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Archive for the 'articoli' Category

Sviluppo Economico

Mercoledì, Aprile 16th, 2008

1000 euro per un figlio. Al mercato nero, attualmente, il prezzo di un neonato è di 3500/4000 euro. Non mi sembra che, come inizio, si punti ad essere competitivi.

Io sono leggenda

Lunedì, Gennaio 14th, 2008

io-sono-leggenda.jpg 

La prima domanda che sorge, uscendo dalla sala è: perché intitolarlo così? Poteva chiamarsi “Virus letale”, oppure “La rinascita della terra”, o in molti altri modi. Chiamarlo “Io sono leggenda”, confidando nel fatto che la maggior parte degli spettatori non sanno che l’idea di base è tratta da un romanzo di Richard Matheson che porta lo stesso titolo e poco altro in comune con il film, è una pura e semplice operazione di marketing.

Per evitare di sottolineare solo gli aspetti negativi, dirò che di notevole ci sono le locazioni, davvero ben realizzate, alcune scene di desolazione newyorkese con animali che scorazzano per Time Square, una discreta interpretazione di Will Smith, modello Indipendence Day. Però è bene non aver letto il libro, se si vuole godere appieno dello spettacolo, diversamente non si può fare a meno di restare delusi, all’uscita dal cinema, soprattutto per via di un finale politically-correct che dimentica completamente quanto accade nell’opera di Matheson e ci offre una soluzione finale consolatoria. Una storia che narra la fine dell’umanità trasformata in un trionfo dell’umano bene sul male. Finale fiacco e scontato, come pure la realizzazione di umanoidi già visti e rivisti, roba da far rimpiangere gli zombie di “Thriller”.

È vero che spesso la trasposizione cinematografica di un buon romanzo delude i suoi lettori, ma qui ci troviamo di fronte alla semplice ispirazione e sarebbe stato meglio saperlo fin dall’inizio, piuttosto che giocarsi la carta romanzo in maniera così tanto forzata. Il protagonista mantiene, rispetto all’originale, soltanto il nome. Al di là degli adattamenti temporali più che comprensibili (tutto ciò che usa Will Smith nel film ai tempi della stesura del libro neanche esisteva), i cambiamenti riguardano praticamente tutto, dalla psicologia del protagonista, Robert Neville, alla sua abitazione. Dal suo rapporto con i vampiri, alla mancata diversificazione tra vampiri morti e non morti, che poi è alla base della trama del romanzo. Anche le circostanze della morte della moglie sono diverse, lo stesso cane non è di proprietà del protagonista, come invece accade nel film, ma piuttosto l’unico essere vivente con cui Neville, nel romanzo, riesce a fatica ad allacciare un rapporto.

Non vi dico nulla sul finale, che ai lettori del libro risulterà totalmente riscritto, ma vi consiglio di non fare riferimento all’opera originale.

Se invece non sapevate neanche dell’esistenza del romanzo di Matheson, acquistatelo e godetevi lo spettacolo che la vostra fantasia saprà realizzare, certamente migliore di quello che vedrete al cinema. E allo stesso prezzo.

La stampa.it

Giovedì, Maggio 3rd, 2007

Oggi, grazie al sito web del quotidiano nazionale “La Stampa”, possiamo fare qualche osservazione su come si fa giornalismo in Italia, su come si può rendere un cattivo servizio ai lettori e, di conseguenza, come tentare di indirizzare l’opinione pubblica mediante la forzatura nell’uso delle testimonianze. La vicenda trattata è quella dell’omicidio di Vanessa Russo avvenuta a Roma, pochi giorni fa.

Come potrete leggere, seguendo il link, il titolo di questo articolo ci da in maniera inequivocabile un indirizzo ben preciso: è stata Vanessa Russo a spingere. Seguiamo un attimo le frasi evidenziate: titolo, sottotitolo, capoversi.

1-E’ stata Vanessa a spingerle.

2-Il racconto dei testimoni.

3-Vanessa l’ha spinta.

4-Costanza non c’entra.

È tutto chiaro? Anche la palese falsità tra titolo e secondo capoverso? (Spingerle-spinta)

 

Al lettore distratto, quello che legge il titolo e le prime righe, questa frase suscita il pensiero che sia stata lei, Vanessa Russo, a “cominciare”. Lasciando da parte facili considerazioni ovvie (seppure fosse stato così, nulla toglie alla gravità spropositata della reazione, e nulla giustifica un omicidio, a parte la legittima difesa) vado a cercare nell’articolo notizie più dettagliate.

Il capoverso che riguarda la testimonianza da cui prende spunto il titolo riprende nuovamente la frase: Vanessa l’ha spinta. Chi ha spinto? Ovviamente l’assassina. Vanessa ha spinto l’assassina. Già, ma quando?

S.S., la ragazza di Potenza che ha rilasciato questa testimonianza afferma che Vanessa ha spinto la sua assassina una volta uscita dal vagone, dopo che lei stessa si era lamentata, sul vagone, di essere stata a sua volta spinta dalla ragazza con l’ombrello.

Quindi, secondo la testimonianza, Vanessa Russo è stata spinta dalla ragazza con l’ombrello dentro il vagone, mentre attendeva l’apertura delle porte, alle sue rimostranze, citate dalla testimone, non ha ottenuto risposte, tanto meno scuse (come farebbe chi ha inavvertitamente urtato qualcuno), e poi, una volta fuori, è stata lei a spingere via la ragazza romena che l’ha successivamente colpita a morte.

L’articolista, in base a questa testimonianza afferma che: “Doina si è ancora una volta difesa parlando di «un tragico incidente», ribadendo di essersi difesa da un tentativo di aggressione da parte di Vanessa. E due testimoni sembrano confermare la difesa delle due rumene.

Il messaggio è: Costanza non c’entra nulla, Doina si è solo difesa da una pericolosa aggressione.

L’articolo su la stampa.it non è firmato. Le considerazioni sulla qualità del servizio giornalistico offerto le lascio a voi.

Vivere alla grande

Lunedì, Aprile 2nd, 2007

Una strada secondaria di un quartiere extraurbano. Periferia di Roma. Zona di gente che vive alla grande, a cominciare dalle automobili per finire alle case, tutte o quasi rigorosamente con giardino, cancello indipendente, tre posti auto.

Un tizio sta discutendo animatamente con un altro tizio, sul marciapiede della strada secondaria, davanti a negozi che si fa fatica a credere abbiano anche un misero giro di affari che ne giustifichi l’esistenza.

Il primo ha circa quarant’anni, indossa giacca e cravatta, e sta appoggiato ad una Mercedes SLK lucida come un gioiello. Ha una cicatrice sul labbro superiore, come una sbaffata di rossetto. L’altro ha una decina d’anni di più, ma è vestito alla moda, sportivo, gli occhiali scuri appoggiati sulla testa pelata. I due parlano, poi gridano, ma le parole giungono incomprensibili, o almeno così racconteranno poi, alle orecchie dei testimoni. Ad un tratto, dalla finestra sotto cui sta avvenendo la lite, un uomo si affaccia. Dice qualcosa, sembra animarsi a sua volta, e probabilmente aggiunge benzina sul fuoco perché il primo tizio, quello con la cicatrice, alza ancora di più la voce, stavolta rivolto verso l’uomo affacciato. Poi, rabbioso, sale in macchina e se ne va.

Quello alla finestra chiude i vetri e rientra in casa, quello calvo con gli occhiali scuri torna nel suo negozio, un lava-macchine. I due ragazzi stranieri che lavorano per lui, in strada, continuano ad asciugare le due vetture appena lavate. Di nascosto si lanciano occhiate, come a dire continuiamo, o ce la diamo a gambe?

Sono trascorsi dieci minuti quando il tizio con la cicatrice ritorna. Il negozio è ormai chiuso, dell’uomo calvo e dei sue ragazzi nemmeno l’ombra. Apre lo sportello e scende, lasciando il motore acceso. Sale i tre scalini che conducono al portoncino dell’uomo che si era affacciato prima, proprio attaccato al negozio dell’uomo calvo. Suona il campanello con la sinistra mentre, nella destra, tiene qualcosa che s’intravede appena e non si distingue. L’uomo apre. L’altro alza la mano destra e gli spara un colpo di pistola. Mezzo metro di distanza, non di più, mirato al ventre. L’uomo, prima di cadere a terra, riesce a chiudere la porta in faccia all’aggressore ma quello non demorde. Con la pistola rompe il vetro della finestra e spara altri tre, quattro colpi alla cieca. Poi risale in macchina e senza fretta si allontana di nuovo, presumibilmente soddisfatto.

Roma, periferia ricca della capitale, ore sei del pomeriggio. L’uomo colpito viene portato in ospedale, ha un rene spappolato dall’unico colpo di pistola che l’ha raggiunto. È straniero, un albanese. Una decina d’anni fa ottenne l’onore della cronaca nera per aver dato fuoco al parroco del quartiere. Era convinto che la sua compagna andasse da lui per qualcosa di più dell’assoluzione. Non risulta occupato in nessun campo, eppure vive in un residence da 150 euro al giorno, con la sua attuale compagna, madre di una bambina piccola.

Il killer è un impiegato statale, moglie, due figlie, macchina da 80 mila euro, casa da 500 mila. Magari, in passato, è stato concorrente al gioco dei pacchi, penseranno gli inquirenti, magari c’è dell’altro, se il tutto è associato al passato e al presente del ferito.

Poi c’è il lavamacchine, il tizio pelato con gli occhiali scuri. Ecco, qui la storia diventa oscura perché il lavamacchine gira in Ferrari, una 612 Scaglietti, per la precisione. Una cosuccia da 230mila euro, stereo compreso.

Sui giornali, locali e nazionali, la notizia esce fuori come una rissa da semaforo finita tragicamente. In pratica, stando alle cronache, il tizio con la cicatrice sarebbe andato dal lavamacchine per lamentarsi di un graffio sulla carrozzeria della Mercedes. Quello finito all’ospedale con una pallottola in corpo sarebbe intervenuto solo per difendere l’amico/vicino. Il lavamacchine avrebbe solo declinato le sue responsabilità, affermando che il graffio non era colpa sua. Da qui la lite, fino alla tragica conclusione.

Eppure sono sicura che questa storia avrà un seguito. E che più di qualcuno, nel segreto della propria villa faraonica di Casalpalocco, si stia seriamente preoccupando. Si perché la Mercedes, a quanto risulta dai rilievi della polizia, non presenta graffi né ammaccature. Perché il lavamacchine non risulta aver vinto al superenalotto. Perché un impiegato statale non dovrebbe aver bisogno di una pistola, per portare a casa le pratiche del lavoro.

Certo che, se dovesse finire così, se non dovesse uscir fuori niente sui traffici che probabilmente sono la prima fonte economica della zona, allora è vero che a lavorare, la mattina, ci vanno solo gli stupidi.

Afrodite

Venerdì, Febbraio 16th, 2007

Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail, da parte di Mariella Calcagno, che annunciava (ovviamente non solo a me) la nascita di una nuova collana in seno alla giovane casa editrice Graphe.it. In considerazione di quanto si è spesso dibattuto in rete, nei lit-blog, a proposito di editoria, ho ritenuto fosse il caso di porre qualche domanda, nel comune interesse di tutti noi blogger, per fare maggiore luce sul progetto e non limitarsi al semplice comunicato-stampa.

Sono felice di averlo fatto, le risposte che ho avuto dall’editore e da Mariella sono risposte importanti, precise, e ci offrono l’immagine di una casa editrice seria, attenta e aperta alla Rete.

Vogliono leggervi, vogliono le vostre storie, sono disposti a dare attenzione agli autori a prescindere da nome e titolo. Cercano testi, emozioni, storie, senza preclusioni e pregiudizi. Questa la nostra breve chiacchierata con Mariella Calcagno, direttrice di Afrodite, e Roberto Russo, direttore di Graphe.it.

 

1 – Prima di tutto, parlaci della tua casa editrice, e del tuo ruolo all’interno di essa.

La Graphe.it è una piccola casa editrice sorta nel 2005, e nata dal desiderio di realizzare un sogno, quello di poter pubblicare i sogni degli altri.

Riuscire a dare voce agli sconosciuti, agli esordienti, a chi ha voglia di raccontarsi in modo nuovo, non banale, forse meno commerciale ma vero.

Il mio ruolo è quello di direttrice di una collana di romanzi erotici, Afrodite. Collaboro anche con altre idee e con entusiasmo coltiviamo piccoli progetti da poter realizzare.

 

2 – La collana “Afrodite”. Come nasce, cosa si propone, quali sono le linee guida sulle quali vi muoverete.

Afrodite nasce da un mio desiderio di dare voce ai sensi, quelli veri e viscerali. Nasce anche dalla voglia di dare voce a tutti quegli autori che sparsi nella rete non trovano un loro spazio, mi capita di leggere pezzi di autori davvero belli e che magari non vedranno mai luce in un libro.

La collana si propone di raccogliere romanzi erotici dove chi legge possa ritrovare un po’ se stesso, non amo il sesso troppo romanzato, la realtà è quella che vorrei leggere, una realtà che sappia anche eccitarmi e farmi sognare, ma reale deve rimanere. I testi erotici che valuteremo riguarderanno tutti gli aspetti erotici, eterosessuali, omosessuali, transessuali, tutti avranno la loro voce.

 

3 – Afrodite sarà, a sua volta, suddivisa in “Imero” e ”Phobos”. Perché due percorsi, due anime all’interno dello stesso cuore?

I due percorsi sono stati scelti per segnare due aspetti della sessualità in modo diverso, Phobos coprirà tutte le trasgressioni forti, illegali, maniache, le fobie da nascondere, i segreti indicibili. La parte gialla dell’eros, dove il sesso viene usato per sfogare istinti diversi da quelli che Imero invece accompagnerà in una narrativa più sensuale, più erotica, più segnata dai sensi e dalla passione, dalle voglie lussuriose che talvolta desideriamo leggere perché nella realtà ci verrebbe difficile realizzare.

 

4 – Gli autori. La vostra scelta seguirà quali motivazioni? Sarà possibile per tutti inviare manoscritti, con la certezza di essere letti, oppure, come molte altre realtà editoriali, sarà il direttore commerciale a decidere le pubblicazioni?

Qui ti rispondo in sinergia con Roberto Russo, direttore di Graphe.it.

Tutti potranno inviare i manoscritti e la casa editrice con la direttrice della collana assicurano che leggeranno tutto. Del resto è politica della casa editrice leggere tutto quello che le viene sottoposto. La decisione di quale opere pubblicare sarà presa valutando tutti gli aspetti dell’opera e operando in sinergia tra la direttrice della collana e la casa editrice. (Roberto Russo).

Gli autori saranno scelti per la loro bravura nel riuscire ad emozionare chi legge con i loro testi, è mia intenzione come direttrice della mia collana rispondere sempre ad ogni autore comunicando l’esito della lettura. (Mariella Calcagno)

 

5 – La Graphe.it sosterrà i suoi autori, organizzando reading, presentazioni e quant’altro, nel tentativo di promuovere i libri nel comune interesse?

Anche qui interviene Roberto Russo editore.

Nel corso dell’anno la casa editrice organizza varie presentazioni. Alcune sono legate alla presentazione dei singoli libri altre sono eventi “collettivi”. Per quel che riguarda le presentazioni di singoli libri, la casa editrice prevede sempre uno spazio per presentare anche gli altri testi attinenti all’argomento trattato. Le presentazioni collettive sono organizzate in “serate sotto le stelle”, “tè con l’autore” e simili. Un occhio di riguardo poi è sempre dato alla stampa locale: solitamente i giornali tendono a porre in evidenza le opere letterarie nate all’interno del proprio bacino di utenza. “Fissazione” della casa editrice, poi, è quella di abbinare alle presentazioni un buffet o un drink in modo da poter stringere rapporti diretti con gli intervenuti e fra l’autore e i suoi lettori. (Roberto Russo).

Io credo che non solo la casa editrice debba organizzare, ma anche l’autore stesso deve essere motivato con idee e proposte per poter promuovere al meglio il proprio libro, spesso, specialmente nell’erotismo si ha un po’ paura ad esporsi. (Mariella Calcagno)

 

6 – La Rete. Un luogo dove pensate di poter incontrare autori, o solo veicolo pubblicitario?

Senza dubbio, un luogo dove poter incontrare autori… e anche veicolo pubblicitario. I modi possono essere vari e siamo sempre disponibili a nuove proposte.

Per questo l’idea di proporre la collana a blog e non solo a siti o giornali è un modo per comunicare meglio con gli autori, credo sinceramente che fra i bloggers si trovino spesso bravi scrittori, sono in cerca di questi soggetti pazzi e pieni di voglia di dire qualcosa, di scrivere, di dare voce ai propri sogni.

Purtroppo non tutti sono capaci poi di arrivare a scrivere un romanzo intero, non è facile, ci vuole anche tecnica di scrittura, non solo una buona idea e un racconto breve scritto bene, reggere per duecento pagine è diverso. Spero anche grazie a te che mi concedi il tuo spazio e tempo, di poter trovare (è questo il mio intento), autori nuovi e non banali, scrittori già affermati ma che ancora non lo sanno.

Io, Mariella, sono qui. In attesa di vostre idee, dei vostri testi, dei vostri sogni, anche incubi, l’importante è che li abbiate scritti bene.

 

Non credete sia il momento di aprire quella cartella segreta nel vostro computer e mettersi in gioco? Io dico di si.

Altre informazioni, oltre che sul sito della casa editrice, le trovate qui, su Delirio.net, con un’altra intervista ad opera di Eliselle.

Il sesso dei generi

Mercoledì, Gennaio 31st, 2007

Da non confondere con quello degli angeli, e neanche con la possibilità, quando saranno accettate situazioni che di torbido hanno solo la morbosità dei legislatori (vedi alla voce PACS), di dover chiedere se il marito di vostra figlia è un maschio o una femmina. (Sai Maria, ieri ho visto tuo genero – Chi, Giovanna?)

In questo caso parliamo di generi letterari perché, a pensarci bene, forse anche loro hanno un sesso. Prendiamo, ad esempio, la moda della chick-lit, esplosa in Italia con le avventure di Bridget Jones ed i libri della Kinsella. Questo genere è indubbiamente femmina. Il proliferare di questa letteratura, al di là del giudizio qualitativo, che non è questa la sede, offre oggi una discreta gamma di scrittrici di genere tutte rigorosamente donne.

E allora vediamo un po’ se, tra i tanti generi, ne esiste anche qualcuno unisex, o se la divisione è sempre netta e definita.

Erotismo: l’erotismo, un tempo terreno maschile anche e soprattutto per via di ovvie considerazioni moralistiche è diventato, nel tempo, campo di battaglia femminile. Oggi è spesso usato dalle stesse donne per entrare in ambiti più maschili, come il noir o il satirico. Non di rado, infatti, dopo debutti strettamente legati al solo erotismo, le virate verso eros-ironico o sesso e violenza sono sempre più frequenti.

Noir: il genere noir è in prevalenza maschile. Non mancano le firme femminili, anche di buona qualità, ma i successi editoriali di maggior spicco sono spesso maschili. È probabile che questo dipenda anche e soprattutto dalla facilità che hanno gli uomini di creare personaggi maschili credibili in ruoli di “cattivi”, visto che per le donne è molto più complicato. La stessa cronaca della realtà, difatti, ci mostra come serial killer e maniaci vari siano sempre uomini. Insomma, sono  molto più portati, anche se qualcosa sta cambiando. Sto leggendo le bozze di un’antologia di sole autrici che disegnano uomini tutt’altro che belli.

Comico: il genere comico surreale è spesso maschio. Sebbene negli ultimi anni le donne abbiano abbracciato l’ironia ed il sarcasmo, il comico classico resta ancora appannaggio degli uomini, vuoi per tradizione, vuoi anche per la disponibilità, introvabile in molte donne, di accettare di essere divertenti a scapito del sex-appeal. Le eccezioni però, almeno sul web, non mancano.

Chick-Lit: qui siamo in territorio esclusivamente femminile. Gli argomenti proposti e la modalità di affrontare il tema sono impossibili per qualunque uomo. Certo, a leggerli, spesso c’è poco di cui vantarsi.

Saga familiare: d’accordo, è territorio unisex, ma certo che ci vuole una donna per raccontare cento anni di storia familiare. Un uomo, al massimo, regge una ventina d’anni.

Fantascienza: altro campo prettamente maschile. Ma è per via della diversa ottica con cui si affronta il genere. Gli scrittori, per fantascienza, intendono astronavi, alieni,  pianeti sconosciuti e misteriosi. Una donna, se vuole darsi alla fantascienza, scrive un romanzo d’amore e va fuori categoria.

Racconto breve: ve lo devo dire? Conoscete una donna capace di usare meno di duemila parole per dire una cosa per la quale ne sarebbero sufficienti dieci?

Best seller: qui non si guarda in faccia nessuno. Il best-seller esula da qualunque regola, quindi può essere sia maschio che femmina. Spesso convivono entrambi nello stesso autore, per via del lavoro di squadra.

Capolavoro assoluto: spiegazione superflua, suvvia, non scherziamo. Il capolavoro assoluto è indiscutibilmente maschio. Non ce n’è per nessuno. Unica eccezione, se siete una donna, è aver avuto il buon gusto di morire da una cinquantina d’anni. Allora può darsi che qualche critico letterario dall’animo sensibile (un ossimoro?) decida di rivalutarvi. Ma non lo saprete mai. Imparate, fin da ora, ad accontentarvi di aver scritto un “buon libro”.

La strage di Erba

Venerdì, Gennaio 12th, 2007

Sulla strage di Erba si sta dicendo, e si dirà, tutto e molto altro ancora. Sarà letta in tutti i modi possibili, si andrà a caccia di particolari sempre più raccapriccianti, si scandaglieranno i luoghi e le menti. Mostri, folli, gente qualunque, tutte le variabili saranno accettate e negate al tempo stesso, e le analisi sociologiche e psicologiche vedranno scendere in campo luminari e gente della strada, il professore e la commessa. Avranno tutti qualcosa da dire, seppure privati del divertimento più grande in assoluto, ovvero la possibilità di dividersi in due fazioni, innocentisti e colpevolisti. In compenso, però, ci sarà in omaggio l’opportunità di buttarla sul politico razzistico, e l’occasione irrinunciabile di iniziare un discorso con “io non sono razzista però…”.

Ciò nonostante c’è qualcosa che mi ha stupito molto. Dico che sono stupita perché, davanti a simili tragedie, credo che nessuno, se non parte in causa, abbia il diritto di giudicare.

Ma ascoltare dalla viva voce dei parenti delle vittime che non andranno ai funerali in Tunisia perché troppo lontano, che le famiglie degli assassini stanno peggio di loro, che loro perdonano senza indugio gli autori del massacro, e poi pensare che un uomo ha perso, in una notte, la moglie, la figlia ed il nipote, ecco, io mi stupisco.

E sinceramente non capisco. Non riesco a capire.

Cosmo ed Eros

Lunedì, Ottobre 23rd, 2006

E’ uscito oggi Cosmopolitan di novembre. All’interno, nell’articolo a firma Barbara Sgarzi e che tratta di internet e nuove professioni, possibili e impossibili, una mezza colonna mi riguarda, con una breve intervista e qualche consiglio. Inutile negarlo, fa sempre piacere affacciarsi sulle pagine di una rivista tanto famosa e venduta. Voi, se volete, acquistatela e poi, dal parrucchiere, leggete la parte che mi riguarda vantandovi dell’amicizia che ci lega.

 

E’ in uscita il numero zero di “Bedroom Eyes”, una rivista di cultura dell’eros, alla quale ho offerto il mio contributo, accompagnata da artiste d’indubbio valore come Monica Maggi, Eliselle, Koshka, tanto per dire quelle che leggo e conosco. È possibile scaricare il pdf gratuito della rivista a questo indirizzo, mentre tra qualche giorno sarà acquistabile la versione cartacea sul sito lulù.com. Intanto però scaricatelo e dateci un’occhiata, che è interessante e gratis.

 

Infine un ringraziamento a Mister X di Comicomix, per la bella immagine che mi ha regalato, e che fa ora bella mostra di sé in alto a sinistra. Me ne ha regalata un’altra, ma quella finirà direttamente sul mio Flickr, altrimenti mi accusate di montarmi la testa. Queste tre belle cose, però, fanno di questo lunedì uno stranissimo, eccitante, inizio settimana.

Faccio Cose

Giovedì, Ottobre 5th, 2006

Non faccio per vantarmi, ma qui c’è gente che lavora. E lavora sodo. E a proposito di sodo, dopo mesi di oscure fatiche sono riuscita a fare breccia in quel gelido pezzo di roccia che è il cuore di Rael, ed a farmi accettare una rubrica nel Collettivo Soda, una sorta di magazine letterario di cui si favoleggia abbia parlato addirittura il “Rolling Stone”.

Stufa di leggere le storielle misogino-depressive di Roberto Tossani per la rubrica “Passerotta non andare via”, ho inaugurato la serie de “Il passero solitario” con un pezzo da cui è facile capire chi, o cosa, sarà il protagonista assoluto dei miei deliri. Lui. Pedice. Perché insomma, e non si può mica sempre e solo parlare di Lei. Da oggi, quindi, sarò la vera anti-Tossani.

"Apice e Pedice" lo trovate a questo link, ma il consiglio, ovvio e banale, è di dare uno sguardo al tutto, poiché merita.

Proseguendo in una sorta di milanesità acuta (faccio tutto mi), aggiungo che sto preparando per PiùBLOG una sorpresa non da poco. Ancora pochi giorni di pazienza, e poi vi svelerò tutto. Sappiate solo che sono andata ben oltre quel che non osavo neanche sperare. Ma le vie del blog sono infinite, altro che.

In più qui, sul blog di Blimunda, trovate un bel post sulla manifestazione, a conferma che a volte non si è giornaliste per caso.

Bene, il post autocelebrativo può considerarsi concluso, ma non escludo il ritorno.

Miserabilandia

Mercoledì, Settembre 27th, 2006

Ogni tanto capita, ad intervalli irregolari come l’apparizione del lume della ragione in alcune teste di eminenti luminari della scienza moderna, di leggere o ascoltare dichiarazioni di qualche presunto “esperto” della rete, di qualche “valente” studioso del fenomeno internet, il quale ci informa più o meno dettagliatamente che quello che stiamo facendo, online, è tutto inutile, sbagliato, irrilevante. Fastidioso quando addirittura stupido e dannoso. Internet, e più precisamente i blog. Blog come punta di un iceberg di gente per lo più perditempo, malata di protagonismo, paladini del nulla che hanno dentro. Pascal Lardellier, su Repubblica delle Donne.

Tutto questo pone dei quesiti ai milioni e milioni di matti che su internet, e attraverso i blog, hanno trovato prima di tutto un utile strumento di comunicazione, aggregazione, conoscenza, svago.

Gli aspetti che stuzzicano maggiormente la mia curiosità, e la mia vena polemica, quando mi capita di leggere interventi simili, sono prettamente due.

Il primo è che prendersela con i blog ed i blogger, benché appaia ormai lo sport mondiale per eccellenza di questi pseudo esperti, non fa che certificare l’importanza primaria che gli stessi rivestono in ambito internet. Ricordo ancora quando anche la tv nazionale si interrogava sul fenomeno chat, arrivando a fare trasmissioni in cui si mettevano in contatto persone che s’erano conosciute e innamorate attraverso questo mezzo. Tempi lontani, oggi di chat e di forum si parla sempre meno, specialmente sui grandi mezzi d’informazione. Si chiedono invece sempre più spesso pareri sui blog e questo, per chi ama e utilizza questo strumento tentando di conoscere e sfruttare appieno tutte le sue potenzialità, quand’anche scoprirne di nuove, è senza dubbio un bel successo.

Il secondo aspetto è che queste dichiarazioni non sono mai delle semplici opinioni. I toni sono sempre accesi, le parole spesso e volentieri sopra le righe, se non addirittura offensive e fuori luogo. Si percepisce facilmente il fastidio e l’astio che queste persone provano nei confronti del blog ma più ancora dei blogger. Non solo sembra impossibile riuscire a farne una critica obiettiva e costruttiva, non solo sembra impossibile che qualche blogger possa essere degno di stima, ma neanche sembra possibile, e questo è decisamente più grave, evitare di fare sempre il solito discorso generalista: i blogger sono…

Eppure personaggi degni di essere definiti esperti o studiosi dovrebbe usare l’accortezza di valutare che quando parlano di blog parlano di qualche milione di blog, con dietro e dentro qualche milione di persone. Se non mi stupisce la superficialità di chi, su un autobus o al bar, si lascia andare a considerazioni tipo “gli italiani sono…”, “i gay sono…”, ecc ecc, la cosa mi lascia invece esterrefatta quando si tratta, appunto, di persone che hanno funzione e fruizione pubblica, e che basano le proprie considerazioni su un tale, assoluto, qualunquismo, pressappochismo, razzismo culturale. Quando questo arriva da sedicenti studiosi, docenti, scienziati vari, la faccenda assume contorni diversi.

Possibile che sia così difficile accettare che il mondo vada avanti? È possibile che in ogni nuovo strumento si debba vedere sempre e comunque un pericolo? Non sarebbe il caso di smetterla di vedere fantasmi dappertutto?

Fonti: Babsi Jones - Manteblog

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