Francesca

Francesca aveva 29 anni quella sera. Una laurea in economia, un’altra in arrivo, impegni presenti e progetti futuri. Francesca lavorava nell’azienda del padre, si occupava degli aspetti economici dei contratti che stipulavano. Insieme ad un socio, poi, gestiva un locale dalle parti di Ponte Milvio, che apriva solo di sera, e che lei illuminava con la sua presenza, la sua cortesia ed il suo fascino. I suoi occhi ed il suo sorriso erano la bellezza del locale. Perché Francesca sorrideva sempre.

Aveva 29 anni, Francesca, i capelli lunghi e neri, morbidi e lucenti, gli occhi verdi ed il sorriso bianco. Era bella, Francesca, pure se bella non è stato mai abbastanza per descriverla.

Io e Francesca avevamo una canzone. Quando andavo nel suo locale lei, dopo un po’, metteva su your song di Elton John. In quel momento era come dirsi ti voglio bene. Poi, quando Elton cantava yours are the sweetest eyes i’ve ever seen ci voltavamo una verso l’altra, cercandoci, anche da un lato all’altro del locale, per fissarci negli occhi, a lungo, intensamente, e quel ti voglio bene diventava qualcosa di più grande, di totalmente nostro, anche solo per quel breve momento.

Francesca ogni sera, per andare al locale, dopo una giornata di lavoro e di studio, inforcava il suo scooter e correva a ponte Milvio. Faceva così tutte le sere. Ha fatto così tutte le sere fino a quella sera. Fino a quella maledetta sera. Quando uno scooter ed una macchina hanno preso una curva troppo larga, nella stessa città, sulla stessa strada, la stessa curva, unica differenza in direzioni opposte.

Non si è accorta di nulla, Francesca. Dio l’ha voluta subito con se. Suo fratello, invece, ha avuto tutti i giorni a seguire per rendersi conto che quella bambola scagliata con violenza sul suo parabrezza era proprio Francesca. Perché c’era lui, su quella maledetta macchina.

L’ho pianta fino a non avere più lacrime, quella notte. L’ho pianta come si piangono le cose per le quali non trovi neanche una piccola stupida ragione che ti consoli.

Tra pochi giorni saranno 15 anni. Ponte Milvio è ancora lì, come il fiume, e il lungotevere, e gli alberi e la piazza, anche se niente è più com’era allora. Il locale poi non esiste più.

Solo Francesca è esattamente com’era allora. Lo stesso sguardo. Lo stesso sorriso. La stessa meravigliosa energia. Solo che è dentro di me. E lo sarà per sempre.

Exit

5 anni

Era il 26 febbraio del 2004 quando cominciai. Niente di quanto accaduto da allora, lo avrei mai creduto possibile. Ho vissuto almeno tre vite, e non so se c’entri ma mai il tempo ha corso così veloce come in questi anni.
Non c’è rimasto quasi più nessuno, di chi c’era allora nella mia vita reale. Anzi, direi proprio nessuno. E forse la malinconia di questo momento è legata proprio alla certezza che ho, oggi: niente è per sempre. Anche quando per sempre è solo una semplice, breve vita.
Forse è per questo che resto ancora qui. Perché tutto quanto dipende da me, solo da me, è giusto che viva, per il bene e l’amore che mi ha dato, per il tempo speso, per la gioia ed il dolore ricevuto, tasselli unici e irripetibili della mia vita. In ogni fotogramma di questi 5 anni c’è, sempre, inevitabilmente, il mio cuore che batte per amore. In ogni fotogramma di questi 5 anni c’è la mia voglia, sempre e comunque, di perdonare e andare avanti. Quello che è cambiato, oggi, è che non ho più voglia di adeguarmi a chi non ha voglia di fare altrettanto con me.
Ma non sarò mai capace di camminare guardando solo avanti, che quella che sono oggi è solo la sorella maggiore di quella che ero ieri. Quella sera di febbraio, seduta sul divano, il primo pc sulle ginocchia, ho aperto il Tittyna Blog. Sembrava un gioco. Lo è stato, anche se poi gli impegni che ho preso erano seri. Solo 5 anni. Mi sembrano almeno il doppio.
Il mio pensiero è per chi può raccontare tutta la storia di questi 5 anni. Chi non è mai andato via, se non per poco tempo. A voi il mio abbraccio, a me l’augurio di tenere duro. Ancora. Nonostante tutto.