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	<title>Titty Cerquetti &#187; private</title>
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	<description>Il Blog</description>
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		<title>40 + 16</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 22:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[strane storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Due notti magiche, e sei anni in mezzo. Nessuno potrebbe capire, e fino a ieri nemmeno tu, cosa vuol dire. Se si tratta di pazienza folle, o di in-sano masochismo, e tu sicuramente diresti la seconda. Perché siamo simili in tante cose, anche in questo. Io parlerei degli sguardi, prima di tutto. Provare quella sensazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Love" src="http://www.marieclaire.it/var/marieclaire/storage/images/speciali/san-valentino/i-love-ny/love-in-new-york/8047131-1-ita-IT/love_in_new_york_slideshow_gallery_sfilate.jpg" alt="" width="673" height="504" /></p>
<p>Due notti magiche, e sei anni in mezzo. Nessuno potrebbe capire, e fino a ieri nemmeno tu, cosa vuol dire. Se si tratta di pazienza folle, o di in-sano masochismo, e tu sicuramente diresti la seconda. Perché siamo simili in tante cose, anche in questo.</p>
<p>Io parlerei degli sguardi, prima di tutto. Provare quella sensazione meravigliosa per cui i contorni di chi hai di fronte diventano i confini dell’universo ed oltre quelli solo colori sfumati, forme indefinite di esseri forse umani, forse no, chi lo sa e a chi interessa, poi.</p>
<p>Poi direi delle parole, quelle che escono rapide senza retro pensieri e auto censure. Quel parlare sereno, libero, come davanti a noi stessi in realtà davanti a qualcuno che conta quanto, se non più, di noi stessi.</p>
<p>Poi racconterei di un braccio su una spalla, di una mano nella mano, di un contatto fisico tanto cercato quanto naturale, un contatto che è bisogno di realtà, di allontanare la paura che sia ancora, un’altra volta, solamente un sogno.</p>
<p>E poi finirei con i baci, ma qui diventerei banale perché dovrei dire che è scomparso un intero universo, e che il tempo si è preso una lunga pausa, e finalmente la sorte ed il fato ed il destino hanno deciso tutti insieme di andarsi a fare un lungo giro, e smetterla di mettere i bastoni tra le ruote a chi cerca soltanto amore, ed ha avuto la pazienza di aspettarlo anche quando ha creduto che non sarebbe passato più, con il tram della notte.</p>
<p>E amore è stato, anche se non vuoi chiamarlo così, anche se ho paura di chiamarlo così, perché il tuo cuore è fatto di milioni di pezzi. Così come il mio.</p>
<p>E allora ti chiedo, sussurrando, piano piano: perché non li mischiamo, tutti questi pezzi, e ne facciamo uno solo, così grande che possa finalmente resistere e superare la grande prova. Quella di una lunga, dolce, tenera e infinita Storia d’Amore?</p>
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		<title>Return to innocence</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 19:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si torna indietro per raccogliere qualcosa perduto per strada. La speranza di ritrovarlo, che nessuno lo abbia raccolto e gettato via. Non tutti sanno riconoscere un tesoro. Ciò che per noi ha un valore inestimabile, per altri è poco più che niente. Si torna indietro per non morire, si torna indietro per ritrovare pezzi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si torna indietro per raccogliere qualcosa perduto per strada. La speranza di ritrovarlo, che nessuno lo abbia raccolto e gettato via.<br />
Non tutti sanno riconoscere un tesoro. Ciò che per noi ha un valore inestimabile, per altri è poco più che niente.<br />
Si torna indietro per non morire, si torna indietro per ritrovare pezzi di se stessi ai quali si credeva di poter rinunciare. E invece no.<br />
Si torna indietro per accorgersi di aver sbagliato, e trovare la forza di ammetterlo e riprendere il cammino dove si era interrotto. E non importa il tempo perso. Non importa gli errori commessi per un motivo sbagliato.<br />
Ciò che conta è ritrovare quelle strade, cambiate si, ma l&#8217;odore è sempre quello, come l&#8217;atmosfera e il rumore della pioggia. E poi i tuoi occhi dove ancora, dopo mille anni, e tra mille altri ancora, io rivedo me stessa.<br />
E un amore che, così, nessuno mai.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Killing Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 09:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<description><![CDATA[Amica: Ciao Titty! Quanto tempo! Titty: Eh si, saranno passati 20 anni&#8230; Amica: Ed io nel frattempo mi sono sposata, ho due figli e lavoro per una compagnia telefonica. Titty: &#8230;. Amica: Ti va di rivederci? Titty: Uhmm, no. Amica: Perché no?? Titty: Preferisco ricordarti da viva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amica: Ciao Titty! Quanto tempo!</p>
<p>Titty: Eh si, saranno passati 20 anni&#8230;</p>
<p>Amica: Ed io nel frattempo mi sono sposata, ho due figli e lavoro per una compagnia telefonica.</p>
<p>Titty: &#8230;.</p>
<p>Amica: Ti va di rivederci?</p>
<p>Titty: Uhmm, no.</p>
<p>Amica: Perché no??</p>
<p>Titty: Preferisco ricordarti da viva.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>XXI Century</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 21:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[private]]></category>
		<category><![CDATA[strane storie]]></category>
		<category><![CDATA[tittyna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tuo sorriso, che meraviglia di luce e di colori. È splendido, bianco, luminoso. E resta così, immutato, mentre aspetto parole che non escono, da quelle labbra rosse e morbide, disegnate ad arte da un genio. I tuoi capelli, che meraviglia di lampi e di riflessi. Hanno il colore della notte stellata e sono morbidi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Il tuo sorriso, che meraviglia di luce e di colori. È splendido, bianco, luminoso. E resta così, immutato, mentre aspetto parole che non escono, da quelle labbra rosse e morbide, disegnate ad arte da un genio.</span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">I tuoi capelli, che meraviglia di lampi e di riflessi. Hanno il colore della notte stellata e sono morbidi e preziosi, e non ti lasciano scampo dal desiderio di accarezzarli. Ma non escono pensieri, nemmeno empatia e percepisco assenza e silenzio e vuoto sotto di loro.</span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">I tuoi occhi, così azzurri, specchiati, così limpidi e puri, e aspetto un lampo di luce, un&#8217;ombra notturna ma niente, nemmeno un cenno di vita mi giunge. Solo il gelo del ghiaccio di cui, avvicinandomi a te, sembrano fatti.</span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Le linee morbide del tuo corpo, che meravigliosa armonia di forme, quel torace e quei fianchi. Le gambe robuste e snelle ed il sedere alto e sodo, e poi la schiena, meraviglia delle meraviglie, così diritta e ampia, appoggio ideale per le mie mani che scendendo su di essa si fermerebbero alla base, per stringerti forte e tirarti verso di me. Ma non avverto brividi, nessun fremito lo percorre e nemmeno il respiro pare essere vero, l&#8217;aria ti attraversa senza modificarsi, entra ed esce delusa e spaurita.</span></span></p>
<div></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questo sei tu. Così bello. Così inutile.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"> </p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come le foglie</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 17:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succedeva più o meno di questi tempi, ancora un mese, era giugno mi pare. Le valigie con le magliette a maniche corte, nelle tasche una promozione scolastica e la più fresca delle allegrie. C’era l’autostrada da fare, che pareva tanto lunga quanto ora non è più, ora che l’ho percorsa avanti e indietro tante volte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Succedeva più o meno di questi tempi, ancora un mese, era giugno mi pare. Le valigie con le magliette a maniche corte, nelle tasche una promozione scolastica e la più fresca delle allegrie. C’era l’autostrada da fare, che pareva tanto lunga quanto ora non è più, ora che l’ho percorsa avanti e indietro tante volte. E poi c’era la casa da aprire, c’era da farle prendere aria, così diceva la mamma. C’erano i materassi un po’ umidi, le lenzuola pulite e fresche, le finestre di legno da spalancare ed un sole che qui, in città, te lo potevi sognare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">C’erano le amiche da ritrovare, quelle che solo durante le vacanze e allora c’è un anno intero da raccontare. Le avventure, quelle vere e quelle solo sognate, così belle da credere accadute. C’era il muretto, la sera il gelato, la passeggiata e gli sguardi rubati, le panchine per gli abbracci, le dichiarazioni d’amore, le dediche sul diario.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">C’erano le macchine di quelli più grandi, la paura di salirci sopra che mamma non vuole, c’erano i trucchi nascosti nella borsetta che prima di tornare a casa serve una fontanella per sciacquarsi la faccia e una gomma da masticare che altrimenti si sente che hai fumato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Mi sembra uguale come tornare qui. Un posto pieno di cose che forse adesso non esistono più, un posto per la nostalgia di ciò che è stato e che fa sorridere chi è andato oltre, bruciato i tempi e le avventure e non si eccita certo per uno sguardo, per una parola, per un sentimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Torno qui e provo a riaprire le finestre, a far prendere aria, per provare ancora a vivere come piace a me, con la mente lucida e la giusta velocità, perché non mi è mai piaciuto farmi raccontare la mia vita dagli altri, tanto meno correre così velocemente da perdermi la bellezza del panorama.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Piano ed in punta di piedi torno qui, perché quella che un giorno ho visto di spalle allontanarsi da me ad un tratto, inspiegabilmente, si è voltata, ed è tornata indietro per dirmi “sono ancora io… sei ancora tu”.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>My Time</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 20:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Percorro queste nuove strade, provo ad imparare i loro nomi, cerco insegne luminose che possano fissare la memoria e rendere un angolo diverso da un altro. Avevo i capelli che sfioravano appena la base del collo quando decisi di lasciare tutto quello che avevo. Oggi scendono lungo le spalle, coprono i seni e solleticano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Percorro queste nuove strade, provo ad imparare i loro nomi, cerco insegne luminose che possano fissare la memoria e rendere un angolo diverso da un altro. Avevo i capelli che sfioravano appena la base del collo quando decisi di lasciare tutto quello che avevo. Oggi scendono lungo le spalle, coprono i seni e solleticano quasi l&#8217;ombelico, ed io non ho ancora finito di cercare. Il mio posto nel mondo. La mia casa, lo so, sono io. Ma il posto, che ogni volta che penso di averlo trovato mi trovo ad andare via, quello mi sembra sempre più difficile da trovare. Non metto radici, continuo a vagare per le strade del mondo, forse perché una vita sola non mi basta, e ne voglio vivere più possibile.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il mondo è mio. Il tempo è mio. Non lo rubo a nessuno. Tutto quello che uso, sappiatelo, è roba mia. Non ho rimpianti, grande cosa. Qualche rimorso, ma è poca cosa. La mia colpa, unica è vera, adesso la conosco e la accetto. So qual&#8217;è. Sono diversa. Diversa da troppi di loro. Diversa quando penso, diversa quando agisco, diversa perché per me è normale quel che per loro è straordinario, o strano, o incomprensibile. Sono diversa perché accetto che gli altri siano diversi da me. Diversa perché l&#8217;egoismo non è fare quello che ci pare, ma pretendere che gli altri agiscano come vogliamo noi. Io ti ho lasciato fare, con l&#8217;unica pretesa di poter fare altrettanto. La mia colpa è essere diversa. Troppo diversa. La differenza è che oggi questo non mi fa più male. Li ho osservati per tanti anni. La mia colpa, oggi, mi rende fiera di me.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Francesca</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 06:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesca aveva 29 anni quella sera. Una laurea in economia, un’altra in arrivo, impegni presenti e progetti futuri. Francesca lavorava nell’azienda del padre, si occupava degli aspetti economici dei contratti che stipulavano. Insieme ad un socio, poi, gestiva un locale dalle parti di Ponte Milvio, che apriva solo di sera, e che lei illuminava con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Francesca aveva 29 anni quella sera. Una laurea in economia, un’altra in arrivo, impegni presenti e progetti futuri. Francesca lavorava nell’azienda del padre, si occupava degli aspetti economici dei contratti che stipulavano. Insieme ad un socio, poi, gestiva un locale dalle parti di Ponte Milvio, che apriva solo di sera, e che lei illuminava con la sua presenza, la sua cortesia ed il suo fascino. I suoi occhi ed il suo sorriso erano la bellezza del locale. Perché Francesca sorrideva sempre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Aveva 29 anni, Francesca, i capelli lunghi e neri, morbidi e lucenti, gli occhi verdi ed il sorriso bianco. Era bella, Francesca, pure se <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bella</em> non è stato mai abbastanza per descriverla.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Io e Francesca avevamo una canzone. Quando andavo nel suo locale lei, dopo un po’, metteva su <em style="mso-bidi-font-style: normal;">your song</em> di Elton John. In quel momento era come dirsi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ti voglio bene</em>. Poi, quando Elton cantava <em style="mso-bidi-font-style: normal;">yours are the sweetest eyes i’ve ever seen</em> ci voltavamo una verso l’altra, cercandoci, anche da un lato all’altro del locale, per fissarci negli occhi, a lungo, intensamente, e quel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ti voglio bene </em>diventava qualcosa di più grande, di totalmente nostro, anche solo per quel breve momento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Francesca ogni sera, per andare al locale, dopo una giornata di lavoro e di studio, inforcava il suo scooter e correva a ponte Milvio. Faceva così tutte le sere. Ha fatto così tutte le sere fino a quella sera. Fino a quella maledetta sera. Quando uno scooter ed una macchina hanno preso una curva troppo larga, nella stessa città, sulla stessa strada, la stessa curva, unica differenza in direzioni opposte.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non si è accorta di nulla, Francesca. Dio l’ha voluta subito con se. Suo fratello, invece, ha avuto tutti i giorni a seguire per rendersi conto che quella bambola scagliata con violenza sul suo parabrezza era proprio Francesca. Perché c’era lui, su quella maledetta macchina.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">L’ho pianta fino a non avere più lacrime, quella notte. L’ho pianta come si piangono le cose per le quali non trovi neanche una piccola stupida ragione che ti consoli.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tra pochi giorni saranno 15 anni. Ponte Milvio è ancora lì, come il fiume, e il lungotevere, e gli alberi e la piazza, anche se niente è più com’era allora. Il locale poi non esiste più.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Solo Francesca è esattamente com’era allora. Lo stesso sguardo. Lo stesso sorriso. La stessa meravigliosa energia. Solo che è dentro di me. E lo sarà per sempre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="aligncenter size-full wp-image-557" title="Exit" src="http://www.tittyna.net/wp-content/1390_porta_aperta3.jpg" alt="Exit" width="350" height="319" /></span></span></p>
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		<title>5 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 11:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 26 febbraio del 2004 quando cominciai. Niente di quanto accaduto da allora, lo avrei mai creduto possibile. Ho vissuto almeno tre vite, e non so se c’entri ma mai il tempo ha corso così veloce come in questi anni. Non c’è rimasto quasi più nessuno, di chi c’era allora nella mia vita reale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 26 febbraio del 2004 quando cominciai. Niente di quanto accaduto da allora, lo avrei mai creduto possibile. Ho vissuto almeno tre vite, e non so se c’entri ma mai il tempo ha corso così veloce come in questi anni.<br />
Non c’è rimasto quasi più nessuno, di chi c’era allora nella mia vita reale. Anzi, direi proprio nessuno. E forse la malinconia di questo momento è legata proprio alla certezza che ho, oggi: <em>niente è per sempre</em>. Anche quando <em>per sempre</em> è solo una semplice, breve vita.<br />
Forse è per questo che resto ancora qui. Perché tutto quanto dipende da me, solo da me, è giusto che viva, per il bene e l’amore che mi ha dato, per il tempo speso, per la gioia ed il dolore ricevuto, tasselli unici e irripetibili della mia vita. In ogni fotogramma di questi 5 anni c’è, sempre, inevitabilmente, il mio cuore che batte per amore. In ogni fotogramma di questi 5 anni c’è la mia voglia, sempre e comunque, di perdonare e andare avanti. Quello che è cambiato, oggi, è che non ho più voglia di adeguarmi a chi non ha voglia di fare altrettanto con me.<br />
Ma non sarò mai capace di camminare guardando solo avanti, che quella che sono oggi è solo la sorella maggiore di quella che ero ieri. Quella sera di febbraio, seduta sul divano, il primo pc sulle ginocchia, ho aperto il Tittyna Blog. Sembrava un gioco. Lo è stato, anche se poi gli impegni che ho preso erano seri. Solo 5 anni. Mi sembrano almeno il doppio.<br />
Il mio pensiero è per chi può raccontare tutta la storia di questi 5 anni. Chi non è mai andato via, se non per poco tempo. A voi il mio abbraccio, a me l’augurio di tenere duro. Ancora. Nonostante tutto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 18:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Da una parte: io. All&#8217;estremità opposta del tavolo: nessuno. Eccomi qui, per la prima volta, a San Valentino, con nessuno. È bello, l&#8217;atmosfera è quella ideale, perché c&#8217;è intesa, c&#8217;è sintonia, c&#8217;è la possibilità di essere finalmente me stessa, perché nessuno mi capisce meglio. Nessuno mi ama così. Nessuno, soprattutto, mi accetta per come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="aligncenter" title="Io e nessuno, in moto" src="http://fede.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/22281/sola1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Da una parte: io. All&#8217;estremità opposta del tavolo: nessuno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Eccomi qui, per la prima volta, a San Valentino, con nessuno. È bello, l&#8217;atmosfera è quella ideale, perché c&#8217;è intesa, c&#8217;è sintonia, c&#8217;è la possibilità di essere finalmente me stessa, perché nessuno mi capisce meglio. Nessuno mi ama così. Nessuno, soprattutto, mi accetta per come sono.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Io e, di fronte a me, nessuno. Una cena a lume di candela, mentre fuori un mondo impazzito racconta di violenze e di stupri, di incidenti mortali mentre ci si riprende con il telefonino e gente disperata che si da fuoco. Io parlo con nessuno, perché con nessuno posso parlare di tutto. Nessuno mi ascolta, nessuno mi fa cenni di assenso, ed il suo silenzio vale più delle parole di chiunque altro.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Io sto bene, con nessuno, se solo lo avessi capito prima. Non avrei perso così tanto tempo, non avrei sprecato tante energie dietro qualcuno che non era nessuno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Non fanno male le delusioni d&#8217;amore. Le delusioni d&#8217;amore non esistono. È l&#8217;amore, ad essere una delusione. Adesso però, che nessuno è accanto a me, adesso si, che mi sento finalmente padrona di me, del mio tempo e delle mie azioni, libera di seguire i miei istinti ed i miei desideri, perché nessuno sarà al mio fianco, ad appoggiarmi, ad accogliermi quando tornerò a casa la sera, stanca e felice.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Nessuno è con me.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ridere</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 15:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Tu mi fai ridere. Tu parli delle cose che fai, di quelle che sogni, di quelle che vivi. Parli di te, non hai paura, non tremi, e poi ancora ridi. E&#8217; bello, sentirti ridere, perché poi rido anch&#8217;io, con te, e mi accorgo che all&#8217;inizio non lo so quasi più fare. Ma con te [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Il tuo sorriso" src="http://www.settemuse.it/poesia/foto_poesia/Il%20tuo%20sorriso.jpg" alt="" width="486" height="364" /></p>
<p> </p>
<p>Tu mi fai ridere. Tu parli delle cose che fai, di quelle che sogni, di quelle che vivi. Parli di te, non hai paura, non tremi, e poi ancora ridi. E&#8217; bello, sentirti ridere, perché poi rido anch&#8217;io, con te, e mi accorgo che all&#8217;inizio non lo so quasi più fare. Ma con te è facile, perché tu mi guardi e mi vedi per quella che sono. Tu non cerchi, in me, quello che vorresti. Tu sai chi sono e nonostante tutto ti va bene così. Mi fai stare bene, e poi ancora ridi, ridi delle cose belle e di quelle difficili. Ridi dei tuoi errori e dei miei, e allora sembrano meno gravi, meno dolorosi, e sembra davvero che tutto abbia meno importanza. Erano mille anni che non stavamo insieme. Sembra ieri.</p>
<p>Ridi ancora, ti prego, che il tuo chiama il mio, e adesso che mi sono ricordata com&#8217;è bello ridere, non voglio più smettere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scrivere</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 16:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provo a scrivere, comincio, e mi sento male. Un malessere che sale dalla pancia e arriva alla gola. Mi toglie il respiro, sento le guance avvampare, la testa girare, un senso di vuoto. Provo a scrivere, comincio, e subito lo stomaco è preso in una morsa. I suoni, intorno a me, diventano ovattati, sento scivolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Becoming Jane" src="http://joshualim87.files.wordpress.com/2007/09/becoming-jane.jpg" alt="" width="481" height="322" /></p>
<p>Provo a scrivere, comincio, e mi sento male. Un malessere che sale dalla pancia e arriva alla gola. Mi toglie il respiro, sento le guance avvampare, la testa girare, un senso di vuoto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Provo a scrivere, comincio, e subito lo stomaco è preso in una morsa. I suoni, intorno a me, diventano ovattati, sento scivolare via l’equilibrio e penso alla morte. Gli occhi pesanti respingono la luce, l’aria si ferma, fatico a respirare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Allora smetto, dopo poche parole, decido che forse è meglio più tardi. Non so cos’è, se sono io, o è la storia. Se è un parto superiore alle mie forze, o se la storia sta lottando contro di me per resistere, e non uscire allo scoperto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">So che comincio a scrivere e poi, poco dopo, mi sento male. Mi piacerebbe capire se devo andare avanti, soffrendo, o devo lasciar perdere, dargliela vinta. A chi, o cosa, non lo so.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Vorrei spingermi oltre, quel malessere, arrivare anche alla follia, pur di liberare la creatività. Forse c’è qualcosa che mi riguarda, scritto da qualche parte, in un libro inaccessibile all’occhio umano. Forse, prima di andare avanti, devo capire qualcosa di me che adesso non so.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">So che vorrei scrivere ma poi quel malessere riappare, torna a galla, stringe la gola e soffoca i pensieri. Allora smetto, rimando, ma fa più male ancora.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Sto diventando qualcos&#8217;altro, e non so ancora cosa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rapida scende la notte</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 22:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche io, come te, Sylvia. Anch&#8217;io, come te, Virginia. Avrebbe potuto essere il talento, la grandezza, la capacità letteraria a legare insieme i nostri nomi nella mia mente. Invece no, è una malattia. Quel filo nero che ci unisce nel percorrere le onde ora alte, ora basse, della nostra vita è un male silenzioso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io, come te, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sylvia_Plath#Vita" target="_blank">Sylvia</a>. Anch&#8217;io, come te, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virginia_Woolf#Biografia" target="_blank">Virginia</a>. Avrebbe potuto essere il talento, la grandezza, la capacità letteraria a legare insieme i nostri nomi nella mia mente. Invece no, è una malattia. Quel filo nero che ci unisce nel percorrere le onde ora alte, ora basse, della nostra vita è un male silenzioso e oscuro. Me l&#8217;ero domandato spesso il motivo per cui le vostre parole mi giungevano così dirette all&#8217;anima. Ora lo so, lo sguardo è inclinato nella stessa direzione, l&#8217;anima si è divisa allo stesso modo.<br />
E come spiegarlo a chi ti vuole, ti pretende, ti chiede e non accetta la tua assenza involontaria. Potrebbero capire, certo, loro, il perché non posso accettare un invito a pranzo, o a cena. Potrebbero capirlo, loro, perché non possiamo vederci tranquillamente una sera, in un pub, o perché stasera non ho neanche la forza di rispondere al telefono. Ma loro non sanno. Loro pensano che stare male si misuri in febbre, o in analisi del sangue, o in gelide lastre.<br />
Ho provato a spiegare che, come Sylvia, come Virginia, l&#8217;unica cosa che la malattia mi lascia fare con costanza è scrivere, tra le onde alte e quelle basse, unica certezza creativa o comunicativa, unico mezzo sicuro di connessione con l&#8217;altro. Ma non è servito. Non hanno capito. Forse capiranno solo dopo, quando tutto sarà compiuto, come Sylvia, come Virginia.<br />
Ho scritto un post, l&#8217;ho messo tra le bozze e programmato la sua pubblicazione ad una settimana. Poi, ogni settimana, lo rinvio di un&#8217;altra settimana. Se mai un giorno uscirà, sarà per dirvi che non ho potuto rimandarlo. Perché non ce ne saranno altri, dopo. Come Sylvia. Come Virginia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mille e una fine</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 14:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Certe volte ci si perde in un attimo. Per una parola sbagliata, per un gesto, perché ti capita un istante in cui realizzi che è finita. Perché commetti un errore imperdonabile. E tutto svanisce così, in un attimo solo, perché è in quell&#8217;attimo che capisci che è finita. Altre volte ci si perde lentamente, sciolti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Certe volte ci si perde in un attimo. Per una parola sbagliata, per un gesto, perché ti capita un istante in cui realizzi che è finita. Perché commetti un errore imperdonabile. E tutto svanisce così, in un attimo solo, perché è in quell&#8217;attimo che capisci che è finita.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Altre volte ci si perde lentamente, sciolti dentro una lenta agonia, facendosi ogni giorno un pezzetto di male in più, quasi per vedere quanto si è capaci di farne, e quanto si è in grado di sopportarne.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Altre ancora ci si perde così, senza un perché. Perché uno si allontana e l&#8217;altro non è capace di fare un gesto per trattenerti. E allora pensi che doveva andare così, pure se la risposta arriva anni dopo e ti dice che hai sbagliato. Non doveva andare così.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Ci si perde perché l&#8217;amore finisce, perché non era amore vero, perché l&#8217;infatuazione dura solo un po&#8217;, così come la passione bruciante e l&#8217;innamoramento. Ci si perde per andare a caccia di cose nuove, salvo accorgersi che poi sono sempre le solite vecchie storie e nessuno è esente da difetti di fabbricazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Ci si perde di vista e lentamente si diventa ricordi sfumati. Ci si perde e si smette anche di domandarsi perché. Ci si perde e un giorno ci si dimentica di tutto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Il fatto è che, in tutto questo via vai, non ti sei accorto che ero la cosa migliore che ti fosse mai capitata.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Filosofia dell&#8217;essenziale</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 16:48:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Un amore. Un bacio. Un pensiero dolce al mattino. Un sorriso. Un progetto da portare avanti. Un ricordo. Un sogno. Una spalla forte. Una spinta. Un rimprovero bonario. Un abbraccio sincero. Due occhi da guardare. Due soldi. Due strade per scegliere. Due possibilità per riprovarci. Due giorni da soli. Due genitori. Due figli. Due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 401px"><img title="La cornice" src="http://chatterly.altervista.org/_altervista_ht/lacornice.jpg" alt="Opera di Chatterly" width="391" height="600" /><p class="wp-caption-text">Opera di Chatterly</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un amore. Un bacio. Un pensiero dolce al mattino. Un sorriso. Un progetto da portare avanti. Un ricordo. Un sogno. Una spalla forte. Una spinta. Un rimprovero bonario. Un abbraccio sincero.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Due occhi da guardare. Due soldi. Due strade per scegliere. Due possibilità per riprovarci. Due giorni da soli. Due genitori. Due figli. Due stanze per dividere i pensieri. Due chili di allegria.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Un&#8217;altra vita. Un&#8217;altra occasione. Un altro giorno per te. Un altro respiro su di te. Un&#8217;altra volta con te. E un&#8217;altra ancora. E ancora. E poi ancora. Con te.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Perché tu sei&#8230;</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come il sole, all&#8217;improvviso&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 18:15:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato bello rivederti, dopo tanto tempo. Specchiarmi ancora nei tuoi occhi, vedermi diversa, sicuramente migliore. Bello riascoltare la tua voce, le tue parole, quei gesti che fanno di te qualcosa di unico al mondo. Bello sentire, nel cuore, che niente è cambiato, niente potrà mai cambiare, perchè in fondo sono, e resterò, una giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato bello rivederti, dopo tanto tempo. Specchiarmi ancora nei tuoi occhi, vedermi diversa, sicuramente migliore.</p>
<p>Bello riascoltare la tua voce, le tue parole, quei gesti che fanno di te qualcosa di unico al mondo. Bello sentire, nel cuore, che niente è cambiato, niente potrà mai cambiare, perchè in fondo sono, e resterò, una giovane vedova innamorata per sempre di te. Nessuno potrà prendere mai il tuo posto, nessuno. E non lo voglio.</p>
<p>Andrò avanti per la mia strada, sapendo che la tua, senza di me, sarà migliore. Sapendo che nessuno ti amerà mai come o più di me. Ma forse meglio, quello si. L&#8217;amore, se è vero, non finisce mai. Ed io ti amo. Ancora di più, adesso, che sei andato via&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Love is</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 14:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’amore è un sentimento altruista. L’egoista non può amare, l’amore per se stesso è più forte. L’amore è un sentimento che si nutre della felicità altrui, della bellezza altrui. Il vanitoso non può amare, è troppo preso da se stesso, dalla propria bellezza. L’amore è un sentimento che subordina all’altro. Le sue necessità sono prioritarie. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’amore è un sentimento altruista. L’egoista non può amare, l’amore per se stesso è più forte.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’amore è un sentimento che si nutre della felicità altrui, della bellezza altrui. Il vanitoso non può amare, è troppo preso da se stesso, dalla propria bellezza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’amore è un sentimento che subordina all’altro. Le sue necessità sono prioritarie. Il superbo non può amare, non potrebbe mai abbassarsi a tanto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’amore è un sentimento di cui tutti parlano ma pochi, veramente pochi, sanno cos&#8217;è.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’amore è il pensiero di cosa può servire all’altro, non di come l’altro ci può servire.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">L’amore. Vorrei che tutti, almeno per un minuto, provassero il vero amore anche se poi il pensiero di quante volte l’hanno umiliato e offeso potrebbe distruggerli.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Amore</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 16:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[Io resto qui. Come un libro che hai letto di fretta. Senza capire. Senza capirlo. Io resto qui, ancora una volta. Da sola. Come acqua di pioggia che riempie un vaso vuoto e solo il tempo saprà evaporare. Io sono qui, poggiata su un fianco, gli occhi aperti sulla parete bianca, dove un tempo c&#8217;erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io resto qui. Come un libro che hai letto di fretta. Senza capire. Senza capirlo.</p>
<p>Io resto qui, ancora una volta. Da sola. Come acqua di pioggia che riempie un vaso vuoto e solo il tempo saprà evaporare.</p>
<p>Io sono qui, poggiata su un fianco, gli occhi aperti sulla parete bianca, dove un tempo c&#8217;erano le tue parole, scritte con il sangue trasparente di un amore immaginario.</p>
<p>Resto qui, ma senza aspettare. Resto qui perché questo è il mio posto. Qui l&#8217;amore non è, e non sarà mai, un falso in bilancio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rientro</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 15:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[  Come tutte le cose belle, anche queste vacanze sono finite. Non credo, però, che le dimenticherò facilmente. Erano troppi anni ormai che non mi godevo le giornate in pace, senza orari prestabiliti, senza impegni, senza assilli di tempo e cose da fare. Ho visitato tutte le località a portata di macchina, ho scattato 400 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tittyna.net/wp-content/torbole.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-435" title="Torbole" src="http://www.tittyna.net/wp-content/torbole.jpg" alt="" width="300" height="276" /></a> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Come tutte le cose belle, anche queste vacanze sono finite. Non credo, però, che le dimenticherò facilmente. Erano troppi anni ormai che non mi godevo le giornate in pace, senza orari prestabiliti, senza impegni, senza assilli di tempo e cose da fare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ho visitato tutte le località a portata di macchina, ho scattato 400 fotografie, ho ammirato luoghi incantevoli ed ho potuto apprezzare la cordialità e la gentilezza della gente trentina. I castelli, i piccoli laghi (quello di Ledro è davvero bello), le montagne e le cascate, l&#8217;aria pulita che riempie i polmoni e ti fa dimenticare i mal di testa quotidiani della città.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tra le cose più importanti da riportare a Roma c&#8217;è una nuova consapevolezza civile. Trascorrere del tempo dove tutti hanno a cuore l&#8217;ambiente in cui vivono ti porta a considerare i tuoi comportamenti non più come poco importanti (ma si, la butto per terra tanto che me ne frega, lo fanno tutti) ma come determinanti per la qualità della vita. Da quelle parti c&#8217;è un contenitore per ogni tipo di rifiuto, tanto che passi più tempo a capire dove gettare la plastica che a fare la spesa. È facile desiderare lo stesso per la tua città. Ancora più facile capire che siamo tutti responsabili di quello che abbiamo intorno, nel bene e nel male.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Da oggi ricomincia la vita normale, se così possiamo chiamarla. Ne approfitto per chiamare a raccolta i “giornalisti” di BlogTime, visto che venerdì chiudiamo il numero 2. Vi aspetto.</p>
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		<title>007 (meno)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 08:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mancano 7 giorni. Sette lunghissimi, infiniti giorni ancora. Ma poi sarò qui. E per 10 (stavolta) brevissimi giorni tenterò di vivere come cento anni fa: mangiare, bere, dormire, camminare, e qualche altra attività non legata alla tecnologia (esiste ancora?). Gli elementi a cui farò riferimento saranno, nell’ordine: sole, acqua, aria, terra. Ok, va bene, lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;"><a href="http://www.tittyna.net/wp-content/arcovacanze.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-432 aligncenter" title="Vacanze2008" src="http://www.tittyna.net/wp-content/arcovacanze-300x201.jpg" alt="Vacanze 2008" width="300" height="201" /></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Mancano 7 giorni. Sette lunghissimi, infiniti giorni ancora. Ma poi sarò qui. E per 10 (stavolta) brevissimi giorni tenterò di vivere come cento anni fa: mangiare, bere, dormire, camminare, e qualche altra attività non legata alla tecnologia (esiste ancora?).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: "><span style="font-size: small;">Gli elementi a cui farò riferimento saranno, nell’ordine: sole, acqua, aria, terra. Ok, va bene, lo ammetto, porterò anche il cellulare. Assicuro foto al ritorno. Panorami e luoghi caratteristici. È il ritorno, che non assicuro.</span></span></p>
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		<title>A che serve essere giovane</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 15:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cosa mi serve essere giovane se non posso essere libera. A cosa mi serve la strada se non la posso correre, e se già so dove arriva. Cosa me ne faccio di questa maschera che porto, uguale a quelle che incrocio per strada, se non ho più la possibilità di essere originale. Se questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><span style="font-family: 'Trebuchet MS'"><a href="http://www.tittyna.net/wp-content/deniro.jpg" title="Tempo"><img width="403" src="http://www.tittyna.net/wp-content/deniro.jpg" alt="Tempo" height="224" style="width: 403px; height: 224px" /></a></span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS'">A cosa mi serve essere giovane se non posso essere libera. A cosa mi serve la strada se non la posso correre, e se già so dove arriva. Cosa me ne faccio di questa maschera che porto, uguale a quelle che incrocio per strada, se non ho più la possibilità di essere originale. Se questi pensieri in testa sanno di vecchio, di già pensato da altri, apposta per me.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS'"></span><span style="font-family: 'Trebuchet MS'">A cosa mi serve essere giovane se poi non c’è tempo per esserlo. A cosa mi serve il futuro, se non lo posso modellare con le mie mani e le mie idee, se non c’è niente da conquistare, ma solo un piccolo avamposto da difendere.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Trebuchet MS'"></span><span style="font-family: 'Trebuchet MS'">È ora di detassare la gioia di vivere, che manca più dei soldi in busta paga.</span></p>
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