Nessuno

 

Da una parte: io. All’estremità opposta del tavolo: nessuno.

Eccomi qui, per la prima volta, a San Valentino, con nessuno. È bello, l’atmosfera è quella ideale, perché c’è intesa, c’è sintonia, c’è la possibilità di essere finalmente me stessa, perché nessuno mi capisce meglio. Nessuno mi ama così. Nessuno, soprattutto, mi accetta per come sono.

Io e, di fronte a me, nessuno. Una cena a lume di candela, mentre fuori un mondo impazzito racconta di violenze e di stupri, di incidenti mortali mentre ci si riprende con il telefonino e gente disperata che si da fuoco. Io parlo con nessuno, perché con nessuno posso parlare di tutto. Nessuno mi ascolta, nessuno mi fa cenni di assenso, ed il suo silenzio vale più delle parole di chiunque altro.

Io sto bene, con nessuno, se solo lo avessi capito prima. Non avrei perso così tanto tempo, non avrei sprecato tante energie dietro qualcuno che non era nessuno.

Non fanno male le delusioni d’amore. Le delusioni d’amore non esistono. È l’amore, ad essere una delusione. Adesso però, che nessuno è accanto a me, adesso si, che mi sento finalmente padrona di me, del mio tempo e delle mie azioni, libera di seguire i miei istinti ed i miei desideri, perché nessuno sarà al mio fianco, ad appoggiarmi, ad accogliermi quando tornerò a casa la sera, stanca e felice.

Nessuno è con me.

Ah, l’amore…

L’amore è un attimo, o è per sempre? C’è differenza tra amore e Amore Vero? L’amore va coltivato giorno dopo giorno oppure è qualcosa che c’è o non c’è?

Per stare insieme è necessario avere tante cose in comune oppure essere diversi, perché ad ascoltare i proverbi è vero tutto e il contrario di tutto (Moglie e buoi dei paesi tuoi, i poli opposti si attraggono).

Sul prossimo numero di BlogTime, il terzo, in uscita tra pochi giorni, uno speciale sull’Amore, i suoi temi e i suoi linguaggi, con articoli di Asia, Spad, Swan e Johnny Durelli. Chi lo sa, magari si riesce non dico a capirci qualcosa, ma almeno a sbagliare solo una volta su due, invece di sempre.

E visto che è determinante essere Adorabili, Desiderabili ed Amabili, per sperare di conquistare l’uomo dei sogni (che resterà tale e quindi è buona cosa abbassare il tiro ed augurarsi un uomo che almeno non sia un incubo) ecco un divertente concorso al quale tutte noi possiamo partecipare.

 

lovable and you

lovable and you

Cosa aspettate, oggi basta un semplice telefonino per realizzare pochi istanti di video e, magari, vincere. Perché per vincere è sufficiente votare il vostro video preferito. Quindi andate, votate e vincete. (No, non c’è l’uomo dei sogni tra i premi, rassegnatevi).

Come il sole, all’improvviso…

E’ stato bello rivederti, dopo tanto tempo. Specchiarmi ancora nei tuoi occhi, vedermi diversa, sicuramente migliore.

Bello riascoltare la tua voce, le tue parole, quei gesti che fanno di te qualcosa di unico al mondo. Bello sentire, nel cuore, che niente è cambiato, niente potrà mai cambiare, perchè in fondo sono, e resterò, una giovane vedova innamorata per sempre di te. Nessuno potrà prendere mai il tuo posto, nessuno. E non lo voglio.

Andrò avanti per la mia strada, sapendo che la tua, senza di me, sarà migliore. Sapendo che nessuno ti amerà mai come o più di me. Ma forse meglio, quello si. L’amore, se è vero, non finisce mai. Ed io ti amo. Ancora di più, adesso, che sei andato via…

Love is

L’amore è un sentimento altruista. L’egoista non può amare, l’amore per se stesso è più forte.

L’amore è un sentimento che si nutre della felicità altrui, della bellezza altrui. Il vanitoso non può amare, è troppo preso da se stesso, dalla propria bellezza.

L’amore è un sentimento che subordina all’altro. Le sue necessità sono prioritarie. Il superbo non può amare, non potrebbe mai abbassarsi a tanto.

L’amore è un sentimento di cui tutti parlano ma pochi, veramente pochi, sanno cos’è.

L’amore è il pensiero di cosa può servire all’altro, non di come l’altro ci può servire.

L’amore. Vorrei che tutti, almeno per un minuto, provassero il vero amore anche se poi il pensiero di quante volte l’hanno umiliato e offeso potrebbe distruggerli.

Amore

Io resto qui. Come un libro che hai letto di fretta. Senza capire. Senza capirlo.

Io resto qui, ancora una volta. Da sola. Come acqua di pioggia che riempie un vaso vuoto e solo il tempo saprà evaporare.

Io sono qui, poggiata su un fianco, gli occhi aperti sulla parete bianca, dove un tempo c’erano le tue parole, scritte con il sangue trasparente di un amore immaginario.

Resto qui, ma senza aspettare. Resto qui perché questo è il mio posto. Qui l’amore non è, e non sarà mai, un falso in bilancio.

L’albero di natale

E adesso facciamo l’albero. No, non li ho più gli addobbi dello scorso anno. Neanche quelli degli anni passati. Ho buttato via tutto, voglio solo cose nuove.

Guarda qui, questi capelli d’angelo. Sono rossi, quest’anno, perché ho voglia di colori vivi. Basta argento sbiadito, basta blu elettrico che mi restituisce soltanto sensazioni metalliche. Voglio colore, passione, amore intorno a me.

Sai, vorrei che il primo istinto fosse la pace, e non la guerra. Vorrei che il primo desiderio fosse crederti, non frugare nelle tue tasche. Vorrei adornare questo albero di amore.

No, ti prego, non metterci quella sfiducia, sui miei rami. Togli via subito quell’astio, rimetti nello scatolone il risentimento. Questo albero lo vorrei colorato di noi, non dei tuoi sospetti.

Cosa credi, ho paura anch’io, ma non è in te che cerco il nemico. Non puoi essere tu il nemico e sai, morirei per mano tua, continuando a pensarlo.

Facciamo l’albero, avanti, ma senza più la roba del passato. Facciamo un albero nuovo, come fossimo persone nuove. Come se il mondo fosse davvero fatto solo di noi due. Ti prego, togli via quei sospetti, strappa via da quei rami le domande inutili, ripetute, a cercare per forza uno sbaglio, un errore, qualcosa che non va.

Mettici su, per primo, la voglia di capirci, mettici lo sforzo di comprendere e perdonare. Lo so, sono cose più difficili da appendere, sul nostro albero, ma vedrai, più sarà difficile, più sarà bello il nostro albero. E magari, se lo vorrai, potremo tenerlo su così fino al prossimo Natale. E all’altro ancora.

Io sogno e intanto tu non ci sei più. Chissà, forse ti ho chiesto troppo.

Vita di coppia – 5° puntata

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La coppia e il dialogo

 

Il dialogo è un elemento fondamentale della socialità. Logico quindi che lo sia, a maggior ragione, all’interno di una coppia. Dal modo di dialogare, dagli argomenti affrontati, dai termini usati si comprende molto dello stato di salute della coppia, della sua serenità, complicità, intimità, e qualche altro “ità“ che adesso mi sfugge. Un noto filosofo del nulla, mio compagno di scuola all’asilo, diceva sempre (in quegli anni) che il dialogo è uno dei due termometri della coppia. Nello specifico, quello che misura la pressione del vostro rapporto (il sesso, secondo lui, misurerebbe la temperatura).

Lo scopo di un manuale non è tanto quello di fornire risposte certe, quanto quello di esporre una serie di casistiche generali, nel tentativo di aiutarvi a trovare la vostra e indicarvi le problematiche insite in ognuna delle pozze fangose nelle quali siete impantanati, per indurvi a riflettere su quale possa essere il modo migliore di uscirne. Possibilmente vivi.

Questo modo dovrà necessariamente essere originale, vostro, e quindi non è possibile esporlo qui, tra le righe di un pur valido e imperdibile manuale di “Vita di Coppia”. Il mio compito è fornirvi gli strumenti, utilizzarli al meglio sarà compito vostro.

Ecco a voi, quindi, una lista di casistiche tra le più note, quelle di maggior rilievo statistico, ordinate in numero crescente partendo dalla meno grave per arrivare a quella più prossima al decesso (del rapporto). È vero, pare che esistano in natura alcune coppie capaci di avere un dialogo sereno e proficuo, ricco di argomentazioni e dialetticamente impeccabile. Pare altresì che questo tipo di dialogo duri buona parte della giornata, salvo decadere nel momento in cui i due, la sera, inevitabilmente s’incontrano.

I casi analizzati da questo manuale saranno 6:

 

 

Tipologia di dialoghi

Stato della coppia

Stato di rischio

1

Tra ciechi

Buono

10%

2

Tra sordi

Discreto

30%

3

Tra muti

Discreto

35%

4

Singoli (detti monologhi)

Pericolo

50%

5

Plurimi (detti cataloghi)

Grave pericolo

75%

6

Acerrimi (detti interrogatori)

Fine imminente

99%

 Dialogo tra ciechi:

Il dialogo tra ciechi è la naturale evoluzione di una romantica storia d’amore fatta di carezze e baci al chiar di luna. Ad un tratto, spesso poco dopo l’inizio della convivenza, i due partner si convincono che:

a) l’altro l’ami perdutamente

b) non sia più necessario dare, ogni tanto, una sbirciatina alla sua vita

c) non ci sia più niente di oscuro, o di nuovo, da scoprire dell’altro.

Quando una di queste condizioni si verifica, generalmente in modo reciproco, ecco che si inizia a parlare delle cose più futili e stupide con una dolcezza e una mielosità insostenibili. Entrambi stupiti da tutto ciò, in particolare dai toni usati (di norma lui), un po’ preoccupati per la propria privacy (di norma lei), tendono ad accettare questo tipo di relazione incoraggiandone il protrarsi.

Lui, per continuare a credere che lei lo ami davvero, e senza remore. Lei, per continuare a ricevere impunemente messaggi sul suo cellulare senza che a lui venga il minimo sospetto. Finché si resta nell’ambito di un dialogo tra ciechi, il rapporto non è in pericolo (la percentuale di rischio è del 10%), lo stato di salute della coppia si mantiene buono e lui potrà continuare a vantarsi con gli amici del bar dello splendido rapporto che ha con la partner. Lei, nel frattempo, va a letto con un altro. La cosa può essere tranquillamente ribaltata: lei si vanta con le amiche sfigate, lui va a letto con la collega d’ufficio. Solo che nel secondo caso, le amiche di lei assumeranno l’aria tipica di quelle che pensano: si, si, basta che ci credi tu.

Questo semplicemente perché le donne hanno accettato il fatto che, in tema di tradimenti, l’umanità si divide in due categorie: quelli che sanno di essere traditi, e quelli che ancora non lo sanno.

Dialogo tra sordi

Una delle più naturali evoluzioni del dialogo tra ciechi, uno degli sbocchi più gettonati, è il dialogo denominato “tra sordi”. È vero che il grado di rischio, in questo caso, sale al 30%, e che si abbassa il valore di stabilità della coppia, però si ottiene il vantaggio di vivere un rapporto molto meno stressante del precedente, in virtù del non obbligo all’ascolto, e si risulta decisamente più godibili da parte di chi vi frequenta.

Il dialogo tra ciechi, difatti, è quello che miete più vittime tra gli amici, incapaci di sopportare dialoghi fatti di “ciccina”, “tesorino”, “amore mio adorato”. Assistere alle performance di una coppia adusa al dialogo tra sordi, invece, è una valida alternativa ai comici dello Zelig. È sempre esilarante osservare qualcuno che parla senza ricevere la benché minima attenzione.

Ora devo chiedervi di riflettere sulle ultime battute scambiate con il/la vostro partner. Vi è capitato, durante questi dialoghi, di ricevere in risposta dei semplici cenni di assenso, fatti stancamente con il capo, mentre si fa qualcos’altro? Vi è capitato di ascoltare dei “già”, “certo”, “infatti” e “come no” a corredo delle vostre profonde elucubrazioni? Magari mentre state raccontando di come avete perso l’ultima, determinante sfida a biliardo, cosa di cui lei conosce perfettamente il valore, e l’influenza che ha sul vostro umore e sul vostro futuro? Bene, se questo si è verificato, se è già da un po’ che accade, sappiate che il vostro partner ha semplicemente smesso di ascoltarvi. Quei monosillabi che intercalano le vostre lunghe peripezie linguistiche, che si incastrano alla perfezione nelle studiate pause dei vostri appassionati discorsi servono unicamente per farvi continuare a parlare senza per questo dover seguire il filo di ciò che state dicendo. Sono uno scudo contro cui le vostre parole rimbalzano per tornarvi inascoltate senza colpo ferire, senza che voi ve ne accorgiate. Per esserne certi, e per provare la veridicità di quanto vado affermando, provate ad infilare nel discorso alcune frasi ad effetto. Ve ne regalo qualcuna. Immaginatevi nel pieno della vostra settimanale invettiva contro il capoufficio che vi ostacola la promozione e inserite, a piacere, queste frasi:

- sono andata/o a letto con il/la tuo/a migliore amica/o

-mi hanno diagnosticato un’ulcera perforante (questa è doppiamente valida, può cogliere la notizia o l’errore grammaticale)

-domani parto per il vietnam

-hanno sospeso i mondiali di calcio/la tua soap preferita

Se non otterrete alcuna reazione a queste frasi, beh, potete ritenervi a pieno titolo facenti parte della categoria “dialogo tra sordi”. Inoltre, se nel vostro curriculum figura anche il dialogo tra ciechi, questo significa che la vostra relazione ha preso una gran brutta piega, e vi state dirigendo a passi rapidi verso la fine.

Alcune soluzioni, invero poco funzionali, possono essere quelle di mandarvi dei fiori anonimi (lei), pagare una collega d’ufficio perché vi macchi di rossetto il colletto della camicia (lui). L’unica cosa da fare, in definitiva, è tentare di suscitare una reazione. Diversamente, e lo scoprirete nella prossima puntata, finirete dritti nella categoria “dialogo tra muti”, l’anticamera della fine.

Vita di Coppia – 4° puntata

La coppia e i fantasmi

In ogni coppia che si rispetti esistono, per ognuno dei due partner, degli esseri immaginari con i quali si è costrette/i a confrontarsi quotidianamente, almeno fin quando non si deciderà di rassegnarsi o, più raramente, stupirsi.

Questi esseri, spesso descritti come angeli celestiali, dotati di qualità sovrannaturali inserite in corpi alati e meravigliosamente modellati dal Creatore, vivono come fantasmi sotto il vostro tetto, si aggirano per le stanze e soprattutto, maledetti loro, hanno compiuto già tutti i gesti che state per fare, hanno già avuto le idee che vi stanno per venire, hanno affrontato tutti i problemi che vi stanno per capitare, superandoli brillantemente.

Questi esseri sono al tempo stesso il vostro peggior nemico e l’unità di misura in base alla quale il vostro partner vi misurerà. E voi sapete bene che contro un fantasma non c’è alcuna possibilità di vittoria.

Nonostante ciò analizzeremo ora alcune tipologie di nemico, per verificare se esistono o meno margini di successo (la risposta è “No” ma se ve lo dicessi ora non avrebbe senso continuare).

I fantasmi di lui

Una donna si conquista solo passando per il suo cuore. Potete tranquillamente saltare il cervello (facile, direte voi, quante possono dire di averlo?), il corpo (benché qualche apprezzamento velato faccia sempre indubbiamente piacere), ma guai a voi se le negate il sentimento, non cederà mai. Al giorno d’oggi sempre più spesso gli uomini lasciano credere di essere innamorati stando ben attenti, però, a non pronunciare le fatidiche parole “ti amo”, proprio perché sanno che, diversamente, non riuscirebbero mai ad ottenere la porzione di corpo femminile che tanto li attira. Non dirlo chiaramente, poi, aiuta nel momento di tagliare la corda. Logico e consequenziale, quindi, che i fantasmi con cui avrete a che fare combatteranno sul campo dei sentimenti.

Il primo amore, il grande amore, l’ex amore. Ogni possibile abbinamento con la parola amore può saltar fuori a tradimento e pugnalarvi alle spalle. Esistono ancora casi, invero decisamente rari, in cui il fantasma ha la faccia da pastore protestante di suo padre, ma è un fenomeno in netta recessione, vuoi perché le ragazze svecchiano il museo delle cere ormai già dall’adolescenza, vuoi perché diciamocelo, i padri di oggi tutto sembrano tranne che degli eroi. Magari sono capaci di urlare improperi devastanti per un parcheggio svanito sotto il naso, ma sono pronti a chiudere occhi e orecchie di fronte a qualsivoglia responsabilità sociale e familiare.

Il primo amore è un avversario abbastanza agevole da superare, se non altro perché si tratta di un ragazzino sedicenne che fu capace solo di scrivere dediche su un diario, regalare audiocassette fatte in casa e baciare a fior di labbra. Certo, la poesia di quel meraviglioso periodo voi, indubbiamente, non sarete mai capaci di ricrearla, specie avendo le mani a coppa sulle sue tette e la lingua ad operare una tracheotomia. Potreste anche vincere, se riusciste a distruggere tutti i diari che lei conserva gelosamente in soffitta, o le foto della gita ad Assisi, dove lui arriva raggiante dietro di lei con un mazzetto di margherite appena colte. Ma non ci riuscirete mai. Una tecnica può essere quella di chiederle in prestito i diari, per fingere di volerli leggere con calma, con la scusa di volervi appropriare di un periodo in cui non potevate essere con lei. Questo farà molto colpo sulla ragazza. Certo che quando si accorgerà del falò in giardino lo stesso colpo toccherà a voi. E non sarà piacevole.

Il Grande Amore, cari amici, è il nemico più terribile. Già perché se lei vi paragona, sospirando, al suo Grande Amore, questo già significa che non lo siete voi. Per di più spesso e volentieri la separazione dal Grande Amore è avvenuta per cause indipendenti dalla volontà dei due ragazzi, con tutto il corredo di intrighi familiari, partenze per l’estero, addii consumati tra le lacrime che fanno molto Romeo e Giulietta. Dovreste essere un uomo eccezionale, per battere il Grande Amore, ma l’ossimoro purtroppo non è praticabile. Molto più facile trovare del ghiaccio bollente. Perché vedete, c’è una cosa che dovete sapere, del Grande Amore di una donna: non è mai contemporaneo. Il Grande Amore di noi donne, per esserlo veramente, dev’essere volto al passato. Un mio ex, anni fa, mi disse: “Lasciami, voglio diventare il tuo grande amore!”. Lo lasciai veramente, ma perché era un pirla.

L’ex ragazzo-fidanzato-marito, invece, è un povero diavolo come voi che ha l’indubbio vantaggio di non pesare più sui fragili nervi della vostra amata con la sua presenza e basta solo questo a renderlo preferibile. Un uomo di discrete qualità, mediamente intelligente, potrebbe anche aver ragione dell’ex, a patto però di fare cose che l’altro non ha avuto il coraggio di fare. Alcuni esempi? Sposarla, darle dei figli, portare un onesto stipendio a casa. In questo caso sarà addirittura possibile che lei parli bene di voi con sua madre, magari dicendo: è un uomo solido, stabile, su di lui ci posso veramente contare. Certo, Carlo a letto era una forza della natura, ma non si può avere tutto dalla vita.

Guardate la vostra amata adesso, mentre sospira e vi sembra che abbia lo sguardo perso nel vuoto e siatene certi: sta pensando a lui, a Carlo.

I fantasmi di lei

Sono essenzialmente due le problematiche riscontrate dalle donne che sono cadute vittima dell’incauto acquisto (un marito):

a) Sua madre.

b) La sua ex moglie (o fidanzata).

Ci sono poi alcune minoranze idrocefale che pretenderebbero da noi il sorriso di Julia Roberts, l’espressione di Scarlett Johanson ed il fisico di Jessica Alba. Tutto in una donna sola. Come se quel pachiderma stravaccato sul divano fosse Johnny Depp.

Ma torniamo serie, e parliamo dei casi più ricorrenti, e qui mi rivolgo a tutte le donne sposate da più di 3 anni: analizzate i verbali delle conversazioni con vostro marito e verificate che non abbia detto almeno una volta una delle seguenti frasi:

a) come cucina mia madre, nessun’altra al mondo.

b) quando vivevo con i miei avevo il cassetto pieno di calzini appaiati.

c) mia madre stirava anche le mutande.

Lo so, inutile aggiungere altro, nella maggioranza dei casi le avete sentite tutte e più volte. Non vi disperate, siete in ottima compagnia.

Il combattimento contro sua madre, è ovvio, lo potete vincere solo ed esclusivamente in un campo: il letto. Fuori da lì siete alla mercè della maturità del vostro uomo, ovvero completamente rovinate. Sua madre gli portava il caffé a letto, sua madre gli comprava gli abitini, sua madre si preoccupava di preparare sempre pietanze che gli deliziassero il regale palato. Sua madre gli ha messo il talco dopo il bagnetto fino a 25 anni. Tutto questo voi, probabilmente, avreste anche voglia di farlo ma il lavoro, i figli, la casa e la scarsa collaborazione che ricevete, spesso vi riducono in condizioni tali che il caffé, se proprio ne avete voglia, lo aspirate direttamente in polvere, per guadagnare tempo.

Per i primi anni, quando il sesso funziona discretamente (il suo ovviamente, il nostro va che è una bellezza) riuscirete a rintuzzare tutti gli attacchi. Lui proverà a fare qualche paragone ma voi, a letto, gli farete giurare che non succederà più. Poi, un bel giorno, scoprirete che alle fatiche del letto lui preferisce la comodità del campionato di calcio sul divano. Quel giorno sarà finita. Le domeniche, a pranzo, sarete spesso ospite dei vostri suoceri i quali vi faranno dono della famosissima frase, che milioni di nuore italiane hanno dovuto sorbirsi: è uscito uno, ne sono rientrati due (o tre o più, a seconda dei figli che avete).

La ex moglie, o ex fidanzata, è più facilmente smontabile ma anche più subdola. Già perché qui non avete il vantaggio indiscutibile del sesso, inoltre lui può inventare qualsiasi storia senza che voi possiate cercare conferme.

Vi spiego una cosa. Parlate con 100 uomini divorziati, 90 vi diranno che sono stati loro, a lasciarla. Parlate con 100 avvocati divorzisti, vi diranno esattamente il contrario. Ed è altamente probabile che abbiano ragione loro, gli avvocati. Ecco perché vi dico: non credete ad una sola parola di quello che vi diranno sulle loro ex. L’unica cosa vera sono i motivi per cui si sono lasciati, invertendo ovviamente i fattori. Useranno le loro ex per costringervi a fare quello che loro non si sarebbero mai sognate di fare, tipo accendergli una sigaretta mentre guida o farlo mangiare sul divano del salotto. Come donne, che immaginano altre donne, non vi sarà difficile capire che mentono, specie quando loro asseriranno che lei, la ex, era solita attenderli al ritorno dal lavoro con la macchinetta del caffé sul fuoco, il giornale, e la tele accesa sul notiziario sportivo.

Il giorno in cui, disperate, cederete alle avance dell’idraulico, ecco, in quel momento capirete perché la ex è diventata tale e accetterete di convivere con lei, e con quello strano essere, metà animale e metà marito.

Vita di Coppia – 3° puntata

Questo manuale da oggi è pubblicato anche qui

La coppia e la famiglia/2

La famiglia di lei

Cari amici, lo so cosa state pensando, e sento già le vostre pietose frasi di circostanza, quelle imparate a pappagallo e che provengono da secoli e secoli di sofferenza. Ma è inutile, e con me non attacca. Smettetela di continuare a sostenere che voi siete innamorati di lei, e che prendere lei non significa affatto prendersi anche la sua famiglia. È falso, è un’illusione, un’utopia. Lei una famiglia ce l’ha e ve la dovrete prendere, volenti o nolenti o silenti. Se partirete da questo presupposto, riconoscendo il nemico, allora avrete una qualche minima possibilità di sopravvivere. Altrimenti finirete per:

A) sdraiarvi proni nel salotto di casa con la scritta sulla schiena “salve”.

B) finire nelle pagine della cronaca nera trattato come un qualunque psicopatico (uccide i suoceri e getta la moglie dal balcone)

C) chiedere a vostra suocera la separazione.

La prima cosa da fare, quando avvertite netta la sensazione che sta per scoccare il sacro fuoco dell’amore è prestare attenzione ad alcune frasi che lei può dire ad amici e conoscenti. Se le sentite dire frasi tipo: “io alla mia famiglia ci tengo”, “non potrei vivere lontano dalla mia famiglia”, “toccatemi tutto ma non la mia famiglia” (da cui l‘omonima famosa pubblicità di orologi), ecco ho un solo consiglio per voi: scappate. Fuggite, allontanatevi nottetempo e prendete una nave per Cuba, e se non ci sono navi fatevela a nuoto. Sarete più al sicuro su una zattera nel pacifico circondati da squali che non mangiano da sei mesi piuttosto che tra le sue grinfie.

Quelle che parlano in questo modo, difatti, sono normalmente figlie uniche, con otto zie, sedici cugine, di cui dieci sposate, due fidanzate, sette con prole. E tutte, dico tutte, vivono nel raggio di quattrocento metri l’una dall’altra. Queste famiglie qui, di solito, sono quelle che costruiscono un palazzetto a due piani dove al piano terra ci stanno loro, al primo piano mia figlia, quando si sposerà, al secondo è già pronto l’appartamento per il nipotino quando anch’egli si sposerà. A prescindere dal fatto che, in quanto esseri mortali, ipotecare così tanto futuro non è che porti benissimo, sappiate che andare a vivere sopra ai vostri suoceri significa essenzialmente che anche a Natale ve ne starete da soli, davanti alla tv, perché lei è giù dai suoi.

Siete al lavoro ed avete un problema? Inutile chiamare a casa. Chiamate vostra suocera, perché vostra moglie è lì. Mamma si sentiva poco bene. L’ho aiutata a fare i biscotti. Dovevamo parlare del nostro futuro. Sai chi ha incontrato la mamma? Quel mio ex che adesso è entrato come pilota all’Alitalia. Dice che s’è fatto ancora più bello e guadagna un sacco di soldi. Il classico doppio colpo, uno al cerchio, uno alla vostra autostima. Già perché lei, sostenuta dalla sua mamma, non ha nessuna intenzione di lavorare, ergo voi vi schianterete di ore di straordinari che vi ridurranno uno straccio mentre il già citato pilota esporrà abbronzature brasiliane e un corpo agile e atletico, che tra un volo e l’altro passano giorni e giorni.

Tornate a casa stanchi dal lavoro? Bene, evitatevi quel piano di scale in più, perché tanto a casa vostra non c’è nessuno, la mamma ha preparato sicuramente una qualche pietanza in quantità industriale e piuttosto che buttare, capirai, lo mangiamo noi. In situazioni di questo genere la cosa peggiore che si può fare è mettere al mondo dei figli. Cresceranno con due mamme,una più apprensiva dell’altra e voi un giorno vi troverete a guardare un diciottenne sconosciuto che vi dirà, serio: ma tu, chi diavolo sei?

Una soluzione però, per voi maschietti, in realtà c’è: avete una casa tutta per voi. Potrete organizzare feste, ritrovi, orge, addirittura dei rave, e nessuno se ne accorgerà.

Alcuni, i più scaltri, hanno addirittura intrapreso una nuova relazione portando in casa la ragazza e facendo passare la moglie per collaboratrice domestica.

Non preoccuparti amore, la signorina del piano di sotto ogni tanto viene su a sistemare le mie cose ma tu stai tranquilla. Sta qui un pochino e poi se ne va.” Questi uomini hanno capito tutto.

Poi c’è la famiglia dove lei è la fidanzata di papà. Si, ma non fino a 8, 10 anni. No. Anche dopo i 30! Entrare in una di queste famiglie è un po’ come decidere di partecipare ad un quiz perenne, dove non si vince niente ma se perdete siete fuori. Il vostro ruolo precipuo sarà quello di essere costantemente studiato e messo alla prova ora da lui, vostro suocero, ora da lei, vostra moglie. Domande, allusioni, confronti, piccole prove. Superarle diventerà il vostro lavoro principale, più importante di quello che fate per guadagnarvi da vivere. Con una piccola certezza che si farà sempre più strada dentro di voi: non sarete mai all’altezza di suo padre, non sarete mai degno di sua figlia. Se siete coscienti di ciò, e pronti a sopportarlo per il resto della vostra vita, allora andate fino in fondo. Ricordatevi solo che prima o poi le tette caleranno, le rotture di scatole no.

Infine c’è la famiglia il cui unico scopo è quello di sistemare la figlia, vuoi perché brutta, vuoi perché costosa, vuoi perché obiettivamente insopportabile. Ecco, questa è forse la famiglia ideale da avere come suoceri. Già perché questo tipo di famiglia ha l’indiscutibile vantaggio di volatilizzarsi non appena celebrate le tanto agognate nozze. Unica controindicazione, lei non potrà mai dire “torno da mamma” poiché la stessa, in previsione di ciò, ha provveduto da tempo a far perdere le proprie tracce.

In conclusione, prendersi un marito o una moglie significa, inevitabilmente, caricarsi sulle spalle un sacco di altra gente. Decidere perciò solo in funzione di un bel sedere o due begli occhi mi pare, francamente, inopportuno. Trascurare tremila altri elementi per concentrarsi su uno sguardo tenebroso o una quarta di reggiseno lo pagherete caro. Molto caro.

Ricordate: il tempo passa, le tette calano: una suocera è per sempre.

Vita di Coppia – 2° puntata

La coppia e la famiglia

La famiglia di lui

Care amiche che vi accingete al magico momento della prima presentazione, magari anche suggerita ed auspicata da voi (con frasi idiote tipo: “se non mi presenti ai tuoi non mi ami davvero” oppure “perché vuoi nascondermi? Ti vergogni di me?”), preparatevi: niente di tutto ciò che vedrete e sentirete sarà vero. Niente. E soprattutto sostituirete le precedenti frasi idiote con altre, altrettanto idiote del tipo: “ti ricordi com’era bello quando ci vedevamo di nascosto?” oppure “non trovi anche tu che era davvero più intrigante farlo in macchina?”.

Per rendervi meglio l’idea di ciò che vi aspetta pensate ad uno qualsiasi dei reality show tanto in voga attualmente. Ecco, il pranzo sarà tipo quelle riunioni paciose a bordo piscina dove tutti vanno d’accordo con tutti ed è uno sprecarsi continuo di “hai ragione”, “scusatemi”, “parole sante”, “sei davvero una gran bella persona”. La realtà, ovvero quello che pensano veramente di voi, è come ascoltare un confessionale condito da cattiverie, falsità e offese varie.

C’è una cosa fondamentale che dovete sapere: mentre voi sarete in macchina con il vostro amato, che premurosamente (e soprattutto prematuramente) vi sta accompagnando a casa, due persone staranno dicendo di voi tutto il male possibile e immaginabile. A partire dal vostro linguaggio, che sarà definito troppo forbito, troppo povero, troppo letterario, troppo volgare, per proseguire con il vostro abbigliamento, troppo anonimo, troppo vistoso, troppo grigio, troppo colorato, troppo castigato, troppo sexy. La questione è che comunque, qualunque cosa facciate, sarete in ogni caso “troppo” qualche cosa. In realtà, è bene che io ve lo dica, siete semplicemente “di” troppo.

Essenzialmente esistono in natura due tipologie classiche di “famiglia di lui“: quella patriarcale, che riterrà il vostro avvento come elemento di disturbo per la corretta crescita personale e professionale dell’amato figliolo, e quella matriarcale, che vedrà in vostra suocera l’acerrima nemica decisa a combattere colei vuole portarle via l’ometto di casa. Se non ci fossero di mezzo i sentimenti vi consiglierei senza indugio di cercarvi un sudamericano giunto in Italia senza parenti al seguito, un orfano, un estroso pittore ripudiato dalla famiglia che lo immaginava già a capo della fabbrichetta di papà. Evito di farlo perché so quanto siete capaci di essere testarde, quando si tratta di rovinarsi la vita.La famiglia patriarcale vi tratterà con risoluta fermezza. Probabilmente pretenderà il lei anche 20 anni dopo che avrete sposato il rampollo, e sul letto di morte sarete obbligata a chiedere a vostra suocera: “scusi mamma, vuole che le aggiusti un po’ il cuscino?”.

L’unica, flebile, fiammella di speranza è riposta nel vostro amato. Se egli sarà capace di percorrere il sentiero della vita senza commettere errori, allora forse, un giorno lontano, ascolterete queste parole:

“Mi devi scusare, avevo un’opinione sbagliata di te. Sei veramente una cara ragazza.”

Alcune, ma sono rarissimi casi, sostengono di avercela fatta, e pare conservino le registrazioni di queste parole per convincersi di non averle solo sognate. Per ascoltarle, ammesso che accada, dovrete aspettare il giorno in cui sarete obbligate ad accoglierle, vecchie e malate, in casa vostra perché non più autosufficienti. Dato importante, non vi lasciate mai andare a frasi del tipo: “quando sarà vecchia col cavolo che mi occuperò di lei” o “in casa mia? Mai e poi mai, piuttosto mi faccio monaca”. Non le dite, oppure al primo carnevale acquistate un abito talare, per essere pronte quando vi troverete obbligate dalla vostra coscienza a rimangiarvi tutto.

Se invece il vostro amato dovesse, per puro caso, interrompere gli studi, intraprendere una carriera poco remunerativa, acquistare una casa piccola e decentrata, litigare con la mamma, ecco, in tutti questi casi sarete sempre e comunque voi, le responsabili.

“Se non fosse stato per quella sciacquetta non sarebbe mai successo.”

“Lo ha rovinato la moglie.”

Purtroppo è così, sarà così, non c’è possibilità di salvezza.La famiglia matriarcale, invece, vi tratterà subito con apparente simpatia e garbo. Gentile, premurosa, accondiscendente, vi sembrerà di aver trovato una seconda famiglia. Bello, peccato solo che sarà illusoria e crudele apparenza. Sua madre, cinica e risoluta, non mancherà mai una sola occasione per ironizzare su una qualunque delle vostre manchevolezze. Non sapete cucinare? Stirate in maniera maldestra? Invitate le amiche in casa? Ecco, sappiate che sotto il potente microscopio di vostra suocera tutto questo diventerà la montagna che vi seppellirà.

“Sono davvero felice di avervi a pranzo, è sempre una gioia la vostra visita. E tu, figlio mio, così magro. Meno male che oggi ci pensa la mamma a farti mangiare come si deve.”

“Mi raccomando, domani al matrimonio di Carlo mettiti quel bel vestito grigio che ti sta così bene amore di mamma. Anzi, portamelo, che te lo stiro io, così almeno non sembrerà già usato come le cose che metti di solito”.

“Verrei io a trovarvi ma sapete com’è, detesto la confusione e gli estranei in giro per casa.”

Anche qui, come per la famiglia patriarcale, la vostra unica speranza sarà in lui (e quindi molto mal riposta). Se sarà capace di dire a sua madre che a 40 anni è perfettamente in grado di gestirsi la vita di coppia, bene. A tutt’oggi, però, non risulta ancora nessun caso del genere.

C’è solo un tipo di famiglia con la quale andrete perfettamente d’accordo, ed è quella che considera il proprio figlio un perfetto idiota. Ecco, in questo caso, trascorsi i primi mesi (nei casi più disperati un anno) in cui vedrete in lui il principe azzurro, vi accorgerete di avere molto in comune con i suoi genitori e qui, al termine di lunghe e proficue discussioni, intervallate da cenni poderosi di assenso da ambo le parti, loro concluderanno con un perentorio:

“Almeno a noi ci è capitato ma tu, mia cara, te lo sei pure scelto”.

Qui verrà sancita la Santa Alleanza, e vivrete per sempre felici e contente.

A domani per la famiglia di lei…

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