Killing Facebook
Amica: Ciao Titty! Quanto tempo!
Titty: Eh si, saranno passati 20 anni…
Amica: Ed io nel frattempo mi sono sposata, ho due figli e lavoro per una compagnia telefonica.
Titty: ….
Amica: Ti va di rivederci?
Titty: Uhmm, no.
Amica: Perché no??
Titty: Preferisco ricordarti da viva.
I mostri
Marco fece nuovamente quello che mille volte si era ripromesso di non fare più. Dopo aver osservato attentamente il volto della donna, particolare estetico che più di ogni altro lo interessava, lasciò scivolare lo sguardo alla mano sinistra, per verificare la presenza della vera matrimoniale. Attese che le dita si aprissero e poi, vedendola, tirò un sospiro di sollievo. Poteva andare avanti.
Era fatto così, Marco, e per quanti sforzi facesse, nei momenti di tranquillità sentimentale, non riusciva a togliersi il vizio di corteggiare donne sposate. I motivi erano diversi, non ce n’era solo uno. Gli piaceva la competizione, il dimostrare a se stesso di essere meglio dell’altro. Gli piaceva la facilità con cui molte donne cadevano nella sua rete, bramose solo di attenzioni e di sguardi finalmente interessati. Gli piaceva fare ad altri uomini quello che aveva subito anch’egli, tanti anni prima. Gli piaceva scoprire ogni volta quanto fosse facile carpire l’attenzione di una donna trascurata, insoddisfatta, e come poche parole e pochi sguardi aprissero in lei mondi dimenticati e sconosciuti. Gli piaceva anche, elemento non da poco, il fatto di non rischiare quasi mai nulla, considerando che raramente queste donne chiedevano qualcosa di più, schiacciate dalle responsabilità di figli piccoli e di famiglie da curare. A loro bastava avere un uomo per il quale sentirsi belle, desiderabili, affascinanti. A lui era sufficiente lasciarglielo credere il tempo necessario per il suo divertimento. Alla fine, quando si era stancato, o la ragazza cominciava a diventare pressante, svaniva nel nulla così come era comparso. D’altro canto non forniva mai indicazioni precise sulla sua vita ed il numero di cellulare cambiava insieme alla donna.
Dopo, al termine della relazione, che non durava mai più di tre, quattro mesi, Marco lasciava decantare l’epilogo immaginando con quanta fatica la sua amante sarebbe rientrata nella vita quotidiana. La immaginava trattare con maggior durezza e disprezzo il marito, la immaginava piangere per il suo infame destino, la vedeva progettare nuove ipotesi di vita, magari separata, magari pronta a cadere di nuovo nella trappola dell’amore. Marco non le dimenticava e, a distanza di qualche mese, tornava a spiarle, di nascosto, per vedere gli effetti devastanti che ha un amante nella vita di una coppia. Difficile credere che gli dispiacesse. Più facile accorgersi di come questo gli procurasse forse ancora più piacere di quando trastullava l’ignara vittima tra le lenzuola di un letto d’hotel.
Teneva un quaderno, gelosamente custodito nel comodino sotto la biancheria, sul quale soleva annotare i nomi delle ragazze conquistate, il loro stato civile, sposate, conviventi, fidanzate, e l’epilogo che la relazione aveva avuto. Quante avevano lasciato il partner, quante erano rimaste con lui tristi e insoddisfatte, quante avevano sfogato la delusione gettandosi su altri amanti.
E lo zoo umano si arricchiva di altre attrazioni…




