New project

Sta arrivando. E tu? Hai voglia di partecipare al progetto?
La Favola Rotonda

Finalmente, dopo tanto, troppo tempo, questa idea nata in rete e poi diventata progetto, poi lavoro, poi ancora lavoro, vede la luce dopo essere stata accompagnata sempre, in ogni istante da due sentimenti imprescindibili: l’amore e la passione.
Di cosa si tratta lo spiega, meglio di me, Marina su PiùBlog. Io mi limito a mostrarvi la copertina e ad invitarvi a partecipare nell’unico modo possibile quando si tratta di solidarietà. Prendere questo libro vuol dire fare un regalo ad un bambino, e a tanti altri bambini.
Per info rivolgetevi alla casa editrice oppure contattatemi.
Quattro
Quattro anni. Ho posato la prima pietra (post) del mio primo blog nel lontano 26 febbraio del 2004.
Successe di sera, sul tardi. Erano circa un paio di mesi da quando una strana cosa chiamata connessione ad internet aveva fatto irruzione in casa mia. E circa 4 mesi prima avevo saputo che l’ennesimo concorso letterario non era andato a buon fine. La parola blog m’aveva incuriosita parecchio e così passai i primi due mesi di navigazione nel tentativo di capire come funzionava la faccenda e cos’erano questi blog.
Ne aprii tre, uno su Clarence (che non esiste più), uno su Splinder ed uno su Io.bloggo. Dopo pochi giorni optai per Clarence, che mi sembrava di utilizzo più semplice e più immediato. E mi piacevano di più i template di default, per me che allora ne capivo ancor meno di adesso (e ho detto tutto).
Un anno su Clarence, poi trasferimento su Excite, dove c’era una fantastica comunità di amici blogger con i quali ero entrata in perfetta sintonia. Un bellissimo periodo, di quelli che entrano a far parte dei ricordi di vita vera. Vissuta.
Da Excite, a causa di problemi di piattaforma, ci trasferimmo in molti su Splinder, che nel frattempo era cresciuto ed offriva molto a costo zero. Infine, un anno e qualche mese fa, il sito personale.
4 anni di blog, centinaia di post pubblicati su tanti di quei blog che forse neanche li ricordo più tutti. I blog multiautore, le rubriche, gli inviti, e poi tre libri, tre belle pubblicazioni che mi hanno aiutata a credere di più in me stessa, nel mio lavoro. E poi, cosa forse più importante di tutte, la stima di persone che mai, senza il blog, avrei avuto modo di avvicinare e conoscere. Gli scrittori e le scrittrici, i grandi e i futuri grandi.
Se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto. Unica differenza: comincerei prima. Un ringraziamento sussurrato e discreto a tutti coloro che mi hanno dato fiducia, a chi ha creduto in me, a chi ha perso parte del suo tempo prezioso per darmi consigli e suggerimenti di cui ho fatto tesoro. Alle case editrici che mi hanno concesso l’opportunità di pubblicare i miei scritti, agli autori che mi hanno inviato i loro libri, alle persone che grazie al blog ho potuto conoscere ed abbracciare.
Grazie a tutti quelli che sono passati di qui lasciando un segno. Grazie a chi, senza chiedere nulla in cambio, mi ha dato tantissimo. Grazie a chi è nella mia rubrica telefonica, e grazie a chi è riuscito a sopportare il mio insopportabile carattere chiuso e scontroso che solo qui, in rete, si addolcisce e mostra quello che realmente sono.
4 anni. Se non ci fosse il blog non mi ricorderei neanche com’ero, 4 anni fa.
Life is… please wait…
- Hai risolto poi, con la Telecom?
- Macchè, niente da fare. Pare che per far passare ’sto filo serva una ditta statunitense.
- Incredibile, nel 2008. Ma come hai fatto allora?
- Ma niente, ho attivato la connessione gprs con il mio cellulare Vodafone. 100 ore al mese a 20 euro.
- E come va?
- E’ un po’ lentina…
- Quanto lentina?
- Al punto che ho consumato le 100 ore con il primo giorno.
Blogversary
Era il 24 febbraio del 2004. Le undici di sera, più o meno. Internet era entrato in casa mia da circa quattro mesi, e ne avevo sentite, in precedenza, di tutti i colori. C’erano amici che giocavano online e mi raccontavano meraviglie, amiche che facevano le loro spese sul web, magnificando le lodi di una pratica tipicamente on the road, lo shopping, diventato improvvisamente salottiero. Ogni tanto, quando paventavo il desiderio di annullare la distanza tra me e la tecnologia, ecco venir fuori aspiranti tecnici che mi mettevano in guardia contro i pericoli della rete: i virus, il porno, i maniaci. In parte avevano ragione, visto che beccai un virus che mi spegneva il computer trenta secondi dopo averlo acceso, con un countdown che, la prima volta, mi gettò nel panico totale. Pensare che allora, a parte accenderlo e spegnerlo, sapevo fare ben poco altro.
Il primo approccio fu minimalista. Non mi resi realmente conto della vastità di questo mondo, e mi limitai a qualche piccola ricerca con yahoo, seguendo le luci dei miei interessi: i libri, l’informazione, il cinema, le scarpe. I miei preferiti, in confronto ad oggi, erano una piccola, tristissima lista di siti ufficiali.
Poi ci fu il forum. Incontrai quello dello scrittore Andrea De Carlo. All’inizio pensai fosse un luogo di scambio culturale ed allora provai a seguire. Avevo letto parecchi suoi libri, un paio non mi erano dispiaciuti. Durò una settimana, e me ne allontanai subito. Sembrava un gioco per bambini cresciuti, tutti a cullare l’illusione che lo scrittore leggesse realmente quelle righe. Ma era un confronto unilaterale, monco, inutile. Lui non interveniva mai.
Da lì a poco scoprii la chat. Una fregatura. La chat ti frega sempre, all’inizio. Cominci per gioco, come con le sigarette, poi ti accorgi di voler tornare in fretta a casa, per accendere il pc e vedere chi c’è. Qualcuno comincia a cercarti con insistenza, nasce il circolo degli amici, nasce il desiderio di restare in contatto, di raccontarsi le cose, anche qualche maldestro tentativo di approccio sessuale.
Però, almeno per me, fu bello. Dopo qualche tempo creai una stanza tutta mia, il “Salotto di Titty”. Eravamo, più o meno, sempre gli stessi, c’incontravamo la sera, dopo cena, e spesso tiravamo tardissimo, bel oltre la mezzanotte, sempre con un sacco di cose da dirci. Alla fine, però, mi accorsi che il centro pulsante di tutto era il sesso. Tutto era mirato ad ottenere un numero di telefono, un appuntamento, una conclusione, sempre uguale. I primi tempi, quando qualcuno, ed in chat accade spesso, metteva in dubbio la mia femminilità, non perdevo tempo e davo il mio numero, per sbattere in faccia al malcapitato non solo il mio essere realmente donna, ma anche la mia rabbia per quella sfiducia a priori. Ci misi un po’ a capire, beata ingenuità, che era solo un modo per accelerare i tempi, per giungere prima al contatto reale e diretto. Furono quattro mesi belli, intensi, per me che vivevo tutto con stupore, con curiosità mai appagata, con entusiasmo.
Però avevo sentito già parlare dei blog. Non avevo ancora capito bene di cosa si trattasse, però sentivo uno strano richiamo, una voce che mi spingeva a capirci qualcosa di più. Quando il blog su Clarence prese vita, i miei primi lettori furono proprio gli amici del “Salotto”. All’inizio m’incoraggiarono, e lessero i primi post con interesse, quasi stupiti dei miei testi. Non sapevano che la scrittura per me era molto più che una passione, e che forse la chat era stata solo un periodo di ambientamento alla rete, alle modalità di scrittura e di rapporti su internet.
Quando cominciai ad abbandonare la chat per dedicarmi esclusivamente al blog non tutti capirono. Alcuni continuarono a leggermi per un po’, altri sparirono subito, seguiti poi, a breve distanza, da quelli che pensavano fosse solo una passione passeggera. Di loro, di tutti loro, è rimasta solo una persona a leggermi, una persona che ogni tanto, qua e là, mi lascia traccia della sua presenza, ed è, forse inconsapevolmente, il mio unico legame con il passato virtuale. Ma li ricordo con affetto tutti quanti.
Dal blog su Clarence al Tittyna Blog su dominio personale c’è stato un bellissimo intermezzo su Excite, blog nato dall’esigenza di dividere la mia necessità di postare da un lato i miei racconti, dall’altro la mia quotidianità. Su Excite, tra l’altro, si era creata una comunità di blogger, quasi tutti romani, della quale ho fatto parte e che è stata un’esperienza irripetibile. Un gruppo di almeno dieci, dodici blogger che scrivevano, si leggevano, commentavano, litigavano, si riappacificavano. Ricordo feste di compleanno e semplici pizze, ricordo telefonate, cene in casa, fotografie, discussioni fiume sul messenger, ed una volta, con Asia, arrivammo addirittura al mattino seguente. Vedemmo sorgere lo stesso sole, dopo un’intera notte passata a raccontarci vita, sogni e speranze, tutto condito da sentimenti così forti da lasciarci tanto stupite quanto felici di esserci incontrate. Di loro, di tutti loro, almeno qui, è rimasto solo Bruce Lee a leggermi. Lui è stato anche l’unico, di quel gruppo, a condividere con me il momento più bello vissuto da blogger: la presentazione del libro con il mio racconto. La prima copia che con estremo pudore e vergogna ho dedicato e firmato, è stata la sua.
Poi c’è stato il blog su Splinder, quello appena accennato su Wordpress, e qualche altro tentativo a caccia della piattaforma migliore.
Sono passati tre anni. Sono successe tantissime cose, fuori e dentro il blog. Ho cambiato lavoro almeno tre volte, ho realizzato il sogno di veder pubblicato qualcosa di mio. Ho incontrato persone straordinarie, mi sono trovata in luoghi impensati, mi sono svegliata ed il primo volto che ho visto è stato quello di una donna unica e meravigliosa che, fino a poco tempo prima, era solo un nickname. Tre anni. Solo tre anni. Addirittura tre anni. È vero che questa esperienza è qualcosa di totalmente personale, è vero che ognuno di noi ha provato almeno una volta il desiderio di chiudere tutto e dire basta. È vero che ancora nessuno, tra quelli che lo hanno detto e anche fatto, sono riusciti a resistere abbastanza da non caderci più. Sono tornati tutti, in un modo o nell’altro. Da una porta o da una finestra.
Io ho un solo rammarico, in tutto questo: di aver cominciato solo tre anni fa.
Auguri, mio blog, e cento di questi giorni.
Afrodite
Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail, da parte di Mariella Calcagno, che annunciava (ovviamente non solo a me) la nascita di una nuova collana in seno alla giovane casa editrice Graphe.it. In considerazione di quanto si è spesso dibattuto in rete, nei lit-blog, a proposito di editoria, ho ritenuto fosse il caso di porre qualche domanda, nel comune interesse di tutti noi blogger, per fare maggiore luce sul progetto e non limitarsi al semplice comunicato-stampa.
Sono felice di averlo fatto, le risposte che ho avuto dall’editore e da Mariella sono risposte importanti, precise, e ci offrono l’immagine di una casa editrice seria, attenta e aperta alla Rete.
Vogliono leggervi, vogliono le vostre storie, sono disposti a dare attenzione agli autori a prescindere da nome e titolo. Cercano testi, emozioni, storie, senza preclusioni e pregiudizi. Questa la nostra breve chiacchierata con Mariella Calcagno, direttrice di Afrodite, e Roberto Russo, direttore di Graphe.it.
1 – Prima di tutto, parlaci della tua casa editrice, e del tuo ruolo all’interno di essa.
La Graphe.it è una piccola casa editrice sorta nel 2005, e nata dal desiderio di realizzare un sogno, quello di poter pubblicare i sogni degli altri.
Riuscire a dare voce agli sconosciuti, agli esordienti, a chi ha voglia di raccontarsi in modo nuovo, non banale, forse meno commerciale ma vero.
Il mio ruolo è quello di direttrice di una collana di romanzi erotici, Afrodite. Collaboro anche con altre idee e con entusiasmo coltiviamo piccoli progetti da poter realizzare.
2 – La collana “Afrodite”. Come nasce, cosa si propone, quali sono le linee guida sulle quali vi muoverete.
Afrodite nasce da un mio desiderio di dare voce ai sensi, quelli veri e viscerali. Nasce anche dalla voglia di dare voce a tutti quegli autori che sparsi nella rete non trovano un loro spazio, mi capita di leggere pezzi di autori davvero belli e che magari non vedranno mai luce in un libro.
La collana si propone di raccogliere romanzi erotici dove chi legge possa ritrovare un po’ se stesso, non amo il sesso troppo romanzato, la realtà è quella che vorrei leggere, una realtà che sappia anche eccitarmi e farmi sognare, ma reale deve rimanere. I testi erotici che valuteremo riguarderanno tutti gli aspetti erotici, eterosessuali, omosessuali, transessuali, tutti avranno la loro voce.
3 – Afrodite sarà, a sua volta, suddivisa in “Imero” e ”Phobos”. Perché due percorsi, due anime all’interno dello stesso cuore?
I due percorsi sono stati scelti per segnare due aspetti della sessualità in modo diverso, Phobos coprirà tutte le trasgressioni forti, illegali, maniache, le fobie da nascondere, i segreti indicibili. La parte gialla dell’eros, dove il sesso viene usato per sfogare istinti diversi da quelli che Imero invece accompagnerà in una narrativa più sensuale, più erotica, più segnata dai sensi e dalla passione, dalle voglie lussuriose che talvolta desideriamo leggere perché nella realtà ci verrebbe difficile realizzare.
4 – Gli autori. La vostra scelta seguirà quali motivazioni? Sarà possibile per tutti inviare manoscritti, con la certezza di essere letti, oppure, come molte altre realtà editoriali, sarà il direttore commerciale a decidere le pubblicazioni?
Qui ti rispondo in sinergia con Roberto Russo, direttore di Graphe.it.
Tutti potranno inviare i manoscritti e la casa editrice con la direttrice della collana assicurano che leggeranno tutto. Del resto è politica della casa editrice leggere tutto quello che le viene sottoposto. La decisione di quale opere pubblicare sarà presa valutando tutti gli aspetti dell’opera e operando in sinergia tra la direttrice della collana e la casa editrice. (Roberto Russo).
Gli autori saranno scelti per la loro bravura nel riuscire ad emozionare chi legge con i loro testi, è mia intenzione come direttrice della mia collana rispondere sempre ad ogni autore comunicando l’esito della lettura. (Mariella Calcagno)
5 – La Graphe.it sosterrà i suoi autori, organizzando reading, presentazioni e quant’altro, nel tentativo di promuovere i libri nel comune interesse?
Anche qui interviene Roberto Russo editore.
Nel corso dell’anno la casa editrice organizza varie presentazioni. Alcune sono legate alla presentazione dei singoli libri altre sono eventi “collettivi”. Per quel che riguarda le presentazioni di singoli libri, la casa editrice prevede sempre uno spazio per presentare anche gli altri testi attinenti all’argomento trattato. Le presentazioni collettive sono organizzate in “serate sotto le stelle”, “tè con l’autore” e simili. Un occhio di riguardo poi è sempre dato alla stampa locale: solitamente i giornali tendono a porre in evidenza le opere letterarie nate all’interno del proprio bacino di utenza. “Fissazione” della casa editrice, poi, è quella di abbinare alle presentazioni un buffet o un drink in modo da poter stringere rapporti diretti con gli intervenuti e fra l’autore e i suoi lettori. (Roberto Russo).
Io credo che non solo la casa editrice debba organizzare, ma anche l’autore stesso deve essere motivato con idee e proposte per poter promuovere al meglio il proprio libro, spesso, specialmente nell’erotismo si ha un po’ paura ad esporsi. (Mariella Calcagno)
6 – La Rete. Un luogo dove pensate di poter incontrare autori, o solo veicolo pubblicitario?
Senza dubbio, un luogo dove poter incontrare autori… e anche veicolo pubblicitario. I modi possono essere vari e siamo sempre disponibili a nuove proposte.
Per questo l’idea di proporre la collana a blog e non solo a siti o giornali è un modo per comunicare meglio con gli autori, credo sinceramente che fra i bloggers si trovino spesso bravi scrittori, sono in cerca di questi soggetti pazzi e pieni di voglia di dire qualcosa, di scrivere, di dare voce ai propri sogni.
Purtroppo non tutti sono capaci poi di arrivare a scrivere un romanzo intero, non è facile, ci vuole anche tecnica di scrittura, non solo una buona idea e un racconto breve scritto bene, reggere per duecento pagine è diverso. Spero anche grazie a te che mi concedi il tuo spazio e tempo, di poter trovare (è questo il mio intento), autori nuovi e non banali, scrittori già affermati ma che ancora non lo sanno.
Io, Mariella, sono qui. In attesa di vostre idee, dei vostri testi, dei vostri sogni, anche incubi, l’importante è che li abbiate scritti bene.
Non credete sia il momento di aprire quella cartella segreta nel vostro computer e mettersi in gioco? Io dico di si.
Altre informazioni, oltre che sul sito della casa editrice, le trovate qui, su Delirio.net, con un’altra intervista ad opera di Eliselle.
Fare la Rete
Uno dei nodi affrontati spesso, sulla differenza tra la rete, internet, e altri mezzi di comunicazione e/o informazione e/o produzione, è stato quello dell’interazione e dall’attività, in contrasto con univocità e passività degli altri esempi presi in considerazione. Il blog, per la sua forma naturale di produzione di contenuti offerta a tutti, non solo allo scrivente amministratore del blog, ha assunto un ruolo principale in questa visione della rete. Uno produce contenuti, suggerisce temi, informa, altri aggiungono.
Questa visione schematica e un po’ semplicistica non tiene conto del fattore umano. Uno strumento non è fine a se stesso, ma ha tanti usi quanti mente umana è capace di concepirne. Vi è mai capitato di girare una vite con il manico di un cucchiaino?
Non tutti vivono questo desiderio di “fare la rete”. Alcuni desiderano solo usarla, altri studiarla, altri ancora sfruttarla. Il bene o il male sta nella singola persona, non certo nello strumento. Ma queste sono ovvie banalità. Fare la rete è però esigenza di alcuni, non di tutti. L’invenzione delle macchine avrebbe portato la rivoluzione che oggi conosciamo, ma non tutti hanno avvertito il bisogno di costruirle, di studiare il modo di crearne sempre di migliori. Molti, la maggior parte, hanno pensato al vantaggio che potevano trarne dall’uso, altri hanno visto in questo un motivo di interesse fine a se stesso, altri ancora motivo di curiosità e svago.
Il web, internet, sono certamente qualcosa i cui confini sono tuttora insondabili. Possiamo immaginare, fare supposizione, ma certamente delineare il campo è prematuro. In sostanza, tutti procediamo per tentativi, tutti tentiamo di farne il miglior uso possibile per quello che è, allo stato attuale, la nostra percezione del mezzo, ma non dobbiamo dimenticare che questo mezzo è potenzialmente alla portata di ogni singolo individuo presente sul pianeta. Stupirci per un uso errato, in condizioni di tale vastità, è come stupirsi perché qualcuno, con un coltello da pietanza, ha ucciso un altro uomo. (Parlo di stupirsi dell’oggetto, non dell’atto)
Considerando che questo post è un’ulteriore estensione di quello pubblicato sotto, a sua volta estensione del post di Babsi, rispondo ad alcune domande che lei pone in seguito al dibattito.
Babsi:”Qualcuno ha il coraggio di sostenere che due blog che io ritengo molto interessanti (Arsenio e Arkangel), che non hanno i commenti, *non* siano blog?”
Si, io, e qualcun altro qui. Il fatto che non siano blog non significa che il loro valore contenutistico sia scarso, anzi. Sono citati due blog molto ricchi, in quanto a contenuti. Ma non sono blog. Mettiamo l’ipotesi, come si fa cenno nei commenti di Babsi, che i lettori di Arsenio inviino delle mail con le loro impressioni. Il proprietario, volontariamente, ci preclude la condivisione di questi contenuti. Decide, in totale autonomia (rispettabilissima) che di questi contenuti lui è il solo ad aver diritto di accesso.
Mi viene in mente il prete che sale sul pulpito e fa la sua predica, tutti i fedeli lì sotto ad ascoltare. Poi qualcuno va via, qualcuno fa qualche riflessione personale, qualcuno borbotta qualcosa ed altri, ognuno per proprio conto, vanno in canonica a parlarne. Ognuno singolarmente con il prete. Il prete conosce il pensiero di tutti ma i tutti, tra di loro, no. È uno strumento vecchio, questo. Una struttura che crea gerarchia. Non è blogging. Il prete può anche affermare cose diverse, in contrasto tra di loro, a persone diverse, in barba all’onestà intellettuale ed alla coerenza. Tanto chi verrà a saperlo?
Arkangel è piacevolissima da leggere, produce contenuti interessanti, non rinuncerei a leggerla. Ma la leggo come leggerei un libro di Pirandello: a senso unico. Posso leggere, di lei, solo quello che lei decide di scrivere. È lei a stabilire cosa. Una scelta rispettabilissima, ma in contrasto con una delle diversità del blog: posso essere chiamata a dire altro, oltre quanto ho scritto, oppure altri possono aggiungere, a vantaggio di tutti, non solo miei, cose che ho omesso, di cui non sono a conoscenza, di cui ritenevo inutile e superfluo parlare, sbagliando. Posso confrontarmi non con una, ma con tutti. Il messaggio che arriva da una tv è per tutti, ma singolarmente. Il blog è per tutti da tutti, nella consapevolezza di tutti. Lo spazio commenti il modo più rapido e condivisibile da usare.
Babsi: La rete va fatta; siamo in pochi a starlo facendo, gli altri sono telespettatori passivi, e non va affatto bene: la rete, così com’è, va in loop e diventa “Amici” di Maria De Filippi, se qualcuno di noi non si dà una mossa. La smania di partecipare e di “dire” è fasulla; è la smania del telespettatore che vuol dire “ciao mamma” o essere inquadrato per dirlo agli amici (Warhol, ma all’ennesima potenza; non più 15 minuti, ma un solo fermo-immagine);
Dov’erano, cinque anni fa, quelli che oggi “fanno la rete”? Come crescevano, e davanti a cosa, da dove prendevano educazione ed insegnamenti, i ragazzi sedicenni che mettono su Youtube i filmati di violenze registrati con il telefonino? È la videocamera sul telefonino, il male? È il ragazzo che la usa per mostrare la sua insegnante che cade dalla sedia? Vogliamo fare una battaglia per togliere le fotocamere dai cellulari? Mettiamo del nastro adesivo sulla nostra? Non mi stupisco perché gente cresciuta davanti ad una scatola luminosa conosce solo due modi di vivere: davanti o dentro la scatola. Sono con te nel combatterla, questa percezione della realtà e della vita, ma non me ne stupisco. La detesto, la odio, fingo che non esista, ma c’è.
Quello che dici è vero, la smania di protagonismo, la fama ad ogni costo, la partecipante del grande fratello che pensa, seguendo la via Paris Hilton, di guadagnarsi celebrità e denaro semplicemente facendo sfoggio di sessualità promiscua. In fondo, se basta mettere qualche filmato hard su internet per risolversi la vita, perché non farlo (decodificando il suo atteggiamento). Il fatto è che non viviamo nel migliore dei mondi possibili e non credo che, chiudendo i commenti, si possa giungere naturalmente al migliore dei blog possibili, o alla produzione di contenuti di elevata qualità senza rumori di fondo. I rumori di fondo ci sono, e ci saranno sempre. Youtube è uno strumento fantastico, ma cosa pensiamo di chi, a fronte dei filmati di cui ho parlato in precedenza, avanza l’ipotesi di chiuderlo? Non so, a me viene sempre in mente l’immagine dell’uomo che, per fare un dispetto alla moglie, si taglia i testicoli.
La cosa bella, invece, è scoprire che tra quei rumori c’è una voce che arriva all’anima, che c’è compendio, arricchimento, aggiunte, altre esperienze da raccontare, altri personaggi. Che c’è vita lì fuori.
Ecco, io, quando apro i miei commenti, mi auguro sempre di scoprire che c’è vita, intorno a me. Posso aggiungere che raramente resto delusa e, quel raramente, anche se diventasse spesso, non credo mi spingerebbe ad impedire l’accesso agli altri.
Facciamo la rete, ma facciamola restando pronti a stupirci di scoprire chi ne sa più di noi, chi può indicarci una strada che non conoscevamo, e pazienza se, ad ogni angolo, c’è qualcuno che ci tira per la manica per i suoi piccoli interessi, o semplicemente per farci perdere tempo. Alle volte basta un po’ di decisione, e uno strattone più forte, per liberarsene. Anche di chi crede di avere in tasca la verità assoluta, o il gene dell’onniscenza.
Ma chiudersi tra quattro mura non è mai stata, per me, una soluzione da seguire.




