Killing Facebook

Amica: Ciao Titty! Quanto tempo!

Titty: Eh si, saranno passati 20 anni…

Amica: Ed io nel frattempo mi sono sposata, ho due figli e lavoro per una compagnia telefonica.

Titty: ….

Amica: Ti va di rivederci?

Titty: Uhmm, no.

Amica: Perché no??

Titty: Preferisco ricordarti da viva.

Addis Abeba

Lei ha 26 anni, vive in Italia, a Roma, dove frequenta l’università e trascorre l’altra metà della giornata a lavorare, per pagarsi l’affitto e le spese.

Roman è una ragazza meravigliosa, che sorride sempre, che non si lascia abbattere da nulla, e che ogni tanto, anzi, ogni molto, riesce a tornare a casa, in Etiopia, dove è nata e dove c’è la sua famiglia.

Tra tanti pregi un difetto ce l’ha, è una fan del mio blog. E ci vogliamo bene e quando siamo insieme combattiamo il razzismo a modo nostro, con l’ironia, con dialoghi surreali dove io faccio battute e lei risponde dandomi corda, nella speranza che, nel nostro piccolo, possa servire a rendere questo mondo appena appena migliore.

 Romy - Addis Abeba

 

T: Ma come ci vai in Etiopia?

R: Con il cammello.

T: Non ti conviene l’aereo?

R: L’aereo?? E mica ci stanno gli aereoporti, in Africa.

 Romy - Addis Abeba 2

 

T: Posso chiamarti al cellulare mentre sei lì?

R: Solo il primo giorno.

T: E poi?

R: E poi basta, il secondo giorno mi si scarica la batteria e dove la trovo una presa elettrica nella capanna di fango e bambù.

Francesca

Francesca aveva 29 anni quella sera. Una laurea in economia, un’altra in arrivo, impegni presenti e progetti futuri. Francesca lavorava nell’azienda del padre, si occupava degli aspetti economici dei contratti che stipulavano. Insieme ad un socio, poi, gestiva un locale dalle parti di Ponte Milvio, che apriva solo di sera, e che lei illuminava con la sua presenza, la sua cortesia ed il suo fascino. I suoi occhi ed il suo sorriso erano la bellezza del locale. Perché Francesca sorrideva sempre.

Aveva 29 anni, Francesca, i capelli lunghi e neri, morbidi e lucenti, gli occhi verdi ed il sorriso bianco. Era bella, Francesca, pure se bella non è stato mai abbastanza per descriverla.

Io e Francesca avevamo una canzone. Quando andavo nel suo locale lei, dopo un po’, metteva su your song di Elton John. In quel momento era come dirsi ti voglio bene. Poi, quando Elton cantava yours are the sweetest eyes i’ve ever seen ci voltavamo una verso l’altra, cercandoci, anche da un lato all’altro del locale, per fissarci negli occhi, a lungo, intensamente, e quel ti voglio bene diventava qualcosa di più grande, di totalmente nostro, anche solo per quel breve momento.

Francesca ogni sera, per andare al locale, dopo una giornata di lavoro e di studio, inforcava il suo scooter e correva a ponte Milvio. Faceva così tutte le sere. Ha fatto così tutte le sere fino a quella sera. Fino a quella maledetta sera. Quando uno scooter ed una macchina hanno preso una curva troppo larga, nella stessa città, sulla stessa strada, la stessa curva, unica differenza in direzioni opposte.

Non si è accorta di nulla, Francesca. Dio l’ha voluta subito con se. Suo fratello, invece, ha avuto tutti i giorni a seguire per rendersi conto che quella bambola scagliata con violenza sul suo parabrezza era proprio Francesca. Perché c’era lui, su quella maledetta macchina.

L’ho pianta fino a non avere più lacrime, quella notte. L’ho pianta come si piangono le cose per le quali non trovi neanche una piccola stupida ragione che ti consoli.

Tra pochi giorni saranno 15 anni. Ponte Milvio è ancora lì, come il fiume, e il lungotevere, e gli alberi e la piazza, anche se niente è più com’era allora. Il locale poi non esiste più.

Solo Francesca è esattamente com’era allora. Lo stesso sguardo. Lo stesso sorriso. La stessa meravigliosa energia. Solo che è dentro di me. E lo sarà per sempre.

Exit

Kate Winslet Oscar 2009

Kate Winslet Oscar 2009

Kate Elizabeth Winslet, nata a Reading, Inghilterra, il 5 ottobre del 1975, finalmente ha coronato il suo sogno professionale più grande. Alla sesta nomination, un record per la sua età, dopo i due Golden Globes ricevuti per “The Reader” come attrice protagonista e per “Revolutionary Road” come attrice non protagonista, finalmente è arrivato anche il tanto sospirato Oscar della Academy come migliore attrice protagonista nel film “The Reader”. Al cospetto di nobili pretendenti, come Anne Hathaway, Angelina Jolie e Meryl Streep, Kate ha confermato i pronostici che la volevano vincitrice alzando commossa la preziosa statuetta, applaudita dall’intera platea, primo tra tutti il marito regista Sam Mendes (American Beauty).

 

La vittoria di Kate Winslet è anche la vittoria di una donna che ha cercato, quando possibile, di rifiutare le logiche dello star system e soprattutto non ha mai accettato il culto della magrezza e della perfezione come canoni assoluti di bellezza. Ha scelto film non sempre facili, basti pensare ad “Holy smoke” di Jane Campion, con Harvey Keitel, aThe life of David Gale”, di Alan Parker, con uno strepitoso Kevin Spacey, adIris”, accanto alla mitica Judi Dench.

Oscar 2009 miglior attrice

Ma sono molti i film in cui Kate ha dato prova delle sue grandissime qualità recitative, e ne sono un fulgido esempio pellicole come Hamlet”, di Kenneth Branagh, nel quale Kate interpreta il ruolo di Ofelia. Accanto a lei un cast che annovera, oltre allo stesso Branagh, Julie Christie, Billy Cristal, Gerard Depardieu, Charlton Heston, Jack Lemmon, Robin Williams, per citarne solo alcuni.

Eternal sunshine” ignobilmente tradotto in italiano con “Se mi lasci ti cancello”, accanto a Jim Carrey, Mark Ruffalo e Elijah Wood, in un ruolo davvero spiazzante, che poche colleghe di rango, probabilmente, avrebbero accettato in partenza.

Sense and sensibility”, di Ang Lee, con Emma Thompson, Alan Rickman e Hugh Grant. Forse la Marianne Dashwood che Jane Austen immaginò mentre scriveva il suo romanzo. Semplicemente perfetta.

Mitica Kate

Quills”, con Geoffrey Rush, Joaquin Phoenix e Michael Caine, la storia del Marchese De Sade, nel ruolo di Madeleine Le Clerc, la lavandaia del carcere dove il marchese è rinchiuso, e che permette allo scrittore di far pervenire all’esterno della prigione i suoi manoscritti, proibiti all’epoca, e farli dare alle stampe.

 

 

Neverland”, con Johnny Depp, Julie Christie e Dustin Hoffman. E poi ancora la Hester Wallace di “Enigma”, e la Tula di “Romance and cigarettes”.

 

Oscar 2009

Gli ultimi due film, quelli attualmente nelle sale italiane, “The Reader” e “Revolutionary Road”, non fanno altro che confermare, benché non fosse necessario, la grandezza di questa attrice e di questa donna che, a soli 34 anni, ha già una carriera splendida dietro le spalle e sicuramente, in futuro, saprà offrire ancora prove che andranno ad impreziosire grandi film.

 

 

 

locandina

 

 

Kate Winslet Academy Award Best Actress 2009, “The Reader”

Tutti ragazzi di buona famiglia

 

Ho tutto. Tutto quello che voglio. Non ho avuto un’infanzia difficile, non ho vissuto traumi e nemmeno drammi familiari. Non mi è mancato nulla, i miei genitori non si sono separati, ho seguito un normale percorso scolastico e non mi sono mancate le ragazze.

Eppure sto male. Eppure sono infelice. Hanno cercato di farmi credere che per stare male era necessario aver subito chissà quali violenze. Mi hanno mostrato storie di gente autorizzata a stare male e mi hanno fatto sentire in colpa. Poi mi sono guardato intorno ed ho capito che il vero dramma è proprio questo: stare male senza un perché. O almeno non quei perché. I motivi sono altri, sono altrove, ed i germi sono ovunque intorno a me. Questa inutilità, questa mancanza di futuro, questa assenza di sogni e di scopi. Questo mondo robotico, l’informazione distorta, i valori capovolti, la gioventù bruciata in troppo poco tempo per capirci qualcosa e l’impossibilità di crearsi una vita fatta di contenuti. Questi vestiti, queste auto, questi amici virtuali. È tutto inutile, vano, insoddisfacente.

E allora mi fermo, resto inchiodato a questa sedia e a questa stanza, dove il mondo arriva si, ma filtrato attraverso mille occhi e mille voci per diventare una finzione, qualcosa di distante, irreale.

Sto male, e non so a chi chiedere aiuto. Allora mi sfogo distruggendo tutto quello che mi capita. Anche se si tratta di un essere umano. Tanto non serve a niente, un barbone, un vecchio, un extracomunitario, un disabile, un omosessuale, una donna.

Non servono a niente, come non servo a niente io.

Regalo di Natale

 

Natale uguale regali. Nonostante la crisi economica e le tante dichiarazioni di non belligeranza (quest’anno non faccio regali a nessuno!) poi alla fine in molti hanno ceduto e si sono precipitati nei centri commerciali, opportunamente mimetizzati tra la folla, per il regalo dell’ultimo minuto, quello a serrande mezze abbassate incuranti delle maledizioni sussurrate dalle commesse (e quelle arrivano ragazzi, state tranquilli che arrivano).

Entrando nel dettaglio sono due i pacchetti tragedia che riguardano noi ragazze colpite dalla sindrome del regalodell’ultimominuto: la profumeria (profumo, docciaschiuma, trousse) ed il completino intimo.

La profumeria è tipico di chi non ha la più pallida idea di cosa regalarci e vuole cavarsela in fretta. Poca spesa, poco tempo, oggetto completamente inutile. In definitiva, il tipico regale di Natale. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, tutti abbiamo regalato, o ricevuto, un dono simile, colpiti e affondati dal restringimento del fattore spazio/tempo (un’ora al cenone e strade bloccate dal traffico).

E tutti abbiamo pensato le stesse cose ricevendolo (grazie, ti sei proprio sprecato eh), e facendolo (un regalo è un regalo, non sapevo proprio cosa farle).

Il completino intimo, invece, ha diverse valenze. Se è fatto da un uomo presuppone una conoscenza intima (e quindi vi regala ciò che vorrebbe farvi indossare, tipo la guepiere di pizzo con calze a rete) oppure il forte desiderio di averla (e qui scelgono cose più classiche, per non farvi capire subito che amano il bondage con reggiseni in pelle e frustini).

Se è fatto da una donna è possibile scorgere i sentimenti reali che la sostengono. L’odio (modello classico, rosa chiaro, che non indossereste neanche per andare dal medico), l’invidia (reggiseno troppo piccolo e mutandina troppo grande), la simpatia (il modellino con gli orsacchiotti o i fiorellini), la nostalgia (il modellino che non si possono più permettere di portare, ma che andrebbe bene per un trans brasiliano).

E pensare che sarebbe così facile farci un regalo gradito, fermandosi pochi minuti in una gioielleria…

 

Ad ogni modo, vi consiglio una visitina a questo sito, per votare il video che più vi piace e vincere tutto da sole un bel regalo di Natale.

Io quest’anno ho regalato solo tanto amore. I miei amici sono stati felicissimi, le loro fidanzate meno…

Ah, l’amore…

L’amore è un attimo, o è per sempre? C’è differenza tra amore e Amore Vero? L’amore va coltivato giorno dopo giorno oppure è qualcosa che c’è o non c’è?

Per stare insieme è necessario avere tante cose in comune oppure essere diversi, perché ad ascoltare i proverbi è vero tutto e il contrario di tutto (Moglie e buoi dei paesi tuoi, i poli opposti si attraggono).

Sul prossimo numero di BlogTime, il terzo, in uscita tra pochi giorni, uno speciale sull’Amore, i suoi temi e i suoi linguaggi, con articoli di Asia, Spad, Swan e Johnny Durelli. Chi lo sa, magari si riesce non dico a capirci qualcosa, ma almeno a sbagliare solo una volta su due, invece di sempre.

E visto che è determinante essere Adorabili, Desiderabili ed Amabili, per sperare di conquistare l’uomo dei sogni (che resterà tale e quindi è buona cosa abbassare il tiro ed augurarsi un uomo che almeno non sia un incubo) ecco un divertente concorso al quale tutte noi possiamo partecipare.

 

lovable and you

lovable and you

Cosa aspettate, oggi basta un semplice telefonino per realizzare pochi istanti di video e, magari, vincere. Perché per vincere è sufficiente votare il vostro video preferito. Quindi andate, votate e vincete. (No, non c’è l’uomo dei sogni tra i premi, rassegnatevi).

Notiziario

E’ pronto un decreto legge che imporrà al vincitore del Superenalotto di acquistare Alitalia. Nel caso in cui non sappia cosa farsene, potrà sempre sostituire i nani da giardino con gli aereomobili rimasti in dotazione alla compagnia di bandiera. Non sono marcianti (mancanza di carburante) e un pochino ingombranti, ma volete mettere il figurone che farete durante i barbecue? Soddisfatto il sindacato delle hostess e degli asssitenti di volo (adoriamo le braciole e le salsiccie), contrario quello dei piloti: vogliamo due wurstel a testa altrimenti blocchiamo tutto.

La prossima edizione di Telethon avrà come sottotitolo “24 ore per la borsa” e tutto il denaro raccolto sarà devoluto in beneficienza alle banche italiane. Istituito anche il numero per gli sms che costeranno due euro di cui uno andrà alle suddette banche e uno in un fondo pensione per gli amministratori delegati degli istituti di credito più in crisi. Al vaglio anche un’ipotesi di vendita di arance nelle piazze italiane per il povero miliardario russo Abramovich, che non può sposarsi a causa delle perdite avute ultimamente in borsa (170 milioni in due giorni). La fidanzata si è dichiarata disposta a rivendere l’anello di fidanzamento e questa notizia ha spezzato il cuore di Berlusconi, pronto a tutto pur di non costringere la ragazza ad un tale penoso sacrificio. Prevista una presenza della coppia a “Paperissima”, con adeguato cachet.

Il ministro Gelmini insorge contro le polemiche e le manifestazioni nate dalle misure da lei introdotte per la scuola: non avete capito niente e fate solo confusione. E’ vero che si tornerà al maestro unico, ma questi si troverà a Roma ed i ragazzi, se vogliono fare lezione, dovranno venire qui, che abitino a Trento come a Enna. E poi quante storie per un grembiule. Dovreste ringraziarmi, visto quanto costano i vestiti con cui i ragazzi vengono in classe, almeno dureranno un po’ di più.

Per arginare il fenomeno del bullismo il sindaco Alemanno ha proibito ai barboni di dormire nei luoghi pubblici.

Per arginare il fenomeno delle violenze sessuali lo stesso sindaco ha proibito alle donne di esserlo…

Manila Benedetto, il primo romanzo

NMHMB

Ursula Dufour è un’assassina. E’ il suo lavoro, il suo svago, il suo divertimento e la sua croce. Di più, potremmo dire che la morte, propria o altrui, è il nodo centrale di ogni sua azione, pensiero e riflessione. Ursula Dufour è una donna bella, senza passato e soprattutto spietata.

In fondo, uccidere è molto più semplice che pensare di morire.” Dice lei stessa di fronte ad una nuova missione.

Lavora per conto di una società internazionale, la “Safe&Clean”, che si occupa di uccidere la gente su commissione, non importa chi né perché. Contano solo i soldi ed un lavoro rapido e pulito, e Ursula Dufour è la più brava, in questo campo. A lei le missioni più difficili, lei la personalità in grado di fronteggiare i superiori tanto da suscitare amori celati e insofferenze palesi.

Se i lavori erano troppo lunghi qualcosa si complicava sempre. Da quando entrava in contatto con la vittima al suo assassinio non dovevano passare più di 15 giorni. Di solito ci metteva sempre di meno.

Questa è una storia. Una delle storie di “Nessuno mi ha mai battezzata”. Non è l’unica, però, giacché in questo romanzo il tema del doppio si sdoppia, e si sdoppia ancora, in un gioco spiazzante di figure e di nomi così repentini nell’apparire e scomparire da lasciare in attesa fino alla fine, fino all’ultima riga, quando il cerchio si chiuderà … forse.

Non è una scrittura semplice, quella di Manila Benedetto, scorrevole certo ma ricercata, ricca, che induce a fermarsi sui pensieri impressi sulla carta e che non lasciano indifferenti, come quando leggi qualcosa che hai pensato anche tu, senza mai avere le parole giuste per dirlo. All’azione vera e propria, che potrebbe indurre a ritenerlo un giallo, si affiancano le considerazioni personali del personaggio principale (di chi si tratta lo scoprirete leggendo) tipiche della letteratura noir, ma anche del romanzo nel senso più ampio del termine.

“Sì, gli uomini sono qualcosa che devo conquistare, che non mi deve essere dato così facilmente. No, non sapevo che farmene di un padre che fosse solo mio e che mi vivesse accanto. Il padre che mi era stato consegnato era parziale, metafisico quasi. Era un’entità per me. Un modello, un esempio, un dio personale. Che per restare tale doveva essere distante. Una presenza che c’era quando poteva esserci. Non c’era quando doveva esserci e forse solo di questo alcune volte, me ne sono dispiaciuta. Ma i dispiaceri di certe mancanze non sono così forti da restarti dentro.”

La voce narrante, nelle parti raccontate con il distacco della terza persona, si mantiene lontana da ogni forma di giudizio. Segue Ursula nelle sue azioni ma non le condanna, non le approva, non utilizza alcun metro. Si limita a testimoniare i fatti lasciando spesso, come capita anche nella vita reale, che vittime e carnefici si scambino i ruoli, perché, come dice la stessa Ursula:

“Questa cosa delle vittime e dei carnefici mi ha sempre affascinato: chi è chi?

Un giorno credevo di essere una carnefice. Di aver fatto del male, di aver ucciso una cosa bella. Ma quando mi accorsi che il morto non è mai morto se non puoi portare a casa la sua testa, ma ti devi accontentare solo di qualche goccia del suo sangue, capii che la vera vittima ero io.”

La storia è lineare, il percorso interiore molto meno, perso dietro sentimenti dolorosi che segnano e portano a raccontare la propria vita a scatti, a flash improvvisi, come incubi che si affacciano nel sonno inattesi, segnalati solo dalla diversa modalità del testo.

Struttura piacevole, che non permette mai al lettore di distrarsi o perdere il filo, di dover tornare indietro per comprendere meglio o per ricordare un evento. I fatti scorrono accanto alla coscienza di Ursula Dufour, in un altalena di paura e compassione, di rabbia e amore, perché alla fine ciò che vale per tutti è:

“La vita è pronta in ogni istante a sottrarci tutto quello che abbiamo”.

Manila Benedetto, al suo primo romanzo, conferma in pieno le aspettative, il talento, e le qualità che le sono riconosciute da più parti, e giustamente. “Nessuno mi ha mai battezzata” a prescindere dalla strada che prenderà, è un grande esordio.

 

Nessuno mi ha mai battezzata


Prezzo:
10.00 €

ISBN

978-88-89939-33-8

Genere

Collana SHADOW

Autore

Manila Benedetto

Anno

6/2008

Pagine

156  -  Leggi il prologo ed i primi due capitoli

Rilegatura

Brossura

Edizione

Enrico Folci Editore

 

 

Appuntamento letterario

Venerdì 30 maggio p.v., Fidenza: cena erotico-letteraria con Mariella Calcagno (autrice del libro Paura) e Clara Vajthò (autrice delle Poesiole doppiosensuali).
L’appuntamento è per venerdì 30 maggio, al Caffè Primo Piano di Fidenza, alle 20,30 (prenotazione obbligatoria – costo della cena: euro 30,00 – vini esclusi). Ecco il menù:

  • Antipasti: Alici al peperoncino e involtini di pesce spada
  • Primo: Zuppa di cozze e moscardini
  • Secondo: Trancio di salmone in crosta di Timo
  • Dessert: Frutta esotica al Gratin

Qui per prenotare.

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