A helping hand

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È quasi ora di pranzo. Cammino lungo la strada assolata e deserta, una stradina laterale, lunga e stretta, priva di alberi dove il sole non concede tregua. Come sempre mi guardo intorno, osservo curiosa i palazzi, le finestre, le porte, i tetti. Ho la testa voltata verso la strada quando sento una specie di lamento, una voce flebile che sembra proprio dire “signorina, signorina mi scusi…”.

Mi volto alla mia destra e seduto, sulla bassa soglia di negozio chiuso, c’è un signore anziano, a metà tra i 70 e gli 80 anni, così, a prima vista. Ha un cappellino curioso sulla testa, una bottiglietta vuota di acqua a fianco, accanto una sporta di plastica con poche cose dentro. Ha lo sguardo stanco, il volto bianco, spaventato, sembra avvolto da una patina di vapore gelido.

La prego, mi aiuti ad alzarmi… non riesco…” la voce esce lenta, impastata, appena percettibile. Allunga con fatica la mano verso di me che nel frattempo mi sono avvicinata a lui. La prendo, la stringo, cerco di fare leva senza tirare, per aiutarlo senza perdere l’equilibrio. La mano gelida stringe la mia, inumidisce il mio palmo e quasi temo mi sfugga. Ma lentamente torna su, lasciandosi scappare un gemito, finché riesce a tornare verticale, sebbene malfermo.

Da quanto tempo è qui?” gli domando. “Da poco, stia tranquilla” risponde lui cercando di muovere qualche passo incerto. “Mi girava la testa, mi sono seduto dove ho potuto, mi scusi il disturbo”.
Gli chiedo dove abita, se vuole che lo accompagni, ma lui risponde di no, che abita vicino e può farcela da solo. Mi saluta e mi ringrazia ancora, si avvia lentamente mentre lo seguo, prima con gli occhi, poi con il passo. Dopo un po’ barcolla leggermente, lo afferro per le spalle e poi gli prendo il braccio. S’impaurisce, poi si stupisce, poi sorride. Andiamo a casa, gli dico sorridendo, ha bisogno dell’aiuto di chi le vuole bene.

Tutti ne abbiamo bisogno, mi risponde. L’anziana signora che apre la porta è preoccupata, era uscito da almeno un paio d’ore, chissà da quanto tempo se ne stava seduto per terra, aspettando qualcuno che lo aiutasse. Mi abbraccia e mi ringrazia, mi offre del the ma io non voglio disturbare. Tutti abbiamo bisogno dell’aiuto di chi ci vuole bene ed io, adesso, devo andare a cercarlo.

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