Kate Winslet Oscar 2009

Kate Elizabeth Winslet, nata a Reading, Inghilterra, il 5 ottobre del 1975, finalmente ha coronato il suo sogno professionale più grande. Alla sesta nomination, un record per la sua età, dopo i due Golden Globes ricevuti per “The Reader” come attrice protagonista e per “Revolutionary Road” come attrice non protagonista, finalmente è arrivato anche il tanto sospirato Oscar della Academy come migliore attrice protagonista nel film “The Reader”. Al cospetto di nobili pretendenti, come Anne Hathaway, Angelina Jolie e Meryl Streep, Kate ha confermato i pronostici che la volevano vincitrice alzando commossa la preziosa statuetta, applaudita dall’intera platea, primo tra tutti il marito regista Sam Mendes (American Beauty).
La vittoria di Kate Winslet è anche la vittoria di una donna che ha cercato, quando possibile, di rifiutare le logiche dello star system e soprattutto non ha mai accettato il culto della magrezza e della perfezione come canoni assoluti di bellezza. Ha scelto film non sempre facili, basti pensare ad “Holy smoke” di Jane Campion, con Harvey Keitel, a “The life of David Gale”, di Alan Parker, con uno strepitoso Kevin Spacey, ad “Iris”, accanto alla mitica Judi Dench.

Ma sono molti i film in cui Kate ha dato prova delle sue grandissime qualità recitative, e ne sono un fulgido esempio pellicole come “Hamlet”, di Kenneth Branagh, nel quale Kate interpreta il ruolo di Ofelia. Accanto a lei un cast che annovera, oltre allo stesso Branagh, Julie Christie, Billy Cristal, Gerard Depardieu, Charlton Heston, Jack Lemmon, Robin Williams, per citarne solo alcuni.
“Eternal sunshine” ignobilmente tradotto in italiano con “Se mi lasci ti cancello”, accanto a Jim Carrey, Mark Ruffalo e Elijah Wood, in un ruolo davvero spiazzante, che poche colleghe di rango, probabilmente, avrebbero accettato in partenza.
“Sense and sensibility”, di Ang Lee, con Emma Thompson, Alan Rickman e Hugh Grant. Forse la Marianne Dashwood che Jane Austen immaginò mentre scriveva il suo romanzo. Semplicemente perfetta.

“Quills”, con Geoffrey Rush, Joaquin Phoenix e Michael Caine, la storia del Marchese De Sade, nel ruolo di Madeleine Le Clerc, la lavandaia del carcere dove il marchese è rinchiuso, e che permette allo scrittore di far pervenire all’esterno della prigione i suoi manoscritti, proibiti all’epoca, e farli dare alle stampe.
“Neverland”, con Johnny Depp, Julie Christie e Dustin Hoffman. E poi ancora la Hester Wallace di “Enigma”, e la Tula di “Romance and cigarettes”.

Gli ultimi due film, quelli attualmente nelle sale italiane, “The Reader” e “Revolutionary Road”, non fanno altro che confermare, benché non fosse necessario, la grandezza di questa attrice e di questa donna che, a soli 34 anni, ha già una carriera splendida dietro le spalle e sicuramente, in futuro, saprà offrire ancora prove che andranno ad impreziosire grandi film.

Kate Winslet Academy Award Best Actress 2009, “The Reader”
Ridere

Tu mi fai ridere. Tu parli delle cose che fai, di quelle che sogni, di quelle che vivi. Parli di te, non hai paura, non tremi, e poi ancora ridi. E’ bello, sentirti ridere, perché poi rido anch’io, con te, e mi accorgo che all’inizio non lo so quasi più fare. Ma con te è facile, perché tu mi guardi e mi vedi per quella che sono. Tu non cerchi, in me, quello che vorresti. Tu sai chi sono e nonostante tutto ti va bene così. Mi fai stare bene, e poi ancora ridi, ridi delle cose belle e di quelle difficili. Ridi dei tuoi errori e dei miei, e allora sembrano meno gravi, meno dolorosi, e sembra davvero che tutto abbia meno importanza. Erano mille anni che non stavamo insieme. Sembra ieri.
Ridi ancora, ti prego, che il tuo chiama il mio, e adesso che mi sono ricordata com’è bello ridere, non voglio più smettere.
Ah, l’amore…
L’amore è un attimo, o è per sempre? C’è differenza tra amore e Amore Vero? L’amore va coltivato giorno dopo giorno oppure è qualcosa che c’è o non c’è?
Per stare insieme è necessario avere tante cose in comune oppure essere diversi, perché ad ascoltare i proverbi è vero tutto e il contrario di tutto (Moglie e buoi dei paesi tuoi, i poli opposti si attraggono).
Sul prossimo numero di BlogTime, il terzo, in uscita tra pochi giorni, uno speciale sull’Amore, i suoi temi e i suoi linguaggi, con articoli di Asia, Spad, Swan e Johnny Durelli. Chi lo sa, magari si riesce non dico a capirci qualcosa, ma almeno a sbagliare solo una volta su due, invece di sempre.
E visto che è determinante essere Adorabili, Desiderabili ed Amabili, per sperare di conquistare l’uomo dei sogni (che resterà tale e quindi è buona cosa abbassare il tiro ed augurarsi un uomo che almeno non sia un incubo) ecco un divertente concorso al quale tutte noi possiamo partecipare.
Cosa aspettate, oggi basta un semplice telefonino per realizzare pochi istanti di video e, magari, vincere. Perché per vincere è sufficiente votare il vostro video preferito. Quindi andate, votate e vincete. (No, non c’è l’uomo dei sogni tra i premi, rassegnatevi).
Notiziario
E’ pronto un decreto legge che imporrà al vincitore del Superenalotto di acquistare Alitalia. Nel caso in cui non sappia cosa farsene, potrà sempre sostituire i nani da giardino con gli aereomobili rimasti in dotazione alla compagnia di bandiera. Non sono marcianti (mancanza di carburante) e un pochino ingombranti, ma volete mettere il figurone che farete durante i barbecue? Soddisfatto il sindacato delle hostess e degli asssitenti di volo (adoriamo le braciole e le salsiccie), contrario quello dei piloti: vogliamo due wurstel a testa altrimenti blocchiamo tutto.
La prossima edizione di Telethon avrà come sottotitolo “24 ore per la borsa” e tutto il denaro raccolto sarà devoluto in beneficienza alle banche italiane. Istituito anche il numero per gli sms che costeranno due euro di cui uno andrà alle suddette banche e uno in un fondo pensione per gli amministratori delegati degli istituti di credito più in crisi. Al vaglio anche un’ipotesi di vendita di arance nelle piazze italiane per il povero miliardario russo Abramovich, che non può sposarsi a causa delle perdite avute ultimamente in borsa (170 milioni in due giorni). La fidanzata si è dichiarata disposta a rivendere l’anello di fidanzamento e questa notizia ha spezzato il cuore di Berlusconi, pronto a tutto pur di non costringere la ragazza ad un tale penoso sacrificio. Prevista una presenza della coppia a “Paperissima”, con adeguato cachet.
Il ministro Gelmini insorge contro le polemiche e le manifestazioni nate dalle misure da lei introdotte per la scuola: non avete capito niente e fate solo confusione. E’ vero che si tornerà al maestro unico, ma questi si troverà a Roma ed i ragazzi, se vogliono fare lezione, dovranno venire qui, che abitino a Trento come a Enna. E poi quante storie per un grembiule. Dovreste ringraziarmi, visto quanto costano i vestiti con cui i ragazzi vengono in classe, almeno dureranno un po’ di più.
Per arginare il fenomeno del bullismo il sindaco Alemanno ha proibito ai barboni di dormire nei luoghi pubblici.
Per arginare il fenomeno delle violenze sessuali lo stesso sindaco ha proibito alle donne di esserlo…
Olimpiadi
Lo sport, certo, è bello. E’ sano, fa bene alla salute, e certi gesti atletici sono splendidi da vedere. Lo sport catalizza l’attenzione di tantissime persone e, nel caso di eventi planetari, come i Mondiali di calcio o le Olimpiadi, il mondo intero.
Io non credo che lo sport, come lo spettacolo, possa e debba andare comunque avanti. Penso sia un’occasione per riflettere sui problemi veri, e su come l’informazione, in generale, tenda a mostrarci un mondo che non c’è. Proviamo, una volta tanto, a sforzarci per avere un’opinione che sia nostra.
http://biogiannozzi.splinder.com/post/17862863/Pechino+2008%3A+non+%C3%A8+ancora+tr
Sviluppo Economico
1000 euro per un figlio. Al mercato nero, attualmente, il prezzo di un neonato è di 3500/4000 euro. Non mi sembra che, come inizio, si punti ad essere competitivi.
Io sono leggenda
La prima domanda che sorge, uscendo dalla sala è: perché intitolarlo così? Poteva chiamarsi “Virus letale”, oppure “La rinascita della terra”, o in molti altri modi. Chiamarlo “Io sono leggenda”, confidando nel fatto che la maggior parte degli spettatori non sanno che l’idea di base è tratta da un romanzo di Richard Matheson che porta lo stesso titolo e poco altro in comune con il film, è una pura e semplice operazione di marketing.
Per evitare di sottolineare solo gli aspetti negativi, dirò che di notevole ci sono le locazioni, davvero ben realizzate, alcune scene di desolazione newyorkese con animali che scorazzano per Time Square, una discreta interpretazione di Will Smith, modello Indipendence Day. Però è bene non aver letto il libro, se si vuole godere appieno dello spettacolo, diversamente non si può fare a meno di restare delusi, all’uscita dal cinema, soprattutto per via di un finale politically-correct che dimentica completamente quanto accade nell’opera di Matheson e ci offre una soluzione finale consolatoria. Una storia che narra la fine dell’umanità trasformata in un trionfo dell’umano bene sul male. Finale fiacco e scontato, come pure la realizzazione di umanoidi già visti e rivisti, roba da far rimpiangere gli zombie di “Thriller”.
È vero che spesso la trasposizione cinematografica di un buon romanzo delude i suoi lettori, ma qui ci troviamo di fronte alla semplice ispirazione e sarebbe stato meglio saperlo fin dall’inizio, piuttosto che giocarsi la carta romanzo in maniera così tanto forzata. Il protagonista mantiene, rispetto all’originale, soltanto il nome. Al di là degli adattamenti temporali più che comprensibili (tutto ciò che usa Will Smith nel film ai tempi della stesura del libro neanche esisteva), i cambiamenti riguardano praticamente tutto, dalla psicologia del protagonista, Robert Neville, alla sua abitazione. Dal suo rapporto con i vampiri, alla mancata diversificazione tra vampiri morti e non morti, che poi è alla base della trama del romanzo. Anche le circostanze della morte della moglie sono diverse, lo stesso cane non è di proprietà del protagonista, come invece accade nel film, ma piuttosto l’unico essere vivente con cui Neville, nel romanzo, riesce a fatica ad allacciare un rapporto.
Non vi dico nulla sul finale, che ai lettori del libro risulterà totalmente riscritto, ma vi consiglio di non fare riferimento all’opera originale.
Se invece non sapevate neanche dell’esistenza del romanzo di Matheson, acquistatelo e godetevi lo spettacolo che la vostra fantasia saprà realizzare, certamente migliore di quello che vedrete al cinema. E allo stesso prezzo.
La stampa.it
Oggi, grazie al sito web del quotidiano nazionale “La Stampa”, possiamo fare qualche osservazione su come si fa giornalismo in Italia, su come si può rendere un cattivo servizio ai lettori e, di conseguenza, come tentare di indirizzare l’opinione pubblica mediante la forzatura nell’uso delle testimonianze. La vicenda trattata è quella dell’omicidio di Vanessa Russo avvenuta a Roma, pochi giorni fa.
Come potrete leggere, seguendo il link, il titolo di questo articolo ci da in maniera inequivocabile un indirizzo ben preciso: è stata Vanessa Russo a spingere. Seguiamo un attimo le frasi evidenziate: titolo, sottotitolo, capoversi.
1-E’ stata Vanessa a spingerle.
2-Il racconto dei testimoni.
3-Vanessa l’ha spinta.
4-Costanza non c’entra.
È tutto chiaro? Anche la palese falsità tra titolo e secondo capoverso? (Spingerle-spinta)
Al lettore distratto, quello che legge il titolo e le prime righe, questa frase suscita il pensiero che sia stata lei, Vanessa Russo, a “cominciare”. Lasciando da parte facili considerazioni ovvie (seppure fosse stato così, nulla toglie alla gravità spropositata della reazione, e nulla giustifica un omicidio, a parte la legittima difesa) vado a cercare nell’articolo notizie più dettagliate.
Il capoverso che riguarda la testimonianza da cui prende spunto il titolo riprende nuovamente la frase: Vanessa l’ha spinta. Chi ha spinto? Ovviamente l’assassina. Vanessa ha spinto l’assassina. Già, ma quando?
S.S., la ragazza di Potenza che ha rilasciato questa testimonianza afferma che Vanessa ha spinto la sua assassina una volta uscita dal vagone, dopo che lei stessa si era lamentata, sul vagone, di essere stata a sua volta spinta dalla ragazza con l’ombrello.
Quindi, secondo la testimonianza, Vanessa Russo è stata spinta dalla ragazza con l’ombrello dentro il vagone, mentre attendeva l’apertura delle porte, alle sue rimostranze, citate dalla testimone, non ha ottenuto risposte, tanto meno scuse (come farebbe chi ha inavvertitamente urtato qualcuno), e poi, una volta fuori, è stata lei a spingere via la ragazza romena che l’ha successivamente colpita a morte.
L’articolista, in base a questa testimonianza afferma che: “Doina si è ancora una volta difesa parlando di «un tragico incidente», ribadendo di essersi difesa da un tentativo di aggressione da parte di Vanessa. E due testimoni sembrano confermare la difesa delle due rumene.
Il messaggio è: Costanza non c’entra nulla, Doina si è solo difesa da una pericolosa aggressione.
L’articolo su la stampa.it non è firmato. Le considerazioni sulla qualità del servizio giornalistico offerto le lascio a voi.
Vivere alla grande
Una strada secondaria di un quartiere extraurbano. Periferia di Roma. Zona di gente che vive alla grande, a cominciare dalle automobili per finire alle case, tutte o quasi rigorosamente con giardino, cancello indipendente, tre posti auto.
Un tizio sta discutendo animatamente con un altro tizio, sul marciapiede della strada secondaria, davanti a negozi che si fa fatica a credere abbiano anche un misero giro di affari che ne giustifichi l’esistenza.
Il primo ha circa quarant’anni, indossa giacca e cravatta, e sta appoggiato ad una Mercedes SLK lucida come un gioiello. Ha una cicatrice sul labbro superiore, come una sbaffata di rossetto. L’altro ha una decina d’anni di più, ma è vestito alla moda, sportivo, gli occhiali scuri appoggiati sulla testa pelata. I due parlano, poi gridano, ma le parole giungono incomprensibili, o almeno così racconteranno poi, alle orecchie dei testimoni. Ad un tratto, dalla finestra sotto cui sta avvenendo la lite, un uomo si affaccia. Dice qualcosa, sembra animarsi a sua volta, e probabilmente aggiunge benzina sul fuoco perché il primo tizio, quello con la cicatrice, alza ancora di più la voce, stavolta rivolto verso l’uomo affacciato. Poi, rabbioso, sale in macchina e se ne va.
Quello alla finestra chiude i vetri e rientra in casa, quello calvo con gli occhiali scuri torna nel suo negozio, un lava-macchine. I due ragazzi stranieri che lavorano per lui, in strada, continuano ad asciugare le due vetture appena lavate. Di nascosto si lanciano occhiate, come a dire continuiamo, o ce la diamo a gambe?
Sono trascorsi dieci minuti quando il tizio con la cicatrice ritorna. Il negozio è ormai chiuso, dell’uomo calvo e dei sue ragazzi nemmeno l’ombra. Apre lo sportello e scende, lasciando il motore acceso. Sale i tre scalini che conducono al portoncino dell’uomo che si era affacciato prima, proprio attaccato al negozio dell’uomo calvo. Suona il campanello con la sinistra mentre, nella destra, tiene qualcosa che s’intravede appena e non si distingue. L’uomo apre. L’altro alza la mano destra e gli spara un colpo di pistola. Mezzo metro di distanza, non di più, mirato al ventre. L’uomo, prima di cadere a terra, riesce a chiudere la porta in faccia all’aggressore ma quello non demorde. Con la pistola rompe il vetro della finestra e spara altri tre, quattro colpi alla cieca. Poi risale in macchina e senza fretta si allontana di nuovo, presumibilmente soddisfatto.
Roma, periferia ricca della capitale, ore sei del pomeriggio. L’uomo colpito viene portato in ospedale, ha un rene spappolato dall’unico colpo di pistola che l’ha raggiunto. È straniero, un albanese. Una decina d’anni fa ottenne l’onore della cronaca nera per aver dato fuoco al parroco del quartiere. Era convinto che la sua compagna andasse da lui per qualcosa di più dell’assoluzione. Non risulta occupato in nessun campo, eppure vive in un residence da 150 euro al giorno, con la sua attuale compagna, madre di una bambina piccola.
Il killer è un impiegato statale, moglie, due figlie, macchina da 80 mila euro, casa da 500 mila. Magari, in passato, è stato concorrente al gioco dei pacchi, penseranno gli inquirenti, magari c’è dell’altro, se il tutto è associato al passato e al presente del ferito.
Poi c’è il lavamacchine, il tizio pelato con gli occhiali scuri. Ecco, qui la storia diventa oscura perché il lavamacchine gira in Ferrari, una 612 Scaglietti, per la precisione. Una cosuccia da 230mila euro, stereo compreso.
Sui giornali, locali e nazionali, la notizia esce fuori come una rissa da semaforo finita tragicamente. In pratica, stando alle cronache, il tizio con la cicatrice sarebbe andato dal lavamacchine per lamentarsi di un graffio sulla carrozzeria della Mercedes. Quello finito all’ospedale con una pallottola in corpo sarebbe intervenuto solo per difendere l’amico/vicino. Il lavamacchine avrebbe solo declinato le sue responsabilità, affermando che il graffio non era colpa sua. Da qui la lite, fino alla tragica conclusione.
Eppure sono sicura che questa storia avrà un seguito. E che più di qualcuno, nel segreto della propria villa faraonica di Casalpalocco, si stia seriamente preoccupando. Si perché la Mercedes, a quanto risulta dai rilievi della polizia, non presenta graffi né ammaccature. Perché il lavamacchine non risulta aver vinto al superenalotto. Perché un impiegato statale non dovrebbe aver bisogno di una pistola, per portare a casa le pratiche del lavoro.
Certo che, se dovesse finire così, se non dovesse uscir fuori niente sui traffici che probabilmente sono la prima fonte economica della zona, allora è vero che a lavorare, la mattina, ci vanno solo gli stupidi.
Afrodite
Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail, da parte di Mariella Calcagno, che annunciava (ovviamente non solo a me) la nascita di una nuova collana in seno alla giovane casa editrice Graphe.it. In considerazione di quanto si è spesso dibattuto in rete, nei lit-blog, a proposito di editoria, ho ritenuto fosse il caso di porre qualche domanda, nel comune interesse di tutti noi blogger, per fare maggiore luce sul progetto e non limitarsi al semplice comunicato-stampa.
Sono felice di averlo fatto, le risposte che ho avuto dall’editore e da Mariella sono risposte importanti, precise, e ci offrono l’immagine di una casa editrice seria, attenta e aperta alla Rete.
Vogliono leggervi, vogliono le vostre storie, sono disposti a dare attenzione agli autori a prescindere da nome e titolo. Cercano testi, emozioni, storie, senza preclusioni e pregiudizi. Questa la nostra breve chiacchierata con Mariella Calcagno, direttrice di Afrodite, e Roberto Russo, direttore di Graphe.it.
1 – Prima di tutto, parlaci della tua casa editrice, e del tuo ruolo all’interno di essa.
La Graphe.it è una piccola casa editrice sorta nel 2005, e nata dal desiderio di realizzare un sogno, quello di poter pubblicare i sogni degli altri.
Riuscire a dare voce agli sconosciuti, agli esordienti, a chi ha voglia di raccontarsi in modo nuovo, non banale, forse meno commerciale ma vero.
Il mio ruolo è quello di direttrice di una collana di romanzi erotici, Afrodite. Collaboro anche con altre idee e con entusiasmo coltiviamo piccoli progetti da poter realizzare.
2 – La collana “Afrodite”. Come nasce, cosa si propone, quali sono le linee guida sulle quali vi muoverete.
Afrodite nasce da un mio desiderio di dare voce ai sensi, quelli veri e viscerali. Nasce anche dalla voglia di dare voce a tutti quegli autori che sparsi nella rete non trovano un loro spazio, mi capita di leggere pezzi di autori davvero belli e che magari non vedranno mai luce in un libro.
La collana si propone di raccogliere romanzi erotici dove chi legge possa ritrovare un po’ se stesso, non amo il sesso troppo romanzato, la realtà è quella che vorrei leggere, una realtà che sappia anche eccitarmi e farmi sognare, ma reale deve rimanere. I testi erotici che valuteremo riguarderanno tutti gli aspetti erotici, eterosessuali, omosessuali, transessuali, tutti avranno la loro voce.
3 – Afrodite sarà, a sua volta, suddivisa in “Imero” e ”Phobos”. Perché due percorsi, due anime all’interno dello stesso cuore?
I due percorsi sono stati scelti per segnare due aspetti della sessualità in modo diverso, Phobos coprirà tutte le trasgressioni forti, illegali, maniache, le fobie da nascondere, i segreti indicibili. La parte gialla dell’eros, dove il sesso viene usato per sfogare istinti diversi da quelli che Imero invece accompagnerà in una narrativa più sensuale, più erotica, più segnata dai sensi e dalla passione, dalle voglie lussuriose che talvolta desideriamo leggere perché nella realtà ci verrebbe difficile realizzare.
4 – Gli autori. La vostra scelta seguirà quali motivazioni? Sarà possibile per tutti inviare manoscritti, con la certezza di essere letti, oppure, come molte altre realtà editoriali, sarà il direttore commerciale a decidere le pubblicazioni?
Qui ti rispondo in sinergia con Roberto Russo, direttore di Graphe.it.
Tutti potranno inviare i manoscritti e la casa editrice con la direttrice della collana assicurano che leggeranno tutto. Del resto è politica della casa editrice leggere tutto quello che le viene sottoposto. La decisione di quale opere pubblicare sarà presa valutando tutti gli aspetti dell’opera e operando in sinergia tra la direttrice della collana e la casa editrice. (Roberto Russo).
Gli autori saranno scelti per la loro bravura nel riuscire ad emozionare chi legge con i loro testi, è mia intenzione come direttrice della mia collana rispondere sempre ad ogni autore comunicando l’esito della lettura. (Mariella Calcagno)
5 – La Graphe.it sosterrà i suoi autori, organizzando reading, presentazioni e quant’altro, nel tentativo di promuovere i libri nel comune interesse?
Anche qui interviene Roberto Russo editore.
Nel corso dell’anno la casa editrice organizza varie presentazioni. Alcune sono legate alla presentazione dei singoli libri altre sono eventi “collettivi”. Per quel che riguarda le presentazioni di singoli libri, la casa editrice prevede sempre uno spazio per presentare anche gli altri testi attinenti all’argomento trattato. Le presentazioni collettive sono organizzate in “serate sotto le stelle”, “tè con l’autore” e simili. Un occhio di riguardo poi è sempre dato alla stampa locale: solitamente i giornali tendono a porre in evidenza le opere letterarie nate all’interno del proprio bacino di utenza. “Fissazione” della casa editrice, poi, è quella di abbinare alle presentazioni un buffet o un drink in modo da poter stringere rapporti diretti con gli intervenuti e fra l’autore e i suoi lettori. (Roberto Russo).
Io credo che non solo la casa editrice debba organizzare, ma anche l’autore stesso deve essere motivato con idee e proposte per poter promuovere al meglio il proprio libro, spesso, specialmente nell’erotismo si ha un po’ paura ad esporsi. (Mariella Calcagno)
6 – La Rete. Un luogo dove pensate di poter incontrare autori, o solo veicolo pubblicitario?
Senza dubbio, un luogo dove poter incontrare autori… e anche veicolo pubblicitario. I modi possono essere vari e siamo sempre disponibili a nuove proposte.
Per questo l’idea di proporre la collana a blog e non solo a siti o giornali è un modo per comunicare meglio con gli autori, credo sinceramente che fra i bloggers si trovino spesso bravi scrittori, sono in cerca di questi soggetti pazzi e pieni di voglia di dire qualcosa, di scrivere, di dare voce ai propri sogni.
Purtroppo non tutti sono capaci poi di arrivare a scrivere un romanzo intero, non è facile, ci vuole anche tecnica di scrittura, non solo una buona idea e un racconto breve scritto bene, reggere per duecento pagine è diverso. Spero anche grazie a te che mi concedi il tuo spazio e tempo, di poter trovare (è questo il mio intento), autori nuovi e non banali, scrittori già affermati ma che ancora non lo sanno.
Io, Mariella, sono qui. In attesa di vostre idee, dei vostri testi, dei vostri sogni, anche incubi, l’importante è che li abbiate scritti bene.
Non credete sia il momento di aprire quella cartella segreta nel vostro computer e mettersi in gioco? Io dico di si.
Altre informazioni, oltre che sul sito della casa editrice, le trovate qui, su Delirio.net, con un’altra intervista ad opera di Eliselle.






