. Non c’era quando doveva esserci e forse solo di questo alcune volte, me ne sono dispiaciuta. Ma i dispiaceri di certe mancanze non sono così forti da restarti dentro.”
La voce narrante, nelle parti raccontate con il distacco della terza persona, si mantiene lontana da ogni forma di giudizio. Segue Ursula nelle sue azioni ma non le condanna, non le approva, non utilizza alcun metro. Si limita a testimoniare i fatti lasciando spesso, come capita anche nella vita reale, che vittime e carnefici si scambino i ruoli, perché, come dice la stessa Ursula:
“Questa cosa delle vittime e dei carnefici mi ha sempre affascinato: chi è chi?
Un giorno credevo di essere una carnefice. Di aver fatto del male, di aver ucciso una cosa bella. Ma quando mi accorsi che il morto non è mai morto se non puoi portare a casa la sua testa, ma ti devi accontentare solo di qualche goccia del suo sangue, capii che la vera vittima ero io.”
La storia è lineare, il percorso interiore molto meno, perso dietro sentimenti dolorosi che segnano e portano a raccontare la propria vita a scatti, a flash improvvisi, come incubi che si affacciano nel sonno inattesi, segnalati solo dalla diversa modalità del testo.
Struttura piacevole, che non permette mai al lettore di distrarsi o perdere il filo, di dover tornare indietro per comprendere meglio o per ricordare un evento. I fatti scorrono accanto alla coscienza di Ursula Dufour, in un altalena di paura e compassione, di rabbia e amore, perché alla fine ciò che vale per tutti è:
“La vita è pronta in ogni istante a sottrarci tutto quello che abbiamo”.
Manila Benedetto, al suo primo romanzo, conferma in pieno le aspettative, il talento, e le qualità che le sono riconosciute da più parti, e giustamente. “Nessuno mi ha mai battezzata” a prescindere dalla strada che prenderà, è un grande esordio.
Nessuno mi ha mai battezzata
Prezzo: 10.00 €
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ISBN |
978-88-89939-33-8 |
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Genere |
Collana SHADOW |
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Autore |
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Anno |
6/2008 |
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Pagine |
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Rilegatura |
Brossura |
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Edizione |
Enrico Folci Editore |










