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Due notti magiche, e sei anni in mezzo. Nessuno potrebbe capire, e fino a ieri nemmeno tu, cosa vuol dire. Se si tratta di pazienza folle, o di in-sano masochismo, e tu sicuramente diresti la seconda. Perché siamo simili in tante cose, anche in questo.

Io parlerei degli sguardi, prima di tutto. Provare quella sensazione meravigliosa per cui i contorni di chi hai di fronte diventano i confini dell’universo ed oltre quelli solo colori sfumati, forme indefinite di esseri forse umani, forse no, chi lo sa e a chi interessa, poi.

Poi direi delle parole, quelle che escono rapide senza retro pensieri e auto censure. Quel parlare sereno, libero, come davanti a noi stessi in realtà davanti a qualcuno che conta quanto, se non più, di noi stessi.

Poi racconterei di un braccio su una spalla, di una mano nella mano, di un contatto fisico tanto cercato quanto naturale, un contatto che è bisogno di realtà, di allontanare la paura che sia ancora, un’altra volta, solamente un sogno.

E poi finirei con i baci, ma qui diventerei banale perché dovrei dire che è scomparso un intero universo, e che il tempo si è preso una lunga pausa, e finalmente la sorte ed il fato ed il destino hanno deciso tutti insieme di andarsi a fare un lungo giro, e smetterla di mettere i bastoni tra le ruote a chi cerca soltanto amore, ed ha avuto la pazienza di aspettarlo anche quando ha creduto che non sarebbe passato più, con il tram della notte.

E amore è stato, anche se non vuoi chiamarlo così, anche se ho paura di chiamarlo così, perché il tuo cuore è fatto di milioni di pezzi. Così come il mio.

E allora ti chiedo, sussurrando, piano piano: perché non li mischiamo, tutti questi pezzi, e ne facciamo uno solo, così grande che possa finalmente resistere e superare la grande prova. Quella di una lunga, dolce, tenera e infinita Storia d’Amore?