Rapida scende la notte
Anche io, come te, Sylvia. Anch’io, come te, Virginia. Avrebbe potuto essere il talento, la grandezza, la capacità letteraria a legare insieme i nostri nomi nella mia mente. Invece no, è una malattia. Quel filo nero che ci unisce nel percorrere le onde ora alte, ora basse, della nostra vita è un male silenzioso e oscuro. Me l’ero domandato spesso il motivo per cui le vostre parole mi giungevano così dirette all’anima. Ora lo so, lo sguardo è inclinato nella stessa direzione, l’anima si è divisa allo stesso modo.
E come spiegarlo a chi ti vuole, ti pretende, ti chiede e non accetta la tua assenza involontaria. Potrebbero capire, certo, loro, il perché non posso accettare un invito a pranzo, o a cena. Potrebbero capirlo, loro, perché non possiamo vederci tranquillamente una sera, in un pub, o perché stasera non ho neanche la forza di rispondere al telefono. Ma loro non sanno. Loro pensano che stare male si misuri in febbre, o in analisi del sangue, o in gelide lastre.
Ho provato a spiegare che, come Sylvia, come Virginia, l’unica cosa che la malattia mi lascia fare con costanza è scrivere, tra le onde alte e quelle basse, unica certezza creativa o comunicativa, unico mezzo sicuro di connessione con l’altro. Ma non è servito. Non hanno capito. Forse capiranno solo dopo, quando tutto sarà compiuto, come Sylvia, come Virginia.
Ho scritto un post, l’ho messo tra le bozze e programmato la sua pubblicazione ad una settimana. Poi, ogni settimana, lo rinvio di un’altra settimana. Se mai un giorno uscirà, sarà per dirvi che non ho potuto rimandarlo. Perché non ce ne saranno altri, dopo. Come Sylvia. Come Virginia.
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2 Responses to “Rapida scende la notte”





Io sono abituato ai tuoi silenzi, alle tue assenze, al tuo tenere tutti a distanza, benché non t’abbia mai nascosto quanto questa tua scelta mi rattristi. Non bisogna in nessun modo dipendere dagli altri, ma ciò non significa dover dimostrare a tutti i costi di dovercela fare da soli, non c’ è nulla di male nell’afferrare una o più mani che ti vengono tese.
Io spero che quel post che hai scritto non verrà mai pubblicato nel tuo blog e rimarrà per sempre tra le bozze, mi spaventi quando scrivi certe cose. Ti abbraccio forte. Io ci sono, come sempre, anche se conto poco.
Ok, ma che succederebbe dopo? Te lo sei mai domandato?
So bene e capisco fin troppo bene il tuo stato, quello che ti passa per la testa, e capisco anche il non volersi alzare dal letto, non rispondere, ma dormire, dormire e ancora dormire…
Ma dopo? A me quello che tormentava era sempre il pensiero che non avrei saputo niente del dopo e conoscendoti un pò, la passione, la curiosità che hai, non penso tu sia tanto lontana da me.
Quella malattia, prende a tutti diversamente, è incolore, inodore ma non indolore… è un qualcosa che ti rode dentro e spenge (o cerca di spengere) la voglia di vivere, ma TU sei più forte di lei, anche se non ti sembra, e la domanda che più vorrei farti, ma perchè devi affrontare tutto questo da “sola”. Rimanda quel post… di giorni, e poi diverranno settimane, poi mesi, e poi anni, la vita ha ancora bisogno di te e tu di lei anche se non ti sembra.
Un bacio e non sei sola, in ogni senso, ogni piccola particella.
Silvia